lunedì 11 luglio 2011
De Mari e bimbi rom
Le maestre con i letti (per i rom) in cantina
Aborto, contraccezione, sterminio sistematico del bambino elaborati nell'immaginario collettivo.la realtà dell'orco ultima parte
Le maestre con i letti (per i rom) in cantina
Cristina. È il nome che le torna sulle labbra più volte mentre racconta la sua esperienza di maestra milanese. Flaviana Robbiati ha appena tirato due o tre pugni nello stomaco al pubblico della Settimana Internazionale dei Diritti di Genova. È venuta qui con un’altra maestra milanese, Stefania Faggi. A spiegare perché le è stato impossibile voltarsi dall’altra parte mentre le ruspe distruggevano i campi nomadi dove abitava Cristina. Non voltarsi quando vengono calpestati diritti altrui dà, secondo la tradizione ebraica, diritto a quell’appellativo di “giusti” a cui è dedicata la rassegna genovese. Loro sono venute a rappresentare, con altri insegnanti, i “giusti nella scuola”.
“Lo sa lei che cosa vuol dire uno sgombero? Noi sì, l’abbiamo misurato attraverso i nostri alunni rom del Rubattino. Saranno catapecchie in lamiera, ma ognuna è per loro la propria casetta, capisce? Quando arrivano a tirar giù tutto fanno la conta a quintali della spazzatura. Ma quei rifiuti triturati sono pentole, cartelle, quaderni, giocattoli, guardi qui la foto di questa bambola decapitata. A Milano in tre anni hanno fatto 540 sgomberi. Il vicesindaco De Corato li festeggiava pure. Quando poi il cardinale Tettamanzi chiese di evitare di farli in inverno, di risparmiare la pioggia e la neve e il freddo a quelle creature, il sindaco rispose che la lotta per la legalità non conosceva stagioni. Bella legalità, che ammazza il senso di giustizia. Io dico che negli edifici dove si applica la legge c’è scritto ‘Palazzo di giustizia’, mica ‘Palazzo della legalità’. E di ingiustizie ne abbiamo viste. Sa, noi seguivamo attentamente le vicende del campo. Un mattino seppi che avevano fatto uno sgombero che era ancora buio. Allora spiegai tutto agli altri alunni, chiesi loro di non farlo pesare a Cristina. Cristina arrivò a scuola chiedendo che i compagni non sapessero nulla, con gli occhi bassi, per la vergogna di quel che le era successo. In classe furono bravissimi, perché per fortuna i compagni di scuola e le loro famiglie ci aiutavano molto a creare un clima di amicizia e la invitavano alle feste”.
Ha un viso lungo e scavato, Flaviana, gli occhiali dorati poggiati su un naso magro e impertinente. Stefania ha i capelli scuri, è solo all’apparenza più severa. “Quel giorno”, continuano, “quel 19 novembre, ci arrivarono a scuola alle quattro del pomeriggio tutti i genitori degli alunni rom del distretto, quasi una quarantina ne avevamo. E ci chiesero di aiutarli a dormire. Facemmo subito le telefonate, Sant’Egidio, la Casa della Carità, le parrocchie, e alla fine ne prendemmo qualcuno in casa nostra. Riuscimmo a sistemarli quasi tutti. Il fatto vero però è che questa guerra ai rom toglie a dei bambini un diritto elementare: quello di andare a scuola. È andare a scuola, secondo lei, doversi rifare i quaderni ogni mese, trovarsi senza casa decine di volte all’anno, perché questi sono i numeri di Cristina, oppure dovere cambiare otto scuole in un anno come è capitato a Samuel, o metterci due ore a piedi tra i campi ghiacciati, come è successo a Giulia che voleva restare nella sua classe? È andare a scuola con la serenità necessaria venire staccati come figurine dal padre o addirittura dalla madre a sei anni? Per questo noi diciamo che i bimbi rom sono bimbi come gli altri, ma contemporaneamente che sono un po’ meno bambini di tutti. Perché per loro vivere la normalità non è normale. Si sentono sempre in colpa. Vuole sapere la storia di Ulisse, che arrivò a scuola ricoperto di sputi? Era stato un signore dalla sua macchina. Appena lo ha visto, aveva tirato giù il finestrino e l’aveva trasformato in un bersaglio”.
Stefania e Flaviana, scuole diverse ma stesso circolo didattico, quello di via Pini, zona est della città, non si fermerebbero mai nel loro racconto. D’altronde se c’è qualcuno che ha presidiato le frontiere della civiltà nell’Italia ubriaca di pregiudizi e di razzismo sono loro. Loro che appena fiutavano l’aria di sgombero facevano lasciare le cartelle a scuola o preparavano materassi nelle loro cantine. “Ma lo sa che alcuni di questi bambini vivono perfino sotto terra? Pensi quanto è grottesco: li bocciano a volte per le troppe assenze, quando sono proprio gli sgomberi a catena che gli impediscono di venire a scuola. Eppure si impegnano, sa? Cristina sapeva solo il romans e il rumeno. Ora è andata a vivere in una casa in un altro paese, anche se i suoi compagni continuano a invitarla alle feste, ed è stata promossa in prima media quasi con la media dell’8. Ha studiato e imparato. Noi lo ripetiamo a ogni incontro: lasciarli analfabeti è come compiere una pulizia etnica. Perché se tu non sai la lingua non leggi neanche la medicina, non leggi la pagella di tuo figlio, resti letteralmente senza diritti. Che è la più grande povertà: non potere accedere ai diritti, non sapere nemmeno di averli. Per questo un giorno abbiamo scritto loro una lettera per rivederli l’anno dopo a scuola”. Dice così quella lettera: “Vi insegneremo mille parole, centomila parole, perché nessuno possa più annientare le vostre voci”.
“Se abbiamo dei progetti? Certo che li abbiamo. Borse-lavoro, progetti sanitari, la promozione anche del vino e del pane rom. Ma quali soldi, non abbiamo niente. Piuttosto, sa che cosa ci sembra un po’ orribile? Di essere diventate note perché difendevamo i bambini. Ma perché, non sta scritto ovunque che bisogna difenderli? E invece per qualcuno siamo un po’ uno scandalo. Ma come, si chiedono, come è possibile che della gente si voglia tenere gli zingari?”.
