E io ti ho sollevata figlia per vederlo megilo, io che non parto e sto a guardarti finche' rimango sveglio R.Vecchioni - Stranamore Appartengono alla letteratura tutti i libri che si possono leggere due volte. Nicolás Gómez Dávila Anche un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al giorno N.N. Ho una collezione di conchiglie immensa. La tengo sparsa per le spiagge di tutto il mondo. Steven Wright Mettere in ordine la casa mentre i tuoi figli sono ancora piccoli è come spalare il viale prima che smetta di nevicare. Phyllis Diller Le mie opinioni possono essere cambiate, ma non il fatto che ho ragione Ashleigh Brillant Non voglio raggiungere l'immortalità con il mio lavoro. Voglio arrivarci non morendo Woody Allen Non temere che la fine del mondo arrivi oggi. In Australia è già domani Charles Schultz Prima vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i socialdemocratici io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa. Martin Niemöller I vescovi cubani a Roma, striscione in piazza San Pietro: Dio c'e' guevara Fiorello Baldini - Viva Radio 2 Senti che fuori piove, senti che bel rumore V. Rossi - Sally La Terra possiede risorse sufficienti per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidita’ di alcuni. Ghandi Sei cattivo? Mangia le cipolle Gioia "Come... Come ho fatto ad arrivare qui?" "Ci vorrebbe un altro terrestre per spiegarlo. I terrestri sono bravissimi a spiegare le cose, a dire perchè questo fatto è strutturato in questo modo, o come si possono provocare o evitare altri eventi. Io sono un talfamadoriano, e vedo tutto il tempo come lei potrebbe vedere un tratto delle Montagne Rocciose. Tutto il tempo è tutto il tempo. Non cambia. Non si presta ad avvenimenti o spiegazioni. E' e basta. Lo prenda momento per momento, e vedrà che siamo tutti, come ho detto prima, insetti nell'ambra." "Lei mi ha l'aria di non credere nel libero arbitrio" disse Billy Pilgrim Kurt Vonnegut - Mattatoio N. 5 Gli aerei americani, pieni di fori e di feriti e di cadaveri decollavano all'indietro da un campo di aviazione in Inghilterra. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero, sempre volando all'indietro, e succhiarono proiettili e schegge da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con alcuni bombardieri americani distrutti, che erano a terra e poi decollarono all'indietro, per unirsi alla formazione. Lo stormo, volando all'indietro, sorvolò una città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono i portelli del vano bombe, esercitarono un miracoloso magnetismo che ridusse gli incendi e li raccolse in recipienti cilindrici d'acciaio, e sollevarono questi recipienti fino a farli sparire nel ventre degli aerei. I contenitori furono sistemati ordinatamente su alcune rastrelliere. Anche i tedeschi, là sotto, avevano degli strumenti portentosi, costituiti da lunghi tubi d'acciaio. Li usavano per succhiare altri frammenti dagli aviatori e dagli aerei. Ma c'erano ancora degli americani feriti, e qualche bombardiere era gravemente danneggiato. Sopra la Francia, però, i caccia tedeschi tornarono ad alzarsi e rimisero tutto a nuovo. Quando i bombardieri tornarono alla base, i cilindri d'acciaio furono tolti dalle rastrelliere e rimandati negli Stati Uniti, dove c'erano degli stabilimenti impegnati giorno e notte a smantellarli, a separarne il pericoloso contenuto e a riportarlo allo stato di minerale. Cosa commovente, erano soprattutto donne a fare questo lavoro. I minerali venivano poi spediti a specialisti in zone remote. Là dovevano rimetterli nel terreno e nasconderli per bene in modo che non potessero mai più fare male a nessuno. Kurt Vonnegut - Mattatoio N. 5 La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci I. Asimov - Salvor Hardin, Foundation Col. Kurtz: Lei e’ un assassino? Cap. Willard: Sono un soldato. Col. Kurtz: Ne’ l' uno ne’ l' altro. Lei e’ un garzone di bottega che e’ stato mandato dal droghiere a incassare i debiti sospesi Apocalypse Now Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi diro’ che, nel vostro senso io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. don Milani La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza G. Orwell - 1984 Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore Tiziano Terzani La religione non e' verita', la verita' e' religione Ghandi Avete notato che tutti coloro che sono a favore del controllo delle nascite sono gia' nati? Benny Hill E risuona il mio barbarico yawp sui tetti del mondo W. Wytman - Leaves of grass C'è chi sale e c'è chi scende e c'è chi, come me, sta sdraiato in mezzo a una strada N.N Sono rimasto con un pugno di mosche morte in mano Steve I believe in God And I believe that God Believes in Claude Hair - Manchester England England Come ti senti ragazzo? Cattivo e figlio di puttana signore! Apocalypse now Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all'infamia, uomo fino alla dannazione e all'abisso. Per salvarci, avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei destini che tramano la perplessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda J.L. Borges - Finzioni: Tre versioni di Giuda Poi riflettei che ogni cosa, a ogniuno, accade precisamente, precisamente ora. secoli e secoli, e solo nel presente accadono i fatti; innumerevoli uomini nell'aria, sulla terra e sul mare, etutto ciò che arealmete accade, accade a me J.L. Borges - Finzioni: Il giardino dei sentieri che si biforcano Richy: Ho preso 8 nel compito di francese, per questo ho studiato tutta notte Potsy: Io invece sono andato male, ma ho dormito benissimo Happy days Egoista, certo, perchè no, perchè non dovrei esserlo, quando c'ho il mal di stomaco con chi potrei condividerlo? V. Rossi - Cosa succede in città Gli uomini di Bologna sono i più gentili, mordaci e dabbene di tutta Italia, per cui anche avendoli amici, e amici di tutita prova, bisogna permetter loro di dir male e di prendersi beffe di voi, almeno un paio di volte al mese. Senza questo sfogo creperebbero; voi ne perdereste degli amici servizievoli e devoti, ed il mondo degli spiritni allegri e frizzanti. Quanto alle donne sono le più liete e disimpacciate che si possono desiderare.... I. Nievo - Le memorie di un ottuagenario Umano è quello che fannno gli uomini Soprannaturale è quello che fanno i santi No Umano è quello che fai tu Soprannaturale è quello che dovresti fare tu Kyra Bene, voi lo spate quanto me, le ragazze non sono realmente morali. Sa il cielo che noi abbiamo abbastanza nella testa per riuscire ad essere a un tempo queste due difficili cose: pratiche e romantiche. Sono assolutamente certa che non è mai vissuta una sola ragazza in possesso di una vera coscienza. I ragazzi hanno una morale, le ragazze hanno canoni standard. Questa è pressapoco l'unica grande e profonda differenza che esiste fra ragazzi e ragazze. Forse ecco perchè tutte le grandi religioni le hanno inventate i ragazzi, mentre le ragazze, a quanto pare, non sono destinate a inventare altro di più bello delle lettere d'amore e delle liste della spesa! D.Grubb - Le voci di Glory La donna non è una fortezza da espugnare, ma un giardino in cui passeggiare Kyra Ciò che apparente non ha senso è un po' difficile da spiegare, ma forse solo perchè ha ragioni più profonde di ciò che apparentemente il senso ce l'ha M.di Franco - 54 giorni sulla cima del monte bianco Il prossimo sono quelle persone che Dio ha mandato sulla terra per ricordarci che siamo soli Frate indovino Sono cose che si possono perdonare ma non dimenticare Kyra Lontano è ciò che lo è e profondo il profondo chi lo può toccare? Ecclesiaste 7-24 NULLI SE DICIT MULIER MEA NUBERE MALLE QUAM MIHI NON SE JUPITER IPSE PETAT DICIT: SED MULIER CUPIDO QUOD DICIT AMANTI IN VENTO ET RAPIDA SCRIBERE OPORTET AQUA La mia donna dice che preferisce concedere il suo amore a me che a chiunque altro, anche se la richiedesse lo stesso Giove. Dice: ma ciò che una donna dice all'amante impazzito di amore è meglio scriverlo nel vento e nell'acqua che scorre Catullo - Poema 70 Dopo un viaggio lungo e duro sono come una corda sfibrata e logora. Mi siedo e mi intreccio con nuovi fili... restando immobile sogno e ricordo i consigli di mio padre e le parole dei canti e le grida di tutti gli uccelli. Non parlo perchè ogni parola è una fibra che si strappa. Nessuno mi può toccare perchè ogni contatto porta via un pezzo di me. Anche tu devi imparare a fare altrettanto. Impara a stare in silenzio. Tracciati attorno un cerchio e non permettere anassuno di entrarvi M. West - Il navigatore Mi dici di avere pochi amici ma buoni. La dichiarazione, sta pur certo, è per la massa e per i bambini. E' una dichiarazione che vale per tutti quelli che non possono imporsi all'ambiente che li circonda. Per te, uomo valoro, apostolo deciso, la consegna è quest'altra: molti amici e cattivi- uanti umoni "cattivi" devono tornare a Cristo per l'amicizia di un apostolo di Dio J.U. Loidi - Il valore divino dell'umano ...ma lei non capì cosa intendevo e io detesto spiegare una metafora. O mi si capisce oppure no. Non sono mica un'esegeta H. Boll - Opinioni di un clown Quello che sta fuori, a questo mondo ciascuno "sta fuori" rispetto agli altri, trova una cosa sempre peggiore o migliore di quello che ci sta dentro, sia la "cosa" felicitrà o infelicità, pena d'amore o "decadenza artistica" H. Boll - Opinioni di un clown il suo sguardo, al risveglio, è come un uccello che muore all'improvviso in pieno volo e precipita, precipita nell'iimensità delle disperazione H. Boll - Il treno era in orario "Senza di me non potresti più vivere?" "Si" risponde lui, e il suo cuore è così pesante che non ce la fa a ridere, e pensa: ora dovrei aggiungere perchè ti amo, il che sarebbe vero e non vero. Se lo dicessi dovrei baciarla, e sarebbe una menzogna, tutto sarebbe una menzogna, eppure potrei dire in piena coscienza: Ti amo, ma dovrei poi dare una lunga, lunga spiegazione, una spiegazione che non conosco ancora io stesso. Ecco ancora i suoi occhi, molto dolci e amorevoli e felici, il contrario degli occhi che ho tanto desiderato... che tanto desidero... e ancora una volta egli dice, guardando in fondo a quegli occhi: "Senza di te non potrei più vivere" e adesso sorride... H. Boll - Il treno era in orario Io le cose, forse, le vedo troppo oggettivamente in astratto e troppo soggettivamente in concreto Kyra Si può realizzare qualcosa di veramente serio con uomini che hanno paura dell'acqua fredda in una mattina d'inverno? J.U. Loidi - Il valore divino dell'umano ...ma non si è soli quando un altro ti ha lasciato, si è soli se qualcuno non è mai venuto R. Vecchioni - Ultimo spettacolo Je ne cherche pas. Je trouve N.N. VOCATUS ATQUE NON VOCATUS, DEUS ADERIT Chiamato o no (il) dio sarà presente M.West - Un mondo di vetro Je crie l'amour sur le mur N.N. Io vorrei rivederti per fare l'amore, non sognarti quando il sogno comincia a finire R.Vecchioni - Vorrei Ma anche nel peccato, l'atto dell'amore, compiuto con amore, si adombra della divinità M.West - L'avvocato del diavolo (Noi) trascendiamo dai limiti umani per svaporare nella sfera dell'infinito e dell'indefinito ORA CI CHIAMIAMO SPAZIO la luce della rivelazione dell'Uno ci ha resi non più uomini della terra, ma componenti peculiari dell'incommensurabile infinità dello spazio Kyra
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martedì 19 luglio 2011

