La LIS e' la Lingua Italiana dei Segni.
Come tutte le lingue dei segni e' una vera e propria lingua non solo un modo di esprimersi a gesti.
Come ci insegna il grande Sacks (Vedere voci) il linguaggio gestuale e' un linguaggio molto ricco che permette di esprimere i concetti in modo nuovo, diverso e spesso piu' efficace. I sordi sono stati a lungo discriminati, ritenuti deficienti ed emarginati. La loro lingua, o meglio le loro lingue (ce n'e' una per nazione: as es. ASL per gli americani), a lungo considerate solo degli insiemi di gesti. Fino a poco tempo fa anche in Italia era proibito insegnare la LIS e veniva imposto il cosiddetto oralismo cioe' il tentativo di insegnare ai sordi a parlare. Questo metodo ha delle qualita' perche' porta i sordi ad integrarsi maggiormente nella societa' ma non puo' essere disgiunto dall'insegnamento della lingua dei segni che per i sordi, soprattutto bambini, e' molto piu' facile ed intuitiva ed aiuta quindi la comprensione a e sviluppare l'intelligenza.
Ho trovato in rete questo sito molto interessante Dizionario della lingua italiana dei segni che propone anche una petizione per il riconoscimento della LIS
mercoledì 16 maggio 2007
La LIS
Spese distruzione
Ma bravo il governo Prodi!!! La guerra resta sempre un grande businnes!!!
Il ragionamento non fa un piega: in Afghanistan si combatte davvero, anche nella zona degli italiani sta arrivando la guerra vera, quella con morti e feriti fra la popolazione e i militari e allora cosa ne facciamo della nostra missione di pace? Mandiamo altri soldati e altre armi piu' sofisticate e dstrutrrici, cosi' i nostri militari si possono difendere meglio "passivamente e attivamente" (!).
Ma non sarebbe meglio tornare a casa???!!!
Copio da Peacereporter
Spese distruzione
Altri 25 milioni di euro per la guerra in Afghanistan. Quanto i tagli alla scuola fatti da Prodi
Circa 25 milioni di euro. La stessa cifra che il governo Prodi ha tagliato dai finanziamenti alla scuola pubblica per il corrente anno scolastico, ora li investe per finanziare i rinforzi al contingente militare italiano schierato in l'Afghanistan.
Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha annunciato davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato l'invio di otto carri armati 'Dardo', cinque elicotteri da attacco A-129 'Mangusta', dieci blindati 'Lince' e 145 militari di equipaggio e supporto tecnico e logistico. Costo complessivo, calcolato solo fino a fine anno: 25,9 milioni di euro. "La relativa copertura finanziaria – ha spiegato Parisi – d'intesa con la Presidenza del Consiglio e con il ministero dell'Economia e delle Finanze verrà apprestata in sede di adozione del disegno di legge di assestamento del bilancio per l'anno 2007". I soldi per l'istruzione non ci sono, ma per la guerra si trovano.
Nonostante l'incontestabile natura bellica dei mezzi militari in questione, Parisi ha rassicurato coloro che temono una deriva belligerante della "missione di pace" italiana. "Gli equipaggiamenti aggiuntivi – ha spiegato il ministro – non potrebbero consentire un genere di missione differente da quella già adottata dal nostro contingente in accordo con gli alleati della Nato. I nuovi mezzi permetteranno però di migliorare le capacità di esplorazione, la mobilità e la protezione, quindi la sicurezza attiva e passiva, delle nostre truppe".
Chi si ostina a pensare che carri armati, elicotteri da attacco e blindati siano strumenti di guerra, si sbaglia. Parola di ministro.
martedì 15 maggio 2007
Family Day
Sono contento che ci sia stato il family day e che sia andato bene. Lo sono perche' come ho letto da qualche parte: "non so se esiste un partito contro la famiglia, ma sicuramente non esiste quello a favore". Una manifestazione per ricordare ai politici che la famiglia e' importante e ha bisogno di aiuti mi pare doverosa.
