E io ti ho sollevata figlia per vederlo megilo, io che non parto e sto a guardarti finche' rimango sveglio R.Vecchioni - Stranamore Appartengono alla letteratura tutti i libri che si possono leggere due volte. Nicolás Gómez Dávila Anche un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al giorno N.N. Ho una collezione di conchiglie immensa. La tengo sparsa per le spiagge di tutto il mondo. Steven Wright Mettere in ordine la casa mentre i tuoi figli sono ancora piccoli è come spalare il viale prima che smetta di nevicare. Phyllis Diller Le mie opinioni possono essere cambiate, ma non il fatto che ho ragione Ashleigh Brillant Non voglio raggiungere l'immortalità con il mio lavoro. Voglio arrivarci non morendo Woody Allen Non temere che la fine del mondo arrivi oggi. In Australia è già domani Charles Schultz Prima vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i socialdemocratici io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa. Martin Niemöller I vescovi cubani a Roma, striscione in piazza San Pietro: Dio c'e' guevara Fiorello Baldini - Viva Radio 2 Senti che fuori piove, senti che bel rumore V. Rossi - Sally La Terra possiede risorse sufficienti per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidita’ di alcuni. Ghandi Sei cattivo? Mangia le cipolle Gioia "Come... Come ho fatto ad arrivare qui?" "Ci vorrebbe un altro terrestre per spiegarlo. I terrestri sono bravissimi a spiegare le cose, a dire perchè questo fatto è strutturato in questo modo, o come si possono provocare o evitare altri eventi. Io sono un talfamadoriano, e vedo tutto il tempo come lei potrebbe vedere un tratto delle Montagne Rocciose. Tutto il tempo è tutto il tempo. Non cambia. Non si presta ad avvenimenti o spiegazioni. E' e basta. Lo prenda momento per momento, e vedrà che siamo tutti, come ho detto prima, insetti nell'ambra." "Lei mi ha l'aria di non credere nel libero arbitrio" disse Billy Pilgrim Kurt Vonnegut - Mattatoio N. 5 Gli aerei americani, pieni di fori e di feriti e di cadaveri decollavano all'indietro da un campo di aviazione in Inghilterra. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero, sempre volando all'indietro, e succhiarono proiettili e schegge da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con alcuni bombardieri americani distrutti, che erano a terra e poi decollarono all'indietro, per unirsi alla formazione. Lo stormo, volando all'indietro, sorvolò una città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono i portelli del vano bombe, esercitarono un miracoloso magnetismo che ridusse gli incendi e li raccolse in recipienti cilindrici d'acciaio, e sollevarono questi recipienti fino a farli sparire nel ventre degli aerei. I contenitori furono sistemati ordinatamente su alcune rastrelliere. Anche i tedeschi, là sotto, avevano degli strumenti portentosi, costituiti da lunghi tubi d'acciaio. Li usavano per succhiare altri frammenti dagli aviatori e dagli aerei. Ma c'erano ancora degli americani feriti, e qualche bombardiere era gravemente danneggiato. Sopra la Francia, però, i caccia tedeschi tornarono ad alzarsi e rimisero tutto a nuovo. Quando i bombardieri tornarono alla base, i cilindri d'acciaio furono tolti dalle rastrelliere e rimandati negli Stati Uniti, dove c'erano degli stabilimenti impegnati giorno e notte a smantellarli, a separarne il pericoloso contenuto e a riportarlo allo stato di minerale. Cosa commovente, erano soprattutto donne a fare questo lavoro. I minerali venivano poi spediti a specialisti in zone remote. Là dovevano rimetterli nel terreno e nasconderli per bene in modo che non potessero mai più fare male a nessuno. Kurt Vonnegut - Mattatoio N. 5 La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci I. Asimov - Salvor Hardin, Foundation Col. Kurtz: Lei e’ un assassino? Cap. Willard: Sono un soldato. Col. Kurtz: Ne’ l' uno ne’ l' altro. Lei e’ un garzone di bottega che e’ stato mandato dal droghiere a incassare i debiti sospesi Apocalypse Now Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi diro’ che, nel vostro senso io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. don Milani La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza G. Orwell - 1984 Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore Tiziano Terzani La religione non e' verita', la verita' e' religione Ghandi Avete notato che tutti coloro che sono a favore del controllo delle nascite sono gia' nati? Benny Hill E risuona il mio barbarico yawp sui tetti del mondo W. Wytman - Leaves of grass C'è chi sale e c'è chi scende e c'è chi, come me, sta sdraiato in mezzo a una strada N.N Sono rimasto con un pugno di mosche morte in mano Steve I believe in God And I believe that God Believes in Claude Hair - Manchester England England Come ti senti ragazzo? Cattivo e figlio di puttana signore! Apocalypse now Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all'infamia, uomo fino alla dannazione e all'abisso. Per salvarci, avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei destini che tramano la perplessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda J.L. Borges - Finzioni: Tre versioni di Giuda Poi riflettei che ogni cosa, a ogniuno, accade precisamente, precisamente ora. secoli e secoli, e solo nel presente accadono i fatti; innumerevoli uomini nell'aria, sulla terra e sul mare, etutto ciò che arealmete accade, accade a me J.L. Borges - Finzioni: Il giardino dei sentieri che si biforcano Richy: Ho preso 8 nel compito di francese, per questo ho studiato tutta notte Potsy: Io invece sono andato male, ma ho dormito benissimo Happy days Egoista, certo, perchè no, perchè non dovrei esserlo, quando c'ho il mal di stomaco con chi potrei condividerlo? V. Rossi - Cosa succede in città Gli uomini di Bologna sono i più gentili, mordaci e dabbene di tutta Italia, per cui anche avendoli amici, e amici di tutita prova, bisogna permetter loro di dir male e di prendersi beffe di voi, almeno un paio di volte al mese. Senza questo sfogo creperebbero; voi ne perdereste degli amici servizievoli e devoti, ed il mondo degli spiritni allegri e frizzanti. Quanto alle donne sono le più liete e disimpacciate che si possono desiderare.... I. Nievo - Le memorie di un ottuagenario Umano è quello che fannno gli uomini Soprannaturale è quello che fanno i santi No Umano è quello che fai tu Soprannaturale è quello che dovresti fare tu Kyra Bene, voi lo spate quanto me, le ragazze non sono realmente morali. Sa il cielo che noi abbiamo abbastanza nella testa per riuscire ad essere a un tempo queste due difficili cose: pratiche e romantiche. Sono assolutamente certa che non è mai vissuta una sola ragazza in possesso di una vera coscienza. I ragazzi hanno una morale, le ragazze hanno canoni standard. Questa è pressapoco l'unica grande e profonda differenza che esiste fra ragazzi e ragazze. Forse ecco perchè tutte le grandi religioni le hanno inventate i ragazzi, mentre le ragazze, a quanto pare, non sono destinate a inventare altro di più bello delle lettere d'amore e delle liste della spesa! D.Grubb - Le voci di Glory La donna non è una fortezza da espugnare, ma un giardino in cui passeggiare Kyra Ciò che apparente non ha senso è un po' difficile da spiegare, ma forse solo perchè ha ragioni più profonde di ciò che apparentemente il senso ce l'ha M.di Franco - 54 giorni sulla cima del monte bianco Il prossimo sono quelle persone che Dio ha mandato sulla terra per ricordarci che siamo soli Frate indovino Sono cose che si possono perdonare ma non dimenticare Kyra Lontano è ciò che lo è e profondo il profondo chi lo può toccare? Ecclesiaste 7-24 NULLI SE DICIT MULIER MEA NUBERE MALLE QUAM MIHI NON SE JUPITER IPSE PETAT DICIT: SED MULIER CUPIDO QUOD DICIT AMANTI IN VENTO ET RAPIDA SCRIBERE OPORTET AQUA La mia donna dice che preferisce concedere il suo amore a me che a chiunque altro, anche se la richiedesse lo stesso Giove. Dice: ma ciò che una donna dice all'amante impazzito di amore è meglio scriverlo nel vento e nell'acqua che scorre Catullo - Poema 70 Dopo un viaggio lungo e duro sono come una corda sfibrata e logora. Mi siedo e mi intreccio con nuovi fili... restando immobile sogno e ricordo i consigli di mio padre e le parole dei canti e le grida di tutti gli uccelli. Non parlo perchè ogni parola è una fibra che si strappa. Nessuno mi può toccare perchè ogni contatto porta via un pezzo di me. Anche tu devi imparare a fare altrettanto. Impara a stare in silenzio. Tracciati attorno un cerchio e non permettere anassuno di entrarvi M. West - Il navigatore Mi dici di avere pochi amici ma buoni. La dichiarazione, sta pur certo, è per la massa e per i bambini. E' una dichiarazione che vale per tutti quelli che non possono imporsi all'ambiente che li circonda. Per te, uomo valoro, apostolo deciso, la consegna è quest'altra: molti amici e cattivi- uanti umoni "cattivi" devono tornare a Cristo per l'amicizia di un apostolo di Dio J.U. Loidi - Il valore divino dell'umano ...ma lei non capì cosa intendevo e io detesto spiegare una metafora. O mi si capisce oppure no. Non sono mica un'esegeta H. Boll - Opinioni di un clown Quello che sta fuori, a questo mondo ciascuno "sta fuori" rispetto agli altri, trova una cosa sempre peggiore o migliore di quello che ci sta dentro, sia la "cosa" felicitrà o infelicità, pena d'amore o "decadenza artistica" H. Boll - Opinioni di un clown il suo sguardo, al risveglio, è come un uccello che muore all'improvviso in pieno volo e precipita, precipita nell'iimensità delle disperazione H. Boll - Il treno era in orario "Senza di me non potresti più vivere?" "Si" risponde lui, e il suo cuore è così pesante che non ce la fa a ridere, e pensa: ora dovrei aggiungere perchè ti amo, il che sarebbe vero e non vero. Se lo dicessi dovrei baciarla, e sarebbe una menzogna, tutto sarebbe una menzogna, eppure potrei dire in piena coscienza: Ti amo, ma dovrei poi dare una lunga, lunga spiegazione, una spiegazione che non conosco ancora io stesso. Ecco ancora i suoi occhi, molto dolci e amorevoli e felici, il contrario degli occhi che ho tanto desiderato... che tanto desidero... e ancora una volta egli dice, guardando in fondo a quegli occhi: "Senza di te non potrei più vivere" e adesso sorride... H. Boll - Il treno era in orario Io le cose, forse, le vedo troppo oggettivamente in astratto e troppo soggettivamente in concreto Kyra Si può realizzare qualcosa di veramente serio con uomini che hanno paura dell'acqua fredda in una mattina d'inverno? J.U. Loidi - Il valore divino dell'umano ...ma non si è soli quando un altro ti ha lasciato, si è soli se qualcuno non è mai venuto R. Vecchioni - Ultimo spettacolo Je ne cherche pas. Je trouve N.N. VOCATUS ATQUE NON VOCATUS, DEUS ADERIT Chiamato o no (il) dio sarà presente M.West - Un mondo di vetro Je crie l'amour sur le mur N.N. Io vorrei rivederti per fare l'amore, non sognarti quando il sogno comincia a finire R.Vecchioni - Vorrei Ma anche nel peccato, l'atto dell'amore, compiuto con amore, si adombra della divinità M.West - L'avvocato del diavolo (Noi) trascendiamo dai limiti umani per svaporare nella sfera dell'infinito e dell'indefinito ORA CI CHIAMIAMO SPAZIO la luce della rivelazione dell'Uno ci ha resi non più uomini della terra, ma componenti peculiari dell'incommensurabile infinità dello spazio Kyra

