E io ti ho sollevata figlia per vederlo megilo, io che non parto e sto a guardarti finche' rimango sveglio R.Vecchioni - Stranamore Appartengono alla letteratura tutti i libri che si possono leggere due volte. Nicolás Gómez Dávila Anche un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al giorno N.N. Ho una collezione di conchiglie immensa. La tengo sparsa per le spiagge di tutto il mondo. Steven Wright Mettere in ordine la casa mentre i tuoi figli sono ancora piccoli è come spalare il viale prima che smetta di nevicare. Phyllis Diller Le mie opinioni possono essere cambiate, ma non il fatto che ho ragione Ashleigh Brillant Non voglio raggiungere l'immortalità con il mio lavoro. Voglio arrivarci non morendo Woody Allen Non temere che la fine del mondo arrivi oggi. In Australia è già domani Charles Schultz Prima vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i socialdemocratici io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa. Martin Niemöller I vescovi cubani a Roma, striscione in piazza San Pietro: Dio c'e' guevara Fiorello Baldini - Viva Radio 2 Senti che fuori piove, senti che bel rumore V. Rossi - Sally La Terra possiede risorse sufficienti per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidita’ di alcuni. Ghandi Sei cattivo? Mangia le cipolle Gioia "Come... Come ho fatto ad arrivare qui?" "Ci vorrebbe un altro terrestre per spiegarlo. I terrestri sono bravissimi a spiegare le cose, a dire perchè questo fatto è strutturato in questo modo, o come si possono provocare o evitare altri eventi. Io sono un talfamadoriano, e vedo tutto il tempo come lei potrebbe vedere un tratto delle Montagne Rocciose. Tutto il tempo è tutto il tempo. Non cambia. Non si presta ad avvenimenti o spiegazioni. E' e basta. Lo prenda momento per momento, e vedrà che siamo tutti, come ho detto prima, insetti nell'ambra." "Lei mi ha l'aria di non credere nel libero arbitrio" disse Billy Pilgrim Kurt Vonnegut - Mattatoio N. 5 Gli aerei americani, pieni di fori e di feriti e di cadaveri decollavano all'indietro da un campo di aviazione in Inghilterra. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero, sempre volando all'indietro, e succhiarono proiettili e schegge da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con alcuni bombardieri americani distrutti, che erano a terra e poi decollarono all'indietro, per unirsi alla formazione. Lo stormo, volando all'indietro, sorvolò una città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono i portelli del vano bombe, esercitarono un miracoloso magnetismo che ridusse gli incendi e li raccolse in recipienti cilindrici d'acciaio, e sollevarono questi recipienti fino a farli sparire nel ventre degli aerei. I contenitori furono sistemati ordinatamente su alcune rastrelliere. Anche i tedeschi, là sotto, avevano degli strumenti portentosi, costituiti da lunghi tubi d'acciaio. Li usavano per succhiare altri frammenti dagli aviatori e dagli aerei. Ma c'erano ancora degli americani feriti, e qualche bombardiere era gravemente danneggiato. Sopra la Francia, però, i caccia tedeschi tornarono ad alzarsi e rimisero tutto a nuovo. Quando i bombardieri tornarono alla base, i cilindri d'acciaio furono tolti dalle rastrelliere e rimandati negli Stati Uniti, dove c'erano degli stabilimenti impegnati giorno e notte a smantellarli, a separarne il pericoloso contenuto e a riportarlo allo stato di minerale. Cosa commovente, erano soprattutto donne a fare questo lavoro. I minerali venivano poi spediti a specialisti in zone remote. Là dovevano rimetterli nel terreno e nasconderli per bene in modo che non potessero mai più fare male a nessuno. Kurt Vonnegut - Mattatoio N. 5 La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci I. Asimov - Salvor Hardin, Foundation Col. Kurtz: Lei e’ un assassino? Cap. Willard: Sono un soldato. Col. Kurtz: Ne’ l' uno ne’ l' altro. Lei e’ un garzone di bottega che e’ stato mandato dal droghiere a incassare i debiti sospesi Apocalypse Now Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi diro’ che, nel vostro senso io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. don Milani La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza G. Orwell - 1984 Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore Tiziano Terzani La religione non e' verita', la verita' e' religione Ghandi Avete notato che tutti coloro che sono a favore del controllo delle nascite sono gia' nati? Benny Hill E risuona il mio barbarico yawp sui tetti del mondo W. Wytman - Leaves of grass C'è chi sale e c'è chi scende e c'è chi, come me, sta sdraiato in mezzo a una strada N.N Sono rimasto con un pugno di mosche morte in mano Steve I believe in God And I believe that God Believes in Claude Hair - Manchester England England Come ti senti ragazzo? Cattivo e figlio di puttana signore! Apocalypse now Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all'infamia, uomo fino alla dannazione e all'abisso. Per salvarci, avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei destini che tramano la perplessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda J.L. Borges - Finzioni: Tre versioni di Giuda Poi riflettei che ogni cosa, a ogniuno, accade precisamente, precisamente ora. secoli e secoli, e solo nel presente accadono i fatti; innumerevoli uomini nell'aria, sulla terra e sul mare, etutto ciò che arealmete accade, accade a me J.L. Borges - Finzioni: Il giardino dei sentieri che si biforcano Richy: Ho preso 8 nel compito di francese, per questo ho studiato tutta notte Potsy: Io invece sono andato male, ma ho dormito benissimo Happy days Egoista, certo, perchè no, perchè non dovrei esserlo, quando c'ho il mal di stomaco con chi