Copio da
Marco Travaglio
POSTA PRIORITARIA
Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini
(...)
l'Italia investe nella spesa sociale il 26,4% del Pil, 5 punti in meno che nel resto d'Europa a 15,(...)
quanti fondi vanno alle famiglie e all'infanzia(...)
L'Italia e' penultima in Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% dell'Europa, il 10,2% della Germania, il 14,3% dell'Irlanda. Noi diamo alla famiglia l'1,1% del Pil: meno della meta' della media europea (2,4).
Sara' un caso, ma noi siamo in coda in Europa per tasso di natalita': la Francia ha il record con 2 figli per donna, la media europea e' 1,5, quella italiana 1,3(...)
per sposarsi e fare figli, una coppia ha bisogno di un lavoro stabile. Sa quanto spendiamo per aiutare i disoccupati? Il 2% della spesa sociale, ultimi in Europa. La media Ue e' il 6%. La Spagna del terribile Zapatero spende il 12,5. I disoccupati che ricevono un sussidio in Italia sono il 17%, contro il 71 della Francia, l'80 della Germania, l'84 dell'Austria, il 92 del Belgio, il 93 dell'Irlanda, il 95 dell'Olanda, il 100% del Regno Unito.(...)
Tutto il contorno invece e' stato penoso come sempre.
Il balletto delle cifre, i commenti, le strumentalizzazioni politiche, l'aver reso una manifestazione a favore della famiglia una manifestazione contro i dico, la contro-manifestazione.
Le cifre
Da 200.000 a 1.500.000: c'e' una bella differenza (e poi perche' la questura deve sempre barare?)
I commenti
Ne cito due:
Contro
MASADA
La polizia ha detto che i manifestanti contro i Dico erano al massimo
230.000 e si sa che Piazza San Giovanni ne contiene 350.000 pigiandoli
proprio.
Francamente credevo facessero di piu'!
Le parrocchie in Italia sono piu' di 25.000. Molte hanno offerto viaggio e
pranzo gratis.
La propaganda e' stata massiccia e capillare. 20 milioni di volantini,
250.000 manifesti, prediche a raffica.
Considerando che c'erano molti bambini, molti politici, intere associazioni
cattoliche, suore e preti (solo i preti sono circa 50.000 e le suore
120.000), giornalisti, forze dell'ordine e curiosi, la media di famiglie per
parrocchia risulta bassina.
Perche' prendere il dato piu' basso? facciamo una media: 750.000 non c'e' male per una manifestazione di famiglie! La contro-manifestazione non ha raccolto piu' di 20.000 persone
A favore
Piergiobbe
500mila, 750mila, 1milione, 1milione e 1/2.(...)
la Chiesa è stata definitivamente legittimata (dalla piazza!)
Allora Cofferati che ha portato in piazza 3.000.000 di persone era legittimato a fare la rivoluzione?
Scusate cari Piergiobbe e Masada ma sono commenti di parte!
La politica
Veramente pessimi tutti i tentativi di strumentalizzazione, pro o contro.
Pro: Berlusconi, divorziato e abortista
Casini, sposato, matrimonio annullato, risposato e ora convivente
Calderoli sposato la seconda volta con rito celtico!!!!
ecc. ecc.
Contro:
Pecoraro Scanio che invece di occuparsi si ambiente tuona sui diritti dei conviventi, ma non dice in che modo la protezione della famiglia ostacoli i conviventi
Bonino, forse la piu' coerente, da sempre impegnata in questi campi, che comunque conduce una fallimentare contro-manifestazione
La contro-manifestazione
di cui non si sentiva proprio il bisogno.
Insomma W la famigla, no ai DICO, si al matrimoni dei gay.
venerdì 11 maggio 2007
Qualcosa di allegro
Il 21 luglio 2007 uscira' l'edizione inglese del settimo e ultimo libro della bellissima saga di Harry Potter "Harry Potter and the Deathly Hallows". E l'Italia? Ancora orfana di titolo a più di un mese dall'annuncio di quello in lingua originale, può solo ipotizzare una data di uscita basandosi sulle esperienze dei volumi precedenti: nel 2005 il Principe Mezzosangue versione anglofona uscì anch'esso a luglio e Salani lo mise in vendita all'Epifania!!! E' probabile che dalle nostre parti il settimo libro non si renda disponibile prima di Natale o ad Halloween.