lunedì 20 dicembre 2010

Bologna: cultura vs sport



Sentivo oggi alla radio un commento su Bologna in cui si diceva: "Si capisce la crisi di Bologna dal fatto che chiude il Duse e il Bologna calcio è vicino al fallimento".
Vorrei notare però come per il Bologna calcio si siano mossi in molti ed infatti alla fine si è salvato. Anche la copertura mediatica è stata massiccia.
Per lo storico teatro Duse invece nulla si è fatto e tristemente e silenziosamente si è chiuso.
Capisco che il calcio coinvolga interessi economici molto maggiori, ma spero sia solo questo il motivo e non che a più gente interessa il calcio che il teatro.
Mi dispiace davvero molto per il Duse. E' stato il mio primo teatro. Il teatro della mi giovinezza. Posto proprio di fianco al mio liceo era meta obbligata per noi del Galvani.
Ricordo con nostalgia e piacere le file alla biglietteria fatte a turno con compagni di classe e genitori per acquistare i biglietti degli spettacoli più importanti.
L'abbonamento Duse 26 per i minori di 26 anni.
Le bellissime serate passate in seconda galleria a vedere Pirandello, Shakespeare, Molière, Goldoni, Sofocle...
Conservo ancora nel diario del liceo il biglietto dell'Avaro di Molière autografato da Stoppa.
Ricordo un fantastico Sei personaggi in cerca di autore, Cosi' è se vi pare con Gianni Agus e un particolarissimo Tito Andronico in cui alla fine dello spettacolo gli attori offrivano agli spettatori le palline dolci che in scena erano i figli uccisi e cucinati per vendetta (!)
Davvero una grande perdita. 
Davvero un calo di cultura che Bologna non si meritava

mercoledì 15 dicembre 2010

Per 3 voti


La cosa del bella del berlusconismo è che ha sdoganato la laidità.
Non che prima andasse molto meglio: la DC vinceva coi voti della mafia, il PSI di Craxi aveva fatto della corruzione uno stile, però se ti beccavano eri fregato.
Perfino Craxi scappò ad Hammamet e lì morì in esilio.
Berlusconi no, resta sempre a galla.
Scandali, inchieste, corruzione... e niente.
La compravendita di parlamentari è sotto gli occhi di tutti, ma si è fatta.
La fiducia ottenuta comprando, minacciando o adulando è cosa fatta, alla luce del sole e senza preoccupazioni.
Il governo è morto da tempo, ma resta sempre li.
Non si governa, ma non importa.
Questo è il male del berlusconismo.

La cosa bella della Lega è invece che ha sdoganato il razzismo.
Tutti eravamo un po' razzisti ma ci vergognavamo a dirlo. Ora lo dice anche chi non lo è.
E questo è il male della Lega.

Prima ci liberiamo di questi due cancri prima ci riprenderemo.
E non è vero che l'Italia è così. L'Italia è molto meglio.
Il parlamento non è lo specchio del paese. E' uno specchio deformante.

Mandiamo a casa questa gentaglia e cominciamo a pensare positivo.

Abbiamo tutte le potenzialità per farcela.

Linko lil commento di Concita De Gregorio Un Paese sconfitto

martedì 30 novembre 2010

Vieniviaconme

Ieri ho visto per la prima volta un pezzo significativo di Vieniviaconme. Le altre serate le avevo viste in piccola parte e non mi avevano convinto del tutto. Questa puntata invece mi è proprio piaciuta.
Comincio da Fazio.
Io credo sia un genio della televisione.
E' sicuramente una persona intelligente e nel mezzo televisivo da il massimo.
Esplose alcuni anni fa con Quelli che il calcio, trasmissione veramente nuova e interessante. Partendo dall'interesse degli italiani per il calcio Fazio riuscì a fare uno spettacolo intelligente, divertente e nuovo.
Veniva trasmesso durante le partite di calcio che quindi non si vedevano ma venivano commentate dai più svariati e improbabili personaggi.
Geniale.
Poi si passò a Anima mia trasmissione sugli anni 70-80.
Fazio aveva capito quello che tutti sappiamo a pelle ma che raramente portiamo a livello cosciente. Quando si è giovani tutte le mode, le canzoni, gli atteggiamenti vengono stigmatizzati dai 'vecchi' come cose assurde, da ignoranti, anti-culturali. Quando si cresce tutto diventa invece bellissimo e sono orrende le nuove mode dei giovani.
Fazio fece una trasmissione sulle cose che usavano quando lui era giovane, interessando così tutte le persone della sua generazione, i genitori perchè anche loro si ritrovavano in quelle cose, e pure i figli che vedevano le assurdità che facevano i loro genitori da giovani.
Fu un successone, anche perchè Fazio fece una trasmissione brillante, riuscendo a coinvolgere persino Claudio Baglioni che mai era stato in TV e si trovò a cantare Orzowei e Heidi..
Poi è stata la volta di Che tempo che fa, tutt'ora in onda, in cui intervista personaggi famosi in modo semplice, ma interessante e sempre inframezzato dalla simpatia della Littizzetto.

Ora ha realizzato Vieniviaconme, stranissima trasmissione.
C'è uno studio vuoto con un microfono a cui si alternano personaggio più o meno famosi a leggere elenchi, intervallati da stacchi musicali.
Anche questo un successo. Perche'?
Perchè in una tv sempre più spazzatura Fazio ha portato con semplicità temi importanti.
Ha tolto lustrini, ballerine, interviste, dibattiti e ha puntato sui contenuti.
In modo pacato ha affrontato temi scottanti come la mafia, il potere, l'eutanasia... ha ricevuto anche molte critiche, ma questo era lo scopo. Come ha detto molto bene Saviano l'importante è raccontare e ascoltare. Poi ognuno si farà la propria opinione, ma l'importante è condividere le esperienze le emozioni i racconti.
Passo ora a Saviano.
Saviano è un grandissimo narratore ancora più che autore. Ho sentito il monologo ieri e non si è ma impappinato, non ha mai lasciato una frase in sospeso, non ha mai sbagliato un riferimento, non ha mai annoiato E ha detto cose molto belle.
Come dicevo prima ha parlato dell'importanza di raccontare, di conoscere, di ascoltare.
Ha risposto alle critiche dicendo che non volevano essere esaustivi sui temi affrontati, ma volevano parlarne, volevano suscitare interesse, volevano che fossero conosciuti.
Ha detto che le cose negative che ci circondano non ci debbono abbattere, ma aiutare migliorare e che come dice una storiella talmudica bastano 39 giusti al giorno per salvare la terra.

Non tutto quello che è stato detto è da me condiviso, ma apprezzo lo sforzo di parlare di cose importanti senza risse.
Per questo riporto anche l'ennesimo elenco fatto da Enrico Gasbarra deputato del Pd.

Vado via perché vincono sempre i forti! Rimango perché l’amore per la
vita sempre e comunque è più forte dei forti!
Vado via perché un malato e i suoi familiari non contano quanto un ministro
della Lega! Rimango perché i ministri e i programmi tv passano, ma i buoni
esempi restano!
Vado via perché non ho vinto le elezioni, non ho scritto libri, non sono
conosciuto e popolare e quindi non ho voce! Rimango perché la voce non è
solo quella della tv!
Vado via perché c’è la macchina del fango, ma anche quella del silenzio
verso chi ha idee diverse! Rimango perché la voce dell’amore rompa il
silenzio!
Vado via perché anche io voglio un modello di vita diverso da quello che ci
impongono da 15 anni, ma non ho giornali, tv e segretari di partito per
spiegarlo! Rimango perché le mie idee e i miei bisogni sono più forti dei
giornali, delle tv, dei partiti e di certi intellettuali!
Vado via perché sono malato, vecchio, nero, handicappato, povero e brutto!
Rimango perché la vita è bella anche se sono povero, brutto, handicappato,
malato, vecchio e nero!
Vado via perché i cattolici vengono applauditi quando parlano di pace, di
solidarietà e contestano il premier per il suo stile di vita, ma vengono
fischiati o ignorati quando rivendicano i princìpi della loro fede, sulla
vita, la famiglia e l’aborto! Rimango perché i cattolici rispettano la
laicità dello Stato e la loro fede prescinde dagli applausi di convenienza
e non si spaventa dei fischi!
Vado via perché non c’è più il partito dei cattolici! Rimango perché i
cattolici sono liberi e non hanno bisogno di un loro partito!
Vado via perché c’è Berlusconi! Rimango perché prima di Berlusconi
c’è lo Stato!
Vado via perché chi non toglie il sondino è considerato egoista e
prepotente! Rimango perché chi non toglie il sondino è solo e senza voce!
Vado via perché Fazio e Saviano non rispettano quello che ha deciso il cda
Rai! Rimango perché non mi rivolgerò mai al cda Rai per rivendicare una
mia posizione, ma mi batterò con ogni mezzo per dare voce a chi non la
pensa come me!
Vado via perché alcuni valori non sono più di moda! Rimango perché le
mode passano!
Vado via perché lo Stato non è vicino ai bisogni dei deboli! Rimango per
difendere lo Stato dai forti!
Vado via perché Fazio e Saviano non rispondono alla lettera dei
parlamentari! Rimango perché un parlamentare ha il dovere e l’obbligo di
rispondere alle lettere di tutte le persone!
Vado via perché non mi sento rispettato! Rimango perché tutti siano
rispettati!
Enrico Gasbarra deputato del Pd

(lettera apparsa su Avvenire del 28/11)

venerdì 26 novembre 2010

Nichi Vendola a Bologna


Ieri sono andato a sentire Nichi Vendola che parlava a Bologna in favore della candidata alle primarie del PD Amelia Frascaroli.

Prima di tutto la partecipazione: 2 sale del cinema Nosadella (500 posti ognuna) strapiene fino all'inverosimile. Si stimano 2000 persone. Le uscite di sicurezza aperte per far entrare un po' di aria e far seguire anche da fuori, nonostante il freddo. Moltissimi giovani. Una gran bella cosa.
All'ingresso vista la ressa un ragazzo ha detto:”Diciamo che parla Bersani vedrai quanto spazio si libera!!!
Presenti anche gli altri due candidati alle primarie: Virginio Merola e Benedetto Zacchiroli. Anche questo un bellissimo segnale evidenziato sia dalla Frascaroli che da Vendola.

Gli interventi.
Per prima ha parlato Cathy La Torre portavoce di SEL a Bologna. Molto entusiasmo ma sembrava un po' una femminista anni 70. Non mi ha esaltato.

Poi un ragazzo della fabbrica di Nichi a Bologna: davvero bravo. Un intervento breve ma interessante. Un ottimo oratore: ha saputo interessare una platea difficile che attendeva Vendola. Ha esordito dicendo che suo figlio di un anno non ha mai avuto un sindaco, non ha mai potuto protestare per il parco mal tenuto, per le strade dissestate ecc.

E' poi venuto il turno della Frascaroli.
Debbo dire che secondo me ha perso un'occasione.
Ha letto tutto l'intervento che era abbastanza interessante, ma non ha entusiasmato.
E quando mai le ricapiterà una copertura mediatica simile? O una platea cosi' ampia che in gran parte voterà alle primarie? La presenza poi degli altri due candidati doveva spingerla a fare una vera campagna elettorale invece e' stata un po' spenta.
Una persona che vuole fare il sindaco e che non sa parlare a braccio...
Bella la parte dell'intervento in cui ha detto: “In questi giorni mi sono stati messi e tolti molti cappelli: è cattolica rossa, non è cattolica per niente, è di Sel, appartiene al Pd, viene dall’Ulivo…Tutto vero

Poi finalmente ha parlato Vendola.
Prima di tutto vorrei notare come sia un grande oratore. Ha parlato per più di un'ora senza annoiare mai, senza far mai calare l'attenzione. In alcuni momenti fa ridere, in altri e' serio, in altri trascina l'applauso. Bravissimo. Anche per questo lo ritengo il leader che ci mancava.

