"Il nostro strumento principale è la preghiera". "Naturalmente il nostro è un grido non soltanto a Dio, ma anche agli uomini". "Non taciamo. Facciamo il possibile per arrivare alle orecchie dei potenti".
"Dinanzi all'incendio che divampa, insanguinando il Medio Oriente, abbiamo un dovere cogente e urgente, irrinunciabile: impetrare da Dio il dono della pace. "Non domani o dopodomani, ma oggi!, subito!".
"Né gli atti terroristici né le rappresaglie, soprattutto quando vi sono tragiche conseguenze per la popolazione civile, possono giustificarsi".
"Sono particolarmente vicino alle inermi popolazioni civili, ingiustamente colpite da un conflitto di cui sono solo vittime, in particolare la grande moltitudine di libanesi che ancora una volta vedono distrutto il loro paese e hanno dovuto abbandonare tutto e cercare scampo altrove".
"Voglio riaffermare il diritto dei libanesi all'integrità e sovranità del loro Paese, il diritto degli israeliani a vivere in pace nel loro Stato e il diritto dei palestinesi ad avere una patria libera e sovrana". (Angelus 24 luglio 2006)
lunedì 31 luglio 2006
Dov'e' Dio?
In relazione alla guerra Israelo Libanese di questi giorni copio questo bellissimo racconto di Eli Wiesel
Dov'e' Dio?
"Ho visto altre impiccagioni, ma non ho mai visto un condannato piangere, perche' gia' da molto tempo questi corpi inariditi avevano dimenticato il sapore amaro delle lacrime.
Tranne che una volta. L'Oberkapo del 52° commando dei cavi era un olandese: un gigante di piu' di due metri. Settecento detenuti lavoravano ai suoi ordini e tutti l'amavano come un fratello. Mai nessuno aveva ricevuto uno schiaffo dalla sua mano, un'ingiuria dalla sua bocca. Aveva al suo servizio un ragazzino un pipel, come lo chiamavamo noi. Un bambino dal volto fine e bello, incredibile in quel campo.(A Buna i pipel erano odiati: spesso si mostravano piu' crudeli degli adulti. Ho visto un giorno uno di loro, di tredici anni, picchiare il padre perche' non aveva fatto bene il letto. Mentre il vecchio piangeva sommessamente l'altro urlava: "Se non smetti subito di piangere non ti portero' piu' il pane. Capito?". Ma il piccolo servitore dell'olandese era adorato da tutti. Aveva il volto di un angelo infelice).
Un giorno la centrale elettrica di Buna salto'. Chiamata sul posto la Gestapo concluse trattarsi di sabotaggio. Si scopri' una traccia: portava alblocco dell'Oberkapo olandese. E li', dopo una perquisizione, fu trovata una notevole quantita' di armi. L'Oberkapo fu arrestato subito. Fu torturato per settimane, ma inutilmente: non fece alcun nome. Venne trasferito ad Auschwitz e di lui non si senti piu'parlare.
Ma il suo piccolo pipel era rimasto nel campo, in prigione. Messo alla tortura resto' anche lui muto. Allora le S.S. lo condannarono a morte, insieme a due detenuti presso i quali erano state scoperte altre armi.
Un giorno che tornavamo dal lavoro vedemmo tre forche drizzate sul piazzale dell'appello: tre corvi neri. Appello. Le S.S. intorno a noi con le mitragliatrici puntate: la tradizionale cerimonia. Tre condannati incatenati, e fra loro il piccolo pipel, l'angelo dagli occhi tristi. Le S.S. sembravano piu' preoccupate. Piu' inquiete del solito. Impiccare un ragazzo davanti a migliaia di spettatori non era un affare da poco. Il capo del campo lesse il verdetto. Tutti gli occhi erano fissati sul bambino. Era livido, quasi calmo, e si mordeva le labbra. L'ombra della forca lo copriva. Il Lagerkapo si rifiuto' questa volta di servire da boia. Tre S.S. lo sostituirono. I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole. I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi. - Viva la liberta'! - gridarono i due adulti. Il piccolo, lui, taceva.
- Dov'e' il Buon Dio? Dov'e? - domando' qualcuno dietro di me.
A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte.
Silenzio assoluto. All'orizzonte il sole tramontava.
- Scopritevi! - urlo' il capo del campo. La sua voce era rauca. Quanto a noi, noi piangevamo.
- Copritevi! -
Poi comincio' la sfilata. I due adulti non vivevano piu'. La lingua pendula, ingrossata, bluastra. Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora...
Piu' di una mezz'ora resto' cosi', a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti.
Dietro di me udii il solito uomo domandare:
- Dov'e' dunque Dio? -
E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:
- Dov'e'? Eccolo: e' appeso li', a quella forca... -
Quella sera la zuppa aveva un sapore di cadavere."
[ Elie Wiesel, La notte, Firenze, Giuntina, 1980]
Dov'e' Dio?
"Ho visto altre impiccagioni, ma non ho mai visto un condannato piangere, perche' gia' da molto tempo questi corpi inariditi avevano dimenticato il sapore amaro delle lacrime.
Tranne che una volta. L'Oberkapo del 52° commando dei cavi era un olandese: un gigante di piu' di due metri. Settecento detenuti lavoravano ai suoi ordini e tutti l'amavano come un fratello. Mai nessuno aveva ricevuto uno schiaffo dalla sua mano, un'ingiuria dalla sua bocca. Aveva al suo servizio un ragazzino un pipel, come lo chiamavamo noi. Un bambino dal volto fine e bello, incredibile in quel campo.(A Buna i pipel erano odiati: spesso si mostravano piu' crudeli degli adulti. Ho visto un giorno uno di loro, di tredici anni, picchiare il padre perche' non aveva fatto bene il letto. Mentre il vecchio piangeva sommessamente l'altro urlava: "Se non smetti subito di piangere non ti portero' piu' il pane. Capito?". Ma il piccolo servitore dell'olandese era adorato da tutti. Aveva il volto di un angelo infelice).