Il Fatto Quotidiano, 10 luglio 2011
Aborto, contraccezione, sterminio sistematico del bambino elaborati nell'immaginario collettivo.la realtà dell'orco ultima parte
Un nuovo genere o forse sarebbe più corretto dire una nuova sfumatura, per un genere da sempre esistito. Sto parlando della distopia, dell'antiutopia, della fantapolitica sociale, sempre più presente nella cosiddetta letteratura per ragazzi, che in realtà, non sarà mai ripetuto abbastanza, è una letteratura anche per ragazzi, perché qualcosa che è buono per un dodicenne lo è anche per un sessantenne, mentre non è valido il contrario. Possiamo assurgere come esempi: “Bambini nel bosco” di Beatrice Masini (Fanucci Editore), e “La dichiarazione” (Salani Editore). Sono tutte narrazioni che sottolineano il rischio delle nuove generazioni di ragazzi, di essere sterminati, dagli anziani. C'è una strana forma di mancanza d'amore, impedire la nascita. Nel 1968 c'è stata una straordinaria scoperta: la pillola anticoncezionale. Finalmente sessualità e riproduzione potevano essere separate. È stata la quarta volta, dopo vaccinazione, sulfamidici e antibiotici, in cui la classe medica ha avuto finalmente in mano qualcosa per contrastare il dolore del mondo. Fino a quel momento la natalità era stata controllata in epoca pre illuminista direttamente da madre natura con i due sistemi estremamente funzionali quanto atroci costituiti da una devastante mortalità infantile e un'altrettanto devastante mortalità materna da parto. In epoca post illuminista, diminuita fortemente la mortalità infantile, sono rimasti, mezzi incontrastati, l'aborto clandestino, oppure l'infanticidio sistematico. In ogni contrada agricola è esistito fino a mezzo secolo fa, il luogo maledetto, il campo particolare, il fosso che tutti conoscevano e di cui nessuno parlava dove minuscoli scheletri testimoniavano la dannata difficoltà di fare l'essere umano. Chiunque sia stato in Cina, soprattutto nei decenni precedenti gli ultimi anni del boom spesso ha notato l'agghiacciante presenza nei numerosi fossi, dentro la scarsa spazzatura, di piccoli corpi, minuscoli scheletri della razza umana. Separare la sessualità dalla riproduzione ha permesso la libertà sessuale, in molti casi si è trattato di vera libertà. Persone che facevano quello che veramente desideravano. In altri invece, si è trattato di un'imposizione di una sessualità di tipo maschile al sesso femminile. La sessualità maschile e la sessualità femminile sono diverse. I maschi hanno il testosterone che è dinamite, noi abbiamo gli estroprogestinici: robetta. Parliamoci chiaro: noi pensiamo al sesso tre volte al giorno quando abbiamo vent’anni due volte al giorno quando abbiamo trent’anni e dai quaranta in poi una volta su due abbiamo mal di testa. I maschi pensano al sesso tre volte all'ora. La diversa sessualità maschile e femminile è spiegabile con le ingiuste, cattive e poco disneyane leggi dell'evoluzione. La base dell'evoluzione è che ogni essere vivente cerchi di lasciare sul pianeta il maggior numero di discendenti, se tutti cercano di fare la stessa cosa i più bravi riusciranno a farla meglio, quindi quelli che rimarranno saranno i cromosomi più funzionali e l'evoluzione procede. Se un maschio riesce a fecondare un gran numero di femmine qualcuno dei suoi figli alla fine camperà e i suoi cromosomi si diffonderanno, al contrario, le femmine hanno maggiori probabilità di sopravvivenza, hanno maggiori probabilità di mettere al mondo una prole che diventi adulta se riescono a mettere le mani su un maschio che accetti per tutta la vita di dannarsi l'anima per mantenere loro e i bimbi. Un individuo di sesso maschile può vivere un comportamento promiscuo, una sessualità intercambiabile e superficiale come una vittoria per una femmina, al contrario, la promiscuità è un comportamento autoaggressivo, inoltre, è stato dato un significato folle al termine libertà sessuale dimenticando che libertà non vuol dire fare qualsiasi cosa ci venga in mente di fare nel momento in cui ci viene in mente, libertà è la capacità di assumersi la responsabilità di quel che si sta facendo. In tutta la storia dell'umanità dato che dalla sessualità potevano nascere dei figli essa era riservata all'età adulta. Alla pubertà perciò seguiva una “adolescenza” molto breve, per adolescenza si intende il periodo che va dalla pubertà all'età adulta, il periodo che va dall'infanzia alla pubertà è segnato dalla comparsa degli organi sessuali. Il passaggio dall'adolescenza all'età adulta era segnato da una specifico rito di passaggio: l'abbattimento della preda nella società cacciatrice, l'ingresso nel mondo del lavoro in quella post primitiva. Si diventava adulti a diciannove, venti, ventun anni al massimo prima degli ultimi cinquanta anni anche nella letteratura una persona di venti o ventidue anni viene definito un uomo o una donna. Oggi non ci sono più riti di passaggio, cioè la sessualità può essere fruita già nell'adolescenza, periodo in cui una persona non è adulta, non guadagna, non si assume responsabilità. Detto in parole molto povere se posso godere della sessualità già nell'adolescenza chi me lo fa fare di diventare adulto ? Sono un ragazzo di trentanove anni è una frase paradigmatica squisitamente postmoderna. E torniamo alle fanciulle, la libertà è difficile e soprattutto presuppone la capacità di rifiutare. Molte ragazze non ce l'hanno. A molte ragazze non è stato insegnato che possono dire no. Dire no è una capacità complessa che presuppone:
a) fede in se stessi,
b) fede nel fatto che gli altri continueranno ad amarci anche se abbiamo detto no,
c) fede nel fatto che se per caso qualcuno smetterà di amarci perché abbiamo detto no quel qualcuno era un tale cialtrone che levarselo di torno è stato un affare.
Molte ragazze non sanno di poter rifiutare si tratta di ragazze con forti tratti autoaggressivi spesso riconoscibili per l'eccessivo numero di piercing o per il colore eccessivamente bizzarro dei capelli, caratteristiche quasi sempre correlate ad un flirt più o meno manifesto con disturbi alimentari, la cosiddetta libertà sessuale, per queste ragazze, vuol dire semplicemente lasciarsi imporre una sessualità promiscua ed anaffettiva di tipo maschile. Perché la libido delle femmine è più piccola di quella dei maschi? È ovvio notare che la libido delle femmine aumenta in quelle che hanno più testosterone: il testosterone alto in una donna dà una forte muscolatura, una notevole libido, ed una accentuata peluria, molto accentuata peluria, beh sì insomma: i baffi. Da qui il mitico donna baffuta sempre piaciuta: finalmente ci si divertiva un po'. Donna baffuta sempre piaciuta ha anche il suo corrispondente letterario: Madame Bovary è descritta con un'importante peluria sul labbro superiore e lo stesso vale in Guerra e pace per la moglie del Principe Andreij. La bella Rosina, moglie morganatica di Vittorio Emanuele II ci guarda dalle foto con la sua indubbia peluria sul labbro superiore, mentre le Madonne di Raffaello hanno un atteggiamento endocrinologico tipicamente iperestrogenico: pelle liscia, muscolatura poco accentuata, grasso corporeo ben rappresentato. Istinto materno molto forte. Le donne hanno dannatamente forte l'istinto materno, chi ha gli estroprogestinici gioca con le bambole e vuole mettere al mondo dei figli. Le donne hanno una sessualità meno esplosiva di quella dei maschi proprio perché è fondamentale che restino fredde davanti ad una sessualità maschile e “concedano” il proprio corpo solo nei casi in cui la gravidanza può essere un'ipotesi accettabile, dove cioè l'uomo abbia dato manifestazioni d'amore talmente importanti o talmente ufficiali che si può prendere per certo che si darà da fare, si dannerà l'anima, distruggerà la propria salute perché il frutto del concepimento possa sopravvivere e diventare persona. La libertà sessuale apparentemente è stata un dono incredibile per le donne, la libertà sessuale è un dono incredibile quando significa appunto libertà: di scegliere, di dire di no, di dire di sì, dove questo manchi invece è diventata una trappola, sono sempre più numerose le donne che permettono che il proprio istinto materno sia azzittito o dimenticato, che permettono che la propria sessualità sia sistematicamente profanata in una sistematica promiscuità ed anaffettività, sono sempre più numerose le donne che sperperano al loro sessualità e la loro vita. È sempre più rimandato il momento della maternità. Faccio parte degli individui, ed eravamo un esercito, la cui presenza sul pianeta è stata accolta da un “ma porca miseria eppure avevamo fatto attenzione”. I nostri genitori non ci avrebbero voluto o forse sarebbe più corretto dire che non sapevano di volerci, perché poi quando ci siamo stati ci hanno appassionatamente amato, ci hanno protetto, sono stati felici della nostra presenza. Ora la maternità consapevole ci permette di far nascere un bambino solo al momento giusto. Il momento perfetto. Ma quando è il momento giusto? In tutti i casi noi, infinito esercito dei bambini accidentali e imperfetti, oggi non potremmo più nascere.
sdm
segue
mercoledì 12 maggio 2010
Aborto - Un intervento di Silvana De Mari

Riporto questo interessante intervento di Silvana De Mari sull'aborto. Come sempre usa toni duri ed espliciti, forse anche troppo parlando di un argomento delicato come l'aborto, ma lei è così. Condivido totalmente le tesi che propugna, un po' meno il metodo.
venerdì, 30 aprile 2010
Successo due giorni fa a Rossano.
Malformazioni al palato e al labbro, ha detto l’ecografia. Labbro leporino, stiamo parlando di un labbro leporino. Non mancavano gambe e braccia, non aveva due teste.
Abortito alla ventiduesima settimana, è stato messo in una scatola in attesa che avesse la cortesia di morire. Questi bambini nascono vivi. La legge vieta di rianimarli. Non si lega il cordone ombelicale, così che muoiano dissanguati in un tempo decente. Muoiono soli. È vietato che ricevano qualsiasi tipo di cura. Se si rianimassero avrebbero lesioni cerebrali permanenti per l’eccessiva prematurità, si potrebbe almeno avere gli attributi per sopprimerli, in maniera indolore, o per tenerli in braccio mentre muoiono. Muoiono di insufficienza respiratoria. Muoiono dissanguati. Se resistono a ipossia e dissanguamento, muoiono per disidratazione come Eluana Englaro. La volontà della madre è stata che non nascesse, ma come nel caso di Eluana, c’è la spaventosa mostruosa, sovietica istituzione della morte burocratica e statale. La madre partorisce il feto, ma una volta fuori dall’utero non è più feto, è una persona, ma non si assume la responsabilità di stargli vicina mentre muore tenendolo in braccio. Un genitore vero non lascia la sua creatura sola a morire. Se si è assunto la tremenda responsabilità di stabilire che quella creatura non deve vivere, perdio, si assuma la responsabilità di stargli vicino fin o all’ultimo battito, si assuma la responsabilità di farsi preparare una intracardiaca di morfina e farsi spiegare dove e come farla e si assuma la responsabilità di fargliela. Se questo non è in grado di farlo allora si tenga il bambino fino alla nascita e poi lo affidi a chi lo adotterà. Non lo lasci a morire solo in una scatola.