potrei condividerlo? V. Rossi - Cosa succede in città Gli uomini di Bologna sono i più gentili, mordaci e dabbene di tutta Italia, per cui anche avendoli amici, e amici di tutita prova, bisogna permetter loro di dir male e di prendersi beffe di voi, almeno un paio di volte al mese. Senza questo sfogo creperebbero; voi ne perdereste degli amici servizievoli e devoti, ed il mondo degli spiritni allegri e frizzanti. Quanto alle donne sono le più liete e disimpacciate che si possono desiderare.... I. Nievo - Le memorie di un ottuagenario Umano è quello che fannno gli uomini Soprannaturale è quello che fanno i santi No Umano è quello che fai tu Soprannaturale è quello che dovresti fare tu Kyra Bene, voi lo spate quanto me, le ragazze non sono realmente morali. Sa il cielo che noi abbiamo abbastanza nella testa per riuscire ad essere a un tempo queste due difficili cose: pratiche e romantiche. Sono assolutamente certa che non è mai vissuta una sola ragazza in possesso di una vera coscienza. I ragazzi hanno una morale, le ragazze hanno canoni standard. Questa è pressapoco l'unica grande e profonda differenza che esiste fra ragazzi e ragazze. Forse ecco perchè tutte le grandi religioni le hanno inventate i ragazzi, mentre le ragazze, a quanto pare, non sono destinate a inventare altro di più bello delle lettere d'amore e delle liste della spesa! D.Grubb - Le voci di Glory La donna non è una fortezza da espugnare, ma un giardino in cui passeggiare Kyra Ciò che apparente non ha senso è un po' difficile da spiegare, ma forse solo perchè ha ragioni più profonde di ciò che apparentemente il senso ce l'ha M.di Franco - 54 giorni sulla cima del monte bianco Il prossimo sono quelle persone che Dio ha mandato sulla terra per ricordarci che siamo soli Frate indovino Sono cose che si possono perdonare ma non dimenticare Kyra Lontano è ciò che lo è e profondo il profondo chi lo può toccare? Ecclesiaste 7-24 NULLI SE DICIT MULIER MEA NUBERE MALLE QUAM MIHI NON SE JUPITER IPSE PETAT DICIT: SED MULIER CUPIDO QUOD DICIT AMANTI IN VENTO ET RAPIDA SCRIBERE OPORTET AQUA La mia donna dice che preferisce concedere il suo amore a me che a chiunque altro, anche se la richiedesse lo stesso Giove. Dice: ma ciò che una donna dice all'amante impazzito di amore è meglio scriverlo nel vento e nell'acqua che scorre Catullo - Poema 70 Dopo un viaggio lungo e duro sono come una corda sfibrata e logora. Mi siedo e mi intreccio con nuovi fili... restando immobile sogno e ricordo i consigli di mio padre e le parole dei canti e le grida di tutti gli uccelli. Non parlo perchè ogni parola è una fibra che si strappa. Nessuno mi può toccare perchè ogni contatto porta via un pezzo di me. Anche tu devi imparare a fare altrettanto. Impara a stare in silenzio. Tracciati attorno un cerchio e non permettere anassuno di entrarvi M. West - Il navigatore Mi dici di avere pochi amici ma buoni. La dichiarazione, sta pur certo, è per la massa e per i bambini. E' una dichiarazione che vale per tutti quelli che non possono imporsi all'ambiente che li circonda. Per te, uomo valoro, apostolo deciso, la consegna è quest'altra: molti amici e cattivi- uanti umoni "cattivi" devono tornare a Cristo per l'amicizia di un apostolo di Dio J.U. Loidi - Il valore divino dell'umano ...ma lei non capì cosa intendevo e io detesto spiegare una metafora. O mi si capisce oppure no. Non sono mica un'esegeta H. Boll - Opinioni di un clown Quello che sta fuori, a questo mondo ciascuno "sta fuori" rispetto agli altri, trova una cosa sempre peggiore o migliore di quello che ci sta dentro, sia la "cosa" felicitrà o infelicità, pena d'amore o "decadenza artistica" H. Boll - Opinioni di un clown il suo sguardo, al risveglio, è come un uccello che muore all'improvviso in pieno volo e precipita, precipita nell'iimensità delle disperazione H. Boll - Il treno era in orario "Senza di me non potresti più vivere?" "Si" risponde lui, e il suo cuore è così pesante che non ce la fa a ridere, e pensa: ora dovrei aggiungere perchè ti amo, il che sarebbe vero e non vero. Se lo dicessi dovrei baciarla, e sarebbe una menzogna, tutto sarebbe una menzogna, eppure potrei dire in piena coscienza: Ti amo, ma dovrei poi dare una lunga, lunga spiegazione, una spiegazione che non conosco ancora io stesso. Ecco ancora i suoi occhi, molto dolci e amorevoli e felici, il contrario degli occhi che ho tanto desiderato... che tanto desidero... e ancora una volta egli dice, guardando in fondo a quegli occhi: "Senza di te non potrei più vivere" e adesso sorride... H. Boll - Il treno era in orario Io le cose, forse, le vedo troppo oggettivamente in astratto e troppo soggettivamente in concreto Kyra Si può realizzare qualcosa di veramente serio con uomini che hanno paura dell'acqua fredda in una mattina d'inverno? J.U. Loidi - Il valore divino dell'umano ...ma non si è soli quando un altro ti ha lasciato, si è soli se qualcuno non è mai venuto R. Vecchioni - Ultimo spettacolo Je ne cherche pas. Je trouve N.N. VOCATUS ATQUE NON VOCATUS, DEUS ADERIT Chiamato o no (il) dio sarà presente M.West - Un mondo di vetro Je crie l'amour sur le mur N.N. Io vorrei rivederti per fare l'amore, non sognarti quando il sogno comincia a finire R.Vecchioni - Vorrei Ma anche nel peccato, l'atto dell'amore, compiuto con amore, si adombra della divinità M.West - L'avvocato del diavolo (Noi) trascendiamo dai limiti umani per svaporare nella sfera dell'infinito e dell'indefinito ORA CI CHIAMIAMO SPAZIO la luce della rivelazione dell'Uno ci ha resi non più uomini della terra, ma componenti peculiari dell'incommensurabile infinità dello spazio Kyra
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giovedì 24 maggio 2012