Un giorno la centrale elettrica di Buna salto'. Chiamata sul posto la Gestapo concluse trattarsi di sabotaggio. Si scopri' una traccia: portava alblocco dell'Oberkapo olandese. E li', dopo una perquisizione, fu trovata una notevole quantita' di armi. L'Oberkapo fu arrestato subito. Fu torturato per settimane, ma inutilmente: non fece alcun nome. Venne trasferito ad Auschwitz e di lui non si senti piu'parlare.
Ma il suo piccolo pipel era rimasto nel campo, in prigione. Messo alla tortura resto' anche lui muto. Allora le S.S. lo condannarono a morte, insieme a due detenuti presso i quali erano state scoperte altre armi.
Un giorno che tornavamo dal lavoro vedemmo tre forche drizzate sul piazzale dell'appello: tre corvi neri. Appello. Le S.S. intorno a noi con le mitragliatrici puntate: la tradizionale cerimonia. Tre condannati incatenati, e fra loro il piccolo pipel, l'angelo dagli occhi tristi. Le S.S. sembravano piu' preoccupate. Piu' inquiete del solito. Impiccare un ragazzo davanti a migliaia di spettatori non era un affare da poco. Il capo del campo lesse il verdetto. Tutti gli occhi erano fissati sul bambino. Era livido, quasi calmo, e si mordeva le labbra. L'ombra della forca lo copriva. Il Lagerkapo si rifiuto' questa volta di servire da boia. Tre S.S. lo sostituirono. I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole. I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi. - Viva la liberta'! - gridarono i due adulti. Il piccolo, lui, taceva.
- Dov'e' il Buon Dio? Dov'e? - domando' qualcuno dietro di me.
A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte.
Silenzio assoluto. All'orizzonte il sole tramontava.
- Scopritevi! - urlo' il capo del campo. La sua voce era rauca. Quanto a noi, noi piangevamo.
- Copritevi! -
Poi comincio' la sfilata. I due adulti non vivevano piu'. La lingua pendula, ingrossata, bluastra. Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora...
Piu' di una mezz'ora resto' cosi', a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti.
Dietro di me udii il solito uomo domandare:
- Dov'e' dunque Dio? -
E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:
- Dov'e'? Eccolo: e' appeso li', a quella forca... -
Quella sera la zuppa aveva un sapore di cadavere."
[ Elie Wiesel, La notte, Firenze, Giuntina, 1980]
mercoledì 5 luglio 2006
La destra presentabile
Riprendendo le affermazioni sulla destra presentabile e impresentabile del mio post Alcune considerazioni politiche in vista delle elezioni, vorrei tranquillizzare i miei amici di destra: le paure dello strapotere della rosa nel pugno o di rifondazione sono finite con alcune blande dichiarazioni sulla procreazione assistita e una debole protesta contro la missione in Afganistan. Le politiche invece di "destra presentabile" si sono concretizzate con il prode D'Alema che si reca prima negli stati Uniti a lisciare Condoleeza e poi in russia dove apre il nostro mercato alla gazprom (leggi mafia russa) in cambio del gas (nessuno ovviamente ha accennato alla Cecenia). Rispetto al precedente governo qualcosa si fa, sara' un'impressione, saro' condizionato dalla propaganda di sinistra, ma questo governo mi pare faccia qualcosa, non di sinistra, ma si muove, gli altri mi sembravano solo una manica di ladroni. In politica estera Berlusconi era riuscito solo ad andare in texas a dare pacche sulle spalle a Bush e a invitare Putin in Sardegna, e alla prima crisi siamo quasi rimasti senza riscaldamento, D'Alema ci garantisce il gas (a prezzo dei diritti umani, ma non si puo' avere tutto!!!). Di sinistra ho visto solo la discussione sulla missine in Afganistan stigmatizzata da D'Alema come un problema di coscienza di alcuni senatori, problema che lui ovviamente non ha.
Anche sulle liberalizzazioni sono un po' perplesso: ok togliere privilegi antichi e ingiusti, pero' attenzione! vendere i farmaci al supermercato fara' forse abbassare i prezzi (mah?), togliera' privilegi alle farmacie, ma li dara' ai supermercati che certo non ne hanno bisogno. Togliere privilegi va bene, ma va fatto con molta attenzione, non si puo' improvvisamente togliere qualcosa anche se era ingiusto. Faccio un esempio: io acquisto una licenza per il taxi calcolando di guadagnare una certa cifra, su quella faccio dei conti, degli investimenti per il futuro, che ne so un mutuo, poi liberalizzano le licenza e il mio guadagno cala, che faccio? Insomma, stiamo ad aspettare, e speriamo in qualcosa di nuovo (sto aspettando Pecoraro Scanio per vedere se e' un cioccapiatti o uno con le palle)
Anche sulle liberalizzazioni sono un po' perplesso: ok togliere privilegi antichi e ingiusti, pero' attenzione! vendere i farmaci al supermercato fara' forse abbassare i prezzi (mah?), togliera' privilegi alle farmacie, ma li dara' ai supermercati che certo non ne hanno bisogno. Togliere privilegi va bene, ma va fatto con molta attenzione, non si puo' improvvisamente togliere qualcosa anche se era ingiusto. Faccio un esempio: io acquisto una licenza per il taxi calcolando di guadagnare una certa cifra, su quella faccio dei conti, degli investimenti per il futuro, che ne so un mutuo, poi liberalizzano le licenza e il mio guadagno cala, che faccio? Insomma, stiamo ad aspettare, e speriamo in qualcosa di nuovo (sto aspettando Pecoraro Scanio per vedere se e' un cioccapiatti o uno con le palle)
mercoledì 28 giugno 2006
Sii maggioranza
Nel giro di un anno ho vinto due referendum e le elezioni politiche: la cosa comincia a preoccuparmi. Pero', al di la' del fatto che sono con la maggioranza, mi pare che queste consultazioni popolari abbiano dato un bel segnale da parte degli italiani, spesso considerati piu' ignoranti e creduloni di quanto non siano, o di quanto non siano i nostri politici. Nel referendum sulla procreazione assistita il 75% degli italiani si e' astenuto, c'e chi ha detto che si e' seguita la Chiesa in modo pecoreccio, pero' mi sembra una spiegazione un po' semplicistica, mi pare invece che gli italiani si siano informati e abbiano scelto. Cosi' anche per il referendum costituzionale: 20 milioni di italiani si sono recati a votare in un giorno di grande caldo, per un quesito decisamente non facile. Anche qui sicuramente hanno pesato le posizioni dei partiti, ma credo che non basti come spiegazione, penso che le persone ancora una volta si siano informate e abbiano deciso. Per le politiche, poi, gia' vinte dal centro sinistra secondo tutte le analisi, abbiamo avuto percentuali di voto altissime e previsioni stravolte. In conclusione mi sembra che in Italia non si sia tutti lobotomizzati dalla tv e interessati solo ai mondiali: le persone ragionano ancora e credono ancora nella democrazia. Mi pare una buona notizia.
