Mi e' arrivato l'altro giorno da Masada questo post, e' un po' cattivo ma tutto sommato vero, non saprei che rispondere.
Con un'immagine molto sobria e ricca di understatement, in Vaticano si e'parlato ieri dell'Eclisse di Dio. Dio si e' eclissato e lascia il Mondo al suo sfascio e alle sue miserie, facendoci mancare il suo intervento salvifico e redentore.
In che cosa si vede l'Eclisse di Dio? Nella Shoah? Nei milioni di bambini morti per fame? Nella piaga dell'Aids che sta flagellando tutta l'Africa? Nella miseria? Nel depauperamento ambientale? Nelle 1000 guerre inutili? Nei bambini soldato? Nel consumismo senza principi? Nella perdita di dignita' del lavoro? Nella sopraffazione dei forti sui deboli? Nel traffico di organi? Nel turismo sessuale e nella pornografia infantile? Nei preti o alte figure ecclesiastiche che sono state implicate in storie di pedofilia? Nello scandalo dello IOR e del Banco Ambrosiano?
No, naturalmente. L'Eclisse di Dio e' nei Pacs. C'e' un che di grottesco in questo anziano sacerdote tedesco, che dedica giorno e notte tutte le sue energie e investe la totalita' del suo indubbio ed innegabile ingegno, della sua cultura sconfinata, della sua enorme conoscenza teologica in un solo, unico obiettivo: impedire che magari (anche) due anziani conviventi possano avere la reversibilita' della
pensione!...
Sui pacs dico la mia: non capisco perche' serva un'altro modo di definire la coppia, visto che esiste gia' il matrimonio. Per quanto riguarda le coppie gay, per le quali spesso si pensa servano i pacs, io sono favorevole al matrimonio.
Come sempre mi pare ci siano posizioni preconcette e poca chiarezza: occorrerebbe fare una profonda riflessione su cosa vuol dire Matrimonio, per i credenti, per i laici, per tutte le varie idee che una persona puo' avere. Stabilito questo si vedra' che fare.
Io penso che nella societa' abbia una grande importanza il matrimonio, come base della via stessa della societa', che debba essere un'istituzione solida, quindi appoggiata dallo stato (soprattutto quando e' completata dai figli), con aiuti economici, con leggi chiare per la tutela dei figli e per l'eventuale rottura della coppia. Penso che chi si sposa debba prendere chiari impegni verso il coniuge e gli eventuali figli e ricevere chiari benefici per portare avanti un'istituzione cosi' importante. Chi non si vuole sposare, per qualunque motivo, non ricevera' gli stessi benefici (ovviamente questo discorso non riguarda i figli che non dovranno essere discriminati in base alla famiglia di provenienza). Per le coppie omosessuali non vedo impedimenti ad entrare in questo circuito diritti-doveri. Lo spauracchio delle adozioni ad omosessuali, mi pare ideologico: come per le coppie etero decidera' il giudice, che gia' ora ha il potere di dichiarare adatta o no all'adozione una famiglia. Comunque in questo momento visto che ci sono piu' domande che bambini adottabili, dubito che una coppia gay abbia possibilita' di adottare un figlio.
lunedì 12 giugno 2006
mercoledì 7 giugno 2006
Aborto umanitario
Copio questo bellissimo articolo da Vita
Quegli aborti nei balcani di Claudio Camarca
C' è il conflitto umanitario. Le bombe intelligenti. I mercenari di pace. Una volta esistevano i campi di lavoro. Sormontati dall'illuministica indicazione, «il lavoro rende liberi». Da ieri qualcuno ha coniato l'ossimoro di «aborto umanitario». Un ulteriore passo in avanti in direzione della dittatura della parola. Quasi che fosse possibile piegare la realtà a verbo. Prendere la verità e farne letteratura. Qualche anno addietro mi trovavo nei Balcani. In giro per campi profughi e villaggi fantasma. Ero lì per scrivere un libro. Su quelli che fuggono e quegli altri che accolgono. Mi imbattei in tante storie. Una, narrava di donne. Un gruppo di venti ragazze stuprate dai serbi bosniaci in nome della pulizia etnica (ci risiamo con gli ossimori). Violentate e messe incinta dagli assassini del padre e dei fratelli. Disperate. Per il presente e per il futuro. Un mostro che pareva ingoiarle senza tributare onori. Ecco, in quei giorni sentii parlare di aborto umanitario. Tra le lacrime e i singhiozzi. I tentativi di suicidio. Perché una cosa deve risultare chiara. L'aborto è un dramma. Sempre. Per ognuna delle donne che prende su di sé la decisione. E per quel piccolo scagliato fuori dai confini del mondo. Non è come cavarsi un dente. L'aborto scava in profondità. E forse sarebbe il caso di finirla di parlarne come una tra le opzioni possibili. Sospesa tra il preservativo e la pillola del giorno dopo. Sarebbe il caso di costruire una società davvero a misura di madre e di bambino. Una società in cui la spesa per i pannolini venga rimborsata, il latte in polvere sia a carico dello Stato, la prima casa agevolata senza costringere a traversare le forche caudine dei mutui bancari a tasso variabile. Sarebbe forse il caso di pensare una politica aperta alla vita. Rifiutare l'opzione di morte. Per i nostri bambini e per i nostri vecchi. Fare comunità. Nel tentativo di essere compassionevoli, e giusti.