150 anni unità d'Italia

Arrivo un po' tardi, ma cito Gaber per dire la mia sui 150 anni dell'Unità d'Italia


io GG sono nato e vivo a milano
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
mi scusi presidente
non e' per colpa mia
ma questa nostra patria
non so che cosa sia
puo' darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia
mi scusi presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno
in quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno piu' pudore
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
mi scusi presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza
e tranne garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi
mi scusi presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo
da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
questo bel paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
e' la periferia
mi scusi presidente
ma questo nostro stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato
e' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto e' calcolato
e non funziona niente
sara' che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione
persino in parlamento
c'e' un'aria incadescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
mi scusi presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire
a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo
mi scusi presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini
allora qui m'incazzo
son fiero e me ne vanto
gli spacco sulla faccia
cos'e' il rinascimento
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
questo bel paese
forse poco saggio
ha le idee confuse ma
se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio
mi scusi presidente
ormai ne ho dette tante
c'e' un'altra osservazione
che credo sia importante
rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo e' un teatrino
mi scusi presidente
lo so che non gioite
se il grido italia italia
c'e' solo alle partite
ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'europa
facciamo anche l'italia
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
lo sono
io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono

lunedì 29 dicembre 2008

Afghanistan


Pagina 14 del quotidiano, e sul sito queste 2 righe

Afghanistan, quattordici bambini
uccisi in attentato davanti a scuola

KABUL - Sedici persone di cui quattordici bambini sono stati uccisi e 58 feriti in un attentato suicida nell'est dell'Afghanistan. Il bilancio è stato fatto dall'Isaf, la missione militare della Nato
(28 dicembre 2008)

Davvero ci sono persone di serie B, pensate se fosse successo in un paese occidentale, in Italia, negli USA, in Francia.