[pa3] - Campione statistico non significativo


Il mio campione statistico non è attendibile.
Feci questa considerazione molti anni fa, quando a Bologna il PCI raggiungeva percentuali intorno al 51% e io non conoscevo nessuno, dico nessuno, che votasse PCI, al massimo social-democratici.

Quella che mi accingo a fare dunque non è un'analisi statistica ma un gioco per ribaltare alcuni luoghi comuni e notare come, almeno nel mio ambiente, le cose non siano come spesso si credono.

Voglio analizzare uomini e donne fra i 35 e i 50 anni con figli in età scolare (al massimo primi anni delle superiori).

LE DONNE
Lavorano tutte, la maggior parte part-time o comunque nello stato, ma ci sono anche medici e avvocati. Si occupano molto dei figli ma non solo senso classico, fanno infatti le rappresentati di classe, si interessano attivamente dei problemi della scuola, si occupano di politica soprattutto a livello locale.
Quando parlano fra di loro non affrontano mai temi quali i vestiti, la forma fisica, le creme di bellezza, ma parlano di problemi dei figli, della scuola, della società. Non sono angosciate dagli anni che passano, ma anzi sono sicure di sé, decise, concrete e...belle.
Il lavoro e la maternità coniugati non senza sforzo ma con ottimi risultati, le rendono positive, attive, concrete.
Si occupano della casa ma in condivisione coi mariti e non è il loro principale problema.
I figli sono al primo posto, ma partendo da questo arrivano ad interessarsi della società in toto, a seguire i lavoro nel parco come le manovre finanziarie del governo.
Se lavorano meno degli uomini è perchè la maternità occupa un posto preminente nei loro interessi e perchè le scelte famigliari spingono ovviamente a far lavorare meno chi comunque deve astenersi dal lavoro per periodi che variano dai 5 mesi obbligatori all'anno, per ogni figlio.
GLI UOMINI
Lavorano nei più diversi settori e solitamente più delle mogli, ma soprattutto per il motivo sopra spiegato.
Si occupano intensamente della cura e soprattutto dell'educazione dei figli, partecipando alle attività scolastiche, accompagnandoli nelle attività extra-scolastiche o semplicemente ludiche.
Sono papà presenti soprattutto nei giochi, nelle letture, nello studio.
Condividono i lavori di casa anche perchè le mogli lavorano quasi quanto loro e diventa difficile non cucinare quando la mogli torna a casa dopo di te.
Quando parlano fra di loro parlano di politica, soprattutto rapportata alle condizioni economiche personali, di figli, di vacanze e di progetti futuri.
Non si interessano assolutamente di calcio, se non in casi rarissimi, e si trovano per vedere l'Italia solo se si fa una grigliata.
Si trovano spesso in contrasto o meglio in competizione con le mamme per la gestione dei bambini, per due motivi principali.
Il primo è perchè sono nuovi in questo argomenti e con pochi esempi da seguire, sono quindi un po' casuali e le mamme poco disponibili a concedere spazi nel loro mondo affettivo-educativo fino a ieri assolutamente esclusivo.
Il secondo è che vedono l'educazione in modo più diretto, meno dolce e più fisico. Sono disposti a giocare, ad insegnare ad andare in pattini o bici, a leggere e raccontare storie, meno a curare febbri, ad ascoltare gnole o preparare vestiti.

Insomma coppie in cui la cura dei figli e della casa viene equamente distribuita, con le dovute differenze date dal lavoro, dalla società, dalle inclinazioni personali. Uomini e donne che affrontano insieme la difficile gestione della vita e della famiglia.

Analisi, ripeto, senza alcuna valenza statistica, ma secondo me interessante per vedere le cose che ci circondano con occhi diversi. Non tutti sono come nel mio ambiente, ma nemmeno tutti siamo come le statistiche nazionali. Troppo abituati alle percentuali tendiamo ad attribuire a tutti quello che fa la maggioranza e quindi a comportarci o lamentarci di conseguenza. Penso che veder i lati positivi della nostra società possa solo farci bene.

giovedì 11 agosto 2011

[Pa3] - Giocattoli




Qualche tempo fa, anche per mettere un po' a posto la stanza, abbiamo contato e diviso per tipo i peluches e le barbie.
Risultati:

Peluches
Orsi 21
Cani 19
Felini 17
Rane 12
Pesci 11
Cavalli 8
Elefanti 8
Papere 8
Topi 8
Coccodrilli 6
Conigli 6
Draghi 4
Mucche 4
Giraffe 3
Ippopotami 3
Pecore 3
Scimmie 3
Castori 2
Procioni 2
Puzzole 2
Scoiattoli 2
Cicogne 1
Ermellini 1
Fenicotteri 1
Giufi 1
Lemming 1
Maiali 1
Ricci 1
Strizzi 1
Talpe 1
Totale 161

Le barbie sono solo 51

martedì 9 agosto 2011

[Pa3] - Proud to be a dad


Scrivo due righe per segnalare questo bellissimo sito Proud to be a dad - riflessioni e sfoghi di una categoria tanto necessaria

E' il diario di un papa' oroglioso. Scrive quasi tutti i giorni, considerazioni semplici ma profonde, che condivio in pieno. E' il primo sito che trovo che parli dei papa', delle loro speranze, dei loro desidere, delle loro fatiche, dell'oroglio di essere padri.
Trovo invece molti siti delle mamme, molti gruppi di discussione. Noi uomini siamo forse meno portati a parlare dei nostri sentimenti, e la societa' che ci circonda ancora poco pronta recepire i nostri sfoghi.
Il padre e' ancora considerato  il capo famiglia, duro, severo, che insegna a comportarsi bene, mentre la mamma e' la dolceza e l'amore. E se in questo qualcoda di vero c'e' e' pero' anche vero che i papa' provano ina varitea' e una intensita' di sentimenti ancora inesplorati.
Avanti cosi' allora Pa3!!!!