Quegli aborti nei balcani di Claudio Camarca
C' è il conflitto umanitario. Le bombe intelligenti. I mercenari di pace. Una volta esistevano i campi di lavoro. Sormontati dall'illuministica indicazione, «il lavoro rende liberi». Da ieri qualcuno ha coniato l'ossimoro di «aborto umanitario». Un ulteriore passo in avanti in direzione della dittatura della parola. Quasi che fosse possibile piegare la realtà a verbo. Prendere la verità e farne letteratura. Qualche anno addietro mi trovavo nei Balcani. In giro per campi profughi e villaggi fantasma. Ero lì per scrivere un libro. Su quelli che fuggono e quegli altri che accolgono. Mi imbattei in tante storie. Una, narrava di donne. Un gruppo di venti ragazze stuprate dai serbi bosniaci in nome della pulizia etnica (ci risiamo con gli ossimori). Violentate e messe incinta dagli assassini del padre e dei fratelli. Disperate. Per il presente e per il futuro. Un mostro che pareva ingoiarle senza tributare onori. Ecco, in quei giorni sentii parlare di aborto umanitario. Tra le lacrime e i singhiozzi. I tentativi di suicidio. Perché una cosa deve risultare chiara. L'aborto è un dramma. Sempre. Per ognuna delle donne che prende su di sé la decisione. E per quel piccolo scagliato fuori dai confini del mondo. Non è come cavarsi un dente. L'aborto scava in profondità. E forse sarebbe il caso di finirla di parlarne come una tra le opzioni possibili. Sospesa tra il preservativo e la pillola del giorno dopo. Sarebbe il caso di costruire una società davvero a misura di madre e di bambino. Una società in cui la spesa per i pannolini venga rimborsata, il latte in polvere sia a carico dello Stato, la prima casa agevolata senza costringere a traversare le forche caudine dei mutui bancari a tasso variabile. Sarebbe forse il caso di pensare una politica aperta alla vita. Rifiutare l'opzione di morte. Per i nostri bambini e per i nostri vecchi. Fare comunità. Nel tentativo di essere compassionevoli, e giusti.
Prostituzione (e Mondiali)
Oggi mi e' arrivata una mail sul problema della prostituzione ai prossimi mondiali di calcio in Germania. Il tono era un po' profetico ma il problema reale e non solo ai mondiali. Poco si parla dello sfruttamento delle donne, spesso portate con l'inganno dai loro paesi e poi costrette a prostituirsi. La prostituta alla Pretty woman: bella, allegra, che lo fa per scelta e' un mito. La maggior parte delle ragazze sulle nostre strade sono minorenni, straniere, costrette con la forze, le botte, le minacce a prostituirsi. L'altra sera ho visto alle Iene un servizio sui paradisi del sesso: alla fine faceva vedere alcune ragazze (bambine?) picchiate, stuprate, costrette ad abortire e chiedeva: Volete andare ancora con le prostitute bambine? E' uno dei tanti problemi rimossi della nostra societa': in Italia c'e' sempre piu' richiesta di sesso a pagamento e quindi sempre piu' offerta, le organizzazioni criminali si organizzano e i bravi cittadini utilizzano. Si alzano poche voci: don Benzi e pochi altri, alla politica non interessa, tanto non votano, ai cittadini solo quando scocciano sotto casa, alla polizia solo per rare retate.