Il piccolino di Rossano è riuscito anche a coagulare il sangue nel cordone, e ha continuato a respirare. Se qualcuno si fosse rifiutato di fare questo scempio, se qualcuno avesse spiegato alla madre che una palatoschisi si opera, che alla nascita il piccolo sarebbe stato operato e sarebbe stato imperfetto, come Dumbo, perché noi non dobbiamo perseguire i nostri deliri di perfezione, sarebbe stato un bambino particolarmente forte e robusto. Forse sarebbe stato il nuovo Leonardo da Vinci, ma è stato buttato nella spazzatura per un labbro leporino. Un qualche professionista ha firmato il certificato che la madre sarebbe impazzita all’idea di avere un feto imperfetto nell’utero e la macchina di morte si è messa in moto. Qualcuno,dopo ore, ha avvertito il prete, il cappellano dell’ospedale. Ci sono i preti, a chi andate a dirla una cosa del genere? A un prete. Il sacerdote è intervenuto, è entrato nella sala parto bloccata da ore e ha trovato questo feto, ma una volta fuori dall’utero tecnicamente sono neonati, ha trovato questo neonato che agonizzava nella sua scatola di metallo, morendo di disidratazione e freddo, ma non di ipossia, perché stava respirando, con la forza dei suoi polmoni, dopo essersi coagulato il cordone ombelicale. Stava morendo solo mentre qualche decina di metri più in là, sua madre, si riprendeva dall’anestesia e si rendeva cosa di cosa voler dire: avere l’utero vuoto, dopo che già lo si era sentito muovere. Il feto, il neonato, l’ammasso di cellule abortito vivo stava morendo da solo mentre il ginecologo che aveva fattolo scempio, perché nessuno ha mai gli attributi per rifiutarsi di fare una mostruosità di questo genere, se ne è andato per i fatti suoi a farsi gli affari suoi. E che doveva fare? Restare in sala parto a guardare l’ammasso di cellule che si muoveva e respirava e pare abbia pianto, all’inizio, un pianto ridicolo per la ridicola pretesa che la sua mamma accorresse a soccorrere lui, nato con il labbro leporino, essere inferiore.
C’è solo rimasto quei poveri dementi dei cattolici a sostenere che i feti hanno un’anima, mentre che siamo intelligenti sappiamo che non ce l’hanno e sono solo un ammasso di cellule: ma una roba che fuori da un utero sta respirando da solo, l’anima ce l’ha o no? Nel frattempo che scopra se ha l’anima, visto che non sono certissima di averne una io, posso darvi la mia parola che ha abbastanza sistema nervoso centrale da provare dolore, posso dirvi che questa creatura umana che crepa da sola e di dolore, il dolore della disidratazione, il dolore dell’insufficienza respiratoria, è una cosa mostruosa. Il consenso infermato? Ma nel consenso informato bisognerebbe dare tutte le informazioni: l’immagine di questa persona umana, perché una volta che è fuori dall’utero e respira, è una persona, non dovrebbero far parte delle informazioni date alla madre? Giammai. Le femministe insorgono: si vuole colpevolizzare una scelta che deve essere libera e consapevole. Le femministe occidentali sono sempre in prima linea a difendere il diritto delle donne islamiche a portare il burka ed essere lapidate, ma la censura delle immagini degli aborti resta una delle loro priorità. Se una parte delle informazioni sono sotto censura, coma fa la scelta ed essere consapevole?
Un mio amico ha una focomelia da talidomide. Le sue braccia si fermano più o meno al gomito, con delle mani che fanno 6 dita in totale. È ingegnere, ha due bambini, ha progettato un’auto per persone che hanno subito amputazioni agli arti superiori.
Ho cominciato a fare il medico che l’ecografia appena cominciava.
È capitato che nascessero dei mostri.
Creature talmente malformate che non era possibile la sopravvivenza per più di qualche giorno, talmente malformate che non era quasi possibile chiamarle umane.
È capitato che un anestesista abbia detto: io non lo faccio uscire dalla sala operatoria, a sua madre non lo faccio vedere, poi ha fatto al piccolo un’intracardiaca di morfina e se lo è tenuto in braccio fino a quando il cuoricino non si è fermato. Sul corpicino sono scolate le sue lacrime. Era un uomo sconvolto che si era assunto una responsabilità tremenda, e che stava cercando di fare il meno peggio.
È uno dei motivi per cui non ho fatto né ginecologia né anestesia: non volevo mai trovarmi a dover decidere. All’epoca si decideva da soli, pagando di persona, come altrimenti non si potrebbe, non si dovrebbe, quando si parla della vita e della morte. Qualcuno si assumeva la responsabilità. E dato che era una responsabilità tremenda, qualcuno se la assumeva solo davanti a casi tremendi. C’è una zona grigia che tale deve restare, perché è troppo pericoloso regolamentarla, come hanno fatto in Olanda dove è possibile sopprimere bambini Down o con la spina bifida. .
Ora la “volontà della madre”, una madre spesso confusa, spesso terrorizzata, spesso incapace di fronteggiare i propri deliri perfezionistici, mette in moto una macchina di morte dove tutti sono deresponsabilizzati, si abortiscono gli affetti da palatoschisi e dopo averli abortiti si lasciano lì a crepare da soli, perché nessuno di questi signori della vita e della morte si assume la responsabilità almeno di finire lo scempio con un’intracardiaca di morfina, tenendosi il bambino in braccio, come si fa con le creature umane, come si da con i figli, come non è stato fatto con Eluana.
Gli affetti da palatoschisi si abortiscono seguendo le regole burocratiche di questi oscuri burocrati della morte che adesso sono i medici. L’abortito muore da solo, a volte impiegandoci ore, così che nessuno si assuma la responsabilità della sua morte. In una scatola di metallo. Un bambino è stato abortito perché l’ecografia aveva visto un’atresia dell’esofago ( si risolve chirurgicamente ). Il piccolo ha pianto ed ha resistito 2 giorni prima di morire: l’atresia non c’era.
Il bambino feto impiega due giorni a morire, bloccando con la sua insulsa presenza una sala parto. Una scocciatura.
L’aborto è una cultura di morte, il ’68 è stato una cultura di morte, i più atroci assassini di quel periodo, da Mao Tze Tung a Che Guevara, per non parlare di Arafat, sono stati beatificati, beatificato è stato il terrorismo. Il ’68 è stato il più mostruoso etnocidio della storia, un etnocidio dove tutta una civiltà, quella occidentale, è stata caricata delle colpe più deliranti e tremende, dove è stata portata a vergognarsi di sé stessa, e la nostra civiltà, quella giudaico cristiana, è l’unica che abbia difeso il bambino.
Restate tutti su questo blog: da domani storia etologica dell’Europa, e delle 4 radici della sua civiltà.
martedì 6 aprile 2010
La Chiesa e la Lega
"per quanto mi riguarda può benissimo restare nei magazzini"Cota - neogovernatore del Piemonte
"La mia attività amministrativa sarà volta ad evitare assolutamente che venga diffusa. Il percorso da seguire in questi casi non deve mai portare all'abbandono di una vita umana".
Zaia - neogovernatore del Vento
«sono atti concreti che parlano da sè e al primo atto compiuto va il mio plauso». "Mi sembra che sia un atto profondamente significativo, quello di stare dalla parte della difesa della vita e dalla parte della difesa delle donne" “Quanto ai valori etici, la Lega manifesta una piena condivisione con il pensiero della Chiesa''.
Monsignor Rino Fisichella presidente della pontificia accademia per la Vita
Come si possa giungere a ritenere che la Lega esprima al meglio i valori cristiani è davvero difficile da comprendere. Anche se i segnali che arrivano rivelano una strategia politica che è solo alle battute iniziali. L’adesione ai principi e all’insegnamento evangelico è stata e continuerà ad essere agli antipodi del modo con cui il Carroccio ha costruito il proprio dna identitario nel corso di questi anni. Lo sprezzo verso gli immigrati, il razzismo nei confronti dei rom, l’odio verso la bandiera italiana, la costituzione, ma anche le allusioni gestuali alla virilità padana e il celodurismo come mantra da anteporre ai diritti degli omosessuali. Questa la base valoriale con cui la Lega è man mano penetrata nei territori conquistando quel consenso reazionario e antiliberale che prima arrivava al 2% e oggi guida due regioni come il Piemonte operaio e il Veneto industriale. Nell’elenco dei bersagli di Bossi e dei suoi seguaci erano inseriti anche vescovi e cardinali, indicati come massima espressione della “Roma Ladrona” che si bea dei propri diritti contro “i padani che lavorano per mantenere politici e mezzogiorno”.
