venerdì 15 marzo 2013
Papa Francesco
martedì 1 marzo 2011
Scuola, Politica, Chiesa
Passo poi alle dimissione del ministro tedesco più amato dagli elettori: ha copiato la tesi di laurea!!!!I commenti penso siano superflui
giovedì 13 gennaio 2011
La violenza
Mi paice quado trovo persone serie, competenti e conosciute che dicono in modo chiaro e preciso quello che penso anch'io. Spesso fatico a spiegare le mie ragioni e non sempre ho tutte le nozioni per difenderle. Talvolta sono più impressioni, deduzioni, sensazioni che veri e propri ragionamenti ed avere un riscontro è utile e piacevole
Anch’io Black Bloc!
C’ero anch’io a lanciare i sassi alla polizia. E mi chiedo come abbia potuto succedere...La mia storia e' stata un po’ particolare.
Non a tutti capita che ti rapiscono la mamma e la vedi tornare a casa coperta di sangue.
Sono cose che possono farti impazzire.
Ma, devo essere sincero, questo evento tragico incontro' un terreno fertile.
Io sono cresciuto con in testa i film western e la rivoluzione comunista. Armata. Due cose che si combinavano bene insieme.
A quei tempi non c’era quasi nessuno a sinistra che pensasse che si poteva cambiare il mondo senza affrontare e distruggere l’esercito dei padroni.
E devo anche confessare che non lasciai l’Armata Rossa perche' diventai pacifista. Quello accadde dopo.
E forse potrebbe essere utile a molti, che oggi stanno pensando che e' ora “di passare ai fatti” e procurarsi una pistola, sapere come ando'.
Mia madre fu rapita a marzo, passai un mese quasi sempre in casa per starle vicino. Intanto pensavo solo a uccidere. Era l’unico pensiero che avevo in testa. A aprile tornai a scuola. Diedi due ceffoni a un fascista, di fronte a tutti, in un corridoio.
Non avevo mai colpito qualcuno e devo dire che la sensazione fu disgustosa.
In quel periodo militavo nell’ala morbida dell’Autonomia Operaia, mi presentai a un leader dell’ala militarista e mi arruolai.
Così iniziai un anno di addestramento. Perche' non e' che ti mandano a sparare così alla cavolo.
Eravamo una trentina, la colonna studentesca dell’organizzazione. Durante gli scontri di piazza ci portavamo dietro centinaia di simpatizzanti ma il livello militare era composto da una decina di ragazzi. Eravamo divisi in operativo, logistico e informativo, avevamo nomi di battaglia, studiavamo diligentemente come si costruiscono armi rudimentali sui manuali dei Marines americani e dei tupamaros e come si usano quelle vere. Imparai che prima di un’azione non bisogna mangiare niente perche' se ti sparano nella pancia a stomaco pieno muori in 15 minuti per emorragia, se sei a digiuno forse arrivi all’ospedale ancora vivo. La cosa che mi stupisce di quegli anni era che ero proprio convinto che sarei morto in combattimento o che mi sarei fatto cento anni di prigione e non me ne importava nulla. Non vedevo nessuna alternativa. Ricevetti l’ordine di tagliarmi i capelli e di andare in giro con la giacca (la cravatta non era obbligatoria). Mia nonna era contenta di vedermi finalmente “vestito da cristiano in modo decente”.
C’erano lezioni anche su come comportarci se venivamo catturati. Era scontato che ci massacrassero per farci parlare. Il nostro addestratore era pragmatico, dava per scontato che tutti parlano, ma la consegna era di resistere 24 ore per dare tempo ai compagni di scappare.
Insomma, sembrava proprio una cosa seria.
I primi dubbi mi vennero quando prima di un’azione (dovevamo incendiare alcune auto di nemici del popolo) il mio gruppo decise di andare a mangiare una pizza. Una palese violazioni degli ordini.
Lo dissi. Mi risero in faccia. Poi, come accadeva il piu' delle volte, l’azione non si svolse perche' non riuscimmo a trovare le auto da bruciare. Un errore nelle informazioni che ci avevano dato.
Così arrivai a finire il tirocinio e a passare all’azione. E lì iniziai a capire che c’era qualche cosa che non funzionava. Ricevemmo l’ordine di bruciare una decina di automobili con bombe incendiarie a tempo. Fu un disastro perche' ci fornirono indirizzi sbagliati e timer che non funzionavano.
Poi ci fecero lavorare per un paio di mesi alla preparazione di un attentato incendiario contro una multinazionale. Ma i responsabili fecero un po’ di confusione e ci incaricarono di incendiare l’immenso parco auto dell’autonoleggio Avis che non c’entrava niente (GIURO!). Ci fermarono appena in tempo. E tanta grazia che non distruggemmo l’altra Avis, quella dei donatori di sangue…
Poi scoprii che una ragazza bellissima, alla quale facevo la corte, sapeva tutto quello che succedeva in tutti i gruppi armati di Milano perche' aveva rapporti intimi con alcuni capi militari.
Mi chiesi se era saggio iniziare la lotta armata in una situazione nella quale bastava che arrestassero una ragazza con tette fantastiche per decapitare le forze rivoluzionarie nel nord Italia.
Poi durante un’altra azione, fallita come al solito, Marco Barbone abbandono' una borsa con dentro 4 bottiglie molotov chimiche. Sulla borsa c’era scritto a caratteri cubitali MARCO BARBONE e di seguito il suo numero di telefono e indirizzo. Marco si diede alla latitanza per un paio di settimane. Ma nessun poliziotto busso' mai alla sua porta. Mi chiesi se potevo iniziare la lotta armata con gente che andava in azione con il proprio nome scritto ben in evidenza sulla borsa. Poi un altro compagno, durante una spesa proletaria, perse la carta d’identita' nel supermercato. Ci avevano fatto una lezione intera sul fatto di non andare in azione con nulla che ci potesse far identificare ma evidentemente lui quel giorno era assente. Ma gli ando' liscia. Si presento' alla cassa il giorno dopo chiedendo se avevano trovato una carta d’identita'. Gliela restituirono senza che nessuno facesse domande.
Un militante di un gruppo armato con il quale avevamo rapporti stretti, fu arrestato perche' a un posto di blocco consegno' ai poliziotti due patenti. Con due nomi diversi sopra. Quando seppi che un covo delle BR era stato scoperto perche' un brigatista era stato preso con un mazzo di chiavi con su scritto l’indirizzo esatto del deposito di armi iniziai a domandarmi che cosa stesse succedendo al cervello dei rivoluzionari.
A questo punto l’organizzazione ci chiese il battesimo del fuoco. Un’azione armi in pugno. Dovevamo sparare alle gambe al preside di un liceo. Era il Grande Salto per tutta l’organizzazione perche' fino a quel momento non era stato ancora sparato neppure un colpo. Quello era il passo che ci avrebbe rapidamente portati alla lotta clandestina. Io iniziavo ad avere un po’ di dubbi sulle reali possibilita' di un’accozzaglia di distratti totali di battere militarmente le Forze Armate Italiane.
E poi non mi andava di sparare a un povero preside. Quindi usai la mia influenza per convertire i proiettili con un po’ di vernice rossa. Lo scopo dell’azione era verificare la nostra capacita' militare quindi tutto sarebbe stato realizzato come un attacco armato, con tanto di finto scontro tra auto e successivo incendio per bloccare la strada, ma non avremmo sparato.
Arrivo' il giorno dell’ultima riunione, dopo mesi di preparativi e pedinamenti. Io intanto mi ero follemente innamorato di una ragazza e stavamo per partire per il Portogallo in Luna di miele. Intervenni nel mio ruolo di commissario politico della cellula operativa, ribadendo le ragioni che ci avevano fatto decidere l’azione e poi dissi: “Io mi sono innamorato e sto per partire, quindi non vorrei essere arrestato. Propongo di rimandare l’azione a settembre.” Mi aspettavo urla, accuse di tradimento, minacce. Invece tutti accettarono istantaneamente di rimandare. La cosa mi sconvolse. Ero pronto alla rissa e invece…
Così capii che con quei rivoluzionari non sarei riuscito a combinare niente.