Scrive Giobbe Covatta nel suo libro L'incotinente bianco:

Buongiorno amici ascoltatori, apriamo questo radiogiornale con una notizia drammatica e raccapricciante, una di quelle notizie che nessun giornalista vorrebbe mai dover leggere nella sua vita.
Oggi in Italia sono morti 33.000 bambini tra zero e i dodici anni!
Messaggi di incredulità e cordoglio sono arrivati da tutto il mondop, mentre si moltiplicano le manifestazioni di lutto e solidarietà verso il nostro Paese, così duramente colpito.
E' stato deciso che per i prossimi trent'anni i telegernali non parleranno d'altro, e tutta la stampa dedicherà a questa tragedia la prima pagina per almeno quarant'anni.
La Con. Poet., la Confederazione dei Poeti, ha dichiarato che si poeterà su questo argomento per tutto il secolo............
Si è altresì stabilito che... Ma scusate un momento! Scusate, ma.. MA NO!!! Non è successo in Italia... è successo qui in Africa! E allora chissenefotte! Succede tutti i giorni, che cazzo di notizia è?
Scusateci per questo falso allarme, gentili ascoltatori, e passiamo subito alla prossima notizia...


giovedì 26 aprile 2007

Cercasi moderati disperatamente

Copio da peacerporter

Lo scrittore palestinese Muin Masri racconta la rabbia di un popolo

Abbiamo smarrito la strada senza volerlo e con rabbia. Nessuno come noi l'ha cercata così tanto e a costo della vita. In compenso non vorremo né essere premiati né accusati di nasconderci come dei codardi.

Moderati e feriti. In questi tempi duri, molti, troppi intellettuali occidentali, o presunti tali, dall'indice facile, ci puntano il dito addosso chiedendo come se niente fosse: "Moderati dove siete?". Strano, come mai in questi anni di dittature e di buchi neri nessuno ha sentito le nostre grida? E' brutto pensare male, ma può darsi che con la distanza, e questo splendido mare che ci separa, con le sue spiagge dorate, sia facile distrarsi. I moderati occidentali sono fatti così: tacciono spesso quando servono e parlano quando è troppo tardi. Democrazia e libertà è la bandiera di tutti gli uomini liberi. C'è chi è fortunato e l'ha guadagnata già il giorno della sua nascita, mentre altri sono morti sognando un solo momento da veri essere umani. "Mancanza d'informazione", qualcuno si affretta a concludere. Peccato che appena abbiamo avuto la prima TV libera e in stile occidentale, al-Jazeera, i primi a lamentarsi e a metterla al bando sono stati proprio i difensori degli oppressi, gli statunitensi. Democrazia è la vergine madre di tutti gli aspiranti alla libertà, ci fanno ricordare sempre. Peccato che se i risultati delle elezioni non sono quelli previsti nei loro summit privati, sono capaci di punire tutta la popolazione lasciandola morire di fame. Ripensate, così la prossima volta non potrete sbagliare. Fenomenali questi moderati occidentali, se convinti che una guerra è ingiusta non si lamentano con i loro governi per aver scatenato questa tempesta senza fine, si lagnano di non trovare le persone giuste con cui dialogare. Siamo qui, sotto le bombe degli alleati, chiusi nelle carceri di governi amici degli occidentali, dormiamo nelle tende senza mogli né figli, persi in qualche frontiera amica degli occidentali. Venite, vi prego, venite a cercarci che qui fa buio presto.

Una sitauzione spinosa. Benvenuti a voi coi vestiti eleganti e la parlata da filosofi, voi che prima di entrare lasciate fuori i vostri lucidi stivali e vi tappate il naso, qui di merda si vive e si muore da anni. Strano che non ve ne siate ancora accorti. E dire che eravate l'unico sponsor in tutti questi anni! Nessun governo arabo avrebbe potuto durare più di un giorno senza il vostro sostegno. Monarchia o repubblica che sia, hanno fatto i vostri interessi con l'unica garanzia di rimanere solidamente sulle loro misere poltrone e per farlo hanno imprigionato migliaia di persone innocenti, fatto sparire altrettanti disgraziati. La loro unica colpa era la voglia delle tanto decantate libertà e democrazia. Non è questo che voi decantate ai quattro venti? Libertà e democrazia, sapeste quanta sofferenza e morti inutili ci sono state nel mondo arabo sognando queste parole. Ci credevano davvero invece sono stati lasciati marcire da soli. Non cercate i moderati, non ci sono più, o meglio, non credono più alle bugie occidentali. In mancanza d'altre prospettive, tutti vorrebbero combattere alla loro maniera, non sono più disposti a fare i mercenari per le cause altrui. Odiano i loro governi e pensano che l'Occidente sia colpevole perché ha consentito o ha chiuso gli occhi. Sono convinti che la pentola a pressione è stata tenuta chiusa troppo grazie anche alla lunga mano dei vostri governanti, la cui unica preoccupazione era solo avere quella firma sui contratti di fornitura del gas, del petrolio, dei minerali… Il resto è una guerra di disinformazione. Adesso che anche voi avete conosciuto la paura, le morti inutili, le bugie, chiedetelo a Gino Strada, non cercate di fare i signori e di camminare con la punta dei piedi per non sporcare il vostro bel vestito. Entrate, entrate e cercate di comportarvi da veri cristiani o da laici onesti, qui di merda si vive e si muore da anni. E chi si scandalizza o parla di religione è male informato o in malafede. Molti che si fanno saltare in aria non sanno nemmeno da che parte sia La Mecca; per loro un inferno è uguale a un altro.

giovedì 29 marzo 2007

I prossimi 100 anni

Nel dicembre del 2001, in occasione del centesimo anniversario del premio Nobel, un vasto gruppo di vincitori del prestigioso riconoscimento si è riunito a Stoccolma e Oslo e cento di loro hanno firmato una solenne Dichiarazione intitolata "I prossimi cento anni", che metteva in guardia l'umanità rispetto a due questioni fondamentali: da un lato che le armi di distruzione a disposizione dell'uomo non solo continuano a diffondersi, ma creano di per se stesse un pericolo crescente di guerra, e, dall'altro, la constatazione, drammatica, che tutte le tensioni naturali e ambientali rimangono al di fuori delle decisioni e della sfera d'interesse dei potenti.
Il documento afferma:
"Il maggiore pericolo per la pace mondiale negli anni a venire non deriverà da atti irrazionali di Stati o persone, ma dalla domanda legittima di coloro che vivono in questo mondo e che sono stati depredati delle loro speranze, i poveri e gli emarginati che vivono un'esistenza marginale nei climi equatoriali. Il riscaldamento globale, che non è stato causato da loro, ma che è prodotto dai pochi ricchi del pianeta, colpirà prima di tutto le loro fragili ecologie e la loro situazione sarà non solamente disperata, ma manifestamente ingiusta. Non ci si può aspettare che essi saranno contenti, in ogni caso, di aspettare la beneficenza dei ricchi. Se noi permetteremo che il potere devastante delle armi moderne si estenda e si diffonda ulteriormente su questo panorama umano, già pronto all'esplosione, organizzeremo e ci renderemo responsabili di una conflagrazione che potrà coinvolgere sia i ricchi che i poveri. La sola speranza per il futuro è collocata in un'azione internazionale cooperativa legittimata e fondata sulla democrazia. E' tempo di voltare le spalle — e abbandonarla — alla ricerca unilaterale della sicurezza, con la quale cerchiamo di nasconderci dietro mura altissime. Dobbiamo, invece, persistere nella richiesta di un'azione unitaria per fronteggiare sia il riscaldamento globale che un mondo pieno di armi. Questi due compiti costituiranno le componenti vitali della stabilità futura del mondo, nel momento in cui ci muoviamo verso un più alto grado di giustizia sociale, che è l'unica possibilità di costruire la pace. […]Come cittadini preoccupati, noi sollecitiamo tutti i governi a dedicare le loro energie a questi scopi, che costituiscono un necessario passaggio sulla via della sostituzione della guerra con la legge. Per sopravvivere nel mondo che abbiamo già cambiato, dobbiamo imparare a pensare in un altro modo. Come mai prima d'ora, il futuro di ciascuno di noi dipende dal bene di tutti".