Allego due link: uno al sito del C-FAM dove si puo' firmare una petizione per fermare lo sfruttamento della prostituzione ai mondiali di calcio, e uno all'articolo del Corriere: Mondiali, casa del sesso più grande d'Europa
Allego due link: uno al sito del C-FAM dove si puo' firmare una petizione per fermare lo sfruttamento della prostituzione ai mondiali di calcio, e uno all'articolo del Corriere: Mondiali, casa del sesso più grande d'Europa
martedì 6 giugno 2006
Quanti morti ancora? (2)
Ancora morti italiani
Linko un bell'articolo da pacereporter
e uno pessimo di Riotta
Che dire? Quando dal rapporot SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) vediamo che la spesa annua militare nel mondo e’ di 975 miliardi di dollari, cosa altro possiamo aspettarci? Siamo ancora lontani da un'economia di pace e non di guerra, anzi siamo tornati indietro: mi ricordo quando facevo il militare io (1989-90) la guerra era una cosa remota, impossibile, che si faceva in qualche stato africano lontano. L'esercito era considerato una struttura obsoleta, inutile e costosa. Poi gia' alla fine del mio servizio militare e' scoppiata la guerra in Iraq e anche noi siamo stati coinvolti. Poi e' stato un crescendo: Kossovo, Afganistan, Iraq; e ora non e' strano che dei nostri soldati non solo siano in giro per il mondo, non solo facciano operazioni di peacekeeping, ma anche che uccidano e muoiano.
Dobbiamo ancora lavorare molto ma dobbiamo rendere la guerra una cosa inaccettabile
Linko un bell'articolo da pacereporter
e uno pessimo di Riotta
Che dire? Quando dal rapporot SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) vediamo che la spesa annua militare nel mondo e’ di 975 miliardi di dollari, cosa altro possiamo aspettarci? Siamo ancora lontani da un'economia di pace e non di guerra, anzi siamo tornati indietro: mi ricordo quando facevo il militare io (1989-90) la guerra era una cosa remota, impossibile, che si faceva in qualche stato africano lontano. L'esercito era considerato una struttura obsoleta, inutile e costosa. Poi gia' alla fine del mio servizio militare e' scoppiata la guerra in Iraq e anche noi siamo stati coinvolti. Poi e' stato un crescendo: Kossovo, Afganistan, Iraq; e ora non e' strano che dei nostri soldati non solo siano in giro per il mondo, non solo facciano operazioni di peacekeeping, ma anche che uccidano e muoiano.
Dobbiamo ancora lavorare molto ma dobbiamo rendere la guerra una cosa inaccettabile
lunedì 5 giugno 2006
Di chi mi tocca parlare bene
Dopo Rutelli debbo parlar bene di Mastella.
Dall'ANSA:
Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, promuovera' un provvedimento di amnistia e di indulto ''quando il parlamento sara' nel pieno delle sue funzioni con l'istituzione delle commissioni parlamentari''. Il guardasigilli lo ha annunciato ai detenuti di Regina Coeli, ai quali ha fatto visita nel pomeriggio in occasione della festa della Repubblica e della lettura delle lettere da carcere di Alcide De Gasperi. "L'amnistia non e' un atto mio solitario. Fosse stato cosi' l'avrei gia' fatto. Evidentemente posso promuoverlo e lo faro. Se finora non l'ho fatto e' perche' serve la pienezza delle commissioni parlamentari".
L'urgenza, pero' esiste - perche' - fa notare il guardasigilli "bisogna umanizzare le carceri il cui sovraffollamento ha raggiunto l'intollerabile." "Che la popolazione carceraria sia eccedente - aggiunge - e' un fatto su cio' non si pupo far finta di nulla". Mastella, pero', invita i detenuti a "fermare gli entusiasmi": "Proporro' l'amnistia e l'indulto - dice - ma nessuno ipotechi il tempo necessario." "L'impegno c'e' - aggiunge Mastella - applaudite dopo che il provvedimento di clemenza verra' varato."
Fra tutti i ministri da cui mi sarei aspettato uscite positive e ad effetto l'ultimo e' Mastella, ma tant'e', speriamo che alle parole seguano i fatti.
Vorrei ricordare ai miei amici catto-destroidi che il papa si reco ' in parlamento per richiedere l'amnistia ma il governo di destra cosi' vicino alle istanze dei cattolici se ne frego' altamente.
giovedì 1 giugno 2006
...e ora opposizione!!!