(da Barlive.it)
Ma come si fa a ragionare così?
Come si fa a dire cose di questo genere?
Ma da che pastori siamo guidati?
Plauso alla Lega perchè vuole bloccare la RU486?
Tutto il resto condonato?
Il razzismo, l'omofobia, il celodurismo, l'attacco ai vescovi (Tettamanzi)?
E io sono contrario alla RU486!
Ma le affermazioni dei neo governatori sono illegali e irrealizzabili, mentre le leggi sull'immigrazione sono state fatte e la mentalità razzista si è diffusa.
Cosa c'è di più anticristiano della Lega?
Un plauso per la RU486 e una ferma condanna per le leggi razziali: così andrebbe bene.
E' giusto notare il bene dove c'è e allearsi per centrare obiettivi importanti, ma occorre essere sempre chiari.
Così ancora una volta si mette l'accento solo su alcuno cose e si tralasciano altre parimenti, se non più, importanti.
Così si confondono solo i credenti e i non credenti.
Infatti la notizia viene subito collegata a questa:
Anche il Papa ha espresso una netta condanna dell'aborto nel corso della messa del Giovedì Santo celebrata nella Basilica di San Pietro: "Anche oggi è importante per i cristiani non accettare un'ingiustizia che viene elevata a diritto, per esempio quando si tratta dell'uccisione di bambini innocenti non ancora nati".
Ma un conto è dire che il cristiano si deve opporre a leggi ingiuste, un conto è condannare l'aborto, un contro è applaudire alla Lega.
La vita va difesa sempre e basta!!!
Dal concepimento alla sua fine naturale.
Giustissimo.
Ma spesso ci si dimentica che la parte più lunga è quella in mezzo.
Ci si misura certo sulla nascita e sulla morte, ma anche sullo svolgimento dignitoso della vita.
E' chiaro che la vita con l'aborto nemmeno inizia e con l'eutanasia la si interrompe prima, ma poi deve essere vissuta.
E sulla dignità della persona, sul rispetto di tutti, sull'uomo immagine di Dio si misura la cristianità.
Dice il vangelo:”Avevo fame e mi avete dato d mangiare...” questi i requisiti per entrare o no nel regno dei cieli.
lunedì 22 marzo 2010
Etica della vita ed etica sociale
Copio un articolo arrivatomi nel numero 79 della newsletter di Pro-Vita che riprende un articolo di zenit. martedì 16 dicembre 2008
L'uomo e la vita

Interessante l'Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede "Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica" anche se un po' teorica in alcuni punti, molto belle le conclusioni che riporto qui sotto.
L'insegnamento della Chiesa parte da considerazioni giuste ed importanti sulla dignità dell'uomo, sulla sacralità della vita, sull'essere dalla parte dei più deboli. In alcuni punti, ad esempio sulla famiglia, mi pare però si leghi troppo ad alcune considerazioni teoriche e scenda poco nello specifico, nella realtà di tutti i giorni. Certo l'istruzione vuole dare linee guida non affrontare tutti i singoli casi, ma alcune affermazioni risultano un po' secche e inammovibili quando invece tutto dovrebbe essere sempre riportato alle difficoltà della realtà.
Molto interessante anche l'intervento di Vittorio Possenti Vita, disporne liberamente che, con uno stile forse un po' complesso, analizza il concetto di vita indisponibile, di rapporto tra persona e tecnica e di accanimento terapeutico
CONCLUSIONE
L’insegnamento morale della Chiesa è stato talvolta accusato di contenere troppi divieti. In realtà esso è
fondato sul riconoscimento e sulla promozione di tutti i doni che il Creatore ha concesso all’uomo, come la
vita, la conoscenza, la libertà e l’amore. Un particolare apprezzamento meritano perciò non soltanto le attività conoscitive dell’uomo, ma anche quelle pratiche, come il lavoro e l’attività tecnologica. Con queste ultime,
infatti, l’uomo, partecipe del potere creatore di Dio, è chiamato a trasformare il creato, ordinandone le
molteplici risorse in favore della dignità e del benessere di tutti gli uomini e di tutto l’uomo, e ad esserne
anche il custode del valore e dell’intrinseca bellezza.
Ma la storia dell’umanità è testimone di come l’uomo abbia abusato, e abusi ancora, del potere e delle
capacità che gli sono state affidate da Dio, dando luogo a diverse forme di ingiusta discriminazione e di
oppressione nei confronti dei più deboli e dei più indifesi. I quotidiani attentati contro la vita umana;
l’esistenza di grandi aree di povertà nelle quali gli uomini muoiono di fame e di malattia, esclusi dalle risorse
conoscitive e pratiche di cui invece dispongono in sovrabbondanza molti Paesi; uno sviluppo tecnologico ed
industriale che sta creando il concreto rischio di un crollo dell’ecosistema; l’uso delle ricerche scientifiche
nell’ambito della fisica, della chimica e della biologia per scopi bellici; le numerose guerre che ancor oggi
dividono popoli e culture, sono, purtroppo, soltanto alcuni segni eloquenti di come l’uomo possa fare un
cattivo uso delle sue capacità e diventare il peggior nemico di se stesso, perdendo la consapevolezza della sua alta e specifica vocazione di essere collaboratore dell’opera creatrice di Dio.
Parallelamente la storia dell’umanità manifesta un reale progresso nella comprensione e nel riconoscimento
del valore e della dignità di ogni persona, fondamento dei diritti e degli imperativi etici con cui si è cercato e
si cerca di costruire la società umana. Proprio in nome della promozione della dignità umana si è, perciò,
vietato ogni comportamento ed ogni stile di vita che risultava lesivo di tale dignità. Così, per esempio, i
divieti, giuridico-politici e non solo etici, nei confronti delle varie forme di razzismo e di schiavitù, delle
ingiuste discriminazioni ed emarginazioni delle donne, dei bambini, delle persone malate o con gravi
disabilità, sono testimonianza evidente del riconoscimento del valore inalienabile e dell’intrinseca dignità di
ogni essere umano e segno di un progresso autentico che percorre la storia dell’umanità. In altri termini, la
legittimità di ogni divieto si fonda sulla necessità di tutelare un autentico bene morale.
Se il progresso umano e sociale si è inizialmente caratterizzato soprattutto attraverso lo sviluppo
dell’industria e della produzione dei beni di consumo, oggi si qualifica per lo sviluppo dell’informatica, delle
ricerche nel campo della genetica, della medicina e delle biotecnologie applicate anche all’uomo, settori di
grande importanza per il futuro dell’umanità nei quali, però, si verificano anche evidenti e inaccettabili abusi.
«Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con
grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti della persona del lavoratore, così ora,
quando un’altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover
dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo è sempre il grido evangelico in difesa dei poveri
del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati e oppressi nei loro diritti umani» [59].
In virtù della missione dottrinale e pastorale della Chiesa, la Congregazione per la Dottrina della Fede si è
sentita in dovere di riaffermare la dignità e i diritti fondamentali e inalienabili di ogni singolo essere umano,
anche negli stadi iniziali della sua esistenza, e di esplicitare le esigenze di tutela e di rispetto che il
riconoscimento di tale dignità a tutti richiede.
L’adempimento di questo dovere implica il coraggio di opporsi a tutte quelle pratiche che determinano una
grave e ingiusta discriminazione nei confronti degli esseri umani non ancora nati, che hanno la dignità di
persona, creati anch’essi ad immagine di Dio. Dietro ogni “no” rifulge, nella fatica del discernimento tra il
bene e il male, un grande “sì” al riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo ed
irripetibile essere umano chiamato all’esistenza.
I fedeli si impegneranno con forza a promuovere una nuova cultura della vita, accogliendo i contenuti di
questa Istruzione con l'assenso religioso del loro spirito, sapendo che Dio offre sempre la grazia necessaria per osservare i suoi comandamenti e che in ogni essere umano, soprattutto nei più piccoli, si incontra Cristo stesso (cf. Mt 25, 40). Anche tutti gli uomini di buona volontà, in particolare i medici e i ricercatori aperti al confronto e desiderosi di raggiungere la verità, sapranno comprendere e condividere questi principi e
valutazioni, volti alla tutela della fragile condizione dell’essere umano nei suoi stadi iniziali di vita e alla
promozione di una civiltà più umana.
giovedì 4 dicembre 2008
Perchè l'uomo viva
Moratoria contro l’aborto. Nuovi limiti per la legge 194.
Temi caldi, che hanno acceso una battaglia mediatica di giudizi e opinioni. Solo una questione etica?
No, secondo un importante neonatologo italiano.