I contenuti: cominciamo dalle cose meno positive.
Ha parlato poco di Bologna. In fondo era li' per sostenere la candidata sindaco, e invece pareva proprio poco preparato e questo ai bolognesi non piace. Bologna e' una città strana, difficile, a metà fra il paese e la grande metropoli, crocevia di genti e di culture, aperta ma gelosa delle proprie tradizioni, con una storia politica particolare, da decima legio del duce a città più comunista d'Italia, da modello di amministrazione a città depressa. Venire a parlare in occasione delle primarie per il sindaco senza essere preparati non è una cosa positiva.
Il resto del discorso però è stato ottimo.
Molti dicono che sia troppo estremista, che in Italia un gay-comunista non può governare.
Ma Vendola invece è molto moderato. Dice cose anche dure, decise, ma mai estremiste.
Ha parlato molto di modernità, intesa non come super produzione, come economia selvaggia, ma come economia ed ecologia che vanno assieme.
Ha parlato di dissesto idro-geologico, di come non servano più case in Italia, ma opere di riqualificazione del territorio.
Ha parlato molto di precarietà della vita: non solo del lavoro, ma della vita in generale.
Ha parlato di immigrazione, del problema rom che nasce problema rom e poi diventa problema degli ebrei, poi dei negri, poi delle donne e poi di qualunque persone non perfettamente integrata.
Ha parlato del tentativo di distruggere la cultura, perchè fa paura a chi comanda.
Ha parlato della destra che pensa al futuro della destra, del centro che pensa al futuro del centro e della sinistra che pensa al futuro della destra e del centro.
Ha parlato del piacere della sinistra di avere di belle sconfitte e che è ora di avere belle vittorie

Insomma un intervento a tutto tondo che ha entusiasmato la platea.

Forse qualcosa si sta muovendo a sinistra, forse possiamo sperare in qualcosa di nuovo persino a Bologna.

La Frascaroli sindaco e Vendola premier.
Fantapolitica? Chissà

venerdì 5 novembre 2010

Rumorosi silenzi della chiesa

Bell'analisi della chiesa degli utlimi anni, un po' dura ma condivisibile.
Sopratttutto interessante l'analisi delle interazioni fra chiesa e potere, l'idea di collocare la Chiesa (priva della Dc) al di sopra delle parti per meglio assicurare – seppur lobbisticamente – la realizzazione dei propri valori.


(...) i vertici ecclesiastici. Che continuano a vivere in queste ore aggrappati al calcolo delle convenienze, all’angusta certezza che il berlusconismo fissi per legge quei comportamenti sociali e personali che la Chiesa non riesce più a imporre con la formazione delle coscienze. 
Tristemente vero

(...) Nella paura del vuoto politico di domani, che si percepisce in tanti monsignori disgustati dal premier ma terrorizzati dalla perdita di un alleato sicuro, la Chiesa non si accorge, o fa finta di non accorgersi, del grande vuoto interiore creato da venti anni di berlusconeide 


Ecco tutto il testo:
Fino a quando la Chiesa resterà in silenzio dinanzi al premier bunga-bunga e allo scempio delle istituzioni? Monta il malessere nel mondo cattolico, cresce il disagio tra parroci e vescovi, ma i vertici della Chiesa tacciono. L’istituzione ecclesiastica, che continuamente interviene nei comportamenti delle persone, laddove si tratta delle scelte di vita, di morte, di nascita e di relazioni, non riesce a dare un indirizzo etico per dire qual è il limite nei comportamenti morali di un uomo che governa la nazione, di un leader che per il suo ruolo dovrebbe saper offrire un esempio di decoro. NON SI SENTE una parola del Papa, non si sente una parola del presidente della Conferenza episcopale né del suo segretario, che pure a suo tempo seppe alzare la voce contro il libertinaggio. Non è in gioco nessun tipo di moralismo, la questione è politica come ammette persino il Foglio: in altre parole tocca il bene comune dello stato. E ha un risvolto etico come ha dovuto confessare l’Avvenire sotto la spinta della coraggiosa denuncia di Famiglia Cristiana e dell’incredibile arroganza di Berlusconi in quel di Bruxelles. Limitarsi a indicare principi generali sulla purezza dell’amore e poi chiudere gli occhi di fronte al clima da basso impero nel proprio Paese, nella terra di cui il pontefice è primate, è un silenzio che svuota l’autorevolezza della gerarchia ecclesiastica. Si sta consumando in questa stagione la parabola discendente del ruinismo L’idea di fondo, dopo il crollo della Prima Repubblica, era di collocare la Chiesa (priva della Dc) al di sopra delle parti per meglio assicurare – seppur lobbisticamente – la realizzazione dei propri valori. È finita, come documenta brillantemente l’ultimo libro di Massimo Franco C’era una volta un Vaticano, con un do ut des basato sul puro interesse più che sui valori. Un compromesso al ribasso in cui non si capisce se Berlusconi è collaterale alla Chiesa o il vertice ecclesiastico sia a lui politicamente subalterno. La verità sta nell’intreccio fra i due soggetti. “C’È UN SOLO cadavere a cui la Chiesa è attaccata”, diceva Giovanni XXIII, indicando il crocifisso. La Chiesa d’Italia, con il suo silenzio, rischia di rimanere aggrappata al cadavere della credibilità di Berlusconi. Mentre persino il mondo imprenditoriale ne prende clamorosamente le distanze. Non si tratta, com’è chiaro a tutti, persino ai fan azzurri delusi che protestano sul Web, di peccati di pantalone. Sono stati toccati fondamenti etici, che stanno a cuore al cittadino cattolico (e anche a quello diversamente credente). L’idea che un capo del governo non mente alla polizia, non ospita in casa una minorenne per dopocena poco trasparenti. L’idea che una minore in difficoltà, affidata ad una donna indicata dal premier, per di più consigliere regionale come Nicole Minetti, non viene un minuto dopo abbandonata ad altri nella notte, violando gli impegni legali assunti. Si vorrebbe sapere quale altro limite debba essere raggiunto perché si senta un “basta” da parte della Chiesa. Nessuno domanda alla Chiesa di schierarsi con una fazione e neanche di fare il lavoro dell’opposizione. Ciò che il cittadino interessato ai valori religiosi – anzi, ai valori tout court – ha però il diritto di aspettarsi è che un’istituzione, che fa del “bene” il criterio del suo messaggio, non abbia paura di indicare il “male” quando esplode platealmente sotto i propri occhi. L’ITALIA non è una dittatura, la Chiesa può parlare – e parla tanto quando vuole – liberamente. Il silenzio è la dimostrazione di una mancanza di visione dei vertici ecclesiastici. Che continuano a vivere in queste ore aggrappati al calcolo delle convenienze, all’angusta certezza che il berlusconismo fissi per legge quei comportamenti sociali e personali che la Chiesa non riesce più a imporre con la formazione delle coscienze. Nella paura del vuoto politico di domani, che si percepisce in tanti monsignori disgustati dal premier ma terrorizzati dalla perdita di un alleato sicuro, la Chiesa non si accorge, o fa finta di non accorgersi, del grande vuoto interiore creato da venti anni di berlusconeide. Fra una settimana il premier bunga-bunga, che adora proclamarsi cattolico, inaugurerà a Milano la Conferenza nazionale della famiglia. Va bene così? Quell’“agenda per l’Italia”, che le Settimane sociali cattoliche intendevano proporre al paese, prevede anche questa parodia? Non è sfuggito a nessuno che i quadri cattolici, che hanno lavorato per le Settimane sociali, erano molto più coraggiosi nel denunciare la decadenza della classe dirigente prima del convegno di quanto siano stati quando si è tenuto l’incontro nazionale a Reggio Calabria. Nell’intervallo è intervenuta la gerarchia ecclesiastica, che ha proibito persino la partecipazione della stampa all’ascolto dei gruppi di lavoro, come sempre è stato in passato. “Stiamo dimostrando di non avere un rapporto con il respiro del Paese”, mi dice un vescovo. Ha ragione. Il ragionamento ha un corollario. Quando nel Paese c’è stato un forte movimento nutrito di ideali liberali, socialisti o cattolico-democratici anche la Chiesa è maturata sotto il pungolo della società. Nel vuoto circostante prospera anche il vuoto ecclesiale.

giovedì 4 novembre 2010

Halloween, la Chiesa e le Tradizioni


Leggo nella civetta (*) di Bologna 7, supplemento domenicale di Avvenire della diocesi di Bologna: Domenica processione di tutti i santi, la vera alternativa al falso Halloween.

Iniziamo dall'italiano: come fa una festa ad essere falsa? Capisco la necessità d condensare per una locandina, ma la frase non regge.
I contenuti. Finché la Chiesa si opporrà alle cose nuove con durezza e senza comprensione non andrà da nessuna parte. Non ci vuole un genio per capire che contrapporre una processione a una festa in maschera non porta grossi risultati! Sarebbe come dire: La messa del martedì grasso la vera alternativa ai carri!!!!

Ma perchè essere contro Halloween?

E' una festa in sovrapposizione a tutti i santi.
Falso.
La festa di Halloween e' nella notte fra il 31 ottobre e l'uno novembre, mentre Ognissanti e' il primo novembre. Fra l'altro la festa cattolica non ha particolari tradizioni, almeno a Bologna. Capisco che dire: “il 25 dicembre festeggiamo ….” potrebbe dare fastidio, ma per tutti i santi si usa solo andare al cimitero, e solo perchè il giorno dei morti (il 2) non è festa.

E' una festa commerciale.
Perchè il Natale no? Non ho mai letto: La messa di mezzanotte la vera alternativa al falso cenone. Tanto più che il cenone è quasi una beffa, visto che nasce dal precetto (ora tolto) dell'astinenza dalla carni alla viglia di natale, per cui si è decise di fare una grande mangiata di pesce!!! E comunque anche se è commerciale che male c'è? Nessuno la spaccia per una festa religiosa, è una specie di carnevale in cui ci si veste da mostri per esorcizzare le paure.

Non è nelle nostre tradizioni.
E qui mi scende la catena. Basta con questa storia delle tradizioni, con questa presunta italianità, con questo riscoprire le nostre radici solo per allontanare gli stranieri.
Io sono cresciuto a Bologna in un clima culturale vivace, dove le tradizioni restavano, ci si rammaricava che in parte scomparissero, ma si capiva che bisognava essere aperti alle novità.
In casa mia anche l'albero di natale era visto con sospetto, si faceva solo il presepe. Poi è entrato a far parte delle tradizioni e ora c'è anche in piazza S. Pietro a Roma.
Io amo la mia città, i suoi portici, i suoi cibi, le mille tradizioni. Vado a S. Lucia per Natale, ho almeno una trentina di presepi in casa di cui la maggior parte fatti da me.
Però amo anche mangiare kebab, fare le facce con le zucche a d Halloween, potare la kefiah. Insomma mi pare l'ennesimo pretesto per dividere.
Io penso che se Halloween ci fosse stato quando ero giovane mi sarebbe piaciuto un sacco: vestirsi da mostri, più eri brutto più eri in tema. Avrei sicuramente organizzato feste con zucche, dolcetti, piatti ispirati a tutte le cose più schifose che mi potevano venire in mente. Mi sarebbe davvero piaciuta.

Ma qui si continuano a costruire muri e non ponti.

(*) la locandina esposta nelle edicole con le notizie più importanti di un giorno

martedì 26 ottobre 2010

Vendola: un leader vero

L'audio non è un granchè, ma vale la pena sentirlo anche se lungo.
Vendola parla bene e con tono pacato dice cose dure e giuste.
La parte sui cattolici è bellissima, da me completamente condivisa. Rivendica le sue radici cristiane, rivendica il dovere di portare la propria fede in politica, ma centra il suo cattolicesimo non sui giochi di potere, ma sulla croce non simbolo di potere ma potere del simbolo.
Insomma Vendola è il mio leader, certo non è un santo, certo non fa tutto bene, non ha sempre ragione (come il Duce), ma dice cose giuste, vere, comprensibili e condivisibili.
Secondo me un vero leader che alla sinistra manca da molto tempo.
Spero nelle primarie di coalizione e nella comprensione della gente, nel superamento dei pregiudizi per guardare ai fatti e ai programmi. C'è molta disillusione.
Ma io sono ottimista, penso che la gente sia meglio di come ce la presenta la Lega, che ci siano molte persone che si comportano bene, che lavorano, che si preoccupano degli altri, che si preoccupano dell'ambiente, del futuro. Io spero ancora, e la speranza è una delle tre virtù teologali (fede, speranza, carità)

martedì 19 ottobre 2010

Guerra in afghanistan: missione di pace?

Copio incollo questo bellissimo intervento di Mons Nogaro e altri religiosi

Stiamo entrando nel decimo anniversario della guerra contro l’Afghanistan: è un momento importante per porci una serie di domande.