Andai in Portogallo, lei mi lascio' per un brasiliano bellissimo incontrato lì, in una comune di Lisbona e io tornai in Italia con un ascesso devastante a un dente e la faccia gonfia in modo spaventoso.
A settembre io e l’altro responsabile degli studenti ci presentammo all’esecutivo nazionale della struttura militare. Avevamo un piano. Non fu facile perche' il luogo dove si teneva la riunione era segreto. Avevi un appuntamento in un punto, passava una staffetta in moto e ti dava l’indirizzo finale. Meta' delle riunioni non si facevano perche' i delegati si perdevano.
Quando finalmente si riuscì a riunirsi intervenni dicendo: “Noi siamo 200. Mettiamo che riusciamo a diventare settemila. Loro hanno l’aviazione. Come facciamo a sconfiggerli?” Quel che si dice un intervento breve e incisivo.
Una domanda semplice.
Toni Negri mi rispose con il discorso piu' fumoso che abbia mai sentito. Parlo' un’ora e poi la riunione, che doveva decidere la nostra prima vera offensiva militare, fu rimandata.
La volta successiva fu l’altro rappresentante degli studenti a porre la stessa semplice domanda e Toni rispose con lo stesso discorso. Andammo avanti così fino a novembre, bloccando l’esecutivo e prendendo il tempo per organizzare l’uscita del grosso degli studenti medi dall’organizzazione. Uscimmo in 150. E anche la maggioranza degli operai se ne andarono.
Negli anni successivi i pochi che erano restati si divisero in piccole bande, alcune delle quali arrivarono a sparare e uccidere (Toni Negri, che in fin dei conti era un moderato, senza di noi che eravamo l’ala morbida, si trovo' in minoranza e fu esautorato dai durissimi). Tra i durissimi c’era Marco Barbone, che qualche anno dopo finira' per assassinare Valter Tobagi (che per inciso era un suo amico di famiglia, lo scelsero perche' ammazzarlo era piu' facile visto che sapevano tutto di lui…).
Dopo qualche anno alcuni dei duri vennero arrestati e si vide che non erano poi tanto duri. Parlarono e denunciarono 250 compagni.
Una bella mattina del 1979 uscì sul Corriere della Sera che anche io ero tra gli incriminati per banda armata, nonostante fossi uscito prima dell’inizio della guerriglia. Alle 9,30 del mattino ero dal mio avvocato, alle 10 stavo su un treno per Parigi, senza bagagli. Avevo pero' comprato un panettone. Si era sotto Natale e volevo darmi un’aria normale.
Restai latitante all’estero per un mese poi mi dovetti rassegnare al fatto che nessuno mi dava la caccia e rientrai in Italia.
Il mio processo duro' parecchi anni. Finii nella “branchia” chiamata Rosso3, che si occupava degli imputati di basso livello, quelli sfigati. Partii con 16 imputazioni che via via cascarono soprattutto perche' ero accusato di azioni che non erano mai state eseguite.
Sono le accuse migliori perche' e' facile difenderti.
Tanto per dare l’idea del casino che fecero i pentiti, all’udienza finale prima di me c’era un ragazzo che aveva ammesso 17 rapine in banca e che pero' rigettava l’accusa per la diciottesima avanzando la scusa che quel giorno era in una cella d’isolamento sotterranea del carcere le Nuove di Torino. Dopo di lui fu ascoltato un altro militante che aveva ammesso parecchi crimini ma rigettava l’imputazione per un assalto armato a una sede del Msi adducendo la scusa di essere stato, contemporaneamente, sotto anestesia per un intervento di peritonite presso l’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Il giudice pote' solo constatare che c’erano stati alcuni errori.
Quando il giudice mi chiese se avevo qualche cosa da dire mi alzai per spiegare che la mia generazione aveva commesso molti errori e si era macchiata di crimini violenti. Ma avevamo un’attenuante: combattevamo per un mondo migliore. La causa della nostra rabbia erano coloro che avevano attaccato i nostri cortei sparando e uccidendo, che avevano messo le bombe, i ladri e i corrotti che stavano dissanguando l’Italia… Loro non venivano mai processati per i loro immensi crimini. Il mio avvocato mi faceva le boccacce per farmi stare zitto… Ma io dissi quel che che pensavo e che penso ancora. Fino al 1979 nessun manigoldo potente era mai finito in carcere…
Col tempo, grazie al processo e a una serie di racconti di compagni usciti di prigione (a volte dopo 15 anni), scoprii alcune storie pazzesche su un paio di fatti.
Sapevo che quello che era il capo militare supremo di Rosso, Carlo Saronio, era stato ucciso, ma la controinformazione dell’Autonomia Operaia aveva sostenuto che erano stati i servizi segreti a ucciderlo. Poi venne fuori un’altra versione dei fatti: i rapitori erano dei malavitosi comunisti che avevano ricevuto l’ordine di rapirlo. A dare quest’ordine era stato il secondo capo militare supremo di Rosso. Tale Fioroni. Si disse che avevano usato troppo cloroformio e Saronio aveva avuto un infarto.
Fioroni poi fu catturato con in mano i soldi del riscatto, fu tra i piu' notevoli pentiti, per numero di incriminati. Denuncio' anche me. Non mi conosceva ma evidentemente nonostante la segretezza sapeva che, nel 1974, facevo ancora parte del gruppo. Essere figlio di persone famose in questi casi non e' un vantaggio… Gli avevano riferito che avevo dato fuoco a una serie di colonnine per dare l’allarme alla polizia che erano state sistemate in varie zone di Milano. Per mia fortuna anche questo attentato non era mai stato realizzato…
In realta' non era stato neppure progettato da noi…
Poi scoprii che alcuni sostenevano che questo Fioroni si trovasse sotto il traliccio sul quale morì Feltrinelli. Tutti ci eravamo chiesti come poteva Feltrinelli andare a piazzare una carica di esplosivo con la spoletta gia' innestata… va beh che erano tutti pazzi ma questo sembrava eccessivo. Altri parlavano di soldi e armi spariti dopo la morte dell’editore guerrigliero.
Incontrai anche militanti di altre organizzazioni armate, usciti dopo aver scontato pene dai dieci anni in su e chiesi loro di raccontare le loro storie. Volevo sapere se solo il nostro gruppo era pieno di distratti e criminali. Le storie che ho raccolto sono veramente incredibili e mostruose.
La piu' agghiacciante e' il racconto di quel che successe a Torino quando Prima Linea decise di ammazzare “qualche agente” per vendicare l’uccisione di quattro militanti che, secondo la controinformazione, erano stati giustiziati nel sonno (non so se fosse la verita'). Fattosta' che quattro guerriglieri si appostano, due in un bar e due di fronte, sono armati fino ai denti. Chiamano le forze dell’ordine dicendo che e' in corso una rissa. Arriva una macchina, 3 agenti entrano nel bar e vengono presi in mezzo da un fuoco intenso di due pistole, un fucile a canne mozze e una mitraglietta. Rispondono al fuoco svuotando i caricatori. Un pandemonio. Si sparano addosso per cinque minuti e nessuno dei contendenti viene colpito. Un proiettile vagante uccide pero' un povero ragazzo che passava di lì.
Per motivi di parita' sessuale avevano dato la mitraglietta all’unica ragazza del gruppo. Che sparando un’ultima raffica colpisce la gamba di un compagno, che peraltro pare fosse anche il suo fidanzato. Il che ha fatto sorgere varie congetture.