Si era detto: Votiamo Prodi e poi facciamo opposizione. Ed eccomi qua: dopo alcune cose positive come il no al ponte sullo stretto, il ritiro delle truppe dall'Iraq, la grazia a Bompressi, Visco che annuncia la fine dei condoni, tavoli di confronto sulla Tav che si riaprono... ecco la prima uscita infelice: Mussi toglie la firma italiana dalla «Dichiarazione etica» con cui insieme ad Austria, Germania, Polonia, Slovacchia e Malta l'Italia aveva espresso una posizione contraria alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Mussi ha aggiunto: «Spero che la legge italiana in materia di ricerca sulle staminali venga cambiata, però finché c'è la si rispetta». Vabbe' che i referendum non sono mai contati nulla, ma ci siamo espressi (o non espressi) proprio su questo con una maggioranza schiacciante. Una volta tanto debbo elogiare Rutelli che dichiara:«Su materie di tanta sensibilità e delicatezza etica, sarà un orientamento collegiale a esprimere la posizione del governo». Speriamo bene
lunedì 29 maggio 2006
L'Europa
Ho sentito l'altro giorno alla radio che alcuni paesi hanno raggiunto i parametri per entrare in Europa altri no. Non mi sono molto chiari quali sono questi parametri ma si parlava di deficit, di delinquenza e di gestione dell'agricoltura e mi e' venuto da pensare a quali parametri vorrei io per ammettere in Europa un paese oppure no. Si e' detto molte volte che e' stata fatta l'Europa delle banche e non dei popoli, cosa sentita da molti tanto che dove e' stato fatto il referendum sulla costituzione e' stata bocciata. Anche l'annoso problema se inserire o no le radici cristiane nella costituzione mi trova d'accordo: pero’ non semplicemente citandole ma ponendo delle regole che derivano da esse.
Comincio un mio elenco di parametri
1) Diritti umani: rifiuto esplicito della tortura, standard minimi per le carceri e standard almeno di velocita' per i processi.
Vedremmo allora i nostri politici non correre dietro al pil ma alla ristrutturazione delle nostre carceri, sovraffollate e luoghi di continui suicidi.
2) Lavoro: garantire una salario minimo, un massimo di ore di lavoro, ferie, malattia, maternita'.
Credo che solo cosi' potremmo controbattere i cinesi, non mettendo dazi e barriere doganali, ma imponendo il rispetto di standard minimi per i lavoratori, anche a chi vuole commerciare con noi
3) Energia: stabilire limiti di emissioni tipo quelli di Kyoto, imporre un tetto minimo di energie da fonti rinnovabili.
Nemmeno questo c'e' nei parametri attuali tanto che si sta litigando proprio sull'energia!!! L'Europa non possiede molte risorse l'unica possibilita' e puntare su fonti alternative e fare politiche comuni: ad es. sul nucleare dividere costi e benefici.
4) Agricoltura: favorire le colture biologiche e le specificita' locali.
Anche questo per combattere le importazioni: solo producendo prodotti di qualita' potremo contrastare chi produce a basso costo
5) guerra: come da art.11 della nostra costituzione "ripudio della guerra come metodo per la soluzione delle controversie internazionali"
6) ....(si accettano suggerimenti)
Penso che se avessimo questi come parametri potremmo proporci al resto del mondo con piu' serieta' e potremmo pretendere l'applicazione di alcune regole anche da parte degli altri: come dicevo non commerciare con chi non rispetta i diritti dei lavoratori o i diritti umani, oppure fare fronte comune contro le guerre (il caso dell'Iraq e' emblematico). Questo io ritengo sia inserire le radici cristiane nella costituzione e fare un'Europa dei popoli, e non per un'utopia ma per un nostro vantaggio anche economico.
mercoledì 10 maggio 2006
Begli amici
Lo metto solo in risposta a Piergiobbe
Cesare Previti, dopo la condanna a 6 anni per il caso Imi-Sir decisa dalla Cassazione, è nel narcere di Rebibbia. Il mattino seguente alla sentenza, resa pubblica giovedì sera dopo 12 ore di Camera di consiglio, il parlamentare di Forza Italia si è presentato nel carcere romano. Successivamente è stato ammesso nel carcere, dopo che è arrivato da Milano il provvedimento della Procura Generale di esecuzione della pena (sei anni di reclusione) inflittagli a conclusione del processo Imi-Sir.