Che spiega qual è il modo più ragionevole per affrontare il problema: lasciare parlare i fatti
Un tema scottante, quello della “vita”. Prima l’appello di Giuliano Ferrara per una moratoria contro l’aborto, e ora la legge regionale della Lombardia che pone il limite delle 22 settimane all’aborto terapeutico. Il dibattito che ne è nato ha scatenato un putiferio di opinioni e giudizi che nell’ultimo mese hanno riempito i giornali. Al richiamo del Papa, per il quale «le nuove frontiere della bioetica non impongono una scelta fra la scienza e la morale, ma esigono piuttosto un uso morale della scienza» e al suo auspicio che sia stimolato il dialogo «sul carattere sacro della vita»,
molti intellettuali, politici e scienziati hanno risposto additando a una Chiesa ingerente in campo laico, bigotta e contro la modernità. Ne abbiamo parlato con Carlo Valerio Bellieni, neonatologo del Policlinico Universitario “Le Scotte” di Siena.
Mentre in Italia imperversa la bagarre, nel suo reparto si fa ricerca per tenere in vita i bambini nati prematuramente... La questione dei nati prematuri è un problema affascinante. Fa vedere da un lato come il progresso della Medicina vada avanti e come, dall’altro, questo progresso non faccia comodo. Negli anni 60 il 90% dei bambini nati prematuri sotto il chilo morivano. Oggi ne muore solo il 10%. La percentuale del 90% di quel periodo corrisponde, oggi, a quella dei prematuri nati alla 22esima settimana che non ce la fanno. Adesso si dice: siccome ne muoiono 9 su 10, è un accanimento terapeutico. Se avessero detto così negli anni 60 dei bambini sotto il chilo, la Medicina non avrebbe fatto i passi da gigante che ha fatto.
Cosa è cambiato da allora? Ci sono stati tre passi avanti importanti. Primo: la possibilità di dare alle mamme prima del parto un tipo di cortisone, per far sviluppare gli alveoli polmonari del bambino. Secondo: quella di somministrare una sostanza, che si chiama surfattante, nei polmoni dei bambini, per farglieli aprire. Terzo: l’invenzione di microsistemi per entrare nelle piccole vene dei neonati per iniettare liquidi e altre sostanze, come antibiotici, per tenerli in vita. Questo negli anni 60 era impensabile, ma se avessero deciso che sotto il chilo di peso non li avrebbero rianimati perché tanto sarebbero morti… Tutte queste novità non ci sarebbero. E in Italia migliaia di genitori non sarebbero diventati genitori.
La ricerca è necessaria, quindi. Chi la frena? È questo un primo problema: se si pensa di mettere degli steccati alla ricerca scientifica sulla base di alcuni criteri che non sono scientifici, si blocca la ricerca stessa. La Chiesa è di tutt’altro parere: la ricerca scientifica deve andare avanti, sempre. L’unico ostacolo che ci deve essere è la dignità della persona. Se io voglio fare un esperimento su un paziente malato e lui non è d’accordo, non lo devo fare. Punto. Ma non è un impedimento. È rispetto. Mentre mettere degli ostacoli alle cure dei bambini piccolissimi sì che è bloccare la ricerca. Prendiamo la spina bifida, una malattia per la quale il Protocollo di Gronigen sull’eutanasia è ben noto: se i soldi dati per propagandare l’eutanasia li dessero per propagandare l’unico sistema che funziona per prevenire la malattia, cioè somministrare acido folico alle mamme in gravidanza, non ci sarebbero tante spine bifide. Ora, è più logico per la ricerca scientifica eliminare i bambini o curarli? Se li eliminiamo non impariamo a curarli. Lo stesso vale per la sindrome di Down. Si fa una ricerca a tappeto del bambino Down prima della nascita spesso per eliminarlo e non c’è, forse, un soldo speso per la ricerca della terapia di questa malattia. Non è detto che ce la si possa fare, ma è sciocco non provarci.
Perché non ci si prova? Perché è più semplice non farli nascere. Per la sindrome di Down c’è un esempio molto chiaro. Negli Usa negli anni 80 un bambino con la sindrome nacque e fu lasciato morire perché aveva una malformazione all’esofago. I genitori dissero: «Non vogliamo che mangi». Gli risposero che ci voleva poco a curarlo. Non vollero comunque. E lo fecero morire. In seguito a questo episodio la Corte Suprema americana emise una sentenza che obbligava a trattare il bambino disabile esattamente come il bambino non disabile. Questo ora lo stanno rimettendo in discussione.
In che modo? Secondo due criteri. Il primo è quello di dire che la qualità della vita deve essere misurata, e se la qualità della vita è al di sotto di un certo standard la vita non vale pena di essere vissuta. La seconda cosa è dire che questo deve essere deciso dai genitori: i genitori non soltanto sarebbero i tutori dei figli, ma anche i padroni e, quindi, se non se la sentono di crescere un bambino con disabilità, hanno diritto di chiedere che muoia. Sembra una cosa terribile. Eppure in vari protocolli internazionali c’è scritto che le cure possono essere sospese quando la morte
si sta avvicinando, o quando il bambino soffre in maniera terribile, oppure quando i genitori non ce la facciano più.
Quali sono i nuovi limiti su cui lavorare? Negli ultimi anni siamo arrivati a capire che il bambino, invece che a 26-27 settimane, come avveniva negli anni 80, ora può sopravvivere molto più piccolo. Il limite di oggi, teoricamente, è quello delle 22 settimane di gestazione. Questo non vuol dire che tutti sopravvivono: magari! Rimane sempre una certa percentuale, alta, che muore. E di quelli che vivono, circa la metà avrà una qualche disabilità. Ma questo non è un motivo per non provarci. Soprattutto non è un motivo per non dare una chance a tutti i bambini. Se io ho la certezza che il mio tentativo terapeutico non serve a niente, non lo devo fare: sarebbe mettere le mani addosso a qualcuno non nel suo interesse ma nel mio. Ma se ho qualche possibilità, anche una su cento, che il mio intervento possa servire, allora lo devo fare. Questo vale sempre per gli adulti. Perché non vale per i neonati?
Appunto, perché? Si sta cercando di decidere che c’è un’età della vita, un tipo di vita che vale la pena di essere vissuta. Che è quella che normalmente si chiama “giovinezza”. Non è la giovinezza anagrafica, o una giovinezza caratterizzata dalla voglia di costruire rapporti, di inventare, di stupirsi, ma quella che ha come caratteristica l’assenza di responsabilità e la possibilità di muoversi senza rispondere a nessuno. È questo l’ideale della vita. Un tempo si parlava di giovinezza per un’età della vita tra i 15 e i 25 anni, ma oggi questa giovinezza è estesa culturalmente, sia prima che dopo. Prima, perché i bambini più piccoli scimmiottano i più grandi per essere calcolati; dopo, perché anche i più vecchietti si vogliono sentire più giovani, cioè gente che non ha nessun rapporto stabile con nessuno, in cui uno da solo pensa di essere legge a se stesso. Quello che non è “giovinezza” non vale niente: è meglio che sparisca. Bambini, vecchi e disabili. Queste tre categorie nella società di oggi sono i paria, i nuovi perseguitati. Letteralmente, non valgono niente. Ci sono filosofi che spiegano, per esempio, che non soltanto il feto non è una persona, cosa già da sola assolutamente discutibile, ma non lo è neppure il bambino fino all’anno di vita: dicono che fino all’anno di vita non c’è autocoscienza e, quindi, i bambini non sono persone. Ma non basta: se una donna si permette di far nascere un bambino dopo aver visto che ha una disabilità, c’è chi propone di denunciarla per maltrattamenti. Un domani l’anziano non autosufficiente potrà sentirsi “obbligato” a chiedere di morire. Esiste sì un problema scientifico, ma anche un problema culturale.
Da dove nasce questa concezione? Da una mancanza di educazione: nessuno più dice, a parte la Chiesa, il valore della persona. Non tanto in termini religiosi, ma a livello esperienziale. Non c’è nessuno nelle scuole, per esempio, che educhi alla disabilità: tutte le classi hanno inserito un ragazzo disabile, e questo è un vanto della scuola italiana. Ma nessuno educa a come trattare questa persona e a capire che è una risorsa, non una disgrazia. È un problema educativo. Poi il resto sono conseguenze.