Il nucleo si ritira trascinandosi dietro il ferito che perde sangue dalla gamba crivellata. Da una cabina telefonica chiamano il numero di emergenza per avere l’indirizzo del pronto soccorso clandestino. Risponde un dirigente di Prima Linea che a fatica ammette che hanno mentito: non esiste nessun pronto soccorso clandestino. Allora quelli del nucleo di fuoco dicono: “Ok, veniamo lì e vi ammazziamo tutti.” Il ferito intanto rischia di morire. Mentre loro si dirigono verso il covo della direzione, quelli cercano un medico per evitare di essere giustiziati come traditori bastardi. Riescono a contattare quelli di Rosso che il pronto soccorso mobile ce l’aveva veramente. Parte un’auto da Milano. Arrivano a Torino e improvvisano una sala operatoria. Hanno una macchina per le radiografie. Ma e' del tipo che usano i dentisti. Così devono fare 30 radiografie di 4 centimetri per 4 e attaccarle con il nastro adesivo per avere il quadro di tutta la gamba. Ovviamente sbagliano un paio di cose e il ferito poi restera' zoppo.
Negli anni scoprii anche che la nostra controinformazione raccontava parecchie balle. Ad esempio, Potere Operaio nel 1973, convinse tutti che i suoi militanti non erano colpevoli dell’incendio nel quale morirono i fratelli Stefano e Virgilio Mattei, Stefano era un bimbo di otto anni. Così, nel 1974, mi trovai a realizzare un libro a fumetti nel quale si sosteneva, tra l’altro, la versione di Potere Operaio, che fu accettata subito da tutto il Movimento (solo recentemente gli autori di quel crimine hanno confessato…).
Sarebbe stato per noi inconcepibile scoprire che dei compagni erano responsabili della morte di un bambino. Ma era proprio così.
Spero che queste storie possano far riflettere qualche giovane black bloc su quel che sta facendo.
Penso che in mezzo ai ragazzi che distruggono le vetrine e incendiano le auto oggi non ci siano solo provocatori… ci siano parecchi che agiscono in buona fede, convinti come lo eravamo noi, che passare alla violenza sia l’unico modo per reagire alle ingiustizie.
Raccontare qui le ragioni della scelta pacifista e dell’idea che con la violenza non si arriva mai a niente di buono sarebbe lungo (ho spiegato la mia conversione al pacifismo in un libro uscito nel 1980: “Come fare il comunismo senza farsi male”)
E forse a un ragazzo che e' caduto nella trappola della via militare a un mondo migliore, questi racconti sull’idiozia dei violenti possono far sorgere dubbi piu' di qualunque discorso teorico.
Come ho detto la mia fede nella lotta armata inizio' a vacillare quando mi resi conto che ero circondato da dementi (e forse anch’io non ero troppo lucido).
Quel che capii e' che la violenza e' fisiologicamente legata alla stupidita' e alla disonesta'. Sono le persone peggiori quelle che hanno piu' probabilita' di fare carriera e arrivare ai vertici di un’organizzazione militare segreta. Il crimine e' ovviamente parente della violenza: si attraggono. Chi e' senza scrupoli e' spesso piu' bravo a menar le mani. E i piu' coraggiosi nelle battaglie sovente sono solo i piu' cretini e incoscienti.
Al di la' delle ragioni strategiche e morali la violenza e' sempre sbagliata perche' puoi star certo che gli stupidi, i mediocri e i criminali prendono il sopravvento.
Non c’e' modo di evitarlo. E’ la natura della guerra.
Racconti analoghi me li faceva mio nonno Felice Fo sulla Resistenza. Lui era tenente del Cnl e dopo il 25 aprile del 1945, aveva autonomamente deciso di formare una squadra di partigiani che andavano a bloccare le esecuzioni sommarie che alcuni partigiani veri criminali e alcuni criminali falsi partigiani, stavano organizzando per regolare conti in sospeso o semplicemente per appropriarsi di denaro e altri beni. Arrivavano nei paesi sul lago Maggiore e armi alla mano si facevano consegnare i prigionieri. Liberavano quelli che evidentemente erano solo vittime di un crimine e quelli che avevano qualche reale responsabilita' li portavano in carcere perche' fossero processati. Salvo' parecchi fascisti come prima aveva salvato parecchi ebrei, portandoli clandestinamente in svizzera approfittando del fatto che era ferroviere.
La banalita' del bene…
E credo che sia un peccato che siano pochi i libri scritti dai reduci della fallita rivoluzione comunista italiana che raccontano la verita' dell’orrenda stupidita' militarista.
Anche a molti che si sono sinceramente ravveduti scoccia raccontare quant’eravamo coglioni e tragicamente ridicoli.
Così tralasciano i particolari imbarazzanti.
Io quindici anni fa decisi di raccontare una storia di quegli anni ben diversa da quelle che circolano. Insieme a Sergio Parini scrivemmo “1968. C’era una volta la rivoluzione” per Feltrinelli.
Se quanto ti ho detto non ti ha convinto e decidi che la guerriglia e' l’unica via per salvare il mondo, ti chiedo almeno di prefiggerti di farla bene. Se vuoi evitare di trovarti con una decina di pentiti che ti accusano di parecchi reati scegli molto attentamente i tuoi compagni di lotta.
Se un cretino di offre una pistola riflettici: se e' pirla non puoi fidarti.
Quindi se una persona ti sta offrendo una pistola prima di accettare chiediti se e' tra le persone migliori che conosci.
Se ti rifiuti di prendere una pistola dalle mani di un pirla non diventerai mai un terrorista. E’ un sistema infallibile.
PS
Due anni fa i giornali hanno pubblicato i nomi dei criminali che hanno rapito e seviziato mia madre.
Sinceramente ho passato un giorno intero a chiedermi se era il caso di prendere la macchina e andare ad ammazzarli uno per uno. Poi ho deciso di non farlo. Non e' stato facile. Io non perdono niente, solo trovo che ucciderli non cambierebbe nulla, non risarcirebbe in nessun modo mia madre per quello che ha patito. Non le darebbe nessuna soddisfazione se io le consegnassi il cuore di quegli esseri. Mia madre ha bisogno di un figlio che l’abbracci. I proiettili non danno la serenita'.
Mai.
(La vendetta comunista e' una stronzata.)
venerdì 5 novembre 2010
Rumorosi silenzi della chiesa
Sopratttutto interessante l'analisi delle interazioni fra chiesa e potere, l'idea di collocare la Chiesa (priva della Dc) al di sopra delle parti per meglio assicurare – seppur lobbisticamente – la realizzazione dei propri valori. (...) i vertici ecclesiastici. Che continuano a vivere in queste ore aggrappati al calcolo delle convenienze, all’angusta certezza che il berlusconismo fissi per legge quei comportamenti sociali e personali che la Chiesa non riesce più a imporre con la formazione delle coscienze.
