giovedì 24 maggio 2012
[pa3] - Campione statistico non significativo
giovedì 11 agosto 2011
[Pa3] - Giocattoli
Qualche tempo fa, anche per mettere un po' a posto la stanza, abbiamo contato e diviso per tipo i peluches e le barbie.
Risultati:
Peluches
| Orsi | 21 | |
| Cani | 19 | |
| Felini | 17 | |
| Rane | 12 | |
| Pesci | 11 | |
| Cavalli | 8 | |
| Elefanti | 8 | |
| Papere | 8 | |
| Topi | 8 | |
| Coccodrilli | 6 | |
| Conigli | 6 | |
| Draghi | 4 | |
| Mucche | 4 | |
| Giraffe | 3 | |
| Ippopotami | 3 | |
| Pecore | 3 | |
| Scimmie | 3 | |
| Castori | 2 | |
| Procioni | 2 | |
| Puzzole | 2 | |
| Scoiattoli | 2 | |
| Cicogne | 1 | |
| Ermellini | 1 | |
| Fenicotteri | 1 | |
| Giufi | 1 | |
| Lemming | 1 | |
| Maiali | 1 | |
| Ricci | 1 | |
| Strizzi | 1 | |
| Talpe | 1 | |
| Totale | 161 |
Le barbie sono solo 51
martedì 9 agosto 2011
[Pa3] - Proud to be a dad
Scrivo due righe per segnalare questo bellissimo sito Proud to be a dad - riflessioni e sfoghi di una categoria tanto necessaria
E' il diario di un papa' oroglioso. Scrive quasi tutti i giorni, considerazioni semplici ma profonde, che condivio in pieno. E' il primo sito che trovo che parli dei papa', delle loro speranze, dei loro desidere, delle loro fatiche, dell'oroglio di essere padri.
Trovo invece molti siti delle mamme, molti gruppi di discussione. Noi uomini siamo forse meno portati a parlare dei nostri sentimenti, e la societa' che ci circonda ancora poco pronta recepire i nostri sfoghi.
Il padre e' ancora considerato il capo famiglia, duro, severo, che insegna a comportarsi bene, mentre la mamma e' la dolceza e l'amore. E se in questo qualcoda di vero c'e' e' pero' anche vero che i papa' provano ina varitea' e una intensita' di sentimenti ancora inesplorati.
Avanti cosi' allora Pa3!!!!
venerdì 14 gennaio 2011
[Pa3] - Identità di un papà incinto
Copio questo interessante articolo.
Forse un po' datato: le cose ora vanno un po' meglio, in sala parto ti invitano ad entrare, i corsi pre-parto hanno sezioni specifiche per gli uomini ma la condizione di fondo mi pare immutata
E i suoi sentimenti, le sue emozioni, i suoi dubbi, le sue frustrazioni mal celate, la sua gioia, il suo desiderio di scoppiare in lacrime, in riso, in urla che avvisino il mondo ignaro del nuovo evento, questo "piccolo essere" chiamato padre a cui viene riservato il ruolo un po' fantozziano di ricevere dalle braccia di una esperta e sbrigativa infermiera il bimbo già lavato e vestito, per mostrarlo, con prese impacciate, attraverso dei tristissimi ma, quanto mai, opportuni vetri ad un "branco selvaggio" di parenti e amici, questo uomo che incarna l'universo virile della mascolinità, in quale luogo dell'evento viene relegato?
Quale livello di attenzione gli si propone?
Che tipo di ascolto gli si offre?
in "Lettera di Famiglia" n. 26, luglio 2002, pagg. 11-13 - Oasi Cana
martedì 28 settembre 2010
[Pa3] - Bambini Radiosi

Dal sito Bambino Naturale mia moglie mi ha girato questo articolo di Clara Scropetta, lo riporto perchè mi pare molto bello e condivisibile. Forse in alcuni punti è un po' eccessivo, ma direi che è più o meno quello che abbiamo cercato di fare con i nostri figli. Concludo con una frase che ho letto tempo fa e riassume un po' tutto il ragionamento: “Aiutami a fare da solo” Si può anche scaricare a questo indirizzo
BAMBINI RADIOSI
Cosa si può fare per non intaccare la gioia di vivere dei nostri figli
di Clara Scropetta
Il bambino non è poi così diverso dall'adulto e fin da prima di nascere è una persona completa a tutti gli effetti, anche se si affida all'adulto per essere accudito finchè non può farlo da solo. Entusiasmo, creatività, spontaneità, voglia di vivere, curiosità, energia vitale...sono qualità diffuse nei bambini che dovrebbero essere abbondanti anche nell'adulto.