venerdì 14 gennaio 2011

[Pa3] - Identità di un papà incinto


Copio questo interessante articolo.
Forse un po' datato: le cose ora vanno un po' meglio, in sala parto ti invitano ad entrare, i corsi pre-parto hanno sezioni specifiche per gli uomini ma la condizione di fondo mi pare immutata


La nascita di un figlio, questo evento che sa di "miracolo" e che al contempo ci immerge dentro una compiaciuta nostalgia del mistero della Creazione, come a rammentarci, sia pure solo per uno spizzico infinitesimo di tempo, quel momento felice in cui tutti eravamo amore eterno, lo stesso amore a cui ora aneliamo, rappresenta un fenomeno che include al suo interno tutto un universo femminile fatto di mamma e di nonne, di ostetriche e di mamme altre, di zie e di tate, tutte accomunate dall'essere feconde e accoglienti come la terra e come la natura, cui spesso si da, per l'appunto, l'appellativo di madre. 
E il padre? 
Questo sconosciuto, questo povero Carneade, di cui in pochi si curano?
E i suoi sentimenti, le sue emozioni, i suoi dubbi, le sue frustrazioni mal celate, la sua gioia, il suo desiderio di scoppiare in lacrime, in riso, in urla che avvisino il mondo ignaro del nuovo evento, questo "piccolo essere" chiamato padre a cui viene riservato il ruolo un po' fantozziano di ricevere dalle braccia di una esperta e sbrigativa infermiera il bimbo già lavato e vestito, per mostrarlo, con prese impacciate, attraverso dei tristissimi ma, quanto mai, opportuni vetri ad un "branco selvaggio" di parenti e amici, questo uomo che incarna l'universo virile della mascolinità, in quale luogo dell'evento viene relegato?
Quale livello di attenzione gli si propone?
Che tipo di ascolto gli si offre? 
Tutto inizia, male, già dal ginecologo, quando il bimbo è ancora nella pancia. A stare di fronte allo specialista in camice bianco non si è in due. Lui, lo specialista, maschio o femmina che sia, vede esclusivamente la "gravida", il resto è solo un'appendice. Non si tratta di un "marito-futuro padre" in apprensione e con mille domande da fare, ma solo di un'appendice, talvolta persino fastidiosa, dell'unica protagonista: la mamma! La mia esperienza con ginecologi di entrambi i sessi è stata sempre frustrante. Bassissimo il livello di attenzione prestatemi, e, persino di fronte a mie domande specifiche ho trovato risposte frettolose e sguardi fermi su ricette e documenti medici, mai sollevati per incontrare i miei occhi, a dare almeno l'impressione di una risposta consapevole.
Prosegue peggio in ospedale, dove il papà, di solito, viene preso in considerazione solo per essere invitato ad andare via, dalla stanza di degenza, dalla stanza della visita medica, dalla sala travaglio, dalla sala parto. E la fatica, il tempo e i soldi spesi per il corso preparto? Là dove ti insegnano le tecniche per aiutare la tua lei nel respiro, per assisterla sul piano psichico, per starle vicino sul piano nervoso? Se poi non ti permettono di vivere accanto a lei tutti i passaggi che precedono il parto a cosa ti serve aver acquisito tutte queste tecniche? Ahimè, dentro la maggior parte delle nostre strutture ospedaliere si ritiene che il parto sia un evento esclusivamente al femminile!
E infatti non va meglio al momento del parto, il cuore della "commedia", il culmine dell'opera che si compie. Questo è il momento in cui il papà del nascituro deve mettere in atto tutte le alchimie possibili per riuscire ad ottenere ciò che, tutto sommato, dovrebbe appartenergli naturalmente. La possibilità di assistere la sua compagna in un momento così delicato e di massima intimità e condivisione, nonché la possibilità di veder nascere il proprio figlio. In questo senso la mia esperienza è stata ancora una volta disarmante, dal momento che, nonostante gli accordi presi con il ginecologo circa la mia presenza in sala parto, quando è giunto il momento, nessuno tra infermieri e medici sapeva che avrei dovuto assistere e così ho visto il lettino di mia moglie varcare la soglia oltre la quale io non potevo andare, bloccato da un personale, in questo caso, molto solerte. Solo per via della mia insistenza il ginecologo alla fine si è ricordato del nostro accordo e mi ha fatto entrare laddove di lì a poco sarebbe nata mia figlia. 
E per concludere questo iter di frustrazioni e di solitudine ospedaliere, a parto avvenuto, al papà, al di là dei primi momenti, nei quali viene solo concesso di godere della presenza di "quest'esserino" minuscolo che ancora bisogna imparare a conoscere, subito dopo è relegato "fuori da tutto", e la sua presenza accanto a figlio e madre è regolata esattamente come quella di un normale visitatore. Questo va proprio al di là di ogni logica naturale, civile e morale! 
Giunti finalmente a casa, il "branco selvaggio" di amici e parenti si precipita a rovinare quel poco di intimità che la nuova famiglia sta cercando faticosamente di costruire, e anche in questo caso, fatta eccezione per la banalissima domanda "come ti senti ora che sei babbo"? spesso formulata senza neanche attendere una risposta, tutte le attenzioni sono per il piccolo e per la mamma. Qui, bisogna riconoscere anche quelli che sono i limiti e la superficialità dell'universo mascolino, all'interno del quale il dialogo difficilmente trova la via dei sentimenti e delle emozioni, lasciando spazio, più facilmente, ad argomenti futili, quali il calcio e il lavoro. Come siamo poveri e paurosi noi maschi quando si tratta di affrontare la nostra intimità!
Fatta questa rapida disamina di ciò che accade ad un padre normale, che non può permettersi la camera privata in una lussuosa e confortevole clinica all'avanguardia, proviamo a considerare quelli che potrebbero, invece, essere i bisogni di un papà incinto. Basterebbe veramente poco! Basterebbe semplicemente che tutti gli interlocutori a cui ci si rivolge quando si è consapevolmente dentro l'evento nascita, si ricordassero che di fronte non hanno solo una mamma da accudire, ma una coppia. Una coppia i cui componenti hanno esigenze differenti, ma che, il più delle volte condivide uguali paure, uguali dubbi, identiche emozioni. E se per un verso è alla mamma che bisogna rivolgere il massimo delle attenzioni, per l'altro occorre ricordare che anche il papà ha necessità di tirare fuori le sue emozioni.
La mia esperienza mi dice che avrei voluto interagire di più con i conduttori e con gli altri padri del corso preparto, mi sarebbe piaciuto fare più domande ed avere più risposte dal ginecologo, per fugare dubbi e paure circa la salute della mia compagna e del bimbo nella pancia, e ancor di più avrei gradito un trattamento "umano", ancor prima che da marito e da padre, in ospedale, dove esistono solo "casi clinici" e difficilmente i medici incontrano persone.
Adesso che la mia bimba è nata, credo possa essere importante raccontare agli altri padri o futuri padri, che, a distanza di mesi le mie emozioni non sono per nulla sopite, che ancora oggi mi commuovo quando la tengo in braccio, mi "sciolgo" quando mi sorride e allunga verso di me le sue braccine mi diventano gli occhi umidi se la vedo nel suo lettino dormire beatamente, e che non posso fare a meno di parlare di lei con amici e persino con colleghi di lavoro, che mi confronto continuamente con la sua mamma circa la salute, le vaccinazioni e su ogni cosa che la riguarda, condividendo anche le paure, perché è soprattutto sulle paure che non bisogna mai tacere, proprio per non dare loro maggiore valenza di quanta non ne abbiano realmente e non amplificare problemi talvolta banali.
Trovo anche molto utile il confronto tra padri, in un dialogo tutto al maschile, circa le dinamiche dell'infanzia, condividendo le diverse esperienze. Ma in tal senso sono pochissimi i miei interlocutori. Sarebbe bello incontrare sul piano delle emozioni tanti altri papà e raccontare loro come ogni giorno guardando mia figlia riesco a stupirmi per il semplice fatto che è mia figlia, e ancora, come nulla per me è tanto straordinario quanto cullare la mia piccola bimba e sentirla dormire tra le mie braccia.
Buona paternità a tutti.