C’è una grande ignoranza su questi temi, soprattutto riguardo ad alcune pratiche... Certamente. Ma il vero problema è quando abbiamo a che fare con cose che non fanno “orrore”, che non sono i casi limite che fanno inorridire. E che sono, per così dire, passate come anche giustificabili! Povero bambino, si sente dire spesso: come facciamo a mettere a rischio la sua felicità sapendo che avrà il 50% di possibilità di avere una qualche disabilità? Lasciamolo morire. Questo non fa orrore: questo è un “bel discorso”. Che è ancora peggiore di quello che poi fa orrore. Allora il terzo punto è: perché non li riconosciamo “dei nostri”? Certo, manca un’educazione. Ma esiste un
problema psicologico portante, documentato in letteratura. È quello della fobia che si ha verso se stessi. Il problema di non riconoscere le possibilità agli altri, dipende dal fatto che uno su di sé non sente nessuna chance. Hanno fatto uno studio in Nuova Zelanda, di recente, in cui facevano vedere come i neonatologi che sospendono più facilmente le cure ai neonati sono quelli che hanno più paura di ammalarsi. Questo fa intuire che uno ha uno sguardo “buono” sugli altri - non nel senso che gli fa l’occhietto, ma nel senso che gli dà credito, che ci parla, che ci interagisce -, se lo
sente su di sé.
Può spiegare quest’ultima affermazione? Nel reparto dove lavoro, abbiamo iniziato in questi ultimi anni a fare ricerca scientifica nel campo del dolore del feto e del neonato proprio sulla base di questo. Il neonato viene tenuto in considerazione solo da pochi anni come persona, non solo filosoficamente, ma proprio nei reparti. Abbiamo fatto uno studio due anni fa e abbiamo visto che in Italia non si cura abbastanza il dolore del bambino; e talora il piccolo viene isolato dai genitori, cosa che non si farebbe mai con un adulto. Anni fa, in seguito ad alcune vicende personali, ho
cominciato un’esperienza per verificare cosa avviene se proviamo ad accarezzare questi bimbi, a parlarci. Sembrava di fare una cosa un po’ pazzoide, parlare con dei neonati. Ma un po’ alla volta abbiamo visto che parlandoci, accarezzandoli, dando qualche goccia di zucchero e iniziando a strutturare questa pratica, i bambini non sentivano più dolore e crescevano meglio. Allora su questa scoperta abbiamo creato dei sistemi contro il dolore, delle scale per la sua valutazione, interpretando il loro linguaggio. Siamo stati tra i primi al mondo a studiare il linguaggio del pianto
dei bambini con strumenti oggettivi, con la sua spettrometria, creando e brevettando strumenti appositi per questo, le cui linee guida sono diventate punti di riferimento a livello internazionale. È qualcosa di incredibile. Ma è accaduto solo perché c’era un’ipotesi positiva, non perché eravamo bravi noi. E questa viene solo dal fatto che qualcuno ti fa vedere che vali indipendentemente da quello che sei.
Oggi come procede il vostro lavoro? Qui a Siena, ormai, siamo un centro di riferimento mondiale per gli studi sul dolore del bambino, e quindi anche del feto. Il feto sente dolore, e quindi ha diritto di non sentirlo e ha diritto di essere curato. Abbiamo fatto studi anche sul benessere, studiato i campi magnetici e i rumori cui sono sottoposti i piccoli. Questo non l’ha fatto quasi mai nessuno. Il fatto che nelle incubatrici ci siano campi magnetici più intensi di quelli che sono permessi per stare davanti a un monitor di computer, non interessa a nessuno? Abbiamo cominciato a studiare i riflessi dei bambini dentro la pancia della mamma: come strizzano gli occhi, come si spaventano. O, ancora, come si ricordano i figli delle ballerine della danza che hanno fatto le mamme in gravidanza, o i ricordi di quelli con mamme costrette a letto durante la gestazione. Siamo entrati in un campo di ricerca fecondissimo, partendo dall’ipotesi positiva di pensare che sono persone come noi: che non parlano come noi, che non ragionano come noi,
che non pesano come noi, ma che sono esattamente come noi. E quindi hanno diritto a essere trattati bene. Perché se vado dal dentista e mi strappa un dente senza anestesia, prima mi arrabbio e poi lo denuncio, e invece al bambino posso fare un prelievo senza analgesia e non dice niente nessuno?
Quindi, ci sono i fondamenti scientifici per cambiare una legge di 30 anni fa? C’è tutto. La legge 194 dice chiaramente che l’aborto non deve essere praticato, se non nel caso di rischio per la vita di una donna, da quando il feto ha la possibilità di una vita autonoma. Il bambino oggi ha la possibilità di vivere al di fuori della pancia della mamma, realisticamente, dalle 22 settimane. Sopravvivono in pochi: in Giappone circa il 30%, da noi meno. Ma comunque alcuni vivono. E siccome la legge non parla di “sicurezza di sopravvivenza” ma di “possibilità”, la possibilità c’è. Il primo bambino sopravvissuto nato alla 22esima settimana oggi ha 18 anni. È successo a Toronto,
Canada. La legge 194 dovrebbe rispettare questa realtà dei fatti. E se tra dieci anni il nuovo limite basso per la nascita sarà 18 settimane, la legge dovrà rispettare le 18 settimane. A me la legge non piace. È una legge che tratta in maniera diversa due persone, mamma e bambino, che dovrebbero essere trattati in maniera uguale. Ma dato che c’è, che sia rispettata e applicata fino in fondo.
Sembra che il problema principale sia di stabilire una differenza tra feto e bambino. Cosa ne pensa? Il termine feto è “inventato”. Si usa da qualche decina d’anni. I Romani che parlavano di fetus intendevano esclusivamente il bambino: era il frutto, la progenie, non era il bambino prima della nascita. Ci sono due cose strane nella parola “feto”. Una è che è un termine neutro, non ha maschile e femminile. Proprio per sottolineare l’idea di “cosa” . E quante assonanze con parole come fetente, difetto, fetido... Poi, in inglese e francese si scrive con il dittongo, foetus: ma è una bugia, una sovra-latinizzazione (perché in latino si scrive fetus) per far diventare la cosa più aulica e più scientifica. Quindi il problema ce lo siamo posti adesso, di dire che qualcuno prima della nascita vale meno di dopo la nascita. Prima uno “era” dal momento in cui era concepito. Tanto è vero che il 25 marzo, il giorno dell’Annunciazione, segnava anche l’inizio del calendario a Firenze e Siena, almeno fino all’arrivo dei Medici. Il problema del feto e del bambino è fasullo. Si vuole far credere alla magia, cioè che l’aria entri nei polmoni e con un tocco magico faccia diventare qualcuno di serie B un individuo di serie A. Non è così.
Uno è una persona solo se qualcun altro lo definisce così, insomma... È sempre stato così, si è fatto coi neri, con gli ebrei. Decido che non sei una persona perché non mi piaci. Il problema non è stare a discutere se sono 21, 22 settimane o 23. Il problema è capire che uno c’è. E quando uno c’è, ha diritto di essere curato. Noi abbiamo paura, abbiamo paura della vita, di tutto. Che accada una cosa nuova, un figlio, non è più visto come un’opportunità inaspettata. L’unica cosa che si accetta dalla vita è solo ciò che si è programmato. Tutto il resto non si vuol neppure sapere che esiste, deve sparire. Tutto quello che non ci piace deve sparire. Non per cattiveria, ma per paura. Quando invece non si ha paura di questo, per qualche combinazione, per qualche amicizia - ricordo il giorno e l’ora di quando ho cambiato il mio modo di approcciarmi ai bambini - scatta l’intuizione che nella vita possa esserci un progetto buono. Allora cominci a capire che di questo progetto buono fanno parte tutte le cose, non soltanto quello che piace a te.
Tracce N. 2
febbraio 2008
mercoledì 22 ottobre 2008
Pochi bambini down arrivano alla nascita

Uno dei problemi dell'attuale legge sull'aborto, secondo me, è quello che riguarda la malformazione del feto, perchè induce nelle persone il pensiero che sia normale ricorrere all'aborto se il feto è malformato.
Riporto dalla legge
L. 22 maggio 1978, n. 194
Norme per la tutela sociale della maternità
e sull'interruzione volontaria della gravidanza.
4. Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico
6. L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:
a)(...)
b)quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
Il problema è che non si distinguono i vari livelli di malformazione: ci sono malattie che portano alla morte del bambino in poche ore o al massimo mesi dalla nascita, ci sono malattie che rendono invalidi per sempre, ci sono malformazioni che rendono completamente incapaci di ragionare.
Ma è chiaro che le differenze sono moltissime: se non si può costringere una donna a portare in grembo un bambino che morirà sicuramente, è altrettanto orribile sopprimere un bambino che avrà cero problemi, ma potrà condurre una vita serena, come ad esempio con la sindrome di Down, che rende la vita difficile, ma non impossibile, non porta a morte precoce (ormai nemmeno in giovane età) e può dare una qualità della vita eccellente.
La salute psichica della donna (non parlo ovviamente di quella fisica) potrà correre seri pericoli in caso di malformazione mortale ma assai meno in caso di sindrome di Down, però molte madri si sottopongono all'amniocentesi anche per accertare questa sindrome e vengono spesso consigliate per l'IVG se presente.
E' facile cadere nell'eugenetica, nel rifiuto del diverso e nell'equazione salute=felicità.
Copio dal sito Pro-Vita
ROMA, domenica, 28 settembre 2008 (ZENIT.org).- In seguito alla candidatura repubblicana del Governatore Sarah Palin alla vicepresidenza degli Stati Uniti è riemerso l’interesse per la sindrome di Down. Il 18 aprile, Palin ha dato alla luce Trig Paxon Van Palin, pur avendo saputo dai medici, nel dicembre scorso, che il bimbo era affetto dalla sindrome di Down, come riferito dall’Associated Press il 3 maggio. Secondo un articolo dell’opinionista Michael Gerson, pubblicato sul Washington Post del 10 settembre, quando le analisi prenatali rivelano la presenza della sindrome di down, il 90% delle volte si decide per l’aborto. Ma il numero degli aborti di bambini affetti dalla sindrome potrebbe ulteriormente aumentare se la raccomandazione emanata lo scorso anno dalla American College of Obstetricians and Gynecologists venisse applicata, ha aggiunto. Il College ha infatti invitato a sottoporre precocemente all’analisi per la sindrome di Down tutte le donne in gravidanza e non solo quelle al di sopra di una certa età, i cui bambini hanno quindi maggiori probabilità di esserne affetti. Gerson ha tuttavia sostenuto che i figli nati con sindrome di Down “generalmente non vengono considerati dai loro genitori come una maledizione ma come una complessa benedizione”. Molti medici e consiglieri, tuttavia, invitano le madri ad abortire. Questa tendenza a voler porre fine a vite “imperfette”, ha proseguito Gerson, non può essere tenuta distinta rispetto al nostro generale atteggiamento nei confronti dei disabili. “Questa tendenza alimenta un darwinismo sociale in cui il più forte è considerato migliore, la persona dipendente come avente un valore inferiore e in cui i deboli debbono talvolta essere oggetto di selezione”, ha concluso. Verità profonde Nonostante le difficoltà di chi si trova con un figlio down, molti quotidiani hanno raccontato casi in cui i genitori che si sono trovati in queste situazioni hanno vissuto esperienze positive. Crescere un figlio down può portare alla luce molte verità profonde per i genitori e i loro figli, secondo il Washington Post del 14 settembre. Nell’articolo si descrive il caso di Adrianne Pedlikin, madre di tre figli, tra cui un bambino di 10 anni affetto dalla sindrome di Down. Pur riconoscendo le difficoltà e le sfide legate al dover crescere un figlio down, l’articolo sottolinea che, allo stesso tempo, sia Adrianne che suo marito Philip non nascondono il loro amore per questo figlio e affermano che la sua nascita ha cambiato la loro visione del mondo in senso positivo. L’articolo riferisce anche dell’esperienza di altre famiglie, che spesso si confrontano con la reticenza degli istituti scolastici ad accettare bambini down. Queste famiglie si trovano anche spesso ad essere tagliate fuori dalle altre famiglie ed i loro figli down spesso non vengono invitati a giocare con i loro coetanei. Un’altra testimonianza positiva di chi è genitore di un bimbo down è stata pubblicata il 2 giugno sul quotidiano britannico Guardian. Annie Rey racconta della repulsione che provava, quando era giovane, nei confronti dei disabili. Poi, arrivata ai 40 anni, ha scoperto di essere incinta di un bambino con la sindrome di Down.“Durante la gravidanza passavo dall’ottimismo alla disperazione: ottimismo nella speranza che il bambino, che all’età di 20 settimane abbiamo appreso essere maschio, non avesse veramente la sindrome di Down, e disperazione al pensiero che invece l’avesse”, ha scritto. Suo figlio Paddi ha ora 2 anni e lei ha accettato l’idea di avere un bambino down. Ha detto di aver scoperto che suo figlio non è “una diagnosi”, ma un bambino con molte qualità. “Sono fermamente convinta che se il mio prezioso bambino non esistesse, il nostro mondo, e forse il mondo intero, sarebbe un posto più povero”, ha concluso.
Padre John Flynn, LC
zenit 28 settembre 2008
P.S. Per chi volesse documentarsi meglio linko il testo della legge 194
martedì 13 maggio 2008
Il discorso di Benedetto XVI al Movimento per la vita a trent'anni dalla legalizzazione dell'aborto in Italia
Riporto alcuni stralci del discorso di Benedetto XVI
Come ho già detto questo papa mi pare un po' dottrinale, ma le cose che dice mi piacciono.
(...)
La vostra visita cade a trent'anni da quando in Italia venne legalizzato l'aborto ed è vostra intenzione suggerire una riflessione approfondita sugli effetti umani e sociali che la legge ha prodotto nella comunità civile e cristiana durante questo periodo. Guardando ai passati tre decenni e considerando l'attuale situazione, non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa.
Certamente molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l'aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell'esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall'altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all'accoglienza della vita, e alla tutela dell'istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze.
Tanto impegno, in verità, in questi anni è stato profuso, e da parte non solo della Chiesa, per venire incontro ai bisogni e alle difficoltà delle famiglie. Non possiamo però nasconderci che diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l'impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l'esigenza dell'amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro. È necessario per questo unire gli sforzi perché le diverse Istituzioni pongano di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l'attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa. Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno.
Per i cristiani resta sempre aperto, in questo ambito fondamentale della società, un urgente e indispensabile campo di apostolato e di testimonianza evangelica: proteggere la vita con coraggio e amore in tutte le sue fasi. Per questo, cari fratelli e sorelle, domando al Signore di benedire l'azione che, come Centro di Aiuto alla Vita e come Movimento per la Vita, voi svolgete per evitare l'aborto anche in caso di gravidanze difficili, operando nel contempo sul piano dell'educazione, della cultura e del dibattito politico. È necessario testimoniare in maniera concreta che il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare. Per chi ha il dono della fede questo diventa un imperativo inderogabile, perché il seguace di Cristo è chiamato ad essere sempre più "profeta" di una verità che mai potrà essere eliminata: Dio solo è Signore della vita. Ogni uomo è da Lui conosciuto e amato, voluto e guidato. Qui soltanto sta l'unità più profonda e grande dell'umanità, nel fatto che ogni essere umano realizza l'unico progetto di Dio, ognuno ha origine dalla medesima idea creatrice di Dio. Si comprende pertanto perché la Bibbia afferma: chi profana l'uomo, profana la proprietà di Dio (cfr Gn 9, 5).
(...)
Il testo integrale sull'Osservatore romano
giovedì 8 maggio 2008
Ancora sull'aborto...
...per mantenere vivo l'interesse.
Notizia di qualche giorno fa (Necrologio di un bimbo che è ancora nella mia pancia), forse falsa, ma interessante perche' ripropone il problema delle motivazioni per abortire: leggere che una donna decide di farlo perche' non guadagna abbastanza fa effetto a tutti, ma in realta' la legge lo permette. Il problema resta sempre quello dell'informazione e della prevenzione: l'aborto e' un dramma e non va banalizzato.
Riporto poi l'intervento di Agretta in un gruppo di discussione di aNobii con cui mi trovo pienamente d accordo:
Sulla pillola abortiva, aborti, pillola del giorno dopo c'è un gran casino. Ritengo come ha detto qualcuno che non è necessario essere cattolici per essere contrari all'aborto. L'aborto purtroppo non è un diritto, è un dramma che mette una toppa ad una lacuna della società che - per vari motivi - non è in grado di accogliere la vita, di garantire a tutte le donne il diritto di agire "prima" per una maternità responsabile. L'aborto è un fallimento del diritto di autodeterminazione della donna. Con questo non significa che io voglia togliere alle donne la possibilità di abortire. Mi pare che la differenza sia evidente, e ho davvero un po' di timore a parlare di questioni legate alla genitorialità, perché è una questione talmente delicata e privata, personale, unica che mi pare un po' volgare lasciarlo al tritacarne dei referendum o delle battaglie politiche, dove troppo spesso agisce tutto fuorché il buon senso.
martedì 1 aprile 2008
Alcuni motivi per votare Lista Pazza
Lettera a mio cugino che non vuole votare la Lista Pazza
Carissimo cugino, è tanto tempo che non ci sentiamo e già un risultato positivo questa campagna elettorale l’ha ottenuto: il farci riprendere contatto.
Capisco le tue perplessità e provo a risponderti dopo aver passato tre settimane, giorno dopo giorno, a fianco di Giuliano Ferrara, rischiando molto in prima persona, rischiando il mio lavoro e l’incomprensione da chi non mi aspettavo: ma sono qui e mi gioco tutto per questa battaglia per la giustizia, la vita e la libertà, come ormai faccio da venti anni nel Movimento per la vita italiano ed anche stavolta non volto la faccia dall’altra parte.