In quel lontano e tragico 7 ottobre 2001 il governo USA, appoggiato dalla Coalizione Internazionale contro il terrorismo, ha lanciato un attacco aereo contro l’Afghanistan. Questa guerra continua nel silenzio e nell’indifferenza, nonostante l’infinita processione di poco meno di 2.000 bare dei nostri soldati morti. Che si tratti di guerra è ormai certo, sia perché tutti gli eserciti coinvolti la definiscono tale, sia perché il numero dei soldati che la combattono e le armi micidiali che usano non lasciano spazio agli eufemismi della propaganda italiana che continua a chiamarla “missione di pace”. Si parla di 40.000 morti afghani (militari e civili), e il meccanismo di odio che si è scatenato non ha niente a che vedere con la pace. Come si può chiamare pace e desiderare la pace, se con una mano diciamo di volere offrire aiuti e liberazione e con l’altra impugniamo le armi e uccidiamo?

La guerra in Afghanistan ha trovato in Italia in questi quasi 10 anni unanime consenso da parte di tutti i partiti – soprattutto quando erano nella maggioranza – e di tutti i governi. Rileggere le dichiarazioni di voto in occasione dei ricorrenti finanziamenti della “missione” rivela – oltre devastanti luoghi comuni e diffuso retorico patriottismo – un’ unanimità che il nostro Parlamento non conosce su nessun argomento e problema. Perché solo la guerra trova la politica italiana tutta d’accordo? Chi ispira questo patriottismo guerrafondaio che rigetta l’articolo 11 della nostra Costituzione?

L’elenco degli strumenti di morte utilizzati è tanto lungo quanto quello dei cosiddetti “danni collaterali” cioè 10.000 civili, innocenti ed estranei alla stessa guerriglia, uccisi per errore. Ma la guerra non fa errori, poiché è fatta per uccidere e basta.

Noi vogliamo rompere le mistificazioni, le complicità e le false notizie di guerra che condannano i cittadini alla disinformazione, che orientano l’opinione pubblica a giustificare la guerra e a considerare questa guerra in Afghanistan come inevitabile e buona. La guerra in Iraq, i suoi orrori e la sua ufficiale conclusione hanno confermato negli ultimi giorni la totale inutilità di queste ‘missioni di morte’. Le sevizie compiute nel carcere di Abu Ghraib e in quello di Guantanamo, i bombardamenti al fosforo della città di Falluja nella infame operazione Phantom Fury non hanno costruito certo né pace né democrazia, ma hanno moltiplicato in Iraq il rancore e la vendetta. Altrimenti perché sono orami centinaia i soldati degli Stati Uniti, del Canada e del Regno Unito che si suicidano, dopo essere tornati dall’ Iraq e dall’ Afghanistan? Cosa tormenta la coscienza e la memoria di questi veterani? Cosa hanno visto e cosa hanno fatto che non possono più dimenticare?Dall’inizio della guerra in Afghanistan ci sono più morti fra i soldati tornati a casa che tra quelli al fronte :si susseguono i suicidi dei veterani negli USA.

Tutto il XX secolo ha visto la nostra nazione impegnata a combattere guerre micidiali ed inutili nelle quali i cattolici hanno offerto un decisivo sostegno ideologico. Ancora troppo peso grava sulla coscienza dei cattolici italiani per avere esaltato, pregato e partecipato alla I guerra mondiale e tanto più ancora all’omicida guerra coloniale in Abissinia.”Ci presentavano l’Impero come gloria della patria!- scriveva Don Milani nella celebre lettera ai giudici L’obbedienza non è più una virtù.Avevo 13 anni. Mi pare oggi. Saltavo di gioia per l’Impero. I nostri maestri si erano dimenticati di dirci che gli Etiopici erano migliori di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini, mentre loro non ci avevano fatto proprio nulla. Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non lo so, preparava gli orrori di tre anni dopo… E dopo essere stato così volgarmente mistificato dai miei maestri….vorreste che non sentissi l’obbligo non solo morale, ma anche civico, di demistificare tutto?”

Forse conoscere la storia dei tanti eccidi criminali compiuti dai militari, dagli industriali, dai servizi segreti nella nostra storia contemporanea aiuterà i giovani a formarsi una coscienza politica e un senso critico. Tanto da renderli immuni dalla propaganda che vuole soltanto carpire consenso e impegnarli in imprese di morte come la guerra in Afghanistan, nella quale facciamo parte di una coalizione che applica sistematicamente la tortura – come nel carcere di Bagram e nelle prigioni clandestine delle basi Nato – e le esecuzioni sommarie.

Chi dunque ha voluto e vuole questa guerra afghana che ci costa quasi 2 milioni di euro al giorno?Chi decide di spendere oltre 600 milioni di euro in un anno per mantenere in Afghanistan 3300 soldati, sostenuti da 750 mezzi terrestri e 30 veicoli? Come facciamo tra poco ad aggiungere al nostro contingente altri 700 militari? Quante scuole e ospedali si potrebbero costruire? Chi sono i fabbricanti italiani di morte e di mutilazioni che vendono le armi per fare questa guerra? Chi sono gli ex generali italiani che sono ai vertici di queste industrie? Che pressioni fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’arma? Quanto lucrano su queste guerre la Finmeccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto Melara, l’Alenia Aeronautica e le banche che le finanziano? E come fanno tante associazioni cattoliche ad accettare da queste industrie e da queste banche elargizioni e benefici? Può una nazione come l’Italia che per presunte carenze economiche riduce i posti letto negli ospedali, blocca gli stipendi, tiene i carcerati in condizioni abominevoli e inumane, licenzia gli insegnanti, aumenta gli studenti per classe fino al numero di 35, riduce le ore di scuola, accetta senza scomporsi che una parte sempre più grande di cittadini viva nell’indigenza e nella povertà, impegnare in armamenti e sistemi d’arma decine di miliardi di euro? A cosa serviranno per il nostro benessere e per la pace i cacciabombardieri JSF che ci costano 14 miliardi di euro (quanto ricostruire tutto l’ Abruzzo terremotato)? E le navi FREM da 5,7 miliardi di euro? E la portaerei Cavour – costata quasi 1,5 miliardi e per il cui esercizio sprechiamo in media circa 150.000 euro al giorno – come contribuirà a costruire la pace?E come è possibile che il Parlamento abbia stanziato 24 miliardi di euro per la difesa nel bilancio 2010? Chi sottoscrive questo appello vuole soltanto che in Italia si risponda a queste domande.

Rispondano i presidenti del Consiglio di questi ultimi 10 anni, i ministri della difesa e tutti parlamentari che hanno approvato i finanziamenti a questa guerra. Dicano con franchezza che questa guerra si combatte perché l’Afghanistan è un nodo strategico per il controllo delle energie , per il profitto di alcuni gruppi industriali italiani, per una egemonia economica internazionale, per una volontà di potenza che rappresenta un neocolonialismo mascherato da intenti umanitari e democratici, poiché questi non si possono mai affermare con armi e violenza.

Facciamo nostre le parole profetiche di una grande donna indiana Arundathi Roy, scritte in quel tragico 7 ottobre 2001: “Il bombardamento dell’Afghanistan non è una vendetta per New York e Washington. E’ l’ennesimo atto di terrorismo contro il popolo del mondo. Ogni persona innocente che viene uccisa deve essere aggiunta, e non sottratta, all’orrendo bilancio di civili morti a New York e Washington. La gente raramente vince le guerre, i governi raramente le perdono. La gente viene uccisa. I governi si trasformano e si ricompongono come teste di idra. Usano la bandiera prima per cellofanare la mente della gente e soffocare il pensiero e poi, come sudario cerimoniale, per avvolgere i cadaveri straziati dei loro morti volenterosi”.

Mons. Raffaele Nogaro, Vescovo Emerito di Caserta
P. Alex Zanotelli; P. Domenico Guarino – Missionari Comboniani – Sanità Napoli
Suor Elisabetta Pompeo; Suor Daniela Serafin; Suor Anna Insonia – Missionarie Comboniane Torre Annunziata
Suor Rita Giaretta; Suor Silvana Mutti; Suor Maria Coccia; Suor Lorenza Dal Santo – Comunità Rut – Suore Orsoline
P.Mario Pistoleri; P.Pierangelo Marchi; Padre Giorgio Ghezzi – Sacramentini – Caserta
P.Antonio Bonato – missionari Comboniani – Castelvolturno (Caserta)
Don Giorgio Pisano – Diocesano – Portici (Napoli)

martedì 28 settembre 2010

[Pa3] - Bambini Radiosi


Dal sito Bambino Naturale mia moglie mi ha girato questo articolo di Clara Scropetta, lo riporto perchè mi pare molto bello e condivisibile.

Forse in alcuni punti è un po' eccessivo, ma direi che è più o meno quello che abbiamo cercato di fare con i nostri figli.

Concludo con una frase che ho letto tempo fa e riassume un po' tutto il ragionamento: “Aiutami a fare da solo”

Si può anche scaricare a questo indirizzo

BAMBINI RADIOSI
Cosa si può fare per non intaccare la gioia di vivere dei nostri figli

di Clara Scropetta

Il bambino non è poi così diverso dall'adulto e fin da prima di nascere è una persona completa a tutti gli effetti, anche se si affida all'adulto per essere accudito finchè non può farlo da solo. Entusiasmo, creatività, spontaneità, voglia di vivere, curiosità, energia vitale...sono qualità diffuse nei bambini che dovrebbero essere abbondanti anche nell'adulto.
Quelle che consideriamo invece proprie dell'età adulta (responsabilità, serietà, competenza, impegno...) sono presenti in tutti i bambini. Istintivamente sappiamo cosa ci serve, come procurarcelo e lo facciamo con piacere, non controvoglia.

Il primo passo verso un bambino radioso è riconoscere che sia come noi adulti, competente e allo stesso tempo gioioso.

Il malessere di noi adulti

E se noi adulti non siamo gioiosi? Soltanto recuperando la gioia siamo in grado di avere un comportamento maturo.

Come mai questa gioia si è persa? Cosa si nasconde dietro la nonna contraria all'allattamento al seno del nipote o al bravo primario che interviene su ogni partoriente?

Sofferenza. Da generazioni non siamo concepiti come dev'essere, nostra madre incinta è stata male o ha fatto sacrifici, fin dal principio non siamo accolti fino in fondo. Alla nascita abbiamo sofferto e fatto soffrire nostra madre - volevamo nascere ma qualcosa lo impediva e infine, invece di ritrovarci nelle sue braccia, eravamo in mani estranee. Abbiamo sofferto così tanto che ci sembra di non ricordare. Ci aspettavamo di ricevere il latte materno ma ci è stata data al suo posto una bibita strana in un contenitore artificiale oppure ne abbiamo ricevuto solo un po' - quando avevamo fame, dovevamo aspettare e imparare a nutrirci ad orario, poi sul più bello è arrivato il momento dello svezzamento. Ci è stato impedito di fare o toccare quello che ci interessava e siamo stati dirottati su altre attività, reputate pedagogicamente rilevanti. Siamo stati aiutati a fare quello che avremmo tanto voluto imparare a fare da soli, gradatamente, assaporando ogni passo. Siamo stati infilati in box "per la nostra sicurezza" e magari anche messi a dormire in un'altra stanza.

Piangevamo, ma ci hanno lasciato fare così ci siamo abituati alla solitudine, alla mancanza, all'inedeguatezza. Ci hanno messo pressione per imparare a camminare e parlare prima possibile, senza rispetto per le tappe di crescita e siamo stati separati dall'ambiente familiare molto precocemente. Le nostre richieste sono state ignorate e ridicolizzate.

Questo grande dolore se resta a livello inconscio spesso ci induce ad agire in modo che gli altri soffrano almeno altrettanto. È il caso del medico chirurgo e della nonna, che non hanno la forza per dire "basta" e rompere la catena di sofferenza. Lo stesso meccanismo ci fa andare a lavorare invece di restare a casa con nostro figlio come reputeremmo giusto. Ci porta a restare in situazioni che ci fanno star male, perchè "funziona così per tutti" ed è vero che la maggior parte di noi vive sacrificandosi. Manca la pulsione positiva ad essere pienamente se stessi e il coraggio di prendere decisioni valutando le reali priorità personali.