Berlusconi
Reati estinti per amnistia:
Falsa testimonianza P2
Terreni Macherio, falso in bilancio
Reati estinti per prescrizione:
3 tangenti alla guardia di finanza (attenuanti generiche)
Caso Lentini (depenalizzazione falso in bilancio 2002)
Lodo Mondadori (attenuanti generiche)
SME (legge sulle rogatorie 2001, depenalizzazione falso in bilancio 2002)
Tangenti a Craxi (depenalizzazione falso in bilancio 2002)
Assoluzioni per insufficienza di prove:
Tangente alla guardia di finanza (Telepiu') (assoluzione con formula
dubitativa)
Medusa cinematografica (assoluzione con formula dubitativa)
Sme (secondo capo d'imputazione) (legge sulle rogatorie 2001)
Imputazioni che non costituiscono piu' reato:
Caso All Iberian (depenalizzazione falso in bilancio 2002)
Indagini archiviate:
Traffico di droga
Bilanci Fininvest (depenalizzazione falso in bilancio 2002)
Consolidato Fininvest (depenalizzazione falso in bilancio 2002)
Tangenti fiscali Pay-tv
Stragi 92/93 (scadenza dei termini d'indagine)
Concorso esterno in associazione mafiosa con dell'Utri (scadenza dei termini
d'indagine)
Procedimenti in corso:
Telecinco (sospeso per ovvia questione diplomatica internazionale, in attesa
che Berlusconi non sia piu' Presidente del Consiglio)
Diritti televisivi, falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione
indebita (indagini in corso)
Tangenti a David Mills, corruzione giudiziaria (indagini in corso)
Accolto dalla Cassazione il ricorso della Procura Generale di Milano e della
parte civile Cir contro le assoluzioni pronunciate nel processo Lodo
Mondadori (vedi sopra). Il processo dovra' dunque essere rifatto.
Marcello Dell'Utri, fondadatore di FI, parlamentare, stretto consigliere di
Berlusconi
Reati:
Condanna definitiva di 2 anni e 3 mesi di reclusione per frode
fiscale e false fatture.
Condanna di primo grado a 9 anni di reclusione per concorso esterno in
associazione mafiosa.
venerdì 5 maggio 2006
Beata la nazione che non ha bisogno di eroi (Brecht)

BOMBA A KABUL: MORTI 2 MILITARI ITALIANI, 4 SONO FERITI
ROMA - Secondo quanto si e' appreso due dei militari rimasti feriti nell'attentato a Kabul sono morti. Si tratta del tenente Manuel Fiorito e del maresciallo ordinario Luca Polsinelli. Lo ha reso noto lo Stato maggiore della Difesa, dopo che le famiglie sono state avvisate.
Fiorito, in forza al 2/o Reggimento alpini di Cuneo, era nato il 13 febbraio 1979 a Verona, dove era residente. Non era sposato. Polsinelli era invece nato a Orbetello il 20 ottobre 1977 e residente a Sora. Effettivo al 9/o Reggimento Alpini dell'Aquila, anche lui non era sposato.
I feriti sono il caporal maggiore Sc Giarracca, il caporal maggiore Sc Clementini, il caporal maggiore Sc Rivano, il primo caporal maggiore Mastromauro, tutti del secondo reggimento alpini di Cuneo.
L'attentato e' avvenuto nella zona della Musay valley. Sul posto sono intervenuti gli elicotteri del Contingente italiano per l'evacuazione medica d'urgenza del personale coinvolto nell'esplosione.
Secondo quanto si e' appreso, l'attentato e' avvenuto nella zona a sud-est di Kabul dove il convoglio italiano - composto da due veicoli blindati Puma, a bordo del quale c'erano Alpini del II Reggimento di Cuneo - stava svolgendo una attività di pattugliamento.
Riguardo all'ordigno utilizzato due sono le ipotesi: o una mina, oppure un "IED", cioe' una bomba artigianale fatta scoppiare al passaggio del convoglio.
Secondo una prima ricostruzione dello Stato Maggiore della Difesa, l'attentato è avvenuto alle 16:290 ora locale (le 13:50 in Italia). L'esplosione ha investito i due veicoli blindati 'Puma', con a bordo 12 uomini: quello che ha riportato le conseguenze piu' gravi è stato il primo.