Quelle che consideriamo invece proprie dell'età adulta (responsabilità, serietà, competenza, impegno...) sono presenti in tutti i bambini. Istintivamente sappiamo cosa ci serve, come procurarcelo e lo facciamo con piacere, non controvoglia.
Il primo passo verso un bambino radioso è riconoscere che sia come noi adulti, competente e allo stesso tempo gioioso.
Il malessere di noi adulti
E se noi adulti non siamo gioiosi? Soltanto recuperando la gioia siamo in grado di avere un comportamento maturo.
Come mai questa gioia si è persa? Cosa si nasconde dietro la nonna contraria all'allattamento al seno del nipote o al bravo primario che interviene su ogni partoriente?
Sofferenza. Da generazioni non siamo concepiti come dev'essere, nostra madre incinta è stata male o ha fatto sacrifici, fin dal principio non siamo accolti fino in fondo. Alla nascita abbiamo sofferto e fatto soffrire nostra madre - volevamo nascere ma qualcosa lo impediva e infine, invece di ritrovarci nelle sue braccia, eravamo in mani estranee. Abbiamo sofferto così tanto che ci sembra di non ricordare. Ci aspettavamo di ricevere il latte materno ma ci è stata data al suo posto una bibita strana in un contenitore artificiale oppure ne abbiamo ricevuto solo un po' - quando avevamo fame, dovevamo aspettare e imparare a nutrirci ad orario, poi sul più bello è arrivato il momento dello svezzamento. Ci è stato impedito di fare o toccare quello che ci interessava e siamo stati dirottati su altre attività, reputate pedagogicamente rilevanti. Siamo stati aiutati a fare quello che avremmo tanto voluto imparare a fare da soli, gradatamente, assaporando ogni passo. Siamo stati infilati in box "per la nostra sicurezza" e magari anche messi a dormire in un'altra stanza.
Piangevamo, ma ci hanno lasciato fare così ci siamo abituati alla solitudine, alla mancanza, all'inedeguatezza. Ci hanno messo pressione per imparare a camminare e parlare prima possibile, senza rispetto per le tappe di crescita e siamo stati separati dall'ambiente familiare molto precocemente. Le nostre richieste sono state ignorate e ridicolizzate.
Questo grande dolore se resta a livello inconscio spesso ci induce ad agire in modo che gli altri soffrano almeno altrettanto. È il caso del medico chirurgo e della nonna, che non hanno la forza per dire "basta" e rompere la catena di sofferenza. Lo stesso meccanismo ci fa andare a lavorare invece di restare a casa con nostro figlio come reputeremmo giusto. Ci porta a restare in situazioni che ci fanno star male, perchè "funziona così per tutti" ed è vero che la maggior parte di noi vive sacrificandosi. Manca la pulsione positiva ad essere pienamente se stessi e il coraggio di prendere decisioni valutando le reali priorità personali.
I bisogni fondamentali dell'essere umano
Per rompere questo meccanismo dobbiamo prendere coscienza delle nostre esigenze fondamentali quali esseri umani. Esse sono indispensabili per uno sviluppo pieno del nostro potenziale e per uno stato di salute che si esprime sotto forma di bellezza, armonia e integrità. Lungi dall'essere un lusso o un capriccio, sono una concreta necessità biologica per crescere bene, sani e belli.
Per essere radiosi ci vogliono un padre e una madre che si incontrino e si uniscano sessualmente nel piacere più profondo e ci concepiscano consapevolmente seguendo la voce interiore che sia giunto il momento. Nulla di materiale serve a un figlio ma molto di spirituale.