I bisogni fondamentali dell'essere umano

Per rompere questo meccanismo dobbiamo prendere coscienza delle nostre esigenze fondamentali quali esseri umani. Esse sono indispensabili per uno sviluppo pieno del nostro potenziale e per uno stato di salute che si esprime sotto forma di bellezza, armonia e integrità. Lungi dall'essere un lusso o un capriccio, sono una concreta necessità biologica per crescere bene, sani e belli.

Per essere radiosi ci vogliono un padre e una madre che si incontrino e si uniscano sessualmente nel piacere più profondo e ci concepiscano consapevolmente seguendo la voce interiore che sia giunto il momento. Nulla di materiale serve a un figlio ma molto di spirituale.

Fin dal primo istante siamo bene accetti, dai genitori e da chi li circonda (futuri nonni, famiglia, amici). Tutti accolgono il nostro arrivo con gioia senza preoccuparsi o dire che non sia il momento opportuno.

La nostra mamma sta bene ed è serena per tutti questi nove mesi e dopo.

Possiamo nascere quando è il nostro momento senza essere monitorati, accelerati, rallentati, tirati fuori. La comunicazione fluida e empatica con la madre viene lasciata intatta. Non è sufficiente nascere vivi senza malformazioni: perché accontentarci di questo? La vita ci offre molto di più!

Nutriti dalla gioia nasciamo belli, forti, sani, felici...radiosi.

Non veniamo separati o allontanati da nostra madre, che ci accoglie come prevede la natura. Niente confusione, agitazione, attività o fretta. C'è silenzio e pace. Nel tepore del corpo materno c'è tempo per cominciare a respirare, ad annusare, ad orientarsi e a dirigersi verso il seno.

Questo trattamento umano imprescidibile ora lo riceviamo negli ospedali "amici dei bambini" o grazie alla presenza di un medico speciale. Naturalmente un pochino interferiscono, per via dei protocolli e di una presunta sicurezza.

È un bisogno fondamentale essere assieme alla madre. Poter assaporarne fin dal primo momento l'odore, il sapore, la pelle e lo sguardo e continuare a farlo per mesi, vicini alle poche cose essenziali: latte, calore e amore. Non ci serve l'arsenale di ciucci, biberon, carrozzine e tutta la valanga di oggetti "indispensabili per il neonato" quanto piuttosto il contatto fisico, la voce e il movimento sul corpo di un adulto. Immobili nel passeggino, con il ciuccio in bocca, non è detto che non ci manchi nulla solo perchè non piangiamo. Il contatto continuo, pelle contro pelle, nutre e scalda sia il bambino che la madre: una sinfonia di odori e sapori, un cullarsi al ritmo del cuore e del passo, un danzare i cambi di posizione e ammirare il viso della mamma da vicino.

Apprendiamo guardando quello che fa dalla sua prospettiva. Portare i bambini è necessario quanto allattarli - farne a meno compromette l'abilità psico-motoria e l'apertura verso il mondo. Diventiamo meno radiosi. Portare integralmente ("indossare" il bambino), non solo quando il passeggino è scomodo o a discrezione dell'adulto, è uno stile di vita che motiva, permette di comprendersi mutualmente e sincronizzarsi sullo stesso ritmo.

Dormiamo assieme ai nostri genitori e siamo allattati finchè ne abbiamo desiderio. Si parla di mesi di allattamento ma il bambino chiede anni e così favorisce la distanza tra un parto e l'altro e la salute della sua mamma. Quando si riceve per almeno tre anni tutto ciò che ci serve non c'è motivo di essere "gelosi" di un nuovo fratellino.

Un semplice pezzo di stoffa?

Il nostro alleato più prezioso diventa un banale pezzo di stoffa che usiamo per portare il bambino più agevolmente. Tenendo sempre il bambino lì dentro fin dalle prime settimane di vita, ci rieduchiamo a fare le nostre cose con lui e scopriamo di essere liberi assieme. Quando il bambino esprime il desiderio di scendere per cominciare a gattonare, noi restiamo immersi nelle nostre attività e lo riprendiamo in braccio non appena torna da noi, che sia per poppare, per dormire o "semplicemente" per starci in braccio. Occupandoci nelle nostre faccende restando ricettivi alle richieste del bambino stiamo facendo ciò che è previsto e infatti ci sentiamo gratificati. Si instaura una relazione fantastica con il bambino e ci accorgiamo di come lui sappia gestire le sue attività, sia in grado di destreggiarsi nell'ambiente, sappia ciò che può o non può fare, non corra in continuazione rischi e pericoli. Le tipiche crisi, le scene, i "capricci", le "fasi" dei bambini scompaiono per far capolino quando non stiamo bene, quando proiettiamo sul bambino nervosismi e ansie. Delle volte siamo stanchi, abbiamo fatto baruffa o ci sembra che stia sempre alla tetta. A queste sollecitazioni stressanti il bambino reagisce: che cosa ci vuole dire? Di fermarci e rimediare, ritrovando l'atteggiamento giusto. Il bambino reclama un adulto che lo accoglie quando ne ha bisogno, calmo e tranquillo, fermo ma non arrabbiato, senza prendersela con lui.

Non dando corda al comportamento improprio del bambino, il "capriccio" si risolve rapidamente - ciò non vuol dire reprimere la propria rabbia o trascurare il bambino bensì prendere sul serio invece della sua provocazione la richiesta implicita e urgente di essere accolto e apprezzato incondizionatamente.

Respirando creiamo tutto lo spazio possibile per questo bambino affinché possa venire da noi, senza lasciarci innervosire da quello che sta facendo, senza giudicarlo o sentirsi in colpa. Senza pensare è idiota, è terribile, è una peste, tutte fandonie che osiamo anche dire. Allora si tranquilizzerà e verrà da noi - è infatti quello che reclama con tutte le sue forze. Lo stesso discorso vale in caso di pianto disperato e inconsolabile.

Non solo i genitori

Tutti noi abbiamo la possibilità di dare un piccolo contributo affinchè i bambini di oggi siano il più possibile in contatto con la loro energia vitale e risplendano della loro luce interiore.

Possiamo sostenere i genitori nel loro compito appoggiandoli nelle scelte "anticonformiste" sulla cura dei figli.

Possiamo rivolgerci a tutti i bambini con amore e rispetto, dicendo loro la verità, essendo sinceri e coerenti, trasmettendo loro i valori che riteniamo importanti.

Possiamo fare molto meravigliandoci di fronte alla loro competenza e divertirci lasciandoli osservare e poi imitare, ricordandoci che ogni volta che facciamo per un bambino quello che può fare lui da solo andiamo a minare la sua capacità e la sua autostima.

In particolare di fronte al pianto, al comportamento non adeguato, all'incidente empatia, solidarietà, sostegno e fermezza nel porre limiti diventano importanti. L'adulto si guadagna il ruolo di guida affidabile e il bambino impara le regole sociali senza disimparare ad esprimere le emozioni. Restiamo tutti radiosi.

lunedì 20 settembre 2010

[Hot Church] - Omosessualità - 3


E siamo arrivati a 3!!!.
Ne suo commento Pierrot ha linkato questo intervento di don Luciano Saccaglia, molto interessante. Dice cose simili alle mie ma in modo molto più chiaro e documentato. Lo riporto interamente perchè lo considero molto ben fatto


L’OMOSESSUALITÀ NEL MAGISTERO CATTOLICO
E NELLA TEOLOGIA MODERNA

Reinterpretazione antropologica e etica dell'omosessualità

di don Luciano Scaccaglia

chi è Luciano Scaccaglia

Nel passato si dava giudizio morale molto negativo della omosessualità: è una tendenza disordinata, anzi contro natura.
Addirittura i catechismi di Pietro Canisio l’omosessualità era stigmatizzata tra i “peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio”.


Esame dei documenti del Magistero attuale

Nella dichiarazione della Dichiarazione della Dottrina della Fede su Alcune questioni di estetica sessuale del 29 dicembre 1975, si afferma che occorre accogliere con comprensione le persone omosessuali e di parlare con prudenza della loro soggettiva colpevolezza morale, però nello stesso tempo si dichiara che “secondo l’ordine morale oggettivo le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile”, sono “intrinsecamente disordinati e, in nessun caso possono ricevere una qualche approvazione” (n. 8).
Per la prima volta in un documento della Chiesa Cattolica si riconosce l’esistenza di una costituzione omosessuale immodificabile; si parla infatti di omosessuali “che sono definitivamente tali per una specie d’istinto nato o di una costituzione patologica giudicata incurabile” (n. 8).
Da questo però non si può dedurre la possibilità di giustificare le relazioni omosessuali in una sincera comunione di vita e di amore, analoga al matrimonio”.

  • La dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede ai Vescovi della Chiesa Cattolica su Cura pastorale delle persone omosessuali del 1 Ottobre 1986 si ricollega al documento del 1975 affermando che qualcuno lo aveva interpretato in modo troppo benevolo quanto alla condizione omosessuale fino a definirla indifferente o addirittura buona.
    Questo secondo documento afferma:
  • L’inclinazione omosessuale è un male (intrinsecamente disordinato), ma in sé non è peccato, mentre gli atti omosessuali sono sempre peccaminosi: “la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa deve essere condannata come oggettivamente disordinata. Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l’attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un’opzione moralmente accettabile” (n. 3).
    Si motiva tale condanna degli atti omosessuali partendo dalle sacre scritture e dalla tradizione unanime della Chiesa.
    Tali atti violano la legge naturale morale, perché non hanno possibilità di procreare, né conducono ad una unione complementare. L’attività omosessuale inoltre “impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio” (n. 7).
    Le persone omosessuali sono quindi tenute a vivere la castità nel senso che non devono avere rapporti omosessuali: “è solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente” (n. 7).
  • Tutto questo però non deve togliere la dignità verso queste persone e viene condannata ogni discriminazione nei loro riguardi (cfr. n. 10).
  • Le associazioni di omosessuali sono possibili solo se prima si è chiarito bene che l’attività omosessuale è immorale (cfr. n. 15).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ripete la dottrina espressa nei due documenti esaminati (cfr. nn. 2357, 2358, 2359).
Ribadisce che gli atti omosessuali sono mancanze gravi contro la virtù della castità: “tra i peccati gravemente contrari alla castità, vanno citate la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali” (n. 2396).
L’omosessualità è contraria al piano di Dio in quanto non è capace di generazione.
Anche se l’omosessualità è un fatto costitutivo della persona è sempre una disfunzione un sintomo della creazione decaduta, conseguenza del peccato originale.
“Poiché l’essere umano deve realizzare l’ordine della creazione così come Dio l’ha voluta, cioè senza cedere alla possibilità del male, il comportamento omosessuale è sempre oggettivamente disordinato” (AA. VV., Il posto dell’altro, le persone omosessuali nelle Chiese cristiane, Edizione la Meridiana, Molfetta 2001, p. 109).
Nella recente Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede su considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 Giugno 2003, si afferma:
  • l’atteggiamento delle autorità civili verso le unioni omosessuali è assai articolato:”a volte si limitano alla tolleranza di questo fenomeno; a volte promuovono il riconoscimento legale di tali unioni, con il pretesto di evitare rispetto ad alcuni diritti, la discriminazioni di chi convive con una persona dello stesso sesso; in alcuni casi favoriscono persino l’equivalenza legale delle unioni omosessuali al matrimonio propriamente dett o, senza escludere il riconoscimento della capacità giuridica di procedere alla adozione di figli”( l’Osservatore Romano, Edizione settimanale, venerdì 8 agosto 2003).
  • Occorre opporsi, anche con l’obiezione di coscienza, al riconoscimento legale delle unioni omosessuali:
“ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o alla applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza”. (Ibid).


La Teologia morale


I teologi moralisti circa la sessualità si pongono su tre posizioni.
  • Alcuni seguono la dottrina tradizionale della chiesa: l’omosessualità è intrinsecamente un male, un sovvertimento dell’ordine della creazione.
  • Altri, progressisti, presentano l’amore omosessuale come realtà normale e positiva, come parte della realtà creata, una variante della creazione.
  • Nella posizione di mezzo sta un gruppo di teologi per i quali l’orientamento omosessuale è un bene ma minore (minus bonum) rispetto alla tendenza eterosessuale, che sarebbe ideale.