[in G. Chiesa, Cronache marxziane, a c. di M. Panarari, Fazi ed., Roma 2005, pp. 211-213]

martedì 27 marzo 2007

Biffi

Se spezziamo con piena consapevolezza il Pane eucaristico, dobbiamo preoccuparci di chi non ha pane ne' casa. Se presentiamo la materia dell'offertorio, frutto del lavoro dell'uomo, non possiamo disinteressarci dei problemi del lavoro umano, della sua dignita', della sua sicurezza. Se ci scambiamo il segno della pace, dobbiamo farci operatori di pace contro tutte le lotte tra le genti, tra le classi sociali, tra le varie categorie, tra gli individui.
Chi stacca Gesu' dalla storia concreta, alla fine lo perde. Dal momento che il Verbo si e' fatto carne ed e' venuto ad abitare in mezzo a noi, noi proprio nelle vicissitudini umane, nelle pene, nelle preoccupazioni, nelle tensioni degli uomini potremo davvero incontrarlo
(Omelia nella Messa del giorno di Natale 25 Dicembre 1988)

giovedì 8 marzo 2007

Sostenere o no il governo Prodi?

Come sempre, trovo Jacopo Fo intelligente ed originale, copio, incollo e sottoscrivo questo post del suo blog http://www.jacopofo.com di oggi

Sostenere o no il governo Prodi? Questo è il dilemma. Rispondo a Giacomo.

Ecco la letera di Giacomo

Caro Jacopo,
sono stato iscritto al Cacao della domenica per diversi anni,
leggendoti qua e là a scappatempo, spesso con interesse, a volte meno.
Ma stasera mi son cancellato. Magari è impulsivo, chissà,
ma il tuo sostegno a Prodi, di questi tempi e a questi costi,
non lo capisco proprio più e non posso condividerlo; se la barca è questa, che affondi pure.
E si salvi chi può.
L'Universo è in continua trasformazione, il cambiamento è inevitabile,
mentre la perdita di un livello accettabile di decenza, a livello umano e istituzionale,
può e deve essere evitata, a tutti i costi. E credo che questo governo e il suo presidente
abbia perso da tempo qualsiasi traccia della scarsa decenza che aveva in origine.
Ovviamente, è il mio punto di vista. Supportato dall'evidenza di troppi fatti.

So che continuerò a incrociare le tue tracce, e immagino sarà più un piacere che un disturbo,
ma sto scegliendo con determinazione di nutrire solo cose e persone
che vibrano in risonanza con quello che vivo e che sento,
e questo governo di risonante con me mai niente ha avuto, e l'idea di sostenere
chi sostiene un governo oramai completamente insostenibile non mi va proprio...