P.S. L'immagine e' solo per intenditori
venerdì 23 giugno 2006
Stop alla restituzione del bonus bebè
Riprendendo il discorso del mio post Qualche buona notizia da Bologna copio questo articolo da vita
Amato, Bindi, Ferrero: stop alla restituzione del bonus bebè
di Redazione (redazione@vita.it)
22/06/2006
L'apprezzamento delle Acli: soluzione giusta e di buon senso
I ministri dell'Interno, Giuliano Amato, delle politiche per la Famiglia, Rosy Bindi e della Solidarieta' sociale, Paolo Ferrero hanno chiesto al ministro dell'Economia di adoperarsi per bloccare le procedure, avviate dal precedente governo, per la restituzione del bonus bebe' da parte delle famiglie di immigrati extracomunitari. ''Si tratta - spiegano in una nota congiunta i tre ministri - di sanare una palese ingiustizia, frutto dell'imperizia con cui e' stato gestito il provvedimento previsto nella Finanziaria 2006. Non vanno fatti pagare alle famiglie dei bambini immigrati, nati in Italia, gli errori e le scelte discriminanti provocati dalla demagogia del governo precedente. Queste famiglie, molte delle quali vivono in condizioni economiche difficili, non avevano chiesto nulla e non avevano avanzato pretese''. ''Non si puo' pretendere -proseguono- che restituiscano i 1000 euro che hanno potuto incassare grazie a una formale comunicazione del ministero delle Finanze, con i complimenti dello stesso ex Presidente del Consiglio. Siamo convinti -concludono- che il governo debba dare un segnale di equita' e dimostrare che il sostegno alla maternita' e la tutela dei diritti dei bambini hanno carattere universalistico e costituiscono un banco di prova della serieta' e della coerenza del nostro programma''.
Apprezzano le Acli. ''Una soluzione -sottolinea in una nota il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero- giusta e di buon senso. Il segnale, cui dovranno certo seguire altri fatti, che finalmente si scommette sull'integrazione delle persone e delle famiglie immigrate''. ''Le famiglie immigrate che nei mesi scorsi avevano impropriamente incassato i mille euro del Governo per i figli nati nel 2005- prosegue la nota- avrebbero dovuto restituire l'assegno ricevuto al ministero dell'Economia, con il rischio di compromettere la loro permanenza in Italia a seguito di eventuali conseguenze giudiziarie. Per questo le Acli, che avevano giudicato discriminatoria la norma che assegnava il bonus ai soli figli di italiani, avevano subito offerto la difesa legale del proprio Patronato agli immigrati coinvolti che ne avessero fatto richiesta''
Amato, Bindi, Ferrero: stop alla restituzione del bonus bebè
di Redazione (redazione@vita.it)
22/06/2006
L'apprezzamento delle Acli: soluzione giusta e di buon senso
I ministri dell'Interno, Giuliano Amato, delle politiche per la Famiglia, Rosy Bindi e della Solidarieta' sociale, Paolo Ferrero hanno chiesto al ministro dell'Economia di adoperarsi per bloccare le procedure, avviate dal precedente governo, per la restituzione del bonus bebe' da parte delle famiglie di immigrati extracomunitari. ''Si tratta - spiegano in una nota congiunta i tre ministri - di sanare una palese ingiustizia, frutto dell'imperizia con cui e' stato gestito il provvedimento previsto nella Finanziaria 2006. Non vanno fatti pagare alle famiglie dei bambini immigrati, nati in Italia, gli errori e le scelte discriminanti provocati dalla demagogia del governo precedente. Queste famiglie, molte delle quali vivono in condizioni economiche difficili, non avevano chiesto nulla e non avevano avanzato pretese''. ''Non si puo' pretendere -proseguono- che restituiscano i 1000 euro che hanno potuto incassare grazie a una formale comunicazione del ministero delle Finanze, con i complimenti dello stesso ex Presidente del Consiglio. Siamo convinti -concludono- che il governo debba dare un segnale di equita' e dimostrare che il sostegno alla maternita' e la tutela dei diritti dei bambini hanno carattere universalistico e costituiscono un banco di prova della serieta' e della coerenza del nostro programma''.