Tutti e tre i gruppi sono d’accordo nel distinguere tra orientamento omosessuale (disposizione costituzionale) e comportamento omosessuale: il primo non viene scelto liberamente dalla persona, sfugge alla libertà dell’individuo e quindi non può essere peccaminoso.
Si discute invece sul giudizio morale circa il comportamento omosessuale sugli atti intimi: il primo non viene scelto liberamente dalla persona, sfugge alla libertà dell’individuo e quindi non può essere peccaminoso.
Si discute invece sul giudizio morale circa il comportamento omosessuale, sugli atti intimi tra omosessuali: per alcuni sono peccati, per altri no.
  1. La Chiesa cattolica romana e per i teologi tradizionalisti a questo problema morale c’è una sola soluzione: la rinuncia all’attività sessuale da parte degli omosessuali e quindi la sublimazione delle pulsioni sessuali.
  2. Alcuni teologi, oggi, affermano che in una unione omosessuale seria, stabile, fedele, sia legittimo e morale l’unione delle persone, anche sessuale, rispettato il principio che devono seguire prima di tutto la loro coscienza retta e formata.
“Bisogna riconoscere che la persona umana è responsabile solo di ciò di cui è anche capace e che l’ltimo tribunale resta la sua coscienza (formata). Perciò non si può parlare a priori - anche in caso di un radicale rifiuto del comportamento omosessuale - di peccato (grave) . Ciò richiede, infatti, la relativa concezione e la libertà di poter agire anche diversamente.
Chi in seguito a una matura riflessione perviene a un giudizio diverso da quello del magistero e crede di non poter seguire la Chiesa in questo caso particolare, è tenuto a seguire la sua coscienza. Non commette alcuna colpa e non si trova neppure fuori dalla Chiesa”(AA.VV., Il posto dell’altro, op. cit., p. 112.).

Questi teologi sostengono che nelle relazioni sia omo che etero prima di tutto ci deve essere un amore fedele e stabile. La sessualità, come simbolo, come veicolo, come espressione dell’amore, conserva il suo senso e il suo valore anche senza l’orientamento alla procreazione.
  • L’amore ha sempre un valore e un senso in se stesso – (W. Kasper). L’incontro e la relazione amorosa integrale fra due persone non possiedono un loro valore anche indipendentemente dalla procreazione di una nuova vita e dal fatto che sia una relazione omosessuale o eterosessuale? Se un’amicizia e un’unione partenariale omosessuale vincolante ha in quanto tale un grande valore, allora si può escludere quell’intimità che si esprime nel rapporto sessuale?L’incontro fra due persone orientate in senso omosessuale non può essere anche un valore che merita di essere accolto e onorato? Queste relazioni sostenute dall’amore, dalla fedeltà e dalla responsabilità non vanno considerate e rispettate anche e soprattutto dalle cristiane e dai cristiani? (Ibid, pp. 114-115).
  • Anche l’unioni omosessuali possono e debbono portare frutti, realizzare una vera fecondità nel dono reciproco, all’interno della coppia, ma anche nel campo sociale, in quello politico ed ecclesiale, nei rapporti con gli altri, nella proiezione dei due partners verso i più poveri.
“Intendo la fecondità non nel senso restrittivo della generazione fisica, ma in un senso più ampio (generazione e donazione di vita), anche le unioni omosessuali possono portare frutto per sé stesse e per gli altri. Possono realizzare gli stessi significati delle unioni eterosessuali ed essere feconde, anche se non in senso fisico. Mediante un impegno sociale la coppia omosessuale può uscire dall’ambito privato e la sua relazione d’amore può produrre frutti nella Chiesa e nella società”(Ibid, pp. 117).


Il pensiero di alcuni teologi moralisti


Per il teologo moralista Giannino Piana la teologia moderna parte dal primato dell’unità della specie umana sulla differenza del genere (maschile e femminile): il fatto di essere umano viene prima (non solo a livello cronologico ma anche il valore) della condizione di essere”maschio e femmina”.

Questo è confermato dalle scienze biologiche che hanno messo in luce il fatto che il dimorfismo sessuale è relativo, cioè dipende ed è ascrivibile solo al sesso genetico, genitale e gonadico (testicoli ed ovaie).
“Fondamentale è anzitutto il contributo delle scienze biologiche, che hanno vieppiù messo in luce – grazie soprattutto alle scoperte avvenute in campo genetico – la relatività del dimorfismo sessuale ascrivibile soltanto al sesso genetico, genitale e gonadico, e dunque il carattere di continuità con cui si presenta ciascuno degli altri elementi (sesso ormonale, caratteri sessuali secondari, ecc. cfr. credere oggi, persone omosessuali, Edizioni Messaggero Padova 1980, marzo-aprile 2000, p. 49).

Inoltre, sempre la teologia recupera il valore della relazione, come dimensione costitutiva dell’essere umano. Da ciò deriva la convinzione che le differenze tra maschio e femmina si pongono dentro una unità originaria che precede le differenziazioni e inoltre queste differenze sono molto più limitate rispetto agli elementi comuni.

La filosofia contemporanea, partendo dalle conclusioni delle scienze umane ha sottolineato il fatto che il maschile e il femminile non sono due realtà radicalmente separate o contrapposte, ma sono dimensioni costitutive dell’essere umano, sono presenti sia nella donna che nell’uomo, pur con modalità quantitative diverse che danno origine a vere e proprie differenze qualitative.
Si può dire che non esiste sistema sociale in cui non siano chiaramente fissati quali caratteri debbano essere considerati tipici per ognuno dei due sessi. E’ peraltro importante rilevare che tra i due stereotipi sessuali, anziché esistere un rapporto di contrapposizione, sussiste una modifica correlazione di somiglianza. E’ quindi erroneo ritenere che il “maschile” significhi il contrario di “femminile” e viceversa. La psicologia trova conferma a questa ‘somiglianza’ fra maschio e femmina in dati di ordine fisiologico, dai quali risulta che in ciascuno dei due sessi sono costantemente evidenziabili anche elementi sessuali di quello opposto. L’affermazione che ogni ‘organismo’ sia, fini a un certo punto, bisessuale risale già all’antichità classica (vedi la simbologia and rogina) e ha ricevuti alla fine dell’ottocento e agli inizi del novecento la sua moderna formulazione psicologica (Adler, jung, ecc.)”(Cfr. Ibid., p. 50).

Queste affermazioni antropologiche sembrano trovare legittimazione nei due racconti biblici della creazione (Gen. Cc. 1-2). Adamo è figura collettiva per indicare l’umanità, non un individuo singolo. Secondo gli esegeti esso indica anche il fatto che l’umano si presenta fin dal principio”come unità che si esprime e si realizza in una differenza; in altri termini che la differenza viene dopo (e non solo cronologicamente) l’unità e che è a quest’ultima del tutto subordinata.
La conferma a questa interpretazione è nell’uso del singolare nei versetti in cui si parla dell’umano, della creatura, creata a immagine di Dio.
L’essere umano indipendente e prima della diversità sessuale è icona, immagine, imago Dei:
“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò” (Gen. 1, 27ab).
L’uso del plurale avviene subito dopo quando si mette a fuoco la differenza sessuale:
maschio e femmina li creò”(Gen 1,27c).
L’immagine di Dio sta quindi nella differenza sessuale, ma l’immagine è nella relazione d’amore tra i due essere, indipendentemente dal sesso.
  • Tutto ciò è in linea con la antropologia filosofica moderna che afferma che la relazione, il rapporto tra esseri umani, aldilà del sesso, è realtà sostanziale e fondante (non un fatto sopraggiunto, secondario e accidentale).
    L’essere umano è tale solo se nel rapporto con l’altro / altra.
  • Come conseguenza, il fatto della relazione come realtà fondante l’essere umano, porta a superare la tesi tradizionale in base alla quale solo il rapporto sessuale tra uomo e donna è secondo natura, mentre il rapporto omosessuale è contro natura e quindi da condannare, perché intrinsecamente cattivo.
  • Oggi, teologia e filosofia, sottolineano il primato (cioè il venir prima) della relazione che unisce sulle differenze”in quanto, pur essendo il rapporto uomo-donna il modello fondativi, esso non esaurisce in sé tutte le possibili modalità espressive della relazionalità; anzi diventa la radice da cui si dipartono tutte le altre relazioni e il paradigma cui esse devono ispirarsi se intendono conservare il loro carattere pienamente umano”(Cfr. Ibid pp. 51-52).
  • Le Scritture ebraiche evidenziano con chiarezza la priorità, il primato della relazione nella struttura originaria dell’umano. Nella Genesi 1,27° si dice che Dio creò l’umano (uomo e donna) e nella loro relazione d’amore sono immagine di Dio (Gen. 1,27b). Poi l’autore sacro nota la differenza sessuale (Gen. 1,27c).

La prima relazione è quella tra uomo e donna, ma non in modo esclusivo: infatti due che si amano sono imago Dei: “Esso (il primato della relazione, ndr.) non è infatti riferito, nel testo della Genesi, soltanto alla singola persona, ma anche (e soprattutto) alla realtà della relazione, che ha nel rapporto uomo-donna il principale referente e che si estende tuttavia, in senso allargato, ad ogni altra forma di rapporto interumano. La sottolineatura del valore decisivo che riveste la relazione, accanto al riconoscimento, sopra evidenziato, dell’unità originaria dell’umano, pur non comportando il disconoscimento dell’importante significato della differenza sessuale, mette tuttavia in luce il carattere secondario e dipendente che essa riveste di fronte all’attuazione dell’esperienza relazionale” (Cfr. Ibid, p. 52).

  • Nelle Scritture cristiane Dio si rivela relazione e comunione di persone: è un Dio unico-trinitario dove la relazione è costitutiva dell’essere stesso di Dio:
  • La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”(2Cor. 13,13).
  • Gesù, nel vangelo, relativizza istituzioni tradizionali come il matrimonio e la famiglia di fronte all’assoluto che è il regno di Dio, amplifica e da’ molta importanza a un ventaglio di relazioni umane:
Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” (Lc. 11, 27-28).
Entrò in una casa e si radunò di nuovo a Lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “E’ fuori di sé”… Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc. 3, 20-21. 31-35).

Paolo in un famoso brano parla del superamento di tutte le differenze sociali, religiose e sessuali, per instaurare relazioni nuove di convivenza dove si intrecciano e si mescolano razze, culture e religioni: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”(Gal. 3, 28). Rimane il valore della differenza del genere (maschio e femmina), rimane lo statuto bisessuale dell’essere umano, però nell’ottica di una più ampia struttura relazionale non secondaria.