Fin dal primo istante siamo bene accetti, dai genitori e da chi li circonda (futuri nonni, famiglia, amici). Tutti accolgono il nostro arrivo con gioia senza preoccuparsi o dire che non sia il momento opportuno.
La nostra mamma sta bene ed è serena per tutti questi nove mesi e dopo.
Possiamo nascere quando è il nostro momento senza essere monitorati, accelerati, rallentati, tirati fuori. La comunicazione fluida e empatica con la madre viene lasciata intatta. Non è sufficiente nascere vivi senza malformazioni: perché accontentarci di questo? La vita ci offre molto di più!
Nutriti dalla gioia nasciamo belli, forti, sani, felici...radiosi.
Non veniamo separati o allontanati da nostra madre, che ci accoglie come prevede la natura. Niente confusione, agitazione, attività o fretta. C'è silenzio e pace. Nel tepore del corpo materno c'è tempo per cominciare a respirare, ad annusare, ad orientarsi e a dirigersi verso il seno.
Questo trattamento umano imprescidibile ora lo riceviamo negli ospedali "amici dei bambini" o grazie alla presenza di un medico speciale. Naturalmente un pochino interferiscono, per via dei protocolli e di una presunta sicurezza.
È un bisogno fondamentale essere assieme alla madre. Poter assaporarne fin dal primo momento l'odore, il sapore, la pelle e lo sguardo e continuare a farlo per mesi, vicini alle poche cose essenziali: latte, calore e amore. Non ci serve l'arsenale di ciucci, biberon, carrozzine e tutta la valanga di oggetti "indispensabili per il neonato" quanto piuttosto il contatto fisico, la voce e il movimento sul corpo di un adulto. Immobili nel passeggino, con il ciuccio in bocca, non è detto che non ci manchi nulla solo perchè non piangiamo. Il contatto continuo, pelle contro pelle, nutre e scalda sia il bambino che la madre: una sinfonia di odori e sapori, un cullarsi al ritmo del cuore e del passo, un danzare i cambi di posizione e ammirare il viso della mamma da vicino.
Apprendiamo guardando quello che fa dalla sua prospettiva. Portare i bambini è necessario quanto allattarli - farne a meno compromette l'abilità psico-motoria e l'apertura verso il mondo. Diventiamo meno radiosi. Portare integralmente ("indossare" il bambino), non solo quando il passeggino è scomodo o a discrezione dell'adulto, è uno stile di vita che motiva, permette di comprendersi mutualmente e sincronizzarsi sullo stesso ritmo.
Dormiamo assieme ai nostri genitori e siamo allattati finchè ne abbiamo desiderio. Si parla di mesi di allattamento ma il bambino chiede anni e così favorisce la distanza tra un parto e l'altro e la salute della sua mamma. Quando si riceve per almeno tre anni tutto ciò che ci serve non c'è motivo di essere "gelosi" di un nuovo fratellino.
Un semplice pezzo di stoffa?
Il nostro alleato più prezioso diventa un banale pezzo di stoffa che usiamo per portare il bambino più agevolmente. Tenendo sempre il bambino lì dentro fin dalle prime settimane di vita, ci rieduchiamo a fare le nostre cose con lui e scopriamo di essere liberi assieme. Quando il bambino esprime il desiderio di scendere per cominciare a gattonare, noi restiamo immersi nelle nostre attività e lo riprendiamo in braccio non appena torna da noi, che sia per poppare, per dormire o "semplicemente" per starci in braccio. Occupandoci nelle nostre faccende restando ricettivi alle richieste del bambino stiamo facendo ciò che è previsto e infatti ci sentiamo gratificati. Si instaura una relazione fantastica con il bambino e ci accorgiamo di come lui sappia gestire le sue attività, sia in grado di destreggiarsi nell'ambiente, sappia ciò che può o non può fare, non corra in continuazione rischi e pericoli. Le tipiche crisi, le scene, i "capricci", le "fasi" dei bambini scompaiono per far capolino quando non stiamo bene, quando proiettiamo sul bambino nervosismi e ansie. Delle volte siamo stanchi, abbiamo fatto baruffa o ci sembra che stia sempre alla tetta. A queste sollecitazioni stressanti il bambino reagisce: che cosa ci vuole dire? Di fermarci e rimediare, ritrovando l'atteggiamento giusto. Il bambino reclama un adulto che lo accoglie quando ne ha bisogno, calmo e tranquillo, fermo ma non arrabbiato, senza prendersela con lui.