Tristemente vero
(...) Nella paura del vuoto politico di domani, che si percepisce in tanti monsignori disgustati dal premier ma terrorizzati dalla perdita di un alleato sicuro, la Chiesa non si accorge, o fa finta di non accorgersi, del grande vuoto interiore creato da venti anni di berlusconeide
Ecco tutto il testo:
Fino a quando la Chiesa resterà in silenzio dinanzi al premier bunga-bunga e allo scempio delle istituzioni? Monta il malessere nel mondo cattolico, cresce il disagio tra parroci e vescovi, ma i vertici della Chiesa tacciono. L’istituzione ecclesiastica, che continuamente interviene nei comportamenti delle persone, laddove si tratta delle scelte di vita, di morte, di nascita e di relazioni, non riesce a dare un indirizzo etico per dire qual è il limite nei comportamenti morali di un uomo che governa la nazione, di un leader che per il suo ruolo dovrebbe saper offrire un esempio di decoro. NON SI SENTE una parola del Papa, non si sente una parola del presidente della Conferenza episcopale né del suo segretario, che pure a suo tempo seppe alzare la voce contro il libertinaggio. Non è in gioco nessun tipo di moralismo, la questione è politica come ammette persino il Foglio: in altre parole tocca il bene comune dello stato. E ha un risvolto etico come ha dovuto confessare l’Avvenire sotto la spinta della coraggiosa denuncia di Famiglia Cristiana e dell’incredibile arroganza di Berlusconi in quel di Bruxelles. Limitarsi a indicare principi generali sulla purezza dell’amore e poi chiudere gli occhi di fronte al clima da basso impero nel proprio Paese, nella terra di cui il pontefice è primate, è un silenzio che svuota l’autorevolezza della gerarchia ecclesiastica. Si sta consumando in questa stagione la parabola discendente del ruinismo L’idea di fondo, dopo il crollo della Prima Repubblica, era di collocare la Chiesa (priva della Dc) al di sopra delle parti per meglio assicurare – seppur lobbisticamente – la realizzazione dei propri valori. È finita, come documenta brillantemente l’ultimo libro di Massimo Franco C’era una volta un Vaticano, con un do ut des basato sul puro interesse più che sui valori. Un compromesso al ribasso in cui non si capisce se Berlusconi è collaterale alla Chiesa o il vertice ecclesiastico sia a lui politicamente subalterno. La verità sta nell’intreccio fra i due soggetti. “C’È UN SOLO cadavere a cui la Chiesa è attaccata”, diceva Giovanni XXIII, indicando il crocifisso. La Chiesa d’Italia, con il suo silenzio, rischia di rimanere aggrappata al cadavere della credibilità di Berlusconi. Mentre persino il mondo imprenditoriale ne prende clamorosamente le distanze. Non si tratta, com’è chiaro a tutti, persino ai fan azzurri delusi che protestano sul Web, di peccati di pantalone. Sono stati toccati fondamenti etici, che stanno a cuore al cittadino cattolico (e anche a quello diversamente credente). L’idea che un capo del governo non mente alla polizia, non ospita in casa una minorenne per dopocena poco trasparenti. L’idea che una minore in difficoltà, affidata ad una donna indicata dal premier, per di più consigliere regionale come Nicole Minetti, non viene un minuto dopo abbandonata ad altri nella notte, violando gli impegni legali assunti. Si vorrebbe sapere quale altro limite debba essere raggiunto perché si senta un “basta” da parte della Chiesa. Nessuno domanda alla Chiesa di schierarsi con una fazione e neanche di fare il lavoro dell’opposizione. Ciò che il cittadino interessato ai valori religiosi – anzi, ai valori tout court – ha però il diritto di aspettarsi è che un’istituzione, che fa del “bene” il criterio del suo messaggio, non abbia paura di indicare il “male” quando esplode platealmente sotto i propri occhi. L’ITALIA non è una dittatura, la Chiesa può parlare – e parla tanto quando vuole – liberamente. Il silenzio è la dimostrazione di una mancanza di visione dei vertici ecclesiastici. Che continuano a vivere in queste ore aggrappati al calcolo delle convenienze, all’angusta certezza che il berlusconismo fissi per legge quei comportamenti sociali e personali che la Chiesa non riesce più a imporre con la formazione delle coscienze. Nella paura del vuoto politico di domani, che si percepisce in tanti monsignori disgustati dal premier ma terrorizzati dalla perdita di un alleato sicuro, la Chiesa non si accorge, o fa finta di non accorgersi, del grande vuoto interiore creato da venti anni di berlusconeide. Fra una settimana il premier bunga-bunga, che adora proclamarsi cattolico, inaugurerà a Milano la Conferenza nazionale della famiglia. Va bene così? Quell’“agenda per l’Italia”, che le Settimane sociali cattoliche intendevano proporre al paese, prevede anche questa parodia? Non è sfuggito a nessuno che i quadri cattolici, che hanno lavorato per le Settimane sociali, erano molto più coraggiosi nel denunciare la decadenza della classe dirigente prima del convegno di quanto siano stati quando si è tenuto l’incontro nazionale a Reggio Calabria. Nell’intervallo è intervenuta la gerarchia ecclesiastica, che ha proibito persino la partecipazione della stampa all’ascolto dei gruppi di lavoro, come sempre è stato in passato. “Stiamo dimostrando di non avere un rapporto con il respiro del Paese”, mi dice un vescovo. Ha ragione. Il ragionamento ha un corollario. Quando nel Paese c’è stato un forte movimento nutrito di ideali liberali, socialisti o cattolico-democratici anche la Chiesa è maturata sotto il pungolo della società. Nel vuoto circostante prospera anche il vuoto ecclesiale.
giovedì 4 novembre 2010
Halloween, la Chiesa e le Tradizioni
martedì 26 ottobre 2010
Vendola: un leader vero
Vendola parla bene e con tono pacato dice cose dure e giuste.
La parte sui cattolici è bellissima, da me completamente condivisa. Rivendica le sue radici cristiane, rivendica il dovere di portare la propria fede in politica, ma centra il suo cattolicesimo non sui giochi di potere, ma sulla croce non simbolo di potere ma potere del simbolo.
Insomma Vendola è il mio leader, certo non è un santo, certo non fa tutto bene, non ha sempre ragione (come il Duce), ma dice cose giuste, vere, comprensibili e condivisibili.
Secondo me un vero leader che alla sinistra manca da molto tempo.
Spero nelle primarie di coalizione e nella comprensione della gente, nel superamento dei pregiudizi per guardare ai fatti e ai programmi. C'è molta disillusione.
Ma io sono ottimista, penso che la gente sia meglio di come ce la presenta la Lega, che ci siano molte persone che si comportano bene, che lavorano, che si preoccupano degli altri, che si preoccupano dell'ambiente, del futuro. Io spero ancora, e la speranza è una delle tre virtù teologali (fede, speranza, carità)
martedì 19 ottobre 2010
Guerra in afghanistan: missione di pace?
Copio incollo questo bellissimo intervento di Mons Nogaro e altri religiosiStiamo entrando nel decimo anniversario della guerra contro l’Afghanistan: è un momento importante per porci una serie di domande.
In quel lontano e tragico 7 ottobre 2001 il governo USA, appoggiato dalla Coalizione Internazionale contro il terrorismo, ha lanciato un attacco aereo contro l’Afghanistan. Questa guerra continua nel silenzio e nell’indifferenza, nonostante l’infinita processione di poco meno di 2.000 bare dei nostri soldati morti. Che si tratti di guerra è ormai certo, sia perché tutti gli eserciti coinvolti la definiscono tale, sia perché il numero dei soldati che la combattono e le armi micidiali che usano non lasciano spazio agli eufemismi della propaganda italiana che continua a chiamarla “missione di pace”. Si parla di 40.000 morti afghani (militari e civili), e il meccanismo di odio che si è scatenato non ha niente a che vedere con la pace. Come si può chiamare pace e desiderare la pace, se con una mano diciamo di volere offrire aiuti e liberazione e con l’altra impugniamo le armi e uccidiamo?
La guerra in Afghanistan ha trovato in Italia in questi quasi 10 anni unanime consenso da parte di tutti i partiti – soprattutto quando erano nella maggioranza – e di tutti i governi. Rileggere le dichiarazioni di voto in occasione dei ricorrenti finanziamenti della “missione” rivela – oltre devastanti luoghi comuni e diffuso retorico patriottismo – un’ unanimità che il nostro Parlamento non conosce su nessun argomento e problema. Perché solo la guerra trova la politica italiana tutta d’accordo? Chi ispira questo patriottismo guerrafondaio che rigetta l’articolo 11 della nostra Costituzione?