Ma c'è chi ha già pensato di pubblicare online una petizione per convincere la Salani a pubblicare la versione tradotta in tempi accettabili
http://www.petitiononline.com/HPDHITA/petition.html
Firmate!!!!
Intanto ecco alcune curiosita' trovate qua e la per la rete
Nell'originale inglese, i G.U.F.O. ( Giudizio Unico per Fattucchieri Ordinari) si chiamano O.W.L. (appunto gufo), e cioè Ordinary Wizarding Level.
Nell'originale inglese, i M.A.G.O. (Magia Avanzata Grado Ottimale) si chiamano N.E.W.T. (salamandra,tritone), (Nastily Exhausting Wizarding Test).
Albus Silente: deriva dal latino e significa "bianco", forse non indica solo la barba ma anche la saggezza del personaggio. "Silente" è una pessima traduzione di "Dumbledore". La traduttrice si è rifatta al "dumb" del nome, che significa muto, ignorando però che "dumbledore" significa "calabrone" in antico inglese. La Rowling ha scelto questo nome perchè le piaceva l'idea di Silente che camminava canticchiando tra sé.
Delacour, Fleur: in francese significa "fiore della corte", un nome adatto a una fanciulla di nobile contegno.
Hagrid: in dialetto inglese, se sei stato "hagrid", vuol dire che hai passato una brutta nottata, cioé ti sei ubriacato (si riferisce alla tendenza di Hagrid ad alzare il gomito).
Piton, Severus: Il suo nome originale è Snape, che è un altro villaggio inglese, ma si gioca sull'assonanza con "snake", cioè "serpente".
Riddle: significa "Enigma" in inglese. Tom Orvoloson Riddle, anagrammato, diventa "Son io Lord Voldemort". In Inglese, Tom Marvolo Riddle diventa "I am Lord Voldemort".
Voldemort: in francese significa "ladro di morte", cioè uno che sfugge alla morte. Nel Medioevo esisteva un mago oscuro chiamato Voldemortist. Secondo la leggenda ha cercato di distruggere Merlino prima dei tempi di re Artù (il signor Weasley?), ha fatto un incantesimo alle persone buone e corrotto i cattivi. Merlino avrebbe ucciso Voldemortist usando un semplice incantesimo paralizzante (Petrificus Totalus?) e dandolo in pasto al cane con più teste (Fuffy?) del lago, che era l'animaletto della Dama del lago (la Piovra Gigante?). Merlino avrebbe poi liberato i buoni e ucciso i cattivi. Questo sarebbe successo 12-13 anni prima di re Artù (guarda caso gli stessi anni che sono passati dalla distruzione di Voldemort a quando Harry ha iniziato la scuola).
giovedì 26 aprile 2007
Cercasi moderati disperatamente
Copio da peacerporter
Lo scrittore palestinese Muin Masri racconta la rabbia di un popolo
Abbiamo smarrito la strada senza volerlo e con rabbia. Nessuno come noi l'ha cercata così tanto e a costo della vita. In compenso non vorremo né essere premiati né accusati di nasconderci come dei codardi.