Orientamenti
  1. Occorre passare dal modello naturalistico al modello relazionale secondo il quale la bontà morale del rapporto risulta dalla capacità che esso ha di esprimere”in modo profondo, autentico, coinvolgente il mondo interiore di due persone, di creare cioè la condizioni per lo sviluppo di una vera interpersonalità, la quale si realizza solo nella misura in cui si abbandona la tentazione di trattare l’altro (l’altra) come oggetto e si riconosce invece la sua unicità irripetibile e la sua inestimabile dignità”(Cfr. Ibid, p.53).
    Interessante a questo proposito è il principio kantiano:”agisci sempre trattando l’altro come fine, e mai come mezzo”.
  2. La relazione eterosessuale sia per la prevalenza quantitativa sia per il fatto che riflette l’originario statuto bisessuale dell’umano, è, a livello oggettivo, la forma completa di relazione, perciò è il paradigma di ogni altra forma di relazionalità.
  3. La relazione omosessuale manca per ora di un riconoscimento ufficiale a livello giuridico, come manca, a livello naturale di fecondità procreativa. Non per questo però è priva di valore, di amore vero e di aperture feconde. Occorre riconoscere il valore di ogni relazione autentica sia etero che omo; occorre inoltre accettare e vivere in modo sereno la propria condizione in un clima di pace interiore, superando ogni sentimento di colpevolezza paralizzante.
    Per il teologo moralista Leandro Rossi la castità era in passato intesa come astinenza sessuale, ora viene presentata così:”sessualità messa al servizio della vita, dell’amore, non solo del piacere”.
    Essere casti significa essere liberi per amare.
    Come deve essere vissuta la castità?
  4. La posizione tradizionale parlava e parla per gli eterosessuali, di astinenza sessuale prima del matrimonio e di castità all’interno del matrimonio: fare sesso per amore, ma aperto alla vita, alla procreazione.
  5. Per gli omosessuali l’unica castità possibile è l’astinenza sessuale:
    “In passato li spingevano (gay e lesbiche ndr.) anche a sposarsi con una persona dell’altro sesso, facendo l’infelicità di tre o più persone. Oggi pare che questo non succeda più. Ma rimane il problema di un’astinenza che può durare tutta una vita. E che non è una scelta, perché anche la mia di prete dovrebbe durare tutta la vita, ma è il frutto di una decisione iniziale chiara e precisa”(AA. VV., Il posto dell’altro, op. cit., p. 20).
  6. In questo periodo molti teologi percorrono piste più umane:
    L’omosessualità non è contro natura. Se uno dice così”non tiene conto del fatto che ci sono omosessuali che lo sono dalla nascita, mentre altri, se lo sono poi diventati, sono divenuti tali in maniera irrevocabile. La natura di queste persone pur sapendo benissimo che sarebbero state così e, nonostante questo, l’ha fatto ugualmente. Ciò significa che queste persone hanno una loro vocazione propria, che la loro omosessualità è una vocazione che Dio ha dato loro al momento della creazione”(Ibid., p.21).
    Questa tesi è così supportata dal teologo L. Rossi:
  • Il Concilio Vaticano II ha ribadito la libertà di coscienza di ogni persona, che tutti debbono rispettare e che resta il criterio ultimo per ogni scelta, anche per gli omosessuali.
  • Secondo la Chiesa cattolica, l’incontro dei corpi deve sempre essere aperto alla fecondità. Ma infecondo è anche il matrimonio degli anziani e di giovani coppie sterili: per cui il criterio della non possibilità di procreare non depone a sfavore delle unioni omosessuali.
Per il teologo don Franco Barbero la omosessualità non è una scelta ma una condizione.
“Perciò il vivere un rapporto stabile e fedele è davvero una scelta matura che molti gay e lesbiche cercano con tutto il cuore (F. Barbero, L’ultima ruota del carro, Associazione Viottoli, Pinerolo 2001, p. 96).
  • E’ normale l’intimità sessuale all’interno di una coppia omosessuale monogamica:”Non possiamo chiedere agli omosessuali di praticare il celibato. L’amore e le sue espressioni in ogni forma di attività umana, inclusa la sessualità, sono una dimensione indispensabile della realizzazione umana”(Ibid p. 98).
  • Una coppia omosessuale monogamica può adottare bambini, se risulta psicologicamente adatta a questo compito genitoriale:
Non c’è ragione morale o religiosa per la quale due uomini o due donne non possono creare relazioni monogamiche, attente e amorevoli, e famiglie. Le coppie omosessuali possono allevare alla perfezione figli sani. In effetti, dati i disastri dell’educazione infantile di cui siamo testimoni all’interno di famiglie eterosessuali, è difficile immaginare come genitori omosessuali possano fare di peggio”(Ibid., p.99).
  • E’ giusto dare una benedizione e pregare per le coppie omosessuali durante e dopo l’Eucaristia.

Il vescovo Luigi Bettazzi, padre conciliare, inneggia al valore della sessualità come espressione d’amore, richiamando quanto ha detto il Concilio Vaticano II in proposito: “Questo (il Concilio Vaticano II, ndr.) ha avviato il ricupero del senso fondamentale della sessualità, che è quello della relazione dell’altro, facendogli perdere un giudizio, implicito, ma diffuso, che cioè il sesso fosse una brutta cosa (all’estremo opposto della castità, che era ‘la bella virtù’); da tollerare soltanto quando era proprio indispensabile, come nel momento di ‘fare figli’ … Credo che il grande problema rimanga questo: una volta riconosciuto il valore dell’affettività omosessuale, fin dove questa potrà spingersi, sul piano morale e poi sul piano giuridico? E’ importante che se ne parli, con serietà e serenità…” AA .VV. Il posto dell’altro, op. cit., pp. 9-10).

venerdì 17 settembre 2010

[Hot Church] - Omosessualità - 2


In una discussione sull'omosessualità nel gruppo Cristiani di aNobii è stato citato ciò che dice il Catechismo della Chiesa Cattolica sull'argomento

Castità e omosessualità

2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni (cf. Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10), la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati » (Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 8: AAS 68 (1976) 85). Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

Partendo quindi da un documento ufficiale riprendo l'argomento del post precedente.

Premetto che capisco il fatto che il Catechismo operi una sintesi e non spieghi punto per punto ogni affermazione. Detto questo però le affermazioni del catechismo mi paiono troppo vaghe per analizzare un argomento così complesso.


Le analizzo una per una:

2357

La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile

E qui rientriamo nel discorso sulle scoperte scientifiche. La genesi resta ancora non spiegata, ma si esclude sia una patologia. L'OMS definisce l'omosessualità una variante naturale del comportamento umano, ma non ha preso posizione rispetto alla possibile causa di tale variabilità (da Wikipedia). Quindi la frase Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni perde un po' di significato. Va bene appoggiarsi alla scrittura, ma anche alla scienza.

Analizziamo poi i versetti segnalati.

Un pezzo della storia di Sodoma (Gn 19,1-29) in cui gli abitanti vogliono abusare degli inviati di Dio, ma Lot propone di dare loro due fanciulle vergini in cambio degli uomini che sono suoi ospiti. Dovremmo quindi dedurre che l'omosessualità è peccato mentre lo stupro di gruppo no? La condanna mi pare alla violenza e non all'omosessualità

San Paolo è più chiaro: l'omosessualità è una condanna di Dio per i malvagi che abbandonano la via retta e si lasciano andare alle passioni (Rm 1,24-27), i sodomiti sono nell'elenco di chi non entrerà nel ragno dei cieli.(1 Cor 6,9-10) e in quello delle persone per cui è stata fatta la Legge di Dio (1 Tm 1,10). Ma ricordiamo che San Paolo era santo ma anche figlio del suo tempo, è lui che dice Donne state sottomesse ai vostri mariti, non tutto va preso alla lettera.

Altri riferimenti a testi sacri non ci sono.

Mi pare un po' poco per dire che sono gravi depravazioni e intrinsecamente disordinati


Continua poi il punto Sono contrari alla legge naturale

Copio ancora dal Catechismo

La legge morale naturale

1954 L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male, la verità e la menzogna

Data questa definizione bisognerebbe spiegare perchè sono contro la legge naturale, perchè istintivamente l'uomo rifiuta l'omosessualità e predilige l'eterosessualità. Ma è vero? Per alcuni pare di no.


Precludono all'atto sessuale il dono della vita.

E di questo ho già parlato


Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale.

Questa è un'affermazione molto discutibile. Detta così è assolutamente gratuita, non deriva dalle frasi precedenti, è svincolata dal discorso e durissima


In nessun caso possono essere approvati.

Conclusione durissima e decisa, ma che non trova ragione nelle affermazioni precedenti


2358

Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova.

Si riconosce che molte persone hanno questa tendenza profondamente radicata, ma sbrigativamente si deduce che è OGGETTIVAMENTE disordinata e quindi è una prova. Anche qui mi pare un banalizzare una cosa seria e diffusa e un non considerare in alcun modo le affermazioni della scienza per stigmatizzare con un 'oggettivamente' ogni possibile discussione.


2359

Le persone omosessuali sono chiamate alla castità.

Risposta un po' scarna per un problema così grande. Certo tutti siamo chiamati alla castità che non è solo l'astinenza dai rapporti, ma un vero e proprio stile di vita a cui si debbono rifare anche gli sposi cristiani. Però proporla come unica soluzione ad un problema di cui non si sa l'origine e che coinvolge molte persone in modo profondo, mi pare pochino.


Ho voluto riprendere l'argomento perchè nel precedente post avevo parlato di quello che sapevo non essendo certo delle perchè delle posizioni della Chiesa, ora avendo trovato un documento importante come il catechismo ho voluto rianalizzare l'argomento partire da questo.

Dicevo nell'introduzione a Hot Churh che voglio sempre partire dall'insegnamento della Chiesa e se su alcune cose sono abbastanza preparato su altre ho delle lacune e ben venga ogni approfondimento

lunedì 6 settembre 2010

[Hot Church] - Omosessualità

La nostra Chiesa mi pare un po' malata di omofobia e invece credo che l'omosessualità sia un tema molto difficile e delicato che andrebbe trattato con molta attenzione e carità.

La maggior parte degli studi scientifici non considera l'omosessualità una deviazione, una perversione, ma una condizione naturale dell'uomo.
Solitamente si ribatte che è chiaramente contro natura.
Ma tutta l'attività dell'uomo è contro natura. L'uomo cura i deboli, assiste gli ammalati, seppellisce i morti. Io dico sempre che in natura mai mi sarei riprodotto!!!! e invece ho due figli. Ho visto un documentario su un uccello che depone sempre due uova, quando i piccoli nascono il più forte butta fuori dal nido il più debole, che muore, così l'altro ha le cure della madre e la razza migliora. E cosa c'è di più contro natura del celibato dei preti?

L'omosessualità mina la famiglia
. Questo forse è il punto principale. Gli omosessuali non si possono riprodurre.

Anche laicamente lo stato non riconosce le coppie omo in quanto non utili alla società.. Ma il rapporto coppia – famiglia non è più (se mai lo è stato) indissolubile. Non solo perchè ci sono coppie senza figli, ma perchè la legge non distingue fra coppie con figli e coppie senza. Certo se ci sono figli entrano in gioco leggi ad hoc, ma per i coniugi i diritti e doveri sono gli stessi con o senza prole. La pensione di reversibilità, il divorzio, l'eredità, sono legate alla coppia e allora perchè non inserire gli omosessuali in questo circuito di diritti-doveri?
Questo dal punto di vista puramente laico.

Dal punto di vista religioso invece penso che la Chiesa dovrebbe basarsi sulle scoperte scientifiche.
Ripeto quello che dicevo nel post di introduzione a Hot Church: se per l'aborto la posizione della Chiesa è cambiata nei secoli, perchè questo non può valere per l'omosessualità? Cosa condanna i gay? L'essere contro natura? Il non fare figli? L'essere pervertiti? L'essere viziosi? Ma tutte questi non sono argomenti religiosi, ma sociali. E sono cose che valgono anche per gli etero. Ci sono gay che stanno insieme per anni e altri che cambiano partner in continuazione, come gli etero. Ci sono gay esibizionisti, pervertiti, deviati, come etero. Se la medicina non considera l'omosessualità una perversione perchè lo deve fare la Chiesa? Su quali basi? Davvero non capisco.
Anche il discorso sulla famiglia mi pare debole, non credo che accettare coppie dello stesso sesso farebbe diminuire quelle di sesso opposto.
Forse il problema principale deriva dal fatto che la Chiesa lega indissolubilmente l'atto sessuale alla procreazione e questo chiaramente non si può realizzarsi per le coppie omo.
Però mi pare un discorso a rovescio
.
Mi spiego.
Si dovrebbe partire dall'omosessualità e se si decide che non è sbagliata, allora si passerà alla dottrina sui rapporti sessuali, invece si parte dai rapporti sessuali per dire che l'omosessualità è sbagliata.

L'omosessualità è certo un argomento difficile. E' stata avversata in molte culture, accettata in molte altre ma è sempre esistita.
Penso che molto dell'avversione derivi dall'impossibilità di avere figli, per cui in molte società non poteva essere accettata perchè indeboliva il gruppo, ma sono concetti non validi nella nostra società e non propriamente religiosi.