Tutti i componenti sono rimasti feriti. Sul posto sono intervenuti immediatamente un elicottero CH-47 dell'Esercito e un Ab 212 dell'Aeronautica militare, che hanno trasportato i feriti all'ospedale da campo tedesco.
Le operazioni di soccorso sono ancora in atto e sono già scattati gli accertamenti per capire la dinamica dell'attentato, la natura dell'ordigno e i responsabili. L'area è stata messa in sicurezza dai militari italiani.
Omelia dell'arcivescovo di Pisa, monsignor Alessandro Plotti
Alcuni brani della dura omelia pronunciata dall'arcivescovo di Pisa, monsignor Alessandro Plotti, in occasione della cerimonia funebre per il maggiore della Folgore Nicola Ciardelli, ucciso nell'attentato di Nassiriya lo scorso 27 aprile.
Nella chiesa di San Nicola di Pisa, sono stati battezzati il figlio del maggiore Ciardelli, il piccolo Niccolo' di due mesi e il cuginetto Matteo, accanto alla bara del maggiore.
«Oggi ha vinto la vita: col battesimo di Niccolò e Matteo è stata battuta la morte».
«Niccolò e Matteo hanno vinto l'odio e il terrorismo, come il perdono vince la vendetta».
"Speriamo che il sacrificio di Nicola serva alla pace, al benessere, alla civiltà, all' uguaglianza tra popoli».
Il vescovo ha poi invitato a «guardare all'innocenza di Nicola e di questi due bambini, di tutti i bambini del mondo, soprattutto di quelli che muoiono a centinaia e migliaia negli innumerevoli conflitti armati che dilagano nel mondo - ha sottolineato - per ribadire, con fermezza e coraggio, che la pace si raggiungerà soltanto quando sapremo mettere al centro del nostro convivere l'innocenza come valore assoluto anche per noi adulti».
«È il trionfo dell'innocenza che vogliamo celebrare oggi. L'innocenza di un soldato buono e generoso che offre la sua vita per la pacificazione di un popolo, e l'innocenza di suo figlio che ha ricevuto il battesimo: tutti e due accomunati in un destino che si trasforma in un accorato appello alla vita e alla speranza».
«La guerra gonfiata per la sete di dominio e di potere e' frutto di scontri tra popoli ricchi e gente costretta a subire l'arroganza di chi ha troppo, e che contrabbandando valori umani e libertari tende a perpetuare situazioni peccaminose di squilibrio economico e sociale, al fine di consolidare il proprio benessere e i propri sporchi traffici.
La morte di Ciardelli e dei suoi colleghi è frutto di questa logica iniqua e perversa».
Nella chiesa di San Nicola di Pisa, sono stati battezzati il figlio del maggiore Ciardelli, il piccolo Niccolo' di due mesi e il cuginetto Matteo, accanto alla bara del maggiore.
«Oggi ha vinto la vita: col battesimo di Niccolò e Matteo è stata battuta la morte».
«Niccolò e Matteo hanno vinto l'odio e il terrorismo, come il perdono vince la vendetta».
"Speriamo che il sacrificio di Nicola serva alla pace, al benessere, alla civiltà, all' uguaglianza tra popoli».
Il vescovo ha poi invitato a «guardare all'innocenza di Nicola e di questi due bambini, di tutti i bambini del mondo, soprattutto di quelli che muoiono a centinaia e migliaia negli innumerevoli conflitti armati che dilagano nel mondo - ha sottolineato - per ribadire, con fermezza e coraggio, che la pace si raggiungerà soltanto quando sapremo mettere al centro del nostro convivere l'innocenza come valore assoluto anche per noi adulti».
«È il trionfo dell'innocenza che vogliamo celebrare oggi. L'innocenza di un soldato buono e generoso che offre la sua vita per la pacificazione di un popolo, e l'innocenza di suo figlio che ha ricevuto il battesimo: tutti e due accomunati in un destino che si trasforma in un accorato appello alla vita e alla speranza».
«La guerra gonfiata per la sete di dominio e di potere e' frutto di scontri tra popoli ricchi e gente costretta a subire l'arroganza di chi ha troppo, e che contrabbandando valori umani e libertari tende a perpetuare situazioni peccaminose di squilibrio economico e sociale, al fine di consolidare il proprio benessere e i propri sporchi traffici.
La morte di Ciardelli e dei suoi colleghi è frutto di questa logica iniqua e perversa».
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