Moderati e feriti. In questi tempi duri, molti, troppi intellettuali occidentali, o presunti tali, dall'indice facile, ci puntano il dito addosso chiedendo come se niente fosse: "Moderati dove siete?". Strano, come mai in questi anni di dittature e di buchi neri nessuno ha sentito le nostre grida? E' brutto pensare male, ma può darsi che con la distanza, e questo splendido mare che ci separa, con le sue spiagge dorate, sia facile distrarsi. I moderati occidentali sono fatti così: tacciono spesso quando servono e parlano quando è troppo tardi. Democrazia e libertà è la bandiera di tutti gli uomini liberi. C'è chi è fortunato e l'ha guadagnata già il giorno della sua nascita, mentre altri sono morti sognando un solo momento da veri essere umani. "Mancanza d'informazione", qualcuno si affretta a concludere. Peccato che appena abbiamo avuto la prima TV libera e in stile occidentale, al-Jazeera, i primi a lamentarsi e a metterla al bando sono stati proprio i difensori degli oppressi, gli statunitensi. Democrazia è la vergine madre di tutti gli aspiranti alla libertà, ci fanno ricordare sempre. Peccato che se i risultati delle elezioni non sono quelli previsti nei loro summit privati, sono capaci di punire tutta la popolazione lasciandola morire di fame. Ripensate, così la prossima volta non potrete sbagliare. Fenomenali questi moderati occidentali, se convinti che una guerra è ingiusta non si lamentano con i loro governi per aver scatenato questa tempesta senza fine, si lagnano di non trovare le persone giuste con cui dialogare. Siamo qui, sotto le bombe degli alleati, chiusi nelle carceri di governi amici degli occidentali, dormiamo nelle tende senza mogli né figli, persi in qualche frontiera amica degli occidentali. Venite, vi prego, venite a cercarci che qui fa buio presto.
Una sitauzione spinosa. Benvenuti a voi coi vestiti eleganti e la parlata da filosofi, voi che prima di entrare lasciate fuori i vostri lucidi stivali e vi tappate il naso, qui di merda si vive e si muore da anni. Strano che non ve ne siate ancora accorti. E dire che eravate l'unico sponsor in tutti questi anni! Nessun governo arabo avrebbe potuto durare più di un giorno senza il vostro sostegno. Monarchia o repubblica che sia, hanno fatto i vostri interessi con l'unica garanzia di rimanere solidamente sulle loro misere poltrone e per farlo hanno imprigionato migliaia di persone innocenti, fatto sparire altrettanti disgraziati. La loro unica colpa era la voglia delle tanto decantate libertà e democrazia. Non è questo che voi decantate ai quattro venti? Libertà e democrazia, sapeste quanta sofferenza e morti inutili ci sono state nel mondo arabo sognando queste parole. Ci credevano davvero invece sono stati lasciati marcire da soli. Non cercate i moderati, non ci sono più, o meglio, non credono più alle bugie occidentali. In mancanza d'altre prospettive, tutti vorrebbero combattere alla loro maniera, non sono più disposti a fare i mercenari per le cause altrui. Odiano i loro governi e pensano che l'Occidente sia colpevole perché ha consentito o ha chiuso gli occhi. Sono convinti che la pentola a pressione è stata tenuta chiusa troppo grazie anche alla lunga mano dei vostri governanti, la cui unica preoccupazione era solo avere quella firma sui contratti di fornitura del gas, del petrolio, dei minerali… Il resto è una guerra di disinformazione. Adesso che anche voi avete conosciuto la paura, le morti inutili, le bugie, chiedetelo a Gino Strada, non cercate di fare i signori e di camminare con la punta dei piedi per non sporcare il vostro bel vestito. Entrate, entrate e cercate di comportarvi da veri cristiani o da laici onesti, qui di merda si vive e si muore da anni. E chi si scandalizza o parla di religione è male informato o in malafede. Molti che si fanno saltare in aria non sanno nemmeno da che parte sia La Mecca; per loro un inferno è uguale a un altro.
giovedì 5 aprile 2007
A proposito di espulsioni
Gia' ne parlavo in questi due post Espulsioni: Giustizia o Arbitrio? e Ancora sulle espulsioni oggi ho trovato questo articolo su Pacereporter
La condanna del sospetto
giovedì 29 marzo 2007
I prossimi 100 anni
Nel dicembre del 2001, in occasione del centesimo anniversario del premio Nobel, un vasto gruppo di vincitori del prestigioso riconoscimento si è riunito a Stoccolma e Oslo e cento di loro hanno firmato una solenne Dichiarazione intitolata "I prossimi cento anni", che metteva in guardia l'umanità rispetto a due questioni fondamentali: da un lato che le armi di distruzione a disposizione dell'uomo non solo continuano a diffondersi, ma creano di per se stesse un pericolo crescente di guerra, e, dall'altro, la constatazione, drammatica, che tutte le tensioni naturali e ambientali rimangono al di fuori delle decisioni e della sfera d'interesse dei potenti.