Apprezzano le Acli. ''Una soluzione -sottolinea in una nota il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero- giusta e di buon senso. Il segnale, cui dovranno certo seguire altri fatti, che finalmente si scommette sull'integrazione delle persone e delle famiglie immigrate''. ''Le famiglie immigrate che nei mesi scorsi avevano impropriamente incassato i mille euro del Governo per i figli nati nel 2005- prosegue la nota- avrebbero dovuto restituire l'assegno ricevuto al ministero dell'Economia, con il rischio di compromettere la loro permanenza in Italia a seguito di eventuali conseguenze giudiziarie. Per questo le Acli, che avevano giudicato discriminatoria la norma che assegnava il bonus ai soli figli di italiani, avevano subito offerto la difesa legale del proprio Patronato agli immigrati coinvolti che ne avessero fatto richiesta''
Referendum costituzionale: perchè voterò NO
Come sempre prevale la polemica sulle idee. Frasi di questi giorni: "il 27 ci risveglieremo in Italia o in sud america?", "la nostra costituzione e' nuova e bellissima, perche' cambiarla?", "se non si cambia ora non si cambiera' mai piu!", "Diminuira' il numero dei deputati!" o i cartelloni "il cuore non si strappa!" ecc.
Non e' facile districarsi nelle modifiche costituzionali per le quali votiamo a questo referendum, ho cercato di informarmi e riporto qui sotto alcuni punti con mie considerazioni. La piu' importante pero', per cui votero' sicuramente NO e' che bisogna votare le riforme in toto, per cui anche se alcune cose non sono male, nell'insieme non mi sento di approvarle, anche perche' sono state fatte solo dalla ex-maggioranza senza una discussione con l'opposizione. Certo non e' facile metterli d'accordo pero' bisogna almeno provarci.
SALUTE E SANITA'
Non è più prevista la competenza concorrente Stato-Regioni in materia sanitaria.
Allo Stato resta la "tutela della salute, sicurezza e qualità alimentari".
Viene demandata alle Regioni la competenza legislativa in materia di "assistenza e organizzazione sanitaria", "organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche" e di "definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione".
Infine, la competenza legislativa in materia di "polizia amministrativa regionale e locale".
E' previsto, peraltro, il potere del Parlamento in seduta comune, attivato su iniziativa del Governo, di annullare una legge regionale qualora si ritenga che rechi pregiudizio all’interesse nazionale.
Dare piu' potere alle regioni in materie cosi' delicate mi pare pericoloso, se da una parte potrebbe spingere ad un miglioramento, perche' se per curarsi non si puo' piu' andare in un'altra regione si pretendera' di piu' dalla propria, dall'altra si creano troppe differenze fra cittadini, almeno per tutto il periodo che servira' per rendere uguali i livelli di assistenza.
Ma peggio mi pare l'istruzione: quali sarebbero le materie di "interesse specifico regionale"? siamo diversi in Italia ma non cosi' tanto. Io sono per la scuola statale e non privata figuriamoci se mi piace quella regionale!!!
L'ultimo punto poi con la possibilita' del Governo di bocciare le leggi regionali pare una norma che lascia effettiva autonomia solo alle Regioni che esprimono la stessa maggioranza politica del potere centrale.
IL BICAMERALISMO IMPERFETTO
Il Senato sarà eletto su base regionale, in concomitanza con il rinnovo dei singoli Consigli Regionali e dovrà garantire la rappresentanza territoriale di tutte le Regioni. Poiché le elezioni dei Consigli Regionali non avvengono tutte contemporaneamente, il Senato diventerà un organo permanente, soggetto a rinnovi parziali in dipendenza della vita dei singoli Consigli Regionali e non avrà quindi più una durata predeterminata.
È previsto che, a seconda dell’oggetto, vi siano leggi perfettamente bicamerali, per le quali rimane (come oggi) la competenza di entrambi i rami del Parlamento, e leggi solo eventualmente bicamerali, così definite perché sono devolute alla competenza di uno dei due rami del Parlamento e per le quali l’altra Camera ha solo il potere di proporre modifiche.
Su questo fatico ad esprimere un giudizio mi pare pero' una situazione un po' confusa, con due camere diverse che si palleggiano le competenze; il bicameralismo perfetto di ora non e' forse 'perfetto' perche' i due passaggi obbligatori possono aiutare la democrazia ma anche rallentare le leggi. Continuo a non vedere la grande utilita' della devolution ne' quindi l'uilita' di avere un senato con competenze specifiche sulle regioni.
PRIMO MINISTRO E GOVERNO
Il Primo Ministro è designato dagli elettori, non più come capo di una coalizione ma come premier che dura in carica tutta la legislatura (salva l’ipotesi di “sfiducia costruttiva”). A lui spetta il potere di sciogliere le camere, di nominare e di cambiare i ministri, rimanendo al Presidente della Repubblica solo un intervento di ratifica e di presa d’atto delle scelte del premier.
La sfiducia, che può essere votata dalla sola Camera dei Deputati nei confronti del Primo Ministro, lo obbliga alle dimissioni, ma queste determinano lo scioglimento della Camera e la fine della legislatura.
Viene inserita la "sfiducia costruttiva": la Camera vota la sfiducia accompagnata dalla designazione di un nuovo primo ministro, che pero' deve essere votato dagli stessi deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della camera (norma anti-ribaltone).
Questo e' il punto piu' discusso: il premierato forte. Si dice che c'e' in tutta europa e ammetto che non so come funziona esattamente negli altri paesi. Questa riforma pero' mi pare metta troppo potere nelle mani di un uomo solo, lega troppo il governo al primo ministro rendendo ricattabili i Ministri e il governo stesso. L'unica cosa buona mi pare la norma anti-ribaltone: non avevo votato Prodi per avere D'Alema!!!