Non dando corda al comportamento improprio del bambino, il "capriccio" si risolve rapidamente - ciò non vuol dire reprimere la propria rabbia o trascurare il bambino bensì prendere sul serio invece della sua provocazione la richiesta implicita e urgente di essere accolto e apprezzato incondizionatamente.
Respirando creiamo tutto lo spazio possibile per questo bambino affinché possa venire da noi, senza lasciarci innervosire da quello che sta facendo, senza giudicarlo o sentirsi in colpa. Senza pensare è idiota, è terribile, è una peste, tutte fandonie che osiamo anche dire. Allora si tranquilizzerà e verrà da noi - è infatti quello che reclama con tutte le sue forze. Lo stesso discorso vale in caso di pianto disperato e inconsolabile.
Non solo i genitori
Tutti noi abbiamo la possibilità di dare un piccolo contributo affinchè i bambini di oggi siano il più possibile in contatto con la loro energia vitale e risplendano della loro luce interiore.
Possiamo sostenere i genitori nel loro compito appoggiandoli nelle scelte "anticonformiste" sulla cura dei figli.
Possiamo rivolgerci a tutti i bambini con amore e rispetto, dicendo loro la verità, essendo sinceri e coerenti, trasmettendo loro i valori che riteniamo importanti.
Possiamo fare molto meravigliandoci di fronte alla loro competenza e divertirci lasciandoli osservare e poi imitare, ricordandoci che ogni volta che facciamo per un bambino quello che può fare lui da solo andiamo a minare la sua capacità e la sua autostima.
In particolare di fronte al pianto, al comportamento non adeguato, all'incidente empatia, solidarietà, sostegno e fermezza nel porre limiti diventano importanti. L'adulto si guadagna il ruolo di guida affidabile e il bambino impara le regole sociali senza disimparare ad esprimere le emozioni. Restiamo tutti radiosi.
martedì 20 aprile 2010
[Pa3] La solitudine dei genitori
Uno dei motivi per cui si fa una famiglia, almeno uno dei miei, è avere qualcuno con cui stare, qualcuno che condivide con te la tua vita, che ti segue o che devi seguire, che testimonia che sei esistito.
Io ricordo con grande piacere la mia famiglia di origine, ho avuto un ottimo rapporto con mio padre e l'ho ancora con mia madre le mie sorelle.
Grande è stato lo stupore quando mi sono accorto che la vita del genitore è fatta in gran parte di solitudine.
Gli amici si vedono molto meno. La vita sociale può arrivare ad una uscita settimanale e solo se si è ben organizzati e se si ha un bimbo che dorme poco, almeno i primi mesi è assolutamente nulla.
Le madri nei primi tempi sono distrutte: un po' dal parto un po' dal pupo che mangia ogni 2-3 ore. Le leggende parlano di bambini che appena nati dormono tutta la notte, ma a me non sono capitati. Io ho fatto la guardia durante il servizio militare: 2 ore di servizio e 4 di riposo per 24 ore. Alla fine si è distrutti, immagino cosa voglia dire farlo per alcuni mesi.
Questo porta i padri a doversi occupare della casa, della spesa, di eventuali altri figli in solitudine. Si può chiedere aiuto alle nonne o agli amici, ma molto va fatto da soli.
La maggior parte del tempo si passa o da soli o soli con il pupo. Quando la madre riposa il padre sta col bambino e viceversa, quando uno fa la spesa l'altro è a casa.....
Il bambino per circa 3 anni interagisce solo con urla, con cacche, con frasi sconnesse o con capricci. Un tubo digerente che urla definiva suo figlio un mio amico.
Al di là della fatica, che comunque è tanta nei primi mesi, io non ero preparato a questa situazione. A queste ore in cui non fai altro che tenere in braccio un bambino o spingere una carrozzina o fare compere.