Il documento afferma:
"Il maggiore pericolo per la pace mondiale negli anni a venire non deriverà da atti irrazionali di Stati o persone, ma dalla domanda legittima di coloro che vivono in questo mondo e che sono stati depredati delle loro speranze, i poveri e gli emarginati che vivono un'esistenza marginale nei climi equatoriali. Il riscaldamento globale, che non è stato causato da loro, ma che è prodotto dai pochi ricchi del pianeta, colpirà prima di tutto le loro fragili ecologie e la loro situazione sarà non solamente disperata, ma manifestamente ingiusta. Non ci si può aspettare che essi saranno contenti, in ogni caso, di aspettare la beneficenza dei ricchi. Se noi permetteremo che il potere devastante delle armi moderne si estenda e si diffonda ulteriormente su questo panorama umano, già pronto all'esplosione, organizzeremo e ci renderemo responsabili di una conflagrazione che potrà coinvolgere sia i ricchi che i poveri. La sola speranza per il futuro è collocata in un'azione internazionale cooperativa legittimata e fondata sulla democrazia. E' tempo di voltare le spalle — e abbandonarla — alla ricerca unilaterale della sicurezza, con la quale cerchiamo di nasconderci dietro mura altissime. Dobbiamo, invece, persistere nella richiesta di un'azione unitaria per fronteggiare sia il riscaldamento globale che un mondo pieno di armi. Questi due compiti costituiranno le componenti vitali della stabilità futura del mondo, nel momento in cui ci muoviamo verso un più alto grado di giustizia sociale, che è l'unica possibilità di costruire la pace. […]Come cittadini preoccupati, noi sollecitiamo tutti i governi a dedicare le loro energie a questi scopi, che costituiscono un necessario passaggio sulla via della sostituzione della guerra con la legge. Per sopravvivere nel mondo che abbiamo già cambiato, dobbiamo imparare a pensare in un altro modo. Come mai prima d'ora, il futuro di ciascuno di noi dipende dal bene di tutti".
martedì 27 marzo 2007
Biffi
Se spezziamo con piena consapevolezza il Pane eucaristico, dobbiamo preoccuparci di chi non ha pane ne' casa. Se presentiamo la materia dell'offertorio, frutto del lavoro dell'uomo, non possiamo disinteressarci dei problemi del lavoro umano, della sua dignita', della sua sicurezza. Se ci scambiamo il segno della pace, dobbiamo farci operatori di pace contro tutte le lotte tra le genti, tra le classi sociali, tra le varie categorie, tra gli individui.
Chi stacca Gesu' dalla storia concreta, alla fine lo perde. Dal momento che il Verbo si e' fatto carne ed e' venuto ad abitare in mezzo a noi, noi proprio nelle vicissitudini umane, nelle pene, nelle preoccupazioni, nelle tensioni degli uomini potremo davvero incontrarlo
(Omelia nella Messa del giorno di Natale 25 Dicembre 1988)
Afghanistan, rifinanziamo questo
Da Pacereporter http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=&idart=7625
I racconti dei civili vittime della guerra, ricoverati nell'ospedale di Emergency a Lashkargah
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana
Lashkargah, provincia di Helmand. Oggi, dopo i feroci combattimenti dei giorni scorsi, la situazione è tornata calma. Ma qui in città il clima è ancora molto teso. Per le strade, polverose e assolate, il traffico è quasi nullo e si vede pochissima gente a piedi. Abbondano invece i pick-up dell'esercito afgano, carichi di soldati in mimetica con i lanciarazzi in spalla e i kalashnikov spianati. In città le forze militari della Nato non si vedono, ma si sentono, nella forma dell'incessante rumore degli elicotteri da combattimento 'Apache' che sorvolano ad alta quota il centro abitato.