da: Suggerimenti dall'enciclopedia di Diderot
in "Lettera di Famiglia" n. 26, luglio 2002, pagg. 11-13 - Oasi Cana

martedì 28 settembre 2010

[Pa3] - Bambini Radiosi


Dal sito Bambino Naturale mia moglie mi ha girato questo articolo di Clara Scropetta, lo riporto perchè mi pare molto bello e condivisibile.

Forse in alcuni punti è un po' eccessivo, ma direi che è più o meno quello che abbiamo cercato di fare con i nostri figli.

Concludo con una frase che ho letto tempo fa e riassume un po' tutto il ragionamento: “Aiutami a fare da solo”

Si può anche scaricare a questo indirizzo

BAMBINI RADIOSI
Cosa si può fare per non intaccare la gioia di vivere dei nostri figli

di Clara Scropetta

Il bambino non è poi così diverso dall'adulto e fin da prima di nascere è una persona completa a tutti gli effetti, anche se si affida all'adulto per essere accudito finchè non può farlo da solo. Entusiasmo, creatività, spontaneità, voglia di vivere, curiosità, energia vitale...sono qualità diffuse nei bambini che dovrebbero essere abbondanti anche nell'adulto.
Quelle che consideriamo invece proprie dell'età adulta (responsabilità, serietà, competenza, impegno...) sono presenti in tutti i bambini. Istintivamente sappiamo cosa ci serve, come procurarcelo e lo facciamo con piacere, non controvoglia.

Il primo passo verso un bambino radioso è riconoscere che sia come noi adulti, competente e allo stesso tempo gioioso.

Il malessere di noi adulti

E se noi adulti non siamo gioiosi? Soltanto recuperando la gioia siamo in grado di avere un comportamento maturo.

Come mai questa gioia si è persa? Cosa si nasconde dietro la nonna contraria all'allattamento al seno del nipote o al bravo primario che interviene su ogni partoriente?

Sofferenza. Da generazioni non siamo concepiti come dev'essere, nostra madre incinta è stata male o ha fatto sacrifici, fin dal principio non siamo accolti fino in fondo. Alla nascita abbiamo sofferto e fatto soffrire nostra madre - volevamo nascere ma qualcosa lo impediva e infine, invece di ritrovarci nelle sue braccia, eravamo in mani estranee. Abbiamo sofferto così tanto che ci sembra di non ricordare. Ci aspettavamo di ricevere il latte materno ma ci è stata data al suo posto una bibita strana in un contenitore artificiale oppure ne abbiamo ricevuto solo un po' - quando avevamo fame, dovevamo aspettare e imparare a nutrirci ad orario, poi sul più bello è arrivato il momento dello svezzamento. Ci è stato impedito di fare o toccare quello che ci interessava e siamo stati dirottati su altre attività, reputate pedagogicamente rilevanti. Siamo stati aiutati a fare quello che avremmo tanto voluto imparare a fare da soli, gradatamente, assaporando ogni passo. Siamo stati infilati in box "per la nostra sicurezza" e magari anche messi a dormire in un'altra stanza.

Piangevamo, ma ci hanno lasciato fare così ci siamo abituati alla solitudine, alla mancanza, all'inedeguatezza. Ci hanno messo pressione per imparare a camminare e parlare prima possibile, senza rispetto per le tappe di crescita e siamo stati separati dall'ambiente familiare molto precocemente. Le nostre richieste sono state ignorate e ridicolizzate.