Il discorso si fa ancora più importante per le madri che almeno alcuni mesi restano a casa dal lavoro e quindi non hanno nemmeno quel contatto umano, forse negativo, ma che fa staccare.
Molte son le soluzioni possibili, ma mi pare sarebbe importante evidenziare questa cosa prima che ci si trovi.
Invece è uno di quei segreti che non ti dice nessuno. Forse tutti ci erano arrivati e sono io un poco rincoglionito, però noto come nei film, nei libri o in generale nei discorsi sui figli e la famiglia si parli molto poco dei primi mesi-anni. Nei film i bambini hanno sempre almeno 6-7 anni e anche i nostri ricordi risalgono al tempo dell'asilo e, più precisi, alle elementari.
Ma i primi mesi in cui si sta chiusi in casa perchè è freddo, si dorme pochissimo, non si vede quasi più nessuno, si cambiano pannolini in continuazione... non li racconta nessuno.
E' vero c'è anche chi dice che i primi anni sono i migliori, quindi forse è un problema circoscritto, ma penso che non ci sia una vera conoscenza di questo periodo.
Penso anche che derivi da fatto che un tempo c'erano nonne e dade a disposizione, che la famiglia era più grande, che i problemi venivano affrontati in gruppo.
Ma ora la famiglia nucleare deve gestire tutto da sola e le coppie, che solitamente aspettano alcuni anni ad avere figli, sono abituate a fare una vita molto intensa.
Penso a mio padre che aveva visto il mare per la prima volta a 18 anni, o a mia madre che accudiva la madre paralizzata da anni: per loro la famiglia era un salto di qualità. I primi anni dei figli non differivano molto dalla vita precedente e quelli seguenti invece erano più ricchi.
Il mondo dei neo-genitori mi pare poco esplorato e invece è importantissimo e ricchissimo. Solo i pubblicitari lo conoscono bene. Fra neo-genitori ci si riconosce, ci si confida. Glia altri dopo poco imparano ad evitarti: Parli sempre di pannolini!!!! Ma, cazzo, tu non fai altro da mattina a sera, di cosa altro dovresti parlare!!!!
Descritto così mi rendo conto che questo periodo possa sembrare tremendo.
E' certo un periodo duro e bisognerebbe essere più preparati, ma è bellissimo.
E anche quando sembra insopportabile ci consola sapere che è fondamentale per il nostro futuro rapporto con i figli. E' in questo periodo che si crea quella unione incredibile fra genitori e figli.
E' in questo periodo che si impara cosa vuol dire essere genitori, che si capisce cosa è voluto dire per i nostri genitori averci avuto. Solo dopo aver avuto un figlio si capisce davvero cosa hanno fatto per noi. Si scopre la gratuità del dono.
E tutto questo è impagabile.
Genitori non si nasce, si diventa, e con fatica.
Però quando alle 4 di notte ascoltavo tutto il CD di Einaudi con mia figlia in braccio che piangeva per tutto il tempo, ringraziavo fosse inverno e quindi le finestre fossero chiuse, perchè la tentazione di lanciarla di sotto era forte!!!!!
lunedì 12 aprile 2010
Pa3

Da oggi inizia una nuova rubrica su il Replicante: Pa3.
Prendo in prestito questa sigla da il Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo - Diventare Pa3 in poche, oculate mosse di Gianni Biondillo, Severino Colombo.
Pa3 si può leggere come Pa al cubo: se Pa al quadrato è Papà, Pa al cubo è qualcosa di più. Oppure semplicemente alla latina Pa-ter
Il Pa3 è una nuova figura di padre che non si vuole sovrapporre né sostituire alla madre, ma rivendica la sua posizione e importanza nell'educazione dei figli e nella conduzione della casa.
Sono particolarmente affezionato a questa figura, un po' perchè immodestamente mi ci riconosco, un po' perchè penso sia ormai irrinunciabile ed essenziale.
Dico sempre ai miei amici che noi uomini abbiamo sbagliato generazione. Siamo infatti la classica generazione di mezzo divisa fra il doversi occupare dei figli e l'essere visti ancora come casi strani. Trovo soprattutto difficile il rapporto con le nonne, per le quali il fatto che un uomo dica la sua sui figli è, più che strano, davvero inconcepibile: ti guardano con aria tra il condiscendente e lo stupito e ti liquidano con un'alzata di spalle.