Per vedere gli effetti della guerra che in questi giorni ha infuriato nella provincia basta fare un salto all'ospedale di Emergency – dove tutti sono in terribile ansia per la sorte di Rahmatullah Hanefi, il manager della struttura preso una settimana fa dai servizi segreti afgani. Le corsie sono strapiene di feriti: civili vittime dei bombardamenti dell'aviazione e dell'artiglieria della Nato e dei mitra dei soldati afgani. Le testimonianze dei sopravvissuti e dei loro parenti sono infatti concordi: dopo aver messo in fuga i talebani dai villaggi, i soldati del governo Karzai appoggiati dalle forze Isaf hanno fatto il tiro a segno sulla popolazione civile, sparando contro tutti: anziani, donne e bambini. Chiunque si trovasse a tiro.
Zarghona ha 25 anni, ma ne dimostra almeno il doppio. Viene dal piccolo villaggio di Malgir, a nord di Lashkargah. Ha il viso completamente fasciato, la mascella fracassata da una pallottola. La stessa pallottola che, prima di entrare nella sua guancia, è entrata e uscita dalla testa del suo bambino di un anno e mezzo, uccidendolo. Parla con un filo di voce, fissando le lenzuola: "Prima hanno iniziato a sparare, poi sono iniziate a cadere le bombe. Tutte le donne del villaggio, come me, sono uscite di casa, fuggendo con i bambini in braccio. Io correvo tenevo mio figlio stretto a me, poi i soldati afgani ci hanno sparato. La stessa pallottola…". Il pianto interrompe il bisbiglio della donna, che si copre il volto per non farsi vedere.
Zadran ha 16 anni. Viene dal villaggio di Loi Manda, nei pressi di Grishk. Gli hanno tolto dalla gamba cinque proiettili. "E' iniziata una sparatoria, poi gli inglesi, dal deserto, hanno iniziato a prendere a cannonate il villaggio. Sono corso fuori di casa, volevo scappare. I soldati afgani mi hanno sparato con i mitra, colpendomi alla gamba. In questo modo sono morte, nel mio villaggio, almeno quattro persone, tra cui due bambini e due uomini: questi due sono stati giustiziati dai militari governativi dopo essere stati arrestati senza alcun motivo. Li conoscevo, non erano talebani. Quelli se ne erano già andati".
Rokhana, 32 anni, sempre di Loi Manda, conferma il racconto del ragazzino. Anche lei è ferita a una gamba, che nasconde sotto le coperte per pudore. Per lo stesso motivo si copre anche il volto con le lenzuola mente parla. "Fuori di casa la guerra si è scatenata d'improvviso. Mi sono precipitata in cortile per portare dentro i miei figli. Appena ho varcato la soglia mi hanno sparato. Hanno sparato anche a mio figlio Askar, ferendolo a un braccio. Due degli altri bambini con cui stava giocando sono morti. Erano i soldati del governo a sparare contro la gente normale, quando i talebani erano già scappati dal villaggio".
Mirwais ha 12 anni, viene dal villaggio di Choar Kuza, sempre vicino a Grishk. Giace sdraiato su un fianco, immobile, e resterà così per tutta la vita. La scheggia di un proiettile di mortaio che ha centrato la sua casa gli è entrata nel collo, ledendogli la colonna vertebrale e condannandolo così alla tetraplegia. A parlare è suo padre Zalmay, occhi tristi, pelle scura e rugosa, barba sale e pepe e turbante nero. "Gli inglesi sparavano sul nostro villaggio con i cannoni, da lontano, i soldati afgani sparavano con i fucili, da vicino. Un colpo, forse di mortaio, è caduto fuori dalla nostra casa, uccidendo tutte le nostre bestie e ferendo mio figlio al collo e mia moglie alla gamba. Siamo stati fortunati: un altro colpo è caduto sulla casa dei nostri vicini, radendola al suolo e uccidendo due persone".