Buona Vita.
Un Abbraccio in Bellezza,
Giacomo

Caro Giacomo,
grazie per la tua lettera piena di affetto.
La tua critica, chiara e ragionevole centra esattamente il problema di questo momento.
Siamo di fronte a un bivio e non pochi la pensano come te. Lo vedo dalle reazioni di molti che si sono allontanati da questo blog proprio perché non condividono questa mia scelta netta.
Ma siamo di fronte alla possibilità che una nuova strategia venga scelta dal movimento e non mi posso quindi sottrarre al dovere di dire come la penso, anche se questo comporta un calo di consensi.
Io credo sia necessaria una politica di alleanze per ottenere alcuni cambiamenti indispensabili per sbloccare la tragica situazione italiana.
Attenzione non sto proponendo di abbracciare la linea socialdemocratica e abbassare le pretese.
Sto solo sostenendo che la rivoluzione deve misurare ogni passo perché stiamo camminando sul baratro.
Il governo Prodi non è un governo buono. Non è il governo che sogniamo. Non realizzerà le nostre aspirazioni. Ma il governo Prodi è comunque indispensabile in questa fase perché è l'unica entità che oggi ha l'interesse e la forza di scompaginare i giochi e farci fare un passo (almeno uno) fuori dalla cappa che ci opprime.
Oggi perfino una parte della borghesia ha capito che l'Italia affonda se mantiene questo livello di spreco, corruzione, catene vaticane, burocrazia, evasione fiscale, non funzionamento della giustizia.
In questo momento la rivoluzione non è alle porte ma possiamo sperare di raggiungere un livello Svedese di democrazia.
Questa idea non mi viene perché tutto va bene ma proprio da una valutazione drammatica del momento in cui stiamo vivendo.
L'Italia rischia veramente di finire in una crisi simile a quella dell'Argentina. Abbiamo un drammatico bisogno di modernizzare il nostro sistema economico bloccato dalle pastoie burocratiche e dalle corruttle.
E credo veramente che una parte del capitalismo italiano sia interessata a rinnovare la situazione perché si rende conto che il sistema Italia sta per collassare per asfissia monopolistica.
Io credo che l'unica possibilità per evitare la catastrofe sia allearsi con questa parte della borghesia che Prodi rappresenta.
Questo non vuol dire fare sconti a Prodi sull'indulto e altre cagate.
E mi sembra che noi non si sia smesso di parlare chiaro.
La battaglia sulla legge sul finanziamento del solare, scomparsa all'ultimo momento dalla finanziaria, prima di Natale, lo dimostra. E abbiamo pure vinto su tutta la linea!
Caro Giacomo, la mia priorità oggi è evitare una catastofre economica che verrebbe pagata innanzi tutto dai lavoratori e dalle fasce deboli.
Io credo che un rapporto conflittuale con il governo che però non gli tolga il sostegno, sia oggi indispensabile.
E' un'irrinunciabile strategia delle alleanze.
Ma dietro c'è un altro grosso problema.
Centrale in questa fase storica.
La logica dei ribelli degli anni settanta è oggi improponibile.
Proprio perché siamo in un momento storico esplosivo è possibile un salto delle coscienze. Ma solo se abbandoniamo la logica della faida contro i malvagi e iniziamo a costruire un'alternativa concreta possiamo comunicare, coi fatti, il cambiamento.
Oggi dobbiamo fare, non gridare nei cortei.
Oggi la battaglia non può avere come semplice bersaglio la base di Vicenza. E' un obiettivo giusto ma scentrato, minimalista e difficilmente realizzabile al contempo.
Oggi siamo nella possibilità di mirare a un grande movimento per la Democrazia Energetica. Che non la CHIEDA ma la METTA IN PRATICA.
Fra due mesi milioni di lavoratori dovranno scegliere che fare del loro Tfr.
Nessuno è ancora riuscito a realizzare una proposta di investimento previdenziale basata sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Ma possibile? Con tutte le cooperative che abbiamo?
Oggi investire in fonti energetiche ecologiche è la cosa più sicura, il prezzo dell'elettricità è garantito addirittura dallo stato. Oggi milioni di pacifisti italiani hanno i loro denari depositati nelle banche che li usano per finanziare l'inquinamento, la guerra, la fame e la delocalizzazione.
E in più i lavoratori rischiano di veder sparire i loro risparmi (Parmalat!).
Questo denaro potrebbe finanziare, in modo sicuro e redditizio per i lavoratori, un'enorme rivoluzione energetica, allentando il bisogno di gas e petrolio del nostro paese. Vorrebbe dire andare direttamente a togliere dalle tasche dei guerrafondai i soldi!!!
Questo è il centro della questione.
Oggi possiamo e dobbiamo affrontare l'enorme battaglia di costruire la Democrazia Energetica nei fatti. Togliere nei fatti l'ossigeno alle Multinazionali del Dolore.
Trent'anni fa non esistevano le tecnologie per farlo, né per comunicarlo.
OGGI POSSIAMO!!!
Ma per riuscirci abbiamo bisogno di spazi di manovra, di alleanze.
Oggi è possibile creare un grande movimento di ecologisti concreti che combattono la dittatura del petrolio con i mulini a vento. Ma è possibile perché c'è il governo Prodi. Con il Silvio te lo sognavi!
Ma mettere al primo posto la costruzione di simili forme di risparmio significa abbandonare la cultura dello scontro di piazza e passare all'idea, nuovissima, che per cambiare il mondo ci serva mettere insieme non la rabbia ma le capacità professionali.
Ma questo comporta credere veramente che nella storia sia all'opera un meccanismo positivo che ci sta portando avanti nonostante tutto.
E per questo nelle ultime settimane ho rotto le scatole con il progetto di un libro che dimostri che non è vero che negli anni 50 si stava meglio di oggi.
E ho raccontato perché sono andati in crisi i modelli scientifici incentrati sul meccanicismo darwinista e sul Dna che determina tutto.
C'è una nuova visione che si stà facendo avanti e su questa dobbiamo portare la discussione.
C'è di mezzo la questione di trovare una fede nella positività del mondo, la fiducia nella comicoterapia, nell'amore, nella collaborazione.
Il Movimento in Italia è perdente perché imprigionato dalle logiche del pensiero lineare. Le logiche dei leader, delle scissioni, dello scontro, della mistica delo sconfitto e de l martire.
Ma questa non è una battaglia che possiamo perdere, il pianeta altrimenti fra cinquant'anni sarà una palla sterile.
Il concetto di fondo è che anche se questo momento è terribile e il rischio totale la storia sta andando verso il compimento di un disegno immenso e geniale. La storia va proprio nella direzione che vogliamo noi, ha un senso dentro e noi speriamo di averlo capito. Comunque ci mettiamo al suo servizio. Per questo possiamo azzardarci a una politica (rischiosa e difficile) di alleanze. Per questo riusciamo su questa via a ottenere grandi risultati nonostante tutto.
La questione della Missione in Afghanistan è un esempio. Il mio articolo di qualche giorno fa ha fatto incazzare molti: come fai a essere contro la guerra e sostenere la missione?
Molti mi hanno deriso per la mia idea di riuscire a partecipare alla missione, rivoluzionando il senso della nostra presenza, incentrandola sulla creazione di una commissione di inchiesta sui crimini contro l'umanità perpetrati dagli Usa.
Ma invece l'idea coglieva il nocciolo della questione. E questa è diventata la posizione ufficiale del governo, ribadita da D'Alema con una richiesta uffciale di costituire questa commissione di inchiesta.
Ed è ovvio che il peso di quei pochi che da tempo battono su questa linea, insieme alla tragica evoluzione dei fatti, ha influito su questa scelta.
Ovviamente servirebbe che molti si mettessero a spingere in questa direzione, ma troppi rinunciano perché hanno orrore di trovarsi a braccetto con Baffetto.
Si tratta a mio avviso di un errore disastroso. Se ci lasciate qui a spingere e a tirare sul governo e non ci date una mano, non ce la possiamo fare.
Le nostre forze sono esigue…
Per questo, caro Giacomo, imploro te e tutti i compagni incazzati come te a riflettere e discutere su questa questione.
Vogliamo fermare la guerra o vogliamo solo condannare la guerra?
Son o due cose diverse.
La differenza si traduce nella morte di migliaia di innocenti e in sofferenze atroci. Se vogliamo fermare veramente la guerra dobbiamo saper cogliere tutte le contraddizione nel fronte dei guerreggianti e sfruttarle fino all'ultimo particolare.
E saper immaginare un percorso fatto di tappe successive. Non si arriva al traguardo in un solo passo.
Certo anche lottare contro la base di Vicenza è importante e fa parte di questo percorso. Ma non può essere solo questa la tipologia dell'azione.
E dobbiamo saper trovare anche alleati e compagni di strada...
E dobbiamo al contempo agire sulle cause, praticare l'alternativa al petrolio, il risparmio etico, il commercio solidale, i consumi consociati ecologici.
Queste sono le azioni che determinano risultati.
Il resto è rabbia che resta sterile.
Ci serve un nuovo modello mentale.
Quello che abbiamo utilizzato fin'ora non può portarci oltre.
Abbiamo bisogno di una nuova musica per sognare una rivoluzione diversa.
Che Guevara era bellissimo ma non è creando 100 Vietnam che si cambia il mondo.
Il Che è morto prima di vedere cosa è successo a Cuba e in Vietnam.
Il Vietnam, vince perché spara, ma poi fa schifo viverci.