Questo grande dolore se resta a livello inconscio spesso ci induce ad agire in modo che gli altri soffrano almeno altrettanto. È il caso del medico chirurgo e della nonna, che non hanno la forza per dire "basta" e rompere la catena di sofferenza. Lo stesso meccanismo ci fa andare a lavorare invece di restare a casa con nostro figlio come reputeremmo giusto. Ci porta a restare in situazioni che ci fanno star male, perchè "funziona così per tutti" ed è vero che la maggior parte di noi vive sacrificandosi. Manca la pulsione positiva ad essere pienamente se stessi e il coraggio di prendere decisioni valutando le reali priorità personali.

I bisogni fondamentali dell'essere umano

Per rompere questo meccanismo dobbiamo prendere coscienza delle nostre esigenze fondamentali quali esseri umani. Esse sono indispensabili per uno sviluppo pieno del nostro potenziale e per uno stato di salute che si esprime sotto forma di bellezza, armonia e integrità. Lungi dall'essere un lusso o un capriccio, sono una concreta necessità biologica per crescere bene, sani e belli.

Per essere radiosi ci vogliono un padre e una madre che si incontrino e si uniscano sessualmente nel piacere più profondo e ci concepiscano consapevolmente seguendo la voce interiore che sia giunto il momento. Nulla di materiale serve a un figlio ma molto di spirituale.

Fin dal primo istante siamo bene accetti, dai genitori e da chi li circonda (futuri nonni, famiglia, amici). Tutti accolgono il nostro arrivo con gioia senza preoccuparsi o dire che non sia il momento opportuno.

La nostra mamma sta bene ed è serena per tutti questi nove mesi e dopo.

Possiamo nascere quando è il nostro momento senza essere monitorati, accelerati, rallentati, tirati fuori. La comunicazione fluida e empatica con la madre viene lasciata intatta. Non è sufficiente nascere vivi senza malformazioni: perché accontentarci di questo? La vita ci offre molto di più!

Nutriti dalla gioia nasciamo belli, forti, sani, felici...radiosi.

Non veniamo separati o allontanati da nostra madre, che ci accoglie come prevede la natura. Niente confusione, agitazione, attività o fretta. C'è silenzio e pace. Nel tepore del corpo materno c'è tempo per cominciare a respirare, ad annusare, ad orientarsi e a dirigersi verso il seno.

Questo trattamento umano imprescidibile ora lo riceviamo negli ospedali "amici dei bambini" o grazie alla presenza di un medico speciale. Naturalmente un pochino interferiscono, per via dei protocolli e di una presunta sicurezza.

È un bisogno fondamentale essere assieme alla madre. Poter assaporarne fin dal primo momento l'odore, il sapore, la pelle e lo sguardo e continuare a farlo per mesi, vicini alle poche cose essenziali: latte, calore e amore. Non ci serve l'arsenale di ciucci, biberon, carrozzine e tutta la valanga di oggetti "indispensabili per il neonato" quanto piuttosto il contatto fisico, la voce e il movimento sul corpo di un adulto. Immobili nel passeggino, con il ciuccio in bocca, non è detto che non ci manchi nulla solo perchè non piangiamo. Il contatto continuo, pelle contro pelle, nutre e scalda sia il bambino che la madre: una sinfonia di odori e sapori, un cullarsi al ritmo del cuore e del passo, un danzare i cambi di posizione e ammirare il viso della mamma da vicino.

Apprendiamo guardando quello che fa dalla sua prospettiva. Portare i bambini è necessario quanto allattarli - farne a meno compromette l'abilità psico-motoria e l'apertura verso il mondo. Diventiamo meno radiosi. Portare integralmente ("indossare" il bambino), non solo quando il passeggino è scomodo o a discrezione dell'adulto, è uno stile di vita che motiva, permette di comprendersi mutualmente e sincronizzarsi sullo stesso ritmo.

Dormiamo assieme ai nostri genitori e siamo allattati finchè ne abbiamo desiderio. Si parla di mesi di allattamento ma il bambino chiede anni e così favorisce la distanza tra un parto e l'altro e la salute della sua mamma. Quando si riceve per almeno tre anni tutto ciò che ci serve non c'è motivo di essere "gelosi" di un nuovo fratellino.

Un semplice pezzo di stoffa?

Il nostro alleato più prezioso diventa un banale pezzo di stoffa che usiamo per portare il bambino più agevolmente. Tenendo sempre il bambino lì dentro fin dalle prime settimane di vita, ci rieduchiamo a fare le nostre cose con lui e scopriamo di essere liberi assieme. Quando il bambino esprime il desiderio di scendere per cominciare a gattonare, noi restiamo immersi nelle nostre attività e lo riprendiamo in braccio non appena torna da noi, che sia per poppare, per dormire o "semplicemente" per starci in braccio. Occupandoci nelle nostre faccende restando ricettivi alle richieste del bambino stiamo facendo ciò che è previsto e infatti ci sentiamo gratificati. Si instaura una relazione fantastica con il bambino e ci accorgiamo di come lui sappia gestire le sue attività, sia in grado di destreggiarsi nell'ambiente, sappia ciò che può o non può fare, non corra in continuazione rischi e pericoli. Le tipiche crisi, le scene, i "capricci", le "fasi" dei bambini scompaiono per far capolino quando non stiamo bene, quando proiettiamo sul bambino nervosismi e ansie. Delle volte siamo stanchi, abbiamo fatto baruffa o ci sembra che stia sempre alla tetta. A queste sollecitazioni stressanti il bambino reagisce: che cosa ci vuole dire? Di fermarci e rimediare, ritrovando l'atteggiamento giusto. Il bambino reclama un adulto che lo accoglie quando ne ha bisogno, calmo e tranquillo, fermo ma non arrabbiato, senza prendersela con lui.

Non dando corda al comportamento improprio del bambino, il "capriccio" si risolve rapidamente - ciò non vuol dire reprimere la propria rabbia o trascurare il bambino bensì prendere sul serio invece della sua provocazione la richiesta implicita e urgente di essere accolto e apprezzato incondizionatamente.