Khan Gul di anni ne ha 13. Viene da Dehe Adam Khan, appena fuori Grishk. Una scheggia di bomba aerea gli ha fracassato la gamba, ma con le stampelle è riuscito a trascinarsi fino alla corsia delle donne, dov'è ricoverata sua madre, Zibagul Jan, di 35 anni, che non parla più. Vuole tenerle compagnia. Nessun familiare è venuto a far loro visita, perché sono tutti morti sotto le macerie della loro casa, bombardata dall'aviazione Nato. "Eravamo in casa, era sera tardi. Fuori sparavano, c'erano i talebani nel nostro villaggio. A un certo punto è scoppiato tutto. Mio papà e i miei due fratelli sono morti. Io, la mamma, le mie sorelle e i nonni siamo rimasti feriti".
Sarwar ha 30 anni. E' di Lashkargah e fa il tassista: possiede, anzi possedeva, un pulmino con cui trasportava la gente dal capoluogo a Grishk, ogni giorno, avanti e indietro. "Stavo guidando verso Grishk con quattro passeggeri. Ho incrociato un blindato Isaf, inglese o americano, non so. Ho avuto paura e non mi sono fermato. Ci hanno sparato addosso con i mitragliatori. Io sono stato colpito allo stomaco. Due dei passeggeri, due uomini, sono morti. Il mio pulmino, la mia unica ricchezza, è andato distrutto, ridotto a un colabrodo".
Sadikha ha 22 anni. Viene dal villaggio di Zumbelay, a est di Grishk. La sua triste storia la conosciamo già: una bomba della Nato ha centrato e distrutto la sua casa. Una scheggia le è entrata in pancia, uccidendo il bambino di cinque mesi di cui era incinta. La incontriamo nel reparto di terapia intensiva, nascosta dietro una tenda. Sta seduta sul bordo del letto, nonostante sia fasciata dalla testa ai piedi. Fissa il vuoto e bisbiglia parole senza senso attraverso la maschera a ossigeno. Forse racconta la storia di questa guerra schifosa.
lunedì 26 marzo 2007
Che vergogna!!!!
Che angoscia, che tristezza, che vergogna!!!! Non c'e' mai fine al dolore e all'ingiustizia. Mi pare di vedere due modi di vita opposti: chi si prodiga per gli altri e chi si interessa solo del potere e considera gli uomini delle pedine. Gino Strada e' stato bellamente usato per fini politici: prima fatto intervenire per salvare delle vite, e lui non si e' fatto pregare, poi abbandonato quando un suo collaboratore e' stato arrestato del governo 'democratico' che lo tortura per avere informazioni sui talebani. Gli uomini di buona volonta' si adoperano per migliorare il mondo, si fanno in quattro, lavorano con tutti e poi i soliti furbetti (ma sarebbe meglio dire malvagi) se ne approfittano. Che ci importa di un afgano? ne muoiono tanti! il nostro giornalista si che valeva, il governo non poteva certo fare una figuraccia facendo uccidere un inviato in un luogo dove c'e' la guerra e i nostri soldati ma bisogna dire che siamo in missione di pace. Adesso che lui e' libero le notizie tornano sui siti di 'controinformazione', nel passa parola, ma escono dai circuiti ufficiali. E pensare che una persona che si e' prodigata per far salvare una vita ora sia, per questo, sotto tortura mi getta in un profondo stato di angoscia.
Prego per lui e per i suoi aguzzini
Riporto l'appello di Teresa Sarti
Rahmatullah torturato: il governo italiano deve agire
Dalla presidente di Emergency un accorato appello al Presidente del Consiglio Prodi
Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani.
Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando "con i cavi elettrici".
Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un "alto meeting sulla sicurezza nazionale" presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.
Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l'immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l'avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.
Teresa Sarti Strada
Presidente di Emergency
A questo link l'appello per la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi
http://www.emergency.it/appello/
linko anche questo interessantissimo intervento del Gen. Fabio Mini
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=7603