Jacopo Fo

mercoledì 7 marzo 2007

Dodici punti inutili

Copio incollo e sottoscrivo

Da http://www.Carta.org

La redazione di Carta ha deciso- forse per la prima volta - di assumere un atteggiamento comune, frutto della discussione tra di noi, sulla crisi di governo, i suoi esiti e le sue cause. Ci pare che quel che è accaduto dopo il voto sulla politica estera abbia un significato che va al di là degli aggiustamenti politici e parlamentari o nella composizione del governo. Accade cioè che la frattura tra sistema politico della rappresentanza [e dei partiti] e società reale si è ulteriormente allargata. Ovvero, quel che, nell'anno precedente e in quello successivo alle elezioni politiche, era stato messo tra parentesi dal desiderio del grande elettorato di centrosinistra di porre fine all'avventura berlusconiana, è oggi diventato molto più evidente.
Il fatto non è solo che le attese suscitate dalle primarie o dal programma dell'Unione, o dalla stessa partecipazione al governo della "sinistra radicale", sono state deluse. Si tratta, più in profondo, della sconnessione tra i movimenti sociali e cittadini che disegnano, con le loro lotte e le loro sperimentazioni, un altro genere di democrazia e di economia, e la cieca ostinazione con cui i politici dell'Unione rivendicano - nella quasi totalità - il loro potere di decidere nonché il dominio della "crescita" economica. I dodici punti che Prodi ha imposto ai partiti alleati come condizione per proseguire ne sono un riassunto molto efficace: accentramento della decisione addirittura in un uomo solo; "grandi opere" [la Tav, i rigassificatori, le "liberalizzazioni"] come priorità assolute; rispetto cieco delle "alleanze internazionali" [la base di Vicenza, l'Afghanistan]. Qualcuno di noi dice: è come se il governo, che aveva già azzerato la mediazione con le reti sociali, avesse eliminato il dialogo anche al proprio interno, costituendosi di fatto in consiglio d'amministrazione, in un organismo plasmato sul solo scopo di "fare ciò che va fatto".
Tutto questo non è frutto di "tradimento": è piuttosto l'effetto di quel che libri come quello di Paul Ginsborg ["La democrazia che non c'è"] o di Danilo Zolo ["Da cittadini a sudditi": si veda l'intervista in pagina 21], solo per citare gli ultimi due sul tema, analizzano in modo difficilmente contestabile: è la crisi della democrazia rappresentativa a scala nazionale, i cui poteri si stanno dileguando a causa del predominio dei poteri del liberismo globale. Ciò che poi comporta applicazioni "locali". Perché la Tav in Val di Susa, i rigassificatori e le "liberalizzazioni" sono così importanti da comparire tra le dodici priorità del paese, mentre scompaiono il lavoro e i diritti civili? La risposta è che "grandi opere", energia [fossile] e privatizzazione dei servizi pubblici sono i "mercati" nei quali il grande capitale [italiano e non solo] sa di avere le maggiori opportunità di remunerazione. E questo, agli occhi dei governanti del centrosinistra, equivale a favorire la "crescita", a fermare il "declino" del paese. In sostanza, i politici sono gli agenti, i terminali - nelle istituzioni - di quei poteri economici.
Perciò la competizione politica, le "alternative" che i diversi schieramenti dovrebbero proporre, non sono in verità tali: ai cittadini, agli elettori, viene proposto solo il ruolo di "fan" di proposte politiche diventate - dice Zolo - campagne pubblicitarie.
Questo non significa che un governo Berlusconi o un governo Prodi siano la stessa cosa. Nel secondo caso, vi sono per i movimenti della società - come abbiamo potuto talvolta vedere in questi mesi, su vari temi - maggiori possibilità di influire, di ottenere compromessi. Con la destra al governo, lo abbiamo sperimentato tra il 2001 e il 2006, tutto sarebbe peggiore. La "sinistra radicale", ma anche altri settori o personalità dell'Unione, sono meno impermeabili, come la ribellione dei parlamentari veneti contro la base di Vicenza mostra. Ma quel che la crisi di governo dovrebbe suggerire, secondo noi, è che sempre più l'onere del cambiamento pesa sui movimenti sociali, sulla loro capacità di allargare consapevolezza e modi di azione ad intere comunità, come è accaduto in Val di Susa e a Vicenza e come con il tempo sta accadendo in molti altri luoghi. Dovrebbe quindi suggerire che al governo bisogna guardare con disincanto, non aspettandosi risposte definitive, né prendendolo come causa di tutti i mali.
Il punto di vista che cerchiamo di adottare, nel guardare alle vicende della politica, è quello dei valsusini e dei vicentini. I quali sono ovviamente furiosi con i loro "rappresentanti": in Val di Susa i tre partiti della "sinistra radicale" hanno ottenuto oltre il 40 per cento dei voti, alle politiche, perché promettevano un'opposizione ferma alla Tav: non li hanno avuti perché i cittadini fossero di colpo diventati "comunisti" o "verdi". Ma quelle comunità, così come non stanno difendendo il loro "cortile" bensì il grande cortile in cui tutti noi viviamo, raccontano a tutto il paese un altro possibile modo di vivere, ossia la possibilità di un'altra economia, di un'altra democrazia e di un'altra idea della pace. E il loro messaggio è arrivato già tanto lontano, da rendere l'azione del "consiglio d'amministrazione" molto difficile. Anche perché gran parte dei politici dell'Unione non vede, e se vede non capisce, quel che sta accadendo nella società. Perciò pensano che basti vincolare la "sinistra radicale" all'obbedienza ai comandi della "crescita" per poter procedere con basi, Tav, rigassificatori, ecc.
Si sbagliano, come i prossimi mesi dimostreranno.

mercoledì 22 novembre 2006

Il Papa e lo svulippo sostenibile

"E' necessario convertire il modello di sviluppo globale: lo richiedono non
solo lo scandalo della fame ma anche le emergenze ambientali ed
energetiche...e' necessario eliminare le cause strutturali legate al governo
dell'economia mondiale che destina la maggior parte delle risorse del
pianeta ad una minoranza della popolazione". "Ai suoi discepoli Gesu' ha
insegnato di pregare chiedendo al Padre celeste non il "mio" ma il "nostro"
pane quotidiano" perche' "i prodotti della Terra sono un dono destinato da
Dio per l'intera umanita'..ogni persona ed ogni famiglia puo' e deve fare
qualcosa per alleviare la fame nel mondo adottando uno stile di vita e di
consumo compatibile con la salvaguardia del creato e con i criteri di
giustizia"
(Angelus del 12 Novembre 2006)

mercoledì 8 novembre 2006

Identità e culture

Copio questo intervento di Paolo Flores D'Arcais comparso su MicroMega
"Tutte le identità/culture hanno la stessa dignità? Perchè se è così, con che diritto possiamo condannare il tribalismo del maschio padrone e le mutilazioni sessuali delle bambine (spesso invocate dalle madri che le hanno a loro volta subite)? E se rifiutiamo questa eguale dignità, in nome di quali valori possiamo rifiutarla? Non certamente di una identità occidentale, che in quanto identità tra le identità non avrebbe titolo (se non quello della forza, cioè del successo negli ultimi secoli, che potrebbe però essere transitorio).
Forse solo riconoscendo che quella occidentale non è (anzi non può essere perchè
non deve essere) una Identità,una Cultura-Una, ma appunto il rifiuto di ogni identità collettiva, di ogni cultura comune, che non sia quella del riconoscimento dell'identità idividuale, del diritto alla differenza singolare, cioè della possibilità per ciascuno di una esistenza irripetibile. Ma ne discenderebbe il riconoscimento di uno scarto storicamente impressionante tra l'Occidente di tale diritto e l'Occidente realmente esistente, soprattutto il presente allargarsi di tale scarto in abisso."

lunedì 31 luglio 2006

Dov'e' Dio?