Respirando creiamo tutto lo spazio possibile per questo bambino affinché possa venire da noi, senza lasciarci innervosire da quello che sta facendo, senza giudicarlo o sentirsi in colpa. Senza pensare è idiota, è terribile, è una peste, tutte fandonie che osiamo anche dire. Allora si tranquilizzerà e verrà da noi - è infatti quello che reclama con tutte le sue forze. Lo stesso discorso vale in caso di pianto disperato e inconsolabile.

Non solo i genitori

Tutti noi abbiamo la possibilità di dare un piccolo contributo affinchè i bambini di oggi siano il più possibile in contatto con la loro energia vitale e risplendano della loro luce interiore.

Possiamo sostenere i genitori nel loro compito appoggiandoli nelle scelte "anticonformiste" sulla cura dei figli.

Possiamo rivolgerci a tutti i bambini con amore e rispetto, dicendo loro la verità, essendo sinceri e coerenti, trasmettendo loro i valori che riteniamo importanti.

Possiamo fare molto meravigliandoci di fronte alla loro competenza e divertirci lasciandoli osservare e poi imitare, ricordandoci che ogni volta che facciamo per un bambino quello che può fare lui da solo andiamo a minare la sua capacità e la sua autostima.

In particolare di fronte al pianto, al comportamento non adeguato, all'incidente empatia, solidarietà, sostegno e fermezza nel porre limiti diventano importanti. L'adulto si guadagna il ruolo di guida affidabile e il bambino impara le regole sociali senza disimparare ad esprimere le emozioni. Restiamo tutti radiosi.

martedì 20 aprile 2010

[Pa3] La solitudine dei genitori


Uno dei motivi per cui si fa una famiglia, almeno uno dei miei, è avere qualcuno con cui stare, qualcuno che condivide con te la tua vita, che ti segue o che devi seguire, che testimonia che sei esistito.

Io ricordo con grande piacere la mia famiglia di origine, ho avuto un ottimo rapporto con mio padre e l'ho ancora con mia madre le mie sorelle.

Grande è stato lo stupore quando mi sono accorto che la vita del genitore è fatta in gran parte di solitudine.

Gli amici si vedono molto meno. La vita sociale può arrivare ad una uscita settimanale e solo se si è ben organizzati e se si ha un bimbo che dorme poco, almeno i primi mesi è assolutamente nulla.

Le madri nei primi tempi sono distrutte: un po' dal parto un po' dal pupo che mangia ogni 2-3 ore. Le leggende parlano di bambini che appena nati dormono tutta la notte, ma a me non sono capitati. Io ho fatto la guardia durante il servizio militare: 2 ore di servizio e 4 di riposo per 24 ore. Alla fine si è distrutti, immagino cosa voglia dire farlo per alcuni mesi.

Questo porta i padri a doversi occupare della casa, della spesa, di eventuali altri figli in solitudine. Si può chiedere aiuto alle nonne o agli amici, ma molto va fatto da soli.

La maggior parte del tempo si passa o da soli o soli con il pupo. Quando la madre riposa il padre sta col bambino e viceversa, quando uno fa la spesa l'altro è a casa.....

Il bambino per circa 3 anni interagisce solo con urla, con cacche, con frasi sconnesse o con capricci. Un tubo digerente che urla definiva suo figlio un mio amico.

Al di là della fatica, che comunque è tanta nei primi mesi, io non ero preparato a questa situazione. A queste ore in cui non fai altro che tenere in braccio un bambino o spingere una carrozzina o fare compere.

Il discorso si fa ancora più importante per le madri che almeno alcuni mesi restano a casa dal lavoro e quindi non hanno nemmeno quel contatto umano, forse negativo, ma che fa staccare.

Molte son le soluzioni possibili, ma mi pare sarebbe importante evidenziare questa cosa prima che ci si trovi.

Invece è uno di quei segreti che non ti dice nessuno. Forse tutti ci erano arrivati e sono io un poco rincoglionito, però noto come nei film, nei libri o in generale nei discorsi sui figli e la famiglia si parli molto poco dei primi mesi-anni. Nei film i bambini hanno sempre almeno 6-7 anni e anche i nostri ricordi risalgono al tempo dell'asilo e, più precisi, alle elementari.

Ma i primi mesi in cui si sta chiusi in casa perchè è freddo, si dorme pochissimo, non si vede quasi più nessuno, si cambiano pannolini in continuazione... non li racconta nessuno.

E' vero c'è anche chi dice che i primi anni sono i migliori, quindi forse è un problema circoscritto, ma penso che non ci sia una vera conoscenza di questo periodo.

Penso anche che derivi da fatto che un tempo c'erano nonne e dade a disposizione, che la famiglia era più grande, che i problemi venivano affrontati in gruppo.

Ma ora la famiglia nucleare deve gestire tutto da sola e le coppie, che solitamente aspettano alcuni anni ad avere figli, sono abituate a fare una vita molto intensa.

Penso a mio padre che aveva visto il mare per la prima volta a 18 anni, o a mia madre che accudiva la madre paralizzata da anni: per loro la famiglia era un salto di qualità. I primi anni dei figli non differivano molto dalla vita precedente e quelli seguenti invece erano più ricchi.

Il mondo dei neo-genitori mi pare poco esplorato e invece è importantissimo e ricchissimo. Solo i pubblicitari lo conoscono bene. Fra neo-genitori ci si riconosce, ci si confida. Glia altri dopo poco imparano ad evitarti: Parli sempre di pannolini!!!! Ma, cazzo, tu non fai altro da mattina a sera, di cosa altro dovresti parlare!!!!

Descritto così mi rendo conto che questo periodo possa sembrare tremendo.

E' certo un periodo duro e bisognerebbe essere più preparati, ma è bellissimo.

E anche quando sembra insopportabile ci consola sapere che è fondamentale per il nostro futuro rapporto con i figli. E' in questo periodo che si crea quella unione incredibile fra genitori e figli.