Leggo con piacere che l'ultimo sinodo Valdese ha accettato le coppie gay.
Mi paiono invece poco significative le risposte che la Chiesa da agli omosessuali: astinenza e tentativo di correggersi. Ma, ripeto, se non è una malattia perchè cercare di cambiare?
Mi pare ci sia davvero molta confusione.

La Chiesa condanna l'omosessualità, ma pure a me, credente, praticante e abbastanza preparato, non è chiaro perchè
.
Penso alla difficoltà e alla sofferenza di chi vive in prima persona questa situazione.

Dalle donne sacerdote siamo passati al celibato dei preti per arrivare all'omosessualità: un percorso in salita!!!
Ma ad ogni passo mi pare più evidente la necessità di un'analisi approfondita della società, del magistero della Chiesa e delle risposte che si danno.
Se la mancanza del sacerdozio femminile potrà bloccare qualche vocazione, già il celibato dei preti pone problemi più seri, l'omosessualità poi coinvolge problemi, medici, psichiatrici, sociali, famigliari e provoca sofferenza e abbandono della Chiesa da parte di un significativo numero di persone.
La nostra società si muove in fretta
, le idee circolano velocemente, gli stili di vita vengono influenzati dai media in modo impensabile fino a pochi anni fa. La Chiesa deve adeguarsi a questa velocità, non può restare indietro, non per adeguarsi ai tempi, ma anzi per correggere, indirizzare, istruire in modo efficace e convincente.
Ad esempio non si può rispondere alla sempre maggiore evidenza dell'omosessualità con fumosi documenti, con anatemi, con divieti.
Io penso che la risposta migliore sarebbe armarsi di carità ed affrontare tutto alla luce di questa. Invece mi pare ci si armi di dottrina, per essere sicuri di non sbagliare e si affronti così corazzati il mondo.
Lo trovo un atteggiamento non solo sbagliato, ma anche fallimentare
.
Sempre meno gente ascolta la Chiesa e sempre più concetti diventano veri ed accettabili per la maggior parte delle persone, perchè semplici e veicolati da mezzi di facile fruizione.
Alcuni sono validi, altri meno, alcuni ottimi, altri pessimi, ma si impongono con decisione e velocità e se vogliamo essere il sale della terra (MT 5,13) dobbiamo essere prudenti come serpenti e semplici come colombe (MT10,16)

Cito dal bel intervento Comunicare la fede che ho riportato nel mio precedente post:

Non sono disposto a modificare le mie idee (di fondo) per quanto i tempi cambino molto. Però sono disposto a porre tutte le formulazioni esterne al livello dei miei tempi, per un semplice amore alle mie idee e ai miei fratelli, perché se parlo con un linguaggio morto o con una messa a fuoco superata, seppellirò le mie idee senza riuscire a comunicare con nessuno J.L. Martín Descalzo, Razones para la alegría

mercoledì 25 agosto 2010

Comunicare la fede

Copio incollo questa interessantissima conferenza della teologa Jutta Burggraf, docente nella Facoltà di Teologia dell’Università di Navarra. La Byrggraf parla in modo semplice, diretto e comprensibile e riesce in poche parole ad inquardre il messaggio della Chiesa nella società attuale. Il testo ricco di citazioni è davvero interessante e profondo.
Si può leggere anche nel sito dell'Opus Dei

20 agosto 2010

Sommario

Introduzione. – I. L’ambiente attuale: 1. L’epoca del post-modernismo. – 2. L’atteggiamento davanti ai cambiamenti culturali. – II. La personalità di chi parla: 1. Essere e sembrare. – 2. Identità cristiana e autenticità. – 3. Serenità. – 4. Amore e fiducia. – III. Parlare di fede: 1. Una ricerca comune. – 2. Imparare da tutti. – 3. Prendere sul serio le necessità e i desideri dell’uomo. – 4. Andare all’essenziale. – 5. Un linguaggio chiaro e semplice. – 6. Un linguaggio esistenziale. – Nota finale.

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Introduzione

Scriverò della trasmissione della fede. Mi riferisco ai figli, agli altri familiari, agli amici, ai vicini di casa e ai colleghi: a tutti quelli che entrano in una casa felice, aperta a persone di ogni tipo e condizione, di tutte le razze e di tutte le credenze. Vogliamo dialogare con tutti, come ci ha insegnato san Josemaría Escrivá, il fondatore dell’Opus Dei, al quale dobbiamo tanto.

Voglio cominciare la nostra riflessione con una scena che Nietzsche ci ha rappresentato più di cento anni fa. Nel suo libro “La gaia scienza” questo filosofo così perspicace, ha fatto gridare a un uomo folle: «“Cerco Dio! Cerco Dio!... Dove se n’è andato Dio?”... Ve lo dirò... “Dio è morto! E siamo stati noi a ucciderlo!... Quel che di più sacro e potente aveva posseduto finora il mondo, si è dissanguato sotto i nostri coltelli”... A questo punto il folle tacque e guardò nuovamente l’uditorio: anche loro tacevano e lo guardavano perplessi. Alla fine scagliò a terra la sua lanterna, che si ruppe in mille pezzi e si spense. “Sono arrivato troppo presto – disse allora -, non è ancora giunta la mia ora. Questo avvenimento straordinario è ancora di là da venire e non è ancora arrivato alle orecchie degli uomini”»[1].

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Oggi, un secolo dopo, possiamo constatare che questo “avvenimento straordinario” è ormai arrivato alle orecchie di gran parte dei nostri contemporanei, per i quali “Dio” è soltanto una vuota parola. Si parla oggi di un “analfabetismo religioso”, di una ignoranza anche circa i concetti più basilari della fede[2].

Alcuni si sono chiesti se un bambino che non conosce la parola “grazie”, può essere grato: infatti il linguaggio non solo esprime ciò che penso, ma lo contiene o, comunque, lo determina molto profondamente. Possiamo comprovarlo nelle diverse lingue. Parlare cinese o francese non vuol dire semplicemente cambiare una parola con un’altra, ma avere altri schemi mentali e percepire il mondo secondo circostanze diverse. Alcune tribù della Siberia, per esempio, hanno molte parole diverse per chiamare la neve (a seconda se è bianca o grigia, dura o molle, nuova o antica), mentre i popoli arabi dispongono di una infinità di parole che significano “cavallo”. Si può capire allora perché Carlo V affermava: “Quante sono le lingue che parlo, altrettante volte sono uomo”.

Per ciò che riguarda il tema religioso, possiamo concludere: se vivo in un mondo secolarizzato e ignoro il linguaggio della fede, è umanamente impossibile arrivare a essere cristiano.



I. L’ambiente attuale

Se vogliamo parlare della fede, è necessario tener conto dell’ambiente in cui ci muoviamo. Dobbiamo conoscere il cuore dell’uomo di oggi, con i suoi dubbi e le sue perplessità, che è il nostro stesso cuore, con i suoi dubbi e le sue perplessità.

1. L’epoca del post-modernismo. Oggi abbiamo idoli a non finire; per esempio, la salute, il “culto del corpo”, la bellezza, il successo, il denaro o lo sport; idoli che acquistano, certe volte, i tratti di una nuova religione. Chesterton dice: “Quando non si crede più in Dio, non si può credere più a nulla; ma il problema più grave è che, allora, si può credere a qualsiasi cosa”.

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In effetti, a volte sembra che qualsiasi cosa sia più credibile della verità cristiana. I miei alunni delle Facoltà civili - per esempio, gli studenti di giurisprudenza o di chimica -, parlano molto volentieri della “reincarnazione” di Cristo avvenuta 2000 anni fa: a quanto pare, la parola “reincarnazione” è a loro molto più familiare della parola “incarnazione”. È l’influenza in Occidente del buddismo e dell’induismo. Perché esercitano un’attrazione così forte? Perché piace l’esotico, ciò che sembra “liberale”, una sorta di “religione di carta”. Non si cerca il vero, ma l’appetibile, quello che mi piace e mi va bene: un poco di Buddha, un poco di Shiva, un poco di Gesù di Nazaret.

In passato la vita era considerata un “work in progress”. Oggi, invece, è considerata come turismo: non c’è continuità, ma discontinuità; camminiamo senza avere una direzione fissa. Il motto di un motociclista lo esprime molto bene: “Non so dove vado, però voglio arrivare al più presto”. Nella letteratura si parla della “oscurità moderna”, del “caos attuale”.

“L’uomo moderno è uno zingaro”, è stato detto con ragione. Non ha casa: forse ha una casa per il corpo, ma non per l’anima. Si nota una mancanza di orientamento, una insicurezza e anche molta solitudine. Non c’è da stupirsi che si voglia trovare la felicità nel piacere immediato, o magari nell’applauso. Se uno non è amato, vuole essere almeno lodato.

Forse tutti ci siamo abituati a non pensare: almeno, a non pensare sino in fondo. Si tratta del cosiddetto pensiero debole. Viviamo in un’epoca nella quale disponiamo di mezzi sempre più perfetti, ma i fini sono assai incerti.

Nello stesso tempo possiamo scoprire una vera “sete di interiorità”, tanto nella letteratura come nell’arte, nella musica e anche nel cinema. Sempre più persone cercano un’esperienza di silenzio e di contemplazione; e sono delusi dal cristianesimo che, in molti ambienti, ha fama di non essere altro che una rigida “istituzione burocratica”, con precetti e castighi.

Altre persone fuggono dalla Chiesa per motivi opposti: la predicazione cristiana sembra loro troppo “superficiale”, molto “light”, senza fondamento e senza esigenze rigorose. Non cercano ciò che è “liberale”, ma tutto il contrario: cercano ciò che è “sicuro”. Vogliono che qualcuno dica loro con assoluta certezza qual è la via verso la salvezza, e che un altro pensi e decida per loro: ed ecco allora il grande mercato delle sette[3].

Viviamo in società multiculturali, nelle quali è possibile osservare contemporaneamente i fenomeni più contraddittori. Alcuni cercano di riassumere tutto quello che ci succede in un’unica parola: post-modernismo. Il termine indica che si tratta di una situazione di cambiamento: è un’epoca che viene “dopo” il modernismo e “prima” di una nuova era che ancora non conosciamo (gli adepti di New Age si sono appropriati del nome: secondo loro, già ci troveremmo in questa nuova epoca; a mio modo di vedere si tratta di un errore: essi sono semplicemente “post-moderni”).

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Il post-modernismo è un’era limitata che indica il fallimento del modernismo. Lo si può paragonare al “dopoguerra”, il difficile periodo dopo una guerra, che è preparazione a qualcosa di nuovo. Lo si può paragonare anche al periodo “post-operatorio”, nel quale una persona è in convalescenza dopo una operazione, in attesa di riprendere la normale attività.

Sembra davvero di attraversare un cambiamento epocale: stiamo per entrare in una nuova tappa dell’umanità. E le novità richiedono un nuovo modo di esprimersi e di comportarsi.

2. L’atteggiamento davanti ai cambiamenti culturali. Come parlare della fede in questi momenti di confusione? Prima di tutto, ci possono aiutare alcune riflessioni di Romano Guardini che non hanno perduto nulla della loro attualità. Nelle sue Lettere dal lago di Como questo grande scrittore cristiano parla delle sue preoccupazioni riguardo al mondo moderno. Si riferisce, per esempio, all’artificiosità della nostra vita, scrive intorno alla manipolazione alla quale siamo esposti ogni giorno, tratta della perdita dei valori tradizionali e della luce stridente che ci viene dalla psicoanalisi... Dopo aver mostrato, in otto lunghe lettere, una panoramica veramente sconfortante, alla fine del libro cambia improvvisamente atteggiamento. Nella nona e ultima lettera esprime un “sì convinto” a questo mondo nel quale gli è toccato vivere, e spiega, al lettore sorpreso, che questo è esattamente quello che Dio chiede a ciascuno di noi. Il cambiamento culturale al quale assistiamo, non può indurre i cristiani a una perplessità generalizzata[4]. Non è possibile che si vedano ovunque persone preoccupate e scoraggiate che rimpiangono i tempi passati. Dopo tutto, è Dio stesso che opera nei cambiamenti. Dobbiamo essere disposti ad ascoltarlo e a lasciarci formare da Lui[5].

Chi vuole influire nel presente deve amare il mondo nel quale vive. Non deve