Perché ho deciso non solo di sostenere ma di candidarmi e di chiedere il voto per la Lista Aborto? No Grazie! Per questi motivi:
1. per il fatto che 30 milioni di cittadini italiani leggeranno, volenti o nolenti, sulle schede elettorali la scritta aborto? no grazie!. Quel simbolo li interrogherà, li scruterà, li punzecchierà nel segreto della cabina elettorale. Quel simbolo e quella scritta passeranno davanti agli occhi degli elettori e per più volte davanti agli occhi degli scrutatori, dei presidenti di seggio, dei rappresentanti di lista e magari quel messaggio raggiungerà il loro cuore, alcuni ci insulteranno ma magari una ragazza elettrice incinta, tentata d'aborto, sceglierà per la vita...
2. per il fatto che ci presentiamo solo alla Camera dei Deputati e quindi non andremo a dar fastidio al governo che verrà perchè il premio di maggioranza è in pericolo solo al Senato. Come ben sai, alla Camera, il premio di maggioranza lo ottiene chi arriva primo e non, come al Senato, su base regionale quindi la percentuale che raggiungeremo sarà ininfluente per il prossimo Governo.
3. per il fatto che la nostra piccola compagine di folli per la vita possa essere, in senso opposto ovviamente, quello che è stata la lobby radicale in questi anni che con pochissimi voti ha condizionato e peggiorato le politiche familiari e per la vita di tutti i governi della nostra Repubblica. Noi speriamo di essere al contrario capaci di condizionare, in favore della famiglia e della vita, da concepimento a morte naturale, le prossime politiche nazionali.
4. per il fatto che in questo mese di campagna elettorale ho la certezza che incontrando tante persone anche tra loro vi sia una madre indecisa se abortire o meno e sentendo la nostra passione scelga per la vita: questo, per me, varrebbe di più, e mi conosci e lo dico con sincerità, di una eventuale elezione alla Camera dei deputati.
5. per il fatto che abbiamo un solo argomento a programma, come dici tu, ma sicuramente è l’argomento più importante di tutti, è il rimettere al centro l’uomo, la persona, dal quale discendono i diritti e le politiche. E poi, permettimi la battuta, meglio avere un solo argomento forte a programma ed essere sicuri di poterlo rispettare che averne tanti e non rispettarne nessuno. Sulla vita disciplina di partito: sul resto del programma, libertà di coscienza.
Ti abbraccio
Giorgio Gibertini
giovedì 6 marzo 2008
La strage delle innocenti
Da peacereporter
India: il governo cerca di combattere l'aborto selettivo, che uccide duemila bambine al giorno
Scritto per noi
da Elisa Parigi
In India, nel 2007, si è registrata una media quotidiana di duemila aborti selettivi, ovvero riguardanti i feti di sesso femminile, e, secondo il giornale medico britannico Lancet, negli ultimi venti anni più di dieci milioni di bambine sono state uccise prima o subito dopo la nascita dai genitori.
Soldi a chi fa figlie. Finalmente il governo indiano ha deciso di invertire questa tendenza e di sostenere la nascita e la crescita delle bambine. Il ministro per lo Sviluppo delle Donne e dei Bambini, Renuka Chowdhary, ha lanciato un programma, denominato 'trasferimento condizionato di contanti per bambine con copertura assicurativa', che prevede un premio di tremila dollari per le famiglie povere che decideranno di mettere al mondo figlie femmine. La somma sarà distribuita nell'arco dei primi 18 anni di vita delle bambine. Il primo obiettivo del provvedimento è l'eliminazione del fenomeno dell'aborto selettivo, una realtà che ha portato il rapporto fra popolazione maschile e femminile dello Stato indiano ad essere sempre più sbilanciato: nel 2001, ogni mille uomini vi erano solo 927 donne, contro una media mondiale di 1050, e in alcune regioni, come Punjab, Haryana, Gujarat, Himachal Pradesh e New Delhi, la cifra è ancora più bassa, attestandosi al di sotto di 800. Ma non solo, con l'incentivo monetario il governo cerca anche di "incoraggiare le famiglie a migliorare l'educazione delle bambine", come ha dichiarato Renuka Chowdhury: "Il programma costringerà le famiglie a vedere una figlia come un vantaggio e non come un peso dal momento che, fin dalla nascita, la bambina porterà un'entrata monetaria".
Salvare 100 mila bambine in un anno. Un primo importo viene donato al momento della nascita, poi, spiega il ministro, "se la famiglia provvederà a vaccinare adeguatamente la figlia, riceverà altro denaro". "Quando i genitori iscriveranno la figlia a scuola, e se le permetteranno di proseguire gli studi, riceveranno un'ulteriore somma", continua Chowdhury. L'incentivo cesserà quando la ragazza avrà raggiunto i 18 anni ma, a quel punto, se questa avrà completato la propria istruzione e non si sarà ancora sposata, la famiglia riceverà un ulteriore bonus di 2.500 dollari. Secondo Chowdhury, almeno 100 mila bambine saranno salvate nel primo anno di applicazione del programma. La legge contro l'aborto selettivo, presente dal 1994, e quella che vieta i test per determinare il sesso del nascituro, infatti, sono nella pratica quotidianamente aggirate e, in 12 anni, solo un medico è stato condannato per aver praticato illegalmente un aborto.
Solo un primo passo. Il programma solleva però anche molti dubbi. Gli incentivi sono diretti alle famiglie più povere mentre, come ha affermato Bajayalaxmi Nanda, attivista indiana per i diritti delle donne, "la pratica dell'aborto selettivo è particolarmente diffusa tra coloro che sono al di sopra della soglia di povertà; sono gli abitanti delle città, la classe media e i ricchi a farlo". La scelta dell'aborto è dettata non solo da problemi finanziari, ma, più in generale, dalla cultura indiana che vede nel maschio, il futuro capofamiglia, la figura dominante della società. "Ci sono molte pressioni", afferma Nanda, tra cui "una sorta di preferenza culturale, la dote, l'impossibilità per le femmine di ereditare beni, terre e proprietà". Secondo molti attivisti, per fermare queste pratiche, ormai fortemente radicate, il governo dovrà mettere in atto politiche molto più decise volte a cambiare la mentalità stessa della popolazione. Solo così le donne indiane potranno fruire appieno del rapido sviluppo del Paese.
martedì 26 febbraio 2008
Il programma serio della lista pazza
Ecco il programma della lista per la moratoria di Giuliano Ferrara.
Non male
Lo si trova nel sito de il Foglio
Il programma serio della lista pazza
I nostri candidati si impegnano a:
1.Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.
2.Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.
3.Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.
4.Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.
5.Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.
6.Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.
7.Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.
8.Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.
9.Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.
10.Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.
11.Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.
12.Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata.
giovedì 3 gennaio 2008
Moratoria Universale Per L'abolizione Della Pena Di Aborto
Il Replicante aderisce alla moratoria sull'aborto.
Penso che si debba fare una riflessine seria sull'aborto e le sue conseguenza, ragionare a fondo sui perchè, sulle varie posizioni spesso così dure e lontane. La moratoria è chiaramente una provocazione, ma la ritengo importante per riportare l'attenzione su un tema così cruciale. Non possiamo continuare a trattare l'aborto come una sfida ideologica fra progressisti e conservatori: è un problema molto serio di morte, di vita, di donne uomini e bambini
Si può firmare una petizione, secondo me seria e ben scritta al sito sulla moratoria
Riporto anche il comunicato della comunità Papa Giovanni XXIII
"La Comunità Papa Giovanni XXIII gioisce per la moratoria sulla pena di morte approvata dall'Onu, certa che ogni uomo, anche colui che si è macchiato dei crimini più orrendi, resta un uomo e gli deve essere concessa la possibilità di pentirsi e di cambiare vita.
Ma c'è un'altra pena di morte, ben più subdola, comminata ingiustamente a 500 bambini e bambine ogni giorno in Italia e 123mila nel mondo col favore della legge. Si tratta del più orrendo dei crimini, «un omicidio premeditato con l'aggravante che la vittima non si può difendere» ripeteva spesso don Oreste Benzi «nell'aborto due vittime: una mortalmente e l'altra per sempre».
Sempre più spesso l'associazione incontra donne incinte spinte, se non costrette all'aborto, anche con l'inganno.
Urge una moratoria nazionale e mondiale sulla pena di morte comminata al più innocente e indifeso fra gli esseri umani, con l'unica colpa di essere stato chiamato alla vita, di essere malato o, sempre più spesso, quella di essere femmina. Restituiamo ad ogni bimbo concepito il diritto di vivere e ad ogni madre il diritto di poter portare avanti la gravidanza e accogliere il figlio che già porta in grembo in condizioni dignitose".