E' in questo periodo che si impara cosa vuol dire essere genitori, che si capisce cosa è voluto dire per i nostri genitori averci avuto. Solo dopo aver avuto un figlio si capisce davvero cosa hanno fatto per noi. Si scopre la gratuità del dono.

E tutto questo è impagabile.

Genitori non si nasce, si diventa, e con fatica.

Però quando alle 4 di notte ascoltavo tutto il CD di Einaudi con mia figlia in braccio che piangeva per tutto il tempo, ringraziavo fosse inverno e quindi le finestre fossero chiuse, perchè la tentazione di lanciarla di sotto era forte!!!!!

lunedì 12 aprile 2010

Pa3


Da oggi inizia una nuova rubrica su il Replicante: Pa3.

Prendo in prestito questa sigla da il Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo - Diventare Pa3 in poche, oculate mosse di Gianni Biondillo, Severino Colombo.

Pa3 si può leggere come Pa al cubo: se Pa al quadrato è Papà, Pa al cubo è qualcosa di più. Oppure semplicemente alla latina Pa-ter

Il Pa3 è una nuova figura di padre che non si vuole sovrapporre né sostituire alla madre, ma rivendica la sua posizione e importanza nell'educazione dei figli e nella conduzione della casa.

Sono particolarmente affezionato a questa figura, un po' perchè immodestamente mi ci riconosco, un po' perchè penso sia ormai irrinunciabile ed essenziale.

Dico sempre ai miei amici che noi uomini abbiamo sbagliato generazione. Siamo infatti la classica generazione di mezzo divisa fra il doversi occupare dei figli e l'essere visti ancora come casi strani. Trovo soprattutto difficile il rapporto con le nonne, per le quali il fatto che un uomo dica la sua sui figli è, più che strano, davvero inconcepibile: ti guardano con aria tra il condiscendente e lo stupito e ti liquidano con un'alzata di spalle.

Ho trovato sul sito bobbe questa citazione dal libro I miti del nostro tempo di Galimberti: “(la madre fa) sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti e anche amori, altri dall'amore per il figlio”, ma questo non vale anche per i papà? O almeno per alcuni. Ma la nostra società non pare abbia ancora recepito questa situazione. Anche per l'uomo la nascita di un figlio è uno sconvolgimento totale.

Negli ultimi tempi si è giustamente cominciato a discutere seriamente della condizione della donna divisa fra lavoro e famiglia, delle sue difficoltà, delle discriminazioni che subisce, della fatica a conciliare il tutto, in una società che pretende professionalità, ma non da aiuti. Si parla della famiglia nucleare che non riceve più aiuto da nonni e zii.

Non si parla però quasi mai dei padri. Delle stesse difficoltà che incontra a gestire lavoro e famiglia, ad avere congedi per paternità, assenze per malattie bambino. E senza nemmeno avere un supporto dai propri padri i quali difficilmente si occupavano della prole (felice eccezione mio padre).

Trovo in rete molti blog femminili sulla cura della prole, e molti siti di scambio informazioni fra mamme. Scrive ad esempio Emily nella discusione Mamme del Ghetto: felici o sull'orlo di una crisi di nervi?

vogliamo dire quanto è importante per una madre una "Rete" che funzioni.. fatta di altre madri con cui tenere i figli "a turno" regalandosi un po' di tempo, di amiche pronte ad ascoltare, di strutture come i consultori in cui le persone ascoltino senza fare prediche e aiutino a capire, ad accettare ma anche a cambiare quello che non va. il vero problema delle madri è quando restano "sole"con i loro problemi, con le loro rabbie, con la voglia di scappare che viene in certi momenti...senza questa Rete non ce l'avrei fatta a superare certi momenti in cui una figlia adolescente ti sconvolge la vita e ti sembra che nulla tornerà a posto...

Nulla invece sugli uomini. Ma noi non abbiamo bisogno di una rete? Non ci viene voglia di scappare, non ci sentiamo soli con i nostri problemi?

E poi il tutto viene sempre visto in modo univoco: la madre fa, la madre dice, la madre pensa. Ma non si è in due in coppia? Se il padre non fa nulla lo si dovrà stimolare o costringere, non lasciarlo fare e cercare aiuti esterni.

Vorrei colmare questa lacuna perchè penso che vedere le cose da un punto di vista maschile possa portare novità e miglioramenti (è possibile anche peggioramenti).

Ad es. per i lavori domestici trovo alcune cose davvero troppo faticose e impegnative rispetto al risultato e non capisco perchè non si sia pensato a qualcosa di meglio.

Il mio amico Matteo dice che le donne non hanno mentalità scientifica.

Non so se sia vero, per quanto riguarda i lavori di casa io penso più che altro che siano state fregate. Agli uomini non è mai importato molto cercare di migliorare la situazione perchè non li facevano loro. Le donne facendo 'solo' quelli e non essendo prese dalla frenetica vita moderna, non si preoccupavano troppo di cambiare. Ma stiamo sicuri che se gli uomini avessero stirato non avremmo ancora i ferri da stiro che differiscono da quelli delle nostre nonne solo perchè si riscaldano elettricamente!!!

Per l'educazione dei bambini penso che l'uomo possa aggiungere tranquillità, serenità, autorevolezza, aiuto nel distacco dai figli che crescono. Forse anche queste sono sovrastrutture culturali, ma le madri tendono ad essere più apprensive, più possessive, certo anche più attente e preparate. Gli uomini sono più freddi, sentono meno il distacco che per la madre è stato anche fisico, tendono a stimolare i bambini (anche per cerare di liberarsi).

Credo che l'interazione fra queste due figure porti benefici e non la iper presenza di una delle due.

Scriverò quindi post sui figli, sull'educazione, sulla casa... e mi piacerebbe confrontarmi con altri Pa3 ma anche con altre mamme o vogliamo chiamarle Ma3?