In relazione alla guerra Israelo Libanese di questi giorni copio questo bellissimo racconto di Eli Wiesel

Dov'e' Dio?
"Ho visto altre impiccagioni, ma non ho mai visto un condannato piangere, perche' gia' da molto tempo questi corpi inariditi avevano dimenticato il sapore amaro delle lacrime.
Tranne che una volta. L'Oberkapo del 52° commando dei cavi era un olandese: un gigante di piu' di due metri. Settecento detenuti lavoravano ai suoi ordini e tutti l'amavano come un fratello. Mai nessuno aveva ricevuto uno schiaffo dalla sua mano, un'ingiuria dalla sua bocca. Aveva al suo servizio un ragazzino un pipel, come lo chiamavamo noi. Un bambino dal volto fine e bello, incredibile in quel campo.(A Buna i pipel erano odiati: spesso si mostravano piu' crudeli degli adulti. Ho visto un giorno uno di loro, di tredici anni, picchiare il padre perche' non aveva fatto bene il letto. Mentre il vecchio piangeva sommessamente l'altro urlava: "Se non smetti subito di piangere non ti portero' piu' il pane. Capito?". Ma il piccolo servitore dell'olandese era adorato da tutti. Aveva il volto di un angelo infelice).
Un giorno la centrale elettrica di Buna salto'. Chiamata sul posto la Gestapo concluse trattarsi di sabotaggio. Si scopri' una traccia: portava alblocco dell'Oberkapo olandese. E li', dopo una perquisizione, fu trovata una notevole quantita' di armi. L'Oberkapo fu arrestato subito. Fu torturato per settimane, ma inutilmente: non fece alcun nome. Venne trasferito ad Auschwitz e di lui non si senti piu'parlare.
Ma il suo piccolo pipel era rimasto nel campo, in prigione. Messo alla tortura resto' anche lui muto. Allora le S.S. lo condannarono a morte, insieme a due detenuti presso i quali erano state scoperte altre armi.
Un giorno che tornavamo dal lavoro vedemmo tre forche drizzate sul piazzale dell'appello: tre corvi neri. Appello. Le S.S. intorno a noi con le mitragliatrici puntate: la tradizionale cerimonia. Tre condannati incatenati, e fra loro il piccolo pipel, l'angelo dagli occhi tristi. Le S.S. sembravano piu' preoccupate. Piu' inquiete del solito. Impiccare un ragazzo davanti a migliaia di spettatori non era un affare da poco. Il capo del campo lesse il verdetto. Tutti gli occhi erano fissati sul bambino. Era livido, quasi calmo, e si mordeva le labbra. L'ombra della forca lo copriva. Il Lagerkapo si rifiuto' questa volta di servire da boia. Tre S.S. lo sostituirono. I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole. I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi. - Viva la liberta'! - gridarono i due adulti. Il piccolo, lui, taceva.
- Dov'e' il Buon Dio? Dov'e? - domando' qualcuno dietro di me.
A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte.
Silenzio assoluto. All'orizzonte il sole tramontava.
- Scopritevi! - urlo' il capo del campo. La sua voce era rauca. Quanto a noi, noi piangevamo.
- Copritevi! -
Poi comincio' la sfilata. I due adulti non vivevano piu'. La lingua pendula, ingrossata, bluastra. Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora...
Piu' di una mezz'ora resto' cosi', a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti.
Dietro di me udii il solito uomo domandare:
- Dov'e' dunque Dio? -
E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:
- Dov'e'? Eccolo: e' appeso li', a quella forca... -
Quella sera la zuppa aveva un sapore di cadavere."

[ Elie Wiesel, La notte, Firenze, Giuntina, 1980]

mercoledì 7 giugno 2006

Aborto umanitario

Copio questo bellissimo articolo da Vita

Quegli aborti nei balcani di Claudio Camarca

C' è il conflitto umanitario. Le bombe intelligenti. I mercenari di pace. Una volta esistevano i campi di lavoro. Sormontati dall'illuministica indicazione, «il lavoro rende liberi». Da ieri qualcuno ha coniato l'ossimoro di «aborto umanitario». Un ulteriore passo in avanti in direzione della dittatura della parola. Quasi che fosse possibile piegare la realtà a verbo. Prendere la verità e farne letteratura. Qualche anno addietro mi trovavo nei Balcani. In giro per campi profughi e villaggi fantasma. Ero lì per scrivere un libro. Su quelli che fuggono e quegli altri che accolgono. Mi imbattei in tante storie. Una, narrava di donne. Un gruppo di venti ragazze stuprate dai serbi bosniaci in nome della pulizia etnica (ci risiamo con gli ossimori). Violentate e messe incinta dagli assassini del padre e dei fratelli. Disperate. Per il presente e per il futuro. Un mostro che pareva ingoiarle senza tributare onori. Ecco, in quei giorni sentii parlare di aborto umanitario. Tra le lacrime e i singhiozzi. I tentativi di suicidio. Perché una cosa deve risultare chiara. L'aborto è un dramma. Sempre. Per ognuna delle donne che prende su di sé la decisione. E per quel piccolo scagliato fuori dai confini del mondo. Non è come cavarsi un dente. L'aborto scava in profondità. E forse sarebbe il caso di finirla di parlarne come una tra le opzioni possibili. Sospesa tra il preservativo e la pillola del giorno dopo. Sarebbe il caso di costruire una società davvero a misura di madre e di bambino. Una società in cui la spesa per i pannolini venga rimborsata, il latte in polvere sia a carico dello Stato, la prima casa agevolata senza costringere a traversare le forche caudine dei mutui bancari a tasso variabile. Sarebbe forse il caso di pensare una politica aperta alla vita. Rifiutare l'opzione di morte. Per i nostri bambini e per i nostri vecchi. Fare comunità. Nel tentativo di essere compassionevoli, e giusti.

venerdì 24 febbraio 2006

Comunisti e no global

Da Masada

Una volta si chiamava comunista chi intendeva fare una rivoluzione forte, anche armata, per togliere il potere economico alla borghesia e dare il possesso di tutti i mezzi produttivi e delle risorse allo stato, ovvero a una nomenclatura che instaurasse il partito unico e prendesse il comando assoluto. E' inteso che con questa sorta di comunismo al potere, sarebbe sparita ogni traccia di democrazia per lasciar luogo a una dittatura. Il risultato era una piramide col potere in alto, un sistema che non comprendeva alcun volontariato, ed era, per definizione, ateo e materialista.
Oggi c'è chi ha interesse a confondere questa ideologia arcaica col pensiero no global, che e' il pensiero del mondo attuale.
Eppure e' ovvio che un no global e' innanzitutto un pacifista, non accetta che si usino mezzi violenti, non vuol fare alcuna rivoluzione armata ne'prendere alcun potere. Il comunismo parte con valori universali ma finisce col consolidarli in uno stato nazionalista, Il pensiero no global non ha intenti nazionalistici ma e' universale, non opera attraverso la distruzione ma soprattutto attraverso uno stile di vita non consumistico, non inquinante e soprattutto sostenibile; usa un'economia diversa e controllata, esercita l'etica della carita' e della responsabilita': la diversificazione dei consumi e degli acquisti, l'informazione, la compassione, la sobrieta', la condivisione, l'accoglienza.
Un no global non si serve di categorie obsolete come 'borghesi' o 'lotta proletaria’, non implica classi e avvicendamento di classi...
La sua attivita' e' contro il neoliberismo come economia e come cultura,basata sul consumo, l'avidita', la riduzione di ogni cosa o essere o bene a merce; e' percio' ogni sorta di dittatura, di pensiero come di mercato come di potere, e' contro le corporation, il colonialismo, l'imperialismo, il cesarismo, il confessionalismo; e si avvale dell'informazione, il confronto,l'aiuto, la partecipazione.
Sta dalla parte degli esclusi.
Cerca una maggiore democrazia dal basso, attraverso comitati, associazioni,quartieri, nuovi municipi, consultazioni popolari, reti.. Fatica a riconoscersi in un partito. Non predica l'ateismo ma e' agnostico e considera la posizione religiosa un fatto personale e privato, purche' non leda i diritti di altri. E' idealista e non materialista, anzi e' utopista ma lavora attivamente per realizzare la sua utopia, partendo da se stesso. Vuole una piramide dove il potere stia alla base e aumentino le consultazioni, i controlli, i ricambi, ma soprattutto la responsabilita' di ognuno.
Sembrerebbe facile vedere che ci sono delle similitudini col marxismo come col Vangelo, come l'indignazione per i soprusi ai deboli, il desiderio di equita' e uguaglianza, ma ci sono anche molte differenze, negli strumenti della lotta che escludono la violenza, nell'analisi economica che non procede nella dialettica di classe, nei risultati che si vogliono conseguire che non implicano la presa del potere ma il cambiamento dello stile di vita, nell'attenzione al pianeta, nella cura per la democrazia che si vuole allargata non accentrata.
Solo per semplificazione il pensiero no global si situa a sinistra ma, al momento, nessun partito lo rappresenta veramente, anche perche' ogni partito e' frutto di scambi, compromessi e patti scellerati che un no global non potrebbe accettare mai.