L’elenco degli strumenti di morte utilizzati è tanto lungo quanto quello dei cosiddetti “danni collaterali” cioè 10.000 civili, innocenti ed estranei alla stessa guerriglia, uccisi per errore. Ma la guerra non fa errori, poiché è fatta per uccidere e basta.
Noi vogliamo rompere le mistificazioni, le complicità e le false notizie di guerra che condannano i cittadini alla disinformazione, che orientano l’opinione pubblica a giustificare la guerra e a considerare questa guerra in Afghanistan come inevitabile e buona. La guerra in Iraq, i suoi orrori e la sua ufficiale conclusione hanno confermato negli ultimi giorni la totale inutilità di queste ‘missioni di morte’. Le sevizie compiute nel carcere di Abu Ghraib e in quello di Guantanamo, i bombardamenti al fosforo della città di Falluja nella infame operazione Phantom Fury non hanno costruito certo né pace né democrazia, ma hanno moltiplicato in Iraq il rancore e la vendetta. Altrimenti perché sono orami centinaia i soldati degli Stati Uniti, del Canada e del Regno Unito che si suicidano, dopo essere tornati dall’ Iraq e dall’ Afghanistan? Cosa tormenta la coscienza e la memoria di questi veterani? Cosa hanno visto e cosa hanno fatto che non possono più dimenticare?Dall’inizio della guerra in Afghanistan ci sono più morti fra i soldati tornati a casa che tra quelli al fronte :si susseguono i suicidi dei veterani negli USA.
Tutto il XX secolo ha visto la nostra nazione impegnata a combattere guerre micidiali ed inutili nelle quali i cattolici hanno offerto un decisivo sostegno ideologico. Ancora troppo peso grava sulla coscienza dei cattolici italiani per avere esaltato, pregato e partecipato alla I guerra mondiale e tanto più ancora all’omicida guerra coloniale in Abissinia.”Ci presentavano l’Impero come gloria della patria!- scriveva Don Milani nella celebre lettera ai giudici L’obbedienza non è più una virtù.Avevo 13 anni. Mi pare oggi. Saltavo di gioia per l’Impero. I nostri maestri si erano dimenticati di dirci che gli Etiopici erano migliori di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini, mentre loro non ci avevano fatto proprio nulla. Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non lo so, preparava gli orrori di tre anni dopo… E dopo essere stato così volgarmente mistificato dai miei maestri….vorreste che non sentissi l’obbligo non solo morale, ma anche civico, di demistificare tutto?”
Forse conoscere la storia dei tanti eccidi criminali compiuti dai militari, dagli industriali, dai servizi segreti nella nostra storia contemporanea aiuterà i giovani a formarsi una coscienza politica e un senso critico. Tanto da renderli immuni dalla propaganda che vuole soltanto carpire consenso e impegnarli in imprese di morte come la guerra in Afghanistan, nella quale facciamo parte di una coalizione che applica sistematicamente la tortura – come nel carcere di Bagram e nelle prigioni clandestine delle basi Nato – e le esecuzioni sommarie.
Chi dunque ha voluto e vuole questa guerra afghana che ci costa quasi 2 milioni di euro al giorno?Chi decide di spendere oltre 600 milioni di euro in un anno per mantenere in Afghanistan 3300 soldati, sostenuti da 750 mezzi terrestri e 30 veicoli? Come facciamo tra poco ad aggiungere al nostro contingente altri 700 militari? Quante scuole e ospedali si potrebbero costruire? Chi sono i fabbricanti italiani di morte e di mutilazioni che vendono le armi per fare questa guerra? Chi sono gli ex generali italiani che sono ai vertici di queste industrie? Che pressioni fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’arma? Quanto lucrano su queste guerre la Finmeccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto Melara, l’Alenia Aeronautica e le banche che le finanziano? E come fanno tante associazioni cattoliche ad accettare da queste industrie e da queste banche elargizioni e benefici? Può una nazione come l’Italia che per presunte carenze economiche riduce i posti letto negli ospedali, blocca gli stipendi, tiene i carcerati in condizioni abominevoli e inumane, licenzia gli insegnanti, aumenta gli studenti per classe fino al numero di 35, riduce le ore di scuola, accetta senza scomporsi che una parte sempre più grande di cittadini viva nell’indigenza e nella povertà, impegnare in armamenti e sistemi d’arma decine di miliardi di euro? A cosa serviranno per il nostro benessere e per la pace i cacciabombardieri JSF che ci costano 14 miliardi di euro (quanto ricostruire tutto l’ Abruzzo terremotato)? E le navi FREM da 5,7 miliardi di euro? E la portaerei Cavour – costata quasi 1,5 miliardi e per il cui esercizio sprechiamo in media circa 150.000 euro al giorno – come contribuirà a costruire la pace?E come è possibile che il Parlamento abbia stanziato 24 miliardi di euro per la difesa nel bilancio 2010? Chi sottoscrive questo appello vuole soltanto che in Italia si risponda a queste domande.
Rispondano i presidenti del Consiglio di questi ultimi 10 anni, i ministri della difesa e tutti parlamentari che hanno approvato i finanziamenti a questa guerra. Dicano con franchezza che questa guerra si combatte perché l’Afghanistan è un nodo strategico per il controllo delle energie , per il profitto di alcuni gruppi industriali italiani, per una egemonia economica internazionale, per una volontà di potenza che rappresenta un neocolonialismo mascherato da intenti umanitari e democratici, poiché questi non si possono mai affermare con armi e violenza.
Facciamo nostre le parole profetiche di una grande donna indiana Arundathi Roy, scritte in quel tragico 7 ottobre 2001: “Il bombardamento dell’Afghanistan non è una vendetta per New York e Washington. E’ l’ennesimo atto di terrorismo contro il popolo del mondo. Ogni persona innocente che viene uccisa deve essere aggiunta, e non sottratta, all’orrendo bilancio di civili morti a New York e Washington. La gente raramente vince le guerre, i governi raramente le perdono. La gente viene uccisa. I governi si trasformano e si ricompongono come teste di idra. Usano la bandiera prima per cellofanare la mente della gente e soffocare il pensiero e poi, come sudario cerimoniale, per avvolgere i cadaveri straziati dei loro morti volenterosi”.
Mons. Raffaele Nogaro, Vescovo Emerito di Caserta
P. Alex Zanotelli; P. Domenico Guarino – Missionari Comboniani – Sanità Napoli
Suor Elisabetta Pompeo; Suor Daniela Serafin; Suor Anna Insonia – Missionarie Comboniane Torre Annunziata
Suor Rita Giaretta; Suor Silvana Mutti; Suor Maria Coccia; Suor Lorenza Dal Santo – Comunità Rut – Suore Orsoline
P.Mario Pistoleri; P.Pierangelo Marchi; Padre Giorgio Ghezzi – Sacramentini – Caserta
P.Antonio Bonato – missionari Comboniani – Castelvolturno (Caserta)
Don Giorgio Pisano – Diocesano – Portici (Napoli)
lunedì 20 settembre 2010
[Hot Church] - Omosessualità - 3

E siamo arrivati a 3!!!.
Ne suo commento Pierrot ha linkato questo intervento di don Luciano Saccaglia, molto interessante. Dice cose simili alle mie ma in modo molto più chiaro e documentato. Lo riporto interamente perchè lo considero molto ben fatto
L’OMOSESSUALITÀ NEL MAGISTERO CATTOLICO E NELLA TEOLOGIA MODERNA
Reinterpretazione antropologica e etica dell'omosessualità
di don Luciano Scaccaglia
Nel passato si dava giudizio morale molto negativo della omosessualità: è una tendenza disordinata, anzi contro natura.
Addirittura i catechismi di Pietro Canisio l’omosessualità era stigmatizzata tra i “peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio”.
Esame dei documenti del Magistero attuale
Nella dichiarazione della Dichiarazione della Dottrina della Fede su Alcune questioni di estetica sessuale del 29 dicembre 1975, si afferma che occorre accogliere con comprensione le persone omosessuali e di parlare con prudenza della loro soggettiva colpevolezza morale, però nello stesso tempo si dichiara che “secondo l’ordine morale oggettivo le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile”, sono “intrinsecamente disordinati e, in nessun caso possono ricevere una qualche approvazione” (n. 8).
Per la prima volta in un documento della Chiesa Cattolica si riconosce l’esistenza di una costituzione omosessuale immodificabile; si parla infatti di omosessuali “che sono definitivamente tali per una specie d’istinto nato o di una costituzione patologica giudicata incurabile” (n. 8).
Da questo però non si può dedurre la possibilità di giustificare le relazioni omosessuali in una sincera comunione di vita e di amore, analoga al matrimonio”.
- La dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede ai Vescovi della Chiesa Cattolica su Cura pastorale delle persone omosessuali del 1 Ottobre 1986 si ricollega al documento del 1975 affermando che qualcuno lo aveva interpretato in modo troppo benevolo quanto alla condizione omosessuale fino a definirla indifferente o addirittura buona.
Questo secondo documento afferma: - L’inclinazione omosessuale è un male (intrinsecamente disordinato), ma in sé non è peccato, mentre gli atti omosessuali sono sempre peccaminosi: “la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa deve essere condannata come oggettivamente disordinata. Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l’attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un’opzione moralmente accettabile” (n. 3).
Si motiva tale condanna degli atti omosessuali partendo dalle sacre scritture e dalla tradizione unanime della Chiesa.
Tali atti violano la legge naturale morale, perché non hanno possibilità di procreare, né conducono ad una unione complementare. L’attività omosessuale inoltre “impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio” (n. 7).
Le persone omosessuali sono quindi tenute a vivere la castità nel senso che non devono avere rapporti omosessuali: “è solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente” (n. 7). - Tutto questo però non deve togliere la dignità verso queste persone e viene condannata ogni discriminazione nei loro riguardi (cfr. n. 10).
- Le associazioni di omosessuali sono possibili solo se prima si è chiarito bene che l’attività omosessuale è immorale (cfr. n. 15).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ripete la dottrina espressa nei due documenti esaminati (cfr. nn. 2357, 2358, 2359).
Ribadisce che gli atti omosessuali sono mancanze gravi contro la virtù della castità: “tra i peccati gravemente contrari alla castità, vanno citate la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali” (n. 2396).
L’omosessualità è contraria al piano di Dio in quanto non è capace di generazione.
Anche se l’omosessualità è un fatto costitutivo della persona è sempre una disfunzione un sintomo della creazione decaduta, conseguenza del peccato originale.
“Poiché l’essere umano deve realizzare l’ordine della creazione così come Dio l’ha voluta, cioè senza cedere alla possibilità del male, il comportamento omosessuale è sempre oggettivamente disordinato” (AA. VV., Il posto dell’altro, le persone omosessuali nelle Chiese cristiane, Edizione la Meridiana, Molfetta 2001, p. 109).
Nella recente Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede su considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 Giugno 2003, si afferma:
- l’atteggiamento delle autorità civili verso le unioni omosessuali è assai articolato:”a volte si limitano alla tolleranza di questo fenomeno; a volte promuovono il riconoscimento legale di tali unioni, con il pretesto di evitare rispetto ad alcuni diritti, la discriminazioni di chi convive con una persona dello stesso sesso; in alcuni casi favoriscono persino l’equivalenza legale delle unioni omosessuali al matrimonio propriamente dett o, senza escludere il riconoscimento della capacità giuridica di procedere alla adozione di figli”( l’Osservatore Romano, Edizione settimanale, venerdì 8 agosto 2003).
- Occorre opporsi, anche con l’obiezione di coscienza, al riconoscimento legale delle unioni omosessuali:
La Teologia morale
I teologi moralisti circa la sessualità si pongono su tre posizioni.
- Alcuni seguono la dottrina tradizionale della chiesa: l’omosessualità è intrinsecamente un male, un sovvertimento dell’ordine della creazione.
- Altri, progressisti, presentano l’amore omosessuale come realtà normale e positiva, come parte della realtà creata, una variante della creazione.
- Nella posizione di mezzo sta un gruppo di teologi per i quali l’orientamento omosessuale è un bene ma minore (minus bonum) rispetto alla tendenza eterosessuale, che sarebbe ideale.
Tutti e tre i gruppi sono d’accordo nel distinguere tra orientamento omosessuale (disposizione costituzionale) e comportamento omosessuale: il primo non viene scelto liberamente dalla persona, sfugge alla libertà dell’individuo e quindi non può essere peccaminoso.
Si discute invece sul giudizio morale circa il comportamento omosessuale sugli atti intimi: il primo non viene scelto liberamente dalla persona, sfugge alla libertà dell’individuo e quindi non può essere peccaminoso.
Si discute invece sul giudizio morale circa il comportamento omosessuale, sugli atti intimi tra omosessuali: per alcuni sono peccati, per altri no.
- La Chiesa cattolica romana e per i teologi tradizionalisti a questo problema morale c’è una sola soluzione: la rinuncia all’attività sessuale da parte degli omosessuali e quindi la sublimazione delle pulsioni sessuali.
- Alcuni teologi, oggi, affermano che in una unione omosessuale seria, stabile, fedele, sia legittimo e morale l’unione delle persone, anche sessuale, rispettato il principio che devono seguire prima di tutto la loro coscienza retta e formata.
Chi in seguito a una matura riflessione perviene a un giudizio diverso da quello del magistero e crede di non poter seguire la Chiesa in questo caso particolare, è tenuto a seguire la sua coscienza. Non commette alcuna colpa e non si trova neppure fuori dalla Chiesa”(AA.VV., Il posto dell’altro, op. cit., p. 112.).
Questi teologi sostengono che nelle relazioni sia omo che etero prima di tutto ci deve essere un amore fedele e stabile. La sessualità, come simbolo, come veicolo, come espressione dell’amore, conserva il suo senso e il suo valore anche senza l’orientamento alla procreazione.
- L’amore ha sempre un valore e un senso in se stesso – (W. Kasper). L’incontro e la relazione amorosa integrale fra due persone non possiedono un loro valore anche indipendentemente dalla procreazione di una nuova vita e dal fatto che sia una relazione omosessuale o eterosessuale? Se un’amicizia e un’unione partenariale omosessuale vincolante ha in quanto tale un grande valore, allora si può escludere quell’intimità che si esprime nel rapporto sessuale?L’incontro fra due persone orientate in senso omosessuale non può essere anche un valore che merita di essere accolto e onorato? Queste relazioni sostenute dall’amore, dalla fedeltà e dalla responsabilità non vanno considerate e rispettate anche e soprattutto dalle cristiane e dai cristiani? (Ibid, pp. 114-115).
- Anche l’unioni omosessuali possono e debbono portare frutti, realizzare una vera fecondità nel dono reciproco, all’interno della coppia, ma anche nel campo sociale, in quello politico ed ecclesiale, nei rapporti con gli altri, nella proiezione dei due partners verso i più poveri.
Il pensiero di alcuni teologi moralisti
Per il teologo moralista Giannino Piana la teologia moderna parte dal primato dell’unità della specie umana sulla differenza del genere (maschile e femminile): il fatto di essere umano viene prima (non solo a livello cronologico ma anche il valore) della condizione di essere”maschio e femmina”.
Questo è confermato dalle scienze biologiche che hanno messo in luce il fatto che il dimorfismo sessuale è relativo, cioè dipende ed è ascrivibile solo al sesso genetico, genitale e gonadico (testicoli ed ovaie).
“Fondamentale è anzitutto il contributo delle scienze biologiche, che hanno vieppiù messo in luce – grazie soprattutto alle scoperte avvenute in campo genetico – la relatività del dimorfismo sessuale ascrivibile soltanto al sesso genetico, genitale e gonadico, e dunque il carattere di continuità con cui si presenta ciascuno degli altri elementi (sesso ormonale, caratteri sessuali secondari, ecc. cfr. credere oggi, persone omosessuali, Edizioni Messaggero Padova 1980, marzo-aprile 2000, p. 49).
Inoltre, sempre la teologia recupera il valore della relazione, come dimensione costitutiva dell’essere umano. Da ciò deriva la convinzione che le differenze tra maschio e femmina si pongono dentro una unità originaria che precede le differenziazioni e inoltre queste differenze sono molto più limitate rispetto agli elementi comuni.
La filosofia contemporanea, partendo dalle conclusioni delle scienze umane ha sottolineato il fatto che il maschile e il femminile non sono due realtà radicalmente separate o contrapposte, ma sono dimensioni costitutive dell’essere umano, sono presenti sia nella donna che nell’uomo, pur con modalità quantitative diverse che danno origine a vere e proprie differenze qualitative.
Si può dire che non esiste sistema sociale in cui non siano chiaramente fissati quali caratteri debbano essere considerati tipici per ognuno dei due sessi. E’ peraltro importante rilevare che tra i due stereotipi sessuali, anziché esistere un rapporto di contrapposizione, sussiste una modifica correlazione di somiglianza. E’ quindi erroneo ritenere che il “maschile” significhi il contrario di “femminile” e viceversa. La psicologia trova conferma a questa ‘somiglianza’ fra maschio e femmina in dati di ordine fisiologico, dai quali risulta che in ciascuno dei due sessi sono costantemente evidenziabili anche elementi sessuali di quello opposto. L’affermazione che ogni ‘organismo’ sia, fini a un certo punto, bisessuale risale già all’antichità classica (vedi la simbologia and rogina) e ha ricevuti alla fine dell’ottocento e agli inizi del novecento la sua moderna formulazione psicologica (Adler, jung, ecc.)”(Cfr. Ibid., p. 50).
Queste affermazioni antropologiche sembrano trovare legittimazione nei due racconti biblici della creazione (Gen. Cc. 1-2). Adamo è figura collettiva per indicare l’umanità, non un individuo singolo. Secondo gli esegeti esso indica anche il fatto che l’umano si presenta fin dal principio”come unità che si esprime e si realizza in una differenza; in altri termini che la differenza viene dopo (e non solo cronologicamente) l’unità e che è a quest’ultima del tutto subordinata.
La conferma a questa interpretazione è nell’uso del singolare nei versetti in cui si parla dell’umano, della creatura, creata a immagine di Dio.
L’essere umano indipendente e prima della diversità sessuale è icona, immagine, imago Dei:
“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò” (Gen. 1, 27ab).
L’uso del plurale avviene subito dopo quando si mette a fuoco la differenza sessuale:
“maschio e femmina li creò”(Gen 1,27c).
L’immagine di Dio sta quindi nella differenza sessuale, ma l’immagine è nella relazione d’amore tra i due essere, indipendentemente dal sesso.
- Tutto ciò è in linea con la antropologia filosofica moderna che afferma che la relazione, il rapporto tra esseri umani, aldilà del sesso, è realtà sostanziale e fondante (non un fatto sopraggiunto, secondario e accidentale).
L’essere umano è tale solo se nel rapporto con l’altro / altra. - Come conseguenza, il fatto della relazione come realtà fondante l’essere umano, porta a superare la tesi tradizionale in base alla quale solo il rapporto sessuale tra uomo e donna è secondo natura, mentre il rapporto omosessuale è contro natura e quindi da condannare, perché intrinsecamente cattivo.
- Oggi, teologia e filosofia, sottolineano il primato (cioè il venir prima) della relazione che unisce sulle differenze”in quanto, pur essendo il rapporto uomo-donna il modello fondativi, esso non esaurisce in sé tutte le possibili modalità espressive della relazionalità; anzi diventa la radice da cui si dipartono tutte le altre relazioni e il paradigma cui esse devono ispirarsi se intendono conservare il loro carattere pienamente umano”(Cfr. Ibid pp. 51-52).
- Le Scritture ebraiche evidenziano con chiarezza la priorità, il primato della relazione nella struttura originaria dell’umano. Nella Genesi 1,27° si dice che Dio creò l’umano (uomo e donna) e nella loro relazione d’amore sono immagine di Dio (Gen. 1,27b). Poi l’autore sacro nota la differenza sessuale (Gen. 1,27c).
La prima relazione è quella tra uomo e donna, ma non in modo esclusivo: infatti due che si amano sono imago Dei: “Esso (il primato della relazione, ndr.) non è infatti riferito, nel testo della Genesi, soltanto alla singola persona, ma anche (e soprattutto) alla realtà della relazione, che ha nel rapporto uomo-donna il principale referente e che si estende tuttavia, in senso allargato, ad ogni altra forma di rapporto interumano. La sottolineatura del valore decisivo che riveste la relazione, accanto al riconoscimento, sopra evidenziato, dell’unità originaria dell’umano, pur non comportando il disconoscimento dell’importante significato della differenza sessuale, mette tuttavia in luce il carattere secondario e dipendente che essa riveste di fronte all’attuazione dell’esperienza relazionale” (Cfr. Ibid, p. 52).
- Nelle Scritture cristiane Dio si rivela relazione e comunione di persone: è un Dio unico-trinitario dove la relazione è costitutiva dell’essere stesso di Dio:
- “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”(2Cor. 13,13).
- Gesù, nel vangelo, relativizza istituzioni tradizionali come il matrimonio e la famiglia di fronte all’assoluto che è il regno di Dio, amplifica e da’ molta importanza a un ventaglio di relazioni umane:
Entrò in una casa e si radunò di nuovo a Lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “E’ fuori di sé”… Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc. 3, 20-21. 31-35).
Paolo in un famoso brano parla del superamento di tutte le differenze sociali, religiose e sessuali, per instaurare relazioni nuove di convivenza dove si intrecciano e si mescolano razze, culture e religioni: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”(Gal. 3, 28). Rimane il valore della differenza del genere (maschio e femmina), rimane lo statuto bisessuale dell’essere umano, però nell’ottica di una più ampia struttura relazionale non secondaria.
Orientamenti
- Occorre passare dal modello naturalistico al modello relazionale secondo il quale la bontà morale del rapporto risulta dalla capacità che esso ha di esprimere”in modo profondo, autentico, coinvolgente il mondo interiore di due persone, di creare cioè la condizioni per lo sviluppo di una vera interpersonalità, la quale si realizza solo nella misura in cui si abbandona la tentazione di trattare l’altro (l’altra) come oggetto e si riconosce invece la sua unicità irripetibile e la sua inestimabile dignità”(Cfr. Ibid, p.53).
Interessante a questo proposito è il principio kantiano:”agisci sempre trattando l’altro come fine, e mai come mezzo”. - La relazione eterosessuale sia per la prevalenza quantitativa sia per il fatto che riflette l’originario statuto bisessuale dell’umano, è, a livello oggettivo, la forma completa di relazione, perciò è il paradigma di ogni altra forma di relazionalità.
- La relazione omosessuale manca per ora di un riconoscimento ufficiale a livello giuridico, come manca, a livello naturale di fecondità procreativa. Non per questo però è priva di valore, di amore vero e di aperture feconde. Occorre riconoscere il valore di ogni relazione autentica sia etero che omo; occorre inoltre accettare e vivere in modo sereno la propria condizione in un clima di pace interiore, superando ogni sentimento di colpevolezza paralizzante.
Per il teologo moralista Leandro Rossi la castità era in passato intesa come astinenza sessuale, ora viene presentata così:”sessualità messa al servizio della vita, dell’amore, non solo del piacere”.
Essere casti significa essere liberi per amare.
Come deve essere vissuta la castità? - La posizione tradizionale parlava e parla per gli eterosessuali, di astinenza sessuale prima del matrimonio e di castità all’interno del matrimonio: fare sesso per amore, ma aperto alla vita, alla procreazione.
- Per gli omosessuali l’unica castità possibile è l’astinenza sessuale:
“In passato li spingevano (gay e lesbiche ndr.) anche a sposarsi con una persona dell’altro sesso, facendo l’infelicità di tre o più persone. Oggi pare che questo non succeda più. Ma rimane il problema di un’astinenza che può durare tutta una vita. E che non è una scelta, perché anche la mia di prete dovrebbe durare tutta la vita, ma è il frutto di una decisione iniziale chiara e precisa”(AA. VV., Il posto dell’altro, op. cit., p. 20). - In questo periodo molti teologi percorrono piste più umane:
L’omosessualità non è contro natura. Se uno dice così”non tiene conto del fatto che ci sono omosessuali che lo sono dalla nascita, mentre altri, se lo sono poi diventati, sono divenuti tali in maniera irrevocabile. La natura di queste persone pur sapendo benissimo che sarebbero state così e, nonostante questo, l’ha fatto ugualmente. Ciò significa che queste persone hanno una loro vocazione propria, che la loro omosessualità è una vocazione che Dio ha dato loro al momento della creazione”(Ibid., p.21).
Questa tesi è così supportata dal teologo L. Rossi:
- Il Concilio Vaticano II ha ribadito la libertà di coscienza di ogni persona, che tutti debbono rispettare e che resta il criterio ultimo per ogni scelta, anche per gli omosessuali.
- Secondo la Chiesa cattolica, l’incontro dei corpi deve sempre essere aperto alla fecondità. Ma infecondo è anche il matrimonio degli anziani e di giovani coppie sterili: per cui il criterio della non possibilità di procreare non depone a sfavore delle unioni omosessuali.
“Perciò il vivere un rapporto stabile e fedele è davvero una scelta matura che molti gay e lesbiche cercano con tutto il cuore (F. Barbero, L’ultima ruota del carro, Associazione Viottoli, Pinerolo 2001, p. 96).
- E’ normale l’intimità sessuale all’interno di una coppia omosessuale monogamica:”Non possiamo chiedere agli omosessuali di praticare il celibato. L’amore e le sue espressioni in ogni forma di attività umana, inclusa la sessualità, sono una dimensione indispensabile della realizzazione umana”(Ibid p. 98).
- Una coppia omosessuale monogamica può adottare bambini, se risulta psicologicamente adatta a questo compito genitoriale:
- E’ giusto dare una benedizione e pregare per le coppie omosessuali durante e dopo l’Eucaristia.
Il vescovo Luigi Bettazzi, padre conciliare, inneggia al valore della sessualità come espressione d’amore, richiamando quanto ha detto il Concilio Vaticano II in proposito: “Questo (il Concilio Vaticano II, ndr.) ha avviato il ricupero del senso fondamentale della sessualità, che è quello della relazione dell’altro, facendogli perdere un giudizio, implicito, ma diffuso, che cioè il sesso fosse una brutta cosa (all’estremo opposto della castità, che era ‘la bella virtù’); da tollerare soltanto quando era proprio indispensabile, come nel momento di ‘fare figli’ … Credo che il grande problema rimanga questo: una volta riconosciuto il valore dell’affettività omosessuale, fin dove questa potrà spingersi, sul piano morale e poi sul piano giuridico? E’ importante che se ne parli, con serietà e serenità…” AA .VV. Il posto dell’altro, op. cit., pp. 9-10).
venerdì 17 settembre 2010
[Hot Church] - Omosessualità - 2
In una discussione sull'omosessualità nel gruppo Cristiani di aNobii è stato citato ciò che dice il Catechismo della Chiesa Cattolica sull'argomento
Castità e omosessualità
2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni (cf. Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10), la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati » (Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 8: AAS 68 (1976) 85). Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.
Partendo quindi da un documento ufficiale riprendo l'argomento del post precedente.Premetto che capisco il fatto che il Catechismo operi una sintesi e non spieghi punto per punto ogni affermazione. Detto questo però le affermazioni del catechismo mi paiono troppo vaghe per analizzare un argomento così complesso.Le analizzo una per una: 2357 La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile E qui rientriamo nel discorso sulle scoperte scientifiche. La genesi resta ancora non spiegata, ma si esclude sia una patologia. L'OMS definisce l'omosessualità una variante naturale del comportamento umano, ma non ha preso posizione rispetto alla possibile causa di tale variabilità (da Wikipedia). Quindi la frase Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni perde un po' di significato. Va bene appoggiarsi alla scrittura, ma anche alla scienza. Analizziamo poi i versetti segnalati. Un pezzo della storia di Sodoma (Gn 19,1-29) in cui gli abitanti vogliono abusare degli inviati di Dio, ma Lot propone di dare loro due fanciulle vergini in cambio degli uomini che sono suoi ospiti. Dovremmo quindi dedurre che l'omosessualità è peccato mentre lo stupro di gruppo no? La condanna mi pare alla violenza e non all'omosessualità San Paolo è più chiaro: l'omosessualità è una condanna di Dio per i malvagi che abbandonano la via retta e si lasciano andare alle passioni (Rm 1,24-27), i sodomiti sono nell'elenco di chi non entrerà nel ragno dei cieli.(1 Cor 6,9-10) e in quello delle persone per cui è stata fatta la Legge di Dio (1 Tm 1,10). Ma ricordiamo che San Paolo era santo ma anche figlio del suo tempo, è lui che dice Donne state sottomesse ai vostri mariti, non tutto va preso alla lettera. Altri riferimenti a testi sacri non ci sono. Mi pare un po' poco per dire che sono gravi depravazioni e intrinsecamente disordinati
Continua poi il punto Sono contrari alla legge naturale
Copio ancora dal Catechismo
La legge morale naturale
1954 L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male, la verità e la menzogna
Data questa definizione bisognerebbe spiegare perchè sono contro la legge naturale, perchè istintivamente l'uomo rifiuta l'omosessualità e predilige l'eterosessualità. Ma è vero? Per alcuni pare di no.
E di questo ho già parlato
Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale.
Questa è un'affermazione molto discutibile. Detta così è assolutamente gratuita, non deriva dalle frasi precedenti, è svincolata dal discorso e durissima
Conclusione durissima e decisa, ma che non trova ragione nelle affermazioni precedenti
2358
Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova.
Si riconosce che molte persone hanno questa tendenza profondamente radicata, ma sbrigativamente si deduce che è OGGETTIVAMENTE disordinata e quindi è una prova. Anche qui mi pare un banalizzare una cosa seria e diffusa e un non considerare in alcun modo le affermazioni della scienza per stigmatizzare con un 'oggettivamente' ogni possibile discussione.
2359
Le persone omosessuali sono chiamate alla castità.
Risposta un po' scarna per un problema così grande. Certo tutti siamo chiamati alla castità che non è solo l'astinenza dai rapporti, ma un vero e proprio stile di vita a cui si debbono rifare anche gli sposi cristiani. Però proporla come unica soluzione ad un problema di cui non si sa l'origine e che coinvolge molte persone in modo profondo, mi pare pochino.
Ho voluto riprendere l'argomento perchè nel precedente post avevo parlato di quello che sapevo non essendo certo delle perchè delle posizioni della Chiesa, ora avendo trovato un documento importante come il catechismo ho voluto rianalizzare l'argomento partire da questo.
Dicevo nell'introduzione a Hot Churh che voglio sempre partire dall'insegnamento della Chiesa e se su alcune cose sono abbastanza preparato su altre ho delle lacune e ben venga ogni approfondimento