Ho trovato sul sito bobbe questa citazione dal libro I miti del nostro tempo di Galimberti: “(la madre fa) sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti e anche amori, altri dall'amore per il figlio”, ma questo non vale anche per i papà? O almeno per alcuni. Ma la nostra società non pare abbia ancora recepito questa situazione. Anche per l'uomo la nascita di un figlio è uno sconvolgimento totale.
Negli ultimi tempi si è giustamente cominciato a discutere seriamente della condizione della donna divisa fra lavoro e famiglia, delle sue difficoltà, delle discriminazioni che subisce, della fatica a conciliare il tutto, in una società che pretende professionalità, ma non da aiuti. Si parla della famiglia nucleare che non riceve più aiuto da nonni e zii.
Non si parla però quasi mai dei padri. Delle stesse difficoltà che incontra a gestire lavoro e famiglia, ad avere congedi per paternità, assenze per malattie bambino. E senza nemmeno avere un supporto dai propri padri i quali difficilmente si occupavano della prole (felice eccezione mio padre).
Trovo in rete molti blog femminili sulla cura della prole, e molti siti di scambio informazioni fra mamme. Scrive ad esempio Emily nella discusione Mamme del Ghetto: felici o sull'orlo di una crisi di nervi?
vogliamo dire quanto è importante per una madre una "Rete" che funzioni.. fatta di altre madri con cui tenere i figli "a turno" regalandosi un po' di tempo, di amiche pronte ad ascoltare, di strutture come i consultori in cui le persone ascoltino senza fare prediche e aiutino a capire, ad accettare ma anche a cambiare quello che non va. il vero problema delle madri è quando restano "sole"con i loro problemi, con le loro rabbie, con la voglia di scappare che viene in certi momenti...senza questa Rete non ce l'avrei fatta a superare certi momenti in cui una figlia adolescente ti sconvolge la vita e ti sembra che nulla tornerà a posto...
Nulla invece sugli uomini. Ma noi non abbiamo bisogno di una rete? Non ci viene voglia di scappare, non ci sentiamo soli con i nostri problemi?
E poi il tutto viene sempre visto in modo univoco: la madre fa, la madre dice, la madre pensa. Ma non si è in due in coppia? Se il padre non fa nulla lo si dovrà stimolare o costringere, non lasciarlo fare e cercare aiuti esterni.
Vorrei colmare questa lacuna perchè penso che vedere le cose da un punto di vista maschile possa portare novità e miglioramenti (è possibile anche peggioramenti).
Ad es. per i lavori domestici trovo alcune cose davvero troppo faticose e impegnative rispetto al risultato e non capisco perchè non si sia pensato a qualcosa di meglio.
Il mio amico Matteo dice che le donne non hanno mentalità scientifica.
Non so se sia vero, per quanto riguarda i lavori di casa io penso più che altro che siano state fregate. Agli uomini non è mai importato molto cercare di migliorare la situazione perchè non li facevano loro. Le donne facendo 'solo' quelli e non essendo prese dalla frenetica vita moderna, non si preoccupavano troppo di cambiare. Ma stiamo sicuri che se gli uomini avessero stirato non avremmo ancora i ferri da stiro che differiscono da quelli delle nostre nonne solo perchè si riscaldano elettricamente!!!
Per l'educazione dei bambini penso che l'uomo possa aggiungere tranquillità, serenità, autorevolezza, aiuto nel distacco dai figli che crescono. Forse anche queste sono sovrastrutture culturali, ma le madri tendono ad essere più apprensive, più possessive, certo anche più attente e preparate. Gli uomini sono più freddi, sentono meno il distacco che per la madre è stato anche fisico, tendono a stimolare i bambini (anche per cerare di liberarsi).
Credo che l'interazione fra queste due figure porti benefici e non la iper presenza di una delle due.
Scriverò quindi post sui figli, sull'educazione, sulla casa... e mi piacerebbe confrontarmi con altri Pa3 ma anche con altre mamme o vogliamo chiamarle Ma3?