martedì 14 febbraio 2006

La Chiesa

 
 Non è odio che predica la Chiesa, ma amore. E se talvolta la parola è violenta, è per sradicare dal regno del peccato e convertire al Signore.
Non è marxista la Chiesa, e non si è impegnata a favore di nessun sistema sociale. Nei sistemi, la Chiesa solo difende la sua etica religiosa, e così come dice che il comunismo ateo è incompatibile con la trascendenza e la fede in Dio, anche ha detto che il materialismo del capitalismo liberale è ateo, idolatra, perché adorando il proprio denaro e difendendo il proprio denaro calunnia senza riguardo la dignità altrui.
Oscar Romero

mercoledì 4 gennaio 2006

S-21 la macchina di morte dei khmer rossi

 
Dal libro di Rithy Panh e Christine Chaumenau

Man, membro delle forze speciali racconta qual e' stata la sua formazione.
"Prima ero un ragazzo molto buono. Quando sono partito per fare il soldato il mio capo m ha detto: "Compagno, se sei buono gli altri ti disprezzano. Quando imbracci il fucile, quando lo punti contro qualcuno , non mettere la sicura. Altrimenti la gente ti prende sottogamba, devi sparare. Se non vuoi sparare a qualcuno, spara in aria, a un albero o nel cielo. Cosi' fa un uomo deciso".
Allora ho imparato a essere deciso e a poco a poco sono diventato cattivo. Non avevo paura di nessuno. Se parlavo e qualcuno non mi ascoltava, avevo il diritto di picchiare. Se qualcuno nella mia unita' non mi rispettava, prendevo il fucile e gli sparavo alle gambe. E il mio capo non diceva niente. Non ero colpevole perche' il capo mi aveva detto che dovevo essere deciso, era lui che mi aveva insegnato a essere cattivo. Mi aveva detto che quando si toglieva la sicura non bisognava rimetterla senza avere sparato, altrimenti avrebbe portato sfortuna.
E sono diventato cattivo, un po' per volta. Ogni giorno, un po' di piu'. Perche' non avevo paura di nessuno. Non sentivo nostalgia di casa ne' dei miei genitori, mai. Restava solo una cosa: avevo voglia di essere cattivo perche' non avevo paura di nessuno. Di chi avrei dovuto aver paura? Nell'esercito eravamo lontani dai genitori. C'erano solo i compagni, e il gruppo continuava a educarci. E poi, per forza, non sapevamo piu' che cos'era la colpa.
Sapevamo solo essere cattivi.
Cominciavo a osare sparare, arrestare, legare.
Se uccidevo qualcuno qual era il problema? Non c'era colpa e io avevo sempre ragione, ero nel giusto. Poco importava che gli altri morissero. Io dovevo vivere. E' il mio capo che mi ha educato cosi'. Non importava la morte degli altri, purche' io restassi vivo. E poi mi diceva che chi spara per primo vince, chi uccide per primo continua a vivere. Se si spara per primi, si vince. Ecco: e' questo che conta. Applicavamo questa regola. Sparavamo per primi, l'altro moriva; se l'altro avesse sparato per primo, saremmo morti noi. Se vincevamo, continuavamo a vivere; se perdevamo, morivamo. C'erano solo due possibilita'. Sono affondato sempre piu' nella cattiveria.
Per esempio, quando prendevano un nemico e lo portavano da me per essere interrogato, io lo picchiavo prima ancora di fargli delle domande. Il capo mi aveva insegnato questo: per prima cosa bisogna picchiare. Diceva cosi': quando si prende qualcuno lo si lega, quando lo si lega, bisogna picchiare. Io non legavo, ma picchiavo. Quando picchiavo, se il prigioniero mi supplicava di lasciarlo in vita non dovevo avere pieta'. No perche' la legge era cosi', bisognava picchiare. Anche se mi implorava con un sampeah (saluto tradizionale khmer), lo colpivo sulle mani. Era molto crudele. Ma se non si faceva cosi' non si poteva essere yothea (soldati). Sprofondavo sempre piu' nella cattiveria. Ho cominciato con lo sparare, poi sono arrivato a torturare senza compassione. La mia mano non conosceva esitazioni. Ero senza pieta'. Se mi dicevano che dopo l'interrogatorio, dopo aver picchiato, bisognava uccidere, io uccidevo con il fucile. Se dopo il primo colpo non era morto, sparavo ancora finche' non moriva. Non doveva restare vivo.Quando arrivavi a fare questo una volta, due volte, diventavi ancora un po' piu' cattivo. La crudelta' era cosi', Angkar viney, "la disciplina dell'Angkar". L'Angkar diceva: "Compagno, ti viene assegnata l'esecuzione del prigioniero". Se non lo giustiziavi, ti opponevi all'Angkar, passavi guai.
Io osavo sempre di piu'. Non avevo piu' paura di nessuno. La crudelta' si annidava sempre di piu' in me. Non provavo pieta' nemmeno per una donna, non la lasciavo vivere. Se bisognava sparare, si sparava. Perche' veniva chiamata khmaling, nemico, CIA. Ero crudele, e i miei compagni ammiravano la mia cattiveria. Non dovevo provare rispetto, amore, ne' compassione.
Si uccideva, non si era in torto. Perche' chi veniva ucciso non aveva nessun diritto. Quando si uccideva qualcuno, si faceva un passo avanti nella cattiveria. Si uccideva chi si voleva, perche' l'altro non aveva dritti.
Io non riconoscevo agli altri alcun diritto.
Era il fucile che imbracciavo che mi rendeva crudele. Tanto che non riconoscevo piu' nessuno, talmente ero crudele.
La cosa piu' importante era avere tra le mani un fucile. Non avevo paura di nessuno. Anche quando sparavo e per questo qualcuno moriva, io ero contento.
Il cuore era crudele. Il mio cuore era deciso, piu' ancora di quanto mi era stato insegnato. Allora non sapevo come fosse questo cuore. Non ho mai pensato che la persona che picchiavo aveva un fratello e una sorella. Picchiavo la gente, cosi', e quando sono tornato a casa, altri avevano colpito i miei genitori, come io avevo colpito gli altri".