CORTE COSTITUZIONALE
Dei quindici giudici che compongono la Corte Costituzionale, 5 sono nominati dal Presidente della Repubblica, 5 da Camera e Senato in seduta comune e 5 dai giudici delle supreme magistrature (Corte di Cassazione, Consiglio di Stato e Corte dei Conti).
La legge di riforma costituzionale prevede: 4 al Presidente della Repubblica, 4 alle supreme magistrature, 7 al Parlamento (tre nominati dalla Camera e quattro dal Senato Federale integrato dai Presidenti delle Giunte delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano).
Non si capisce perche' cambiare un metodo di equispartizione, solo per dare piu' controllo del Parlamento sulla Corte Costituzionale.
OBBLIGHI INTERNAZIONALI
La potesta' legislativa di Stato e regioni deve oggi rispettare la Costituzione, ma anche gli obblighi internazionali: quest'ultimo vincolo sparisce dalla nuova proposta. Fra tali obblighi vi e' la percentuale del Pil per i Paesi poverissimi e l'impegno contro l'inquinamento (Kyoto). Inoltre fra gli obblighi internazionali vi e' anche il trattato e il concordato con la Santa Sede, che in base a questa modifica dell'art. 117 potrebbero essere violati anche da singole regioni.
Chiara modifica anti europea.
Non e' facile districarsi nelle modifiche costituzionali per le quali votiamo a questo referendum, ho cercato di informarmi e riporto qui sotto alcuni punti con mie considerazioni. La piu' importante pero', per cui votero' sicuramente NO e' che bisogna votare le riforme in toto, per cui anche se alcune cose non sono male, nell'insieme non mi sento di approvarle, anche perche' sono state fatte solo dalla ex-maggioranza senza una discussione con l'opposizione. Certo non e' facile metterli d'accordo pero' bisogna almeno provarci.
SALUTE E SANITA'
Non è più prevista la competenza concorrente Stato-Regioni in materia sanitaria.
Allo Stato resta la "tutela della salute, sicurezza e qualità alimentari".
Viene demandata alle Regioni la competenza legislativa in materia di "assistenza e organizzazione sanitaria", "organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche" e di "definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione".
Infine, la competenza legislativa in materia di "polizia amministrativa regionale e locale".
E' previsto, peraltro, il potere del Parlamento in seduta comune, attivato su iniziativa del Governo, di annullare una legge regionale qualora si ritenga che rechi pregiudizio all’interesse nazionale.
Dare piu' potere alle regioni in materie cosi' delicate mi pare pericoloso, se da una parte potrebbe spingere ad un miglioramento, perche' se per curarsi non si puo' piu' andare in un'altra regione si pretendera' di piu' dalla propria, dall'altra si creano troppe differenze fra cittadini, almeno per tutto il periodo che servira' per rendere uguali i livelli di assistenza.
Ma peggio mi pare l'istruzione: quali sarebbero le materie di "interesse specifico regionale"? siamo diversi in Italia ma non cosi' tanto. Io sono per la scuola statale e non privata figuriamoci se mi piace quella regionale!!!
L'ultimo punto poi con la possibilita' del Governo di bocciare le leggi regionali pare una norma che lascia effettiva autonomia solo alle Regioni che esprimono la stessa maggioranza politica del potere centrale.
IL BICAMERALISMO IMPERFETTO
Il Senato sarà eletto su base regionale, in concomitanza con il rinnovo dei singoli Consigli Regionali e dovrà garantire la rappresentanza territoriale di tutte le Regioni. Poiché le elezioni dei Consigli Regionali non avvengono tutte contemporaneamente, il Senato diventerà un organo permanente, soggetto a rinnovi parziali in dipendenza della vita dei singoli Consigli Regionali e non avrà quindi più una durata predeterminata.
È previsto che, a seconda dell’oggetto, vi siano leggi perfettamente bicamerali, per le quali rimane (come oggi) la competenza di entrambi i rami del Parlamento, e leggi solo eventualmente bicamerali, così definite perché sono devolute alla competenza di uno dei due rami del Parlamento e per le quali l’altra Camera ha solo il potere di proporre modifiche.
Su questo fatico ad esprimere un giudizio mi pare pero' una situazione un po' confusa, con due camere diverse che si palleggiano le competenze; il bicameralismo perfetto di ora non e' forse 'perfetto' perche' i due passaggi obbligatori possono aiutare la democrazia ma anche rallentare le leggi. Continuo a non vedere la grande utilita' della devolution ne' quindi l'uilita' di avere un senato con competenze specifiche sulle regioni.
PRIMO MINISTRO E GOVERNO
Il Primo Ministro è designato dagli elettori, non più come capo di una coalizione ma come premier che dura in carica tutta la legislatura (salva l’ipotesi di “sfiducia costruttiva”). A lui spetta il potere di sciogliere le camere, di nominare e di cambiare i ministri, rimanendo al Presidente della Repubblica solo un intervento di ratifica e di presa d’atto delle scelte del premier.
La sfiducia, che può essere votata dalla sola Camera dei Deputati nei confronti del Primo Ministro, lo obbliga alle dimissioni, ma queste determinano lo scioglimento della Camera e la fine della legislatura.
Viene inserita la "sfiducia costruttiva": la Camera vota la sfiducia accompagnata dalla designazione di un nuovo primo ministro, che pero' deve essere votato dagli stessi deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della camera (norma anti-ribaltone).
Questo e' il punto piu' discusso: il premierato forte. Si dice che c'e' in tutta europa e ammetto che non so come funziona esattamente negli altri paesi. Questa riforma pero' mi pare metta troppo potere nelle mani di un uomo solo, lega troppo il governo al primo ministro rendendo ricattabili i Ministri e il governo stesso. L'unica cosa buona mi pare la norma anti-ribaltone: non avevo votato Prodi per avere D'Alema!!!
CORTE COSTITUZIONALE
Dei quindici giudici che compongono la Corte Costituzionale, 5 sono nominati dal Presidente della Repubblica, 5 da Camera e Senato in seduta comune e 5 dai giudici delle supreme magistrature (Corte di Cassazione, Consiglio di Stato e Corte dei Conti).
La legge di riforma costituzionale prevede: 4 al Presidente della Repubblica, 4 alle supreme magistrature, 7 al Parlamento (tre nominati dalla Camera e quattro dal Senato Federale integrato dai Presidenti delle Giunte delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano).
Non si capisce perche' cambiare un metodo di equispartizione, solo per dare piu' controllo del Parlamento sulla Corte Costituzionale.
OBBLIGHI INTERNAZIONALI
La potesta' legislativa di Stato e regioni deve oggi rispettare la Costituzione, ma anche gli obblighi internazionali: quest'ultimo vincolo sparisce dalla nuova proposta. Fra tali obblighi vi e' la percentuale del Pil per i Paesi poverissimi e l'impegno contro l'inquinamento (Kyoto). Inoltre fra gli obblighi internazionali vi e' anche il trattato e il concordato con la Santa Sede, che in base a questa modifica dell'art. 117 potrebbero essere violati anche da singole regioni.
Chiara modifica anti europea.
mercoledì 21 giugno 2006
Dio e' morto
Ho avuto vari commenti via mail e di persona al post sui pacs (nessuno purtroppo sul blog) e rispondo globalmente col testo di Dio e' morto di Guccini che gia' nel lontano 1965 indicava a causa di quali cose Dio e' morto e a causa di quali e' risorto
Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già
dentro le notti che dal vino son bagnate
dentro le stanze da pastiglie trasformate
dentro le nuvole di fumo
nel mondo fatto di città
essendo contro ed ingoiare
la nostra stanca civiltà.
È un Dio che è morto
ai bordi delle strade, Dio è morto
nelle auto prese a rate, Dio è morto
nei miti dell'estate, Dio è morto.
M'han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede
nei miti eterni della patria e dell'eroe
perché è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità
le fedi fatti di abitudini e paura
una politica che è solo far carriera
il perbenismo interessato
la dignità fatta di vuoto
l'ipocrisia di chi sta sempre
con la ragione e mai col torto.
È un Dio che è morto
nei campi di sterminio, Dio è morto
coi miti della razza, Dio è morto
con gli odi di partito, Dio è morto.
Io penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi
perché noi tutti ormai sappiamo
che se Dio muore è per tre giorni
e poi risorge.
In ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo Dio è risorto!
Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già
dentro le notti che dal vino son bagnate
dentro le stanze da pastiglie trasformate
dentro le nuvole di fumo
nel mondo fatto di città
essendo contro ed ingoiare
la nostra stanca civiltà.
È un Dio che è morto
ai bordi delle strade, Dio è morto
nelle auto prese a rate, Dio è morto
nei miti dell'estate, Dio è morto.
M'han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede
nei miti eterni della patria e dell'eroe
perché è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità
le fedi fatti di abitudini e paura
una politica che è solo far carriera
il perbenismo interessato
la dignità fatta di vuoto
l'ipocrisia di chi sta sempre
con la ragione e mai col torto.
È un Dio che è morto
nei campi di sterminio, Dio è morto
coi miti della razza, Dio è morto
con gli odi di partito, Dio è morto.
Io penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi
perché noi tutti ormai sappiamo
che se Dio muore è per tre giorni
e poi risorge.
In ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo Dio è risorto!
lunedì 19 giugno 2006
I Cpt sono ormai solo prigioni, vanno cambiati
Venerdì 16 giugno 2006 il Cardinal Renato Raffaele Martino presidente del Pontificio consiglio Giustizia e Pace parlando a margine della presentazione della Coalizione internazionale sulla detenzione di rifugiati richiedenti asilo, organizzata presso la sede della Radio Vaticana dal Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) ha detto:
"La detenzione arbitraria avvelena la società umana, danneggia coloro che la praticano e coloro che la subiscono".
"I rifugiati e gli immigrati dovrebbero essere accolti come persone e aiutati, insieme alle loro famiglie, a integrarsi nella società: dobbiamo accoglierli a braccia aperte e con spirito di solidarietà".
"I CPT sono ridotti ormai a vere prigioni dove si violano sistematicamente i diritti dell'uomo e luoghi dove viene umiliata la dignità umana".
"Si tratta di una soluzione che va scoraggiata pensando, invece, a soluzioni alternative dal punto di vista legislativo."
"La Chiesa proclama i diritti umani e quindi se c'è offesa a questi ultimi, le leggi non possono che apparire ingiuste. I rifugiati e gli immigrati rinchiusi in questi centri non hanno commesso nessun crimine se non quello di arrivare in Italia per una speranza di salvezza; la reclusione per loro non mi sembra una pena meritata, il quadro normativo va ripensato"
"Gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane e la realta' dei cpt sono solo la 'punta dell'iceberg', la comunita' internazionale dovrebbe mobilitarsi per correre in soccorso a questa gente nei loro Paesi d'origine, esercitando carita' cristiana e quella 'globalizzazione della solidarieta' a cui ha fatto spesso riferimento Giovanni Paolo II, in modo di dotare questi popoli delle capacita' tecnologiche, economiche e culturali per diventare protagonisti del proprio stesso sviluppo".
"La detenzione arbitraria avvelena la società umana, danneggia coloro che la praticano e coloro che la subiscono".
"I rifugiati e gli immigrati dovrebbero essere accolti come persone e aiutati, insieme alle loro famiglie, a integrarsi nella società: dobbiamo accoglierli a braccia aperte e con spirito di solidarietà".
"I CPT sono ridotti ormai a vere prigioni dove si violano sistematicamente i diritti dell'uomo e luoghi dove viene umiliata la dignità umana".
"Si tratta di una soluzione che va scoraggiata pensando, invece, a soluzioni alternative dal punto di vista legislativo."
"La Chiesa proclama i diritti umani e quindi se c'è offesa a questi ultimi, le leggi non possono che apparire ingiuste. I rifugiati e gli immigrati rinchiusi in questi centri non hanno commesso nessun crimine se non quello di arrivare in Italia per una speranza di salvezza; la reclusione per loro non mi sembra una pena meritata, il quadro normativo va ripensato"
"Gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane e la realta' dei cpt sono solo la 'punta dell'iceberg', la comunita' internazionale dovrebbe mobilitarsi per correre in soccorso a questa gente nei loro Paesi d'origine, esercitando carita' cristiana e quella 'globalizzazione della solidarieta' a cui ha fatto spesso riferimento Giovanni Paolo II, in modo di dotare questi popoli delle capacita' tecnologiche, economiche e culturali per diventare protagonisti del proprio stesso sviluppo".
lunedì 12 giugno 2006
I pacs, la Chiesa e l'eclissi di Dio
Mi e' arrivato l'altro giorno da Masada questo post, e' un po' cattivo ma tutto sommato vero, non saprei che rispondere.
Con un'immagine molto sobria e ricca di understatement, in Vaticano si e'parlato ieri dell'Eclisse di Dio. Dio si e' eclissato e lascia il Mondo al suo sfascio e alle sue miserie, facendoci mancare il suo intervento salvifico e redentore.
In che cosa si vede l'Eclisse di Dio? Nella Shoah? Nei milioni di bambini morti per fame? Nella piaga dell'Aids che sta flagellando tutta l'Africa? Nella miseria? Nel depauperamento ambientale? Nelle 1000 guerre inutili? Nei bambini soldato? Nel consumismo senza principi? Nella perdita di dignita' del lavoro? Nella sopraffazione dei forti sui deboli? Nel traffico di organi? Nel turismo sessuale e nella pornografia infantile? Nei preti o alte figure ecclesiastiche che sono state implicate in storie di pedofilia? Nello scandalo dello IOR e del Banco Ambrosiano?
No, naturalmente. L'Eclisse di Dio e' nei Pacs. C'e' un che di grottesco in questo anziano sacerdote tedesco, che dedica giorno e notte tutte le sue energie e investe la totalita' del suo indubbio ed innegabile ingegno, della sua cultura sconfinata, della sua enorme conoscenza teologica in un solo, unico obiettivo: impedire che magari (anche) due anziani conviventi possano avere la reversibilita' della
pensione!...
Sui pacs dico la mia: non capisco perche' serva un'altro modo di definire la coppia, visto che esiste gia' il matrimonio. Per quanto riguarda le coppie gay, per le quali spesso si pensa servano i pacs, io sono favorevole al matrimonio.
Come sempre mi pare ci siano posizioni preconcette e poca chiarezza: occorrerebbe fare una profonda riflessione su cosa vuol dire Matrimonio, per i credenti, per i laici, per tutte le varie idee che una persona puo' avere. Stabilito questo si vedra' che fare.
Io penso che nella societa' abbia una grande importanza il matrimonio, come base della via stessa della societa', che debba essere un'istituzione solida, quindi appoggiata dallo stato (soprattutto quando e' completata dai figli), con aiuti economici, con leggi chiare per la tutela dei figli e per l'eventuale rottura della coppia. Penso che chi si sposa debba prendere chiari impegni verso il coniuge e gli eventuali figli e ricevere chiari benefici per portare avanti un'istituzione cosi' importante. Chi non si vuole sposare, per qualunque motivo, non ricevera' gli stessi benefici (ovviamente questo discorso non riguarda i figli che non dovranno essere discriminati in base alla famiglia di provenienza). Per le coppie omosessuali non vedo impedimenti ad entrare in questo circuito diritti-doveri. Lo spauracchio delle adozioni ad omosessuali, mi pare ideologico: come per le coppie etero decidera' il giudice, che gia' ora ha il potere di dichiarare adatta o no all'adozione una famiglia. Comunque in questo momento visto che ci sono piu' domande che bambini adottabili, dubito che una coppia gay abbia possibilita' di adottare un figlio.
Con un'immagine molto sobria e ricca di understatement, in Vaticano si e'parlato ieri dell'Eclisse di Dio. Dio si e' eclissato e lascia il Mondo al suo sfascio e alle sue miserie, facendoci mancare il suo intervento salvifico e redentore.
In che cosa si vede l'Eclisse di Dio? Nella Shoah? Nei milioni di bambini morti per fame? Nella piaga dell'Aids che sta flagellando tutta l'Africa? Nella miseria? Nel depauperamento ambientale? Nelle 1000 guerre inutili? Nei bambini soldato? Nel consumismo senza principi? Nella perdita di dignita' del lavoro? Nella sopraffazione dei forti sui deboli? Nel traffico di organi? Nel turismo sessuale e nella pornografia infantile? Nei preti o alte figure ecclesiastiche che sono state implicate in storie di pedofilia? Nello scandalo dello IOR e del Banco Ambrosiano?
No, naturalmente. L'Eclisse di Dio e' nei Pacs. C'e' un che di grottesco in questo anziano sacerdote tedesco, che dedica giorno e notte tutte le sue energie e investe la totalita' del suo indubbio ed innegabile ingegno, della sua cultura sconfinata, della sua enorme conoscenza teologica in un solo, unico obiettivo: impedire che magari (anche) due anziani conviventi possano avere la reversibilita' della
pensione!...
Sui pacs dico la mia: non capisco perche' serva un'altro modo di definire la coppia, visto che esiste gia' il matrimonio. Per quanto riguarda le coppie gay, per le quali spesso si pensa servano i pacs, io sono favorevole al matrimonio.
Come sempre mi pare ci siano posizioni preconcette e poca chiarezza: occorrerebbe fare una profonda riflessione su cosa vuol dire Matrimonio, per i credenti, per i laici, per tutte le varie idee che una persona puo' avere. Stabilito questo si vedra' che fare.
Io penso che nella societa' abbia una grande importanza il matrimonio, come base della via stessa della societa', che debba essere un'istituzione solida, quindi appoggiata dallo stato (soprattutto quando e' completata dai figli), con aiuti economici, con leggi chiare per la tutela dei figli e per l'eventuale rottura della coppia. Penso che chi si sposa debba prendere chiari impegni verso il coniuge e gli eventuali figli e ricevere chiari benefici per portare avanti un'istituzione cosi' importante. Chi non si vuole sposare, per qualunque motivo, non ricevera' gli stessi benefici (ovviamente questo discorso non riguarda i figli che non dovranno essere discriminati in base alla famiglia di provenienza). Per le coppie omosessuali non vedo impedimenti ad entrare in questo circuito diritti-doveri. Lo spauracchio delle adozioni ad omosessuali, mi pare ideologico: come per le coppie etero decidera' il giudice, che gia' ora ha il potere di dichiarare adatta o no all'adozione una famiglia. Comunque in questo momento visto che ci sono piu' domande che bambini adottabili, dubito che una coppia gay abbia possibilita' di adottare un figlio.
mercoledì 7 giugno 2006
Aborto umanitario
Copio questo bellissimo articolo da Vita
Quegli aborti nei balcani di Claudio Camarca
C' è il conflitto umanitario. Le bombe intelligenti. I mercenari di pace. Una volta esistevano i campi di lavoro. Sormontati dall'illuministica indicazione, «il lavoro rende liberi». Da ieri qualcuno ha coniato l'ossimoro di «aborto umanitario». Un ulteriore passo in avanti in direzione della dittatura della parola. Quasi che fosse possibile piegare la realtà a verbo. Prendere la verità e farne letteratura. Qualche anno addietro mi trovavo nei Balcani. In giro per campi profughi e villaggi fantasma. Ero lì per scrivere un libro. Su quelli che fuggono e quegli altri che accolgono. Mi imbattei in tante storie. Una, narrava di donne. Un gruppo di venti ragazze stuprate dai serbi bosniaci in nome della pulizia etnica (ci risiamo con gli ossimori). Violentate e messe incinta dagli assassini del padre e dei fratelli. Disperate. Per il presente e per il futuro. Un mostro che pareva ingoiarle senza tributare onori. Ecco, in quei giorni sentii parlare di aborto umanitario. Tra le lacrime e i singhiozzi. I tentativi di suicidio. Perché una cosa deve risultare chiara. L'aborto è un dramma. Sempre. Per ognuna delle donne che prende su di sé la decisione. E per quel piccolo scagliato fuori dai confini del mondo. Non è come cavarsi un dente. L'aborto scava in profondità. E forse sarebbe il caso di finirla di parlarne come una tra le opzioni possibili. Sospesa tra il preservativo e la pillola del giorno dopo. Sarebbe il caso di costruire una società davvero a misura di madre e di bambino. Una società in cui la spesa per i pannolini venga rimborsata, il latte in polvere sia a carico dello Stato, la prima casa agevolata senza costringere a traversare le forche caudine dei mutui bancari a tasso variabile. Sarebbe forse il caso di pensare una politica aperta alla vita. Rifiutare l'opzione di morte. Per i nostri bambini e per i nostri vecchi. Fare comunità. Nel tentativo di essere compassionevoli, e giusti.
Quegli aborti nei balcani di Claudio Camarca
C' è il conflitto umanitario. Le bombe intelligenti. I mercenari di pace. Una volta esistevano i campi di lavoro. Sormontati dall'illuministica indicazione, «il lavoro rende liberi». Da ieri qualcuno ha coniato l'ossimoro di «aborto umanitario». Un ulteriore passo in avanti in direzione della dittatura della parola. Quasi che fosse possibile piegare la realtà a verbo. Prendere la verità e farne letteratura. Qualche anno addietro mi trovavo nei Balcani. In giro per campi profughi e villaggi fantasma. Ero lì per scrivere un libro. Su quelli che fuggono e quegli altri che accolgono. Mi imbattei in tante storie. Una, narrava di donne. Un gruppo di venti ragazze stuprate dai serbi bosniaci in nome della pulizia etnica (ci risiamo con gli ossimori). Violentate e messe incinta dagli assassini del padre e dei fratelli. Disperate. Per il presente e per il futuro. Un mostro che pareva ingoiarle senza tributare onori. Ecco, in quei giorni sentii parlare di aborto umanitario. Tra le lacrime e i singhiozzi. I tentativi di suicidio. Perché una cosa deve risultare chiara. L'aborto è un dramma. Sempre. Per ognuna delle donne che prende su di sé la decisione. E per quel piccolo scagliato fuori dai confini del mondo. Non è come cavarsi un dente. L'aborto scava in profondità. E forse sarebbe il caso di finirla di parlarne come una tra le opzioni possibili. Sospesa tra il preservativo e la pillola del giorno dopo. Sarebbe il caso di costruire una società davvero a misura di madre e di bambino. Una società in cui la spesa per i pannolini venga rimborsata, il latte in polvere sia a carico dello Stato, la prima casa agevolata senza costringere a traversare le forche caudine dei mutui bancari a tasso variabile. Sarebbe forse il caso di pensare una politica aperta alla vita. Rifiutare l'opzione di morte. Per i nostri bambini e per i nostri vecchi. Fare comunità. Nel tentativo di essere compassionevoli, e giusti.
Iscriviti a:
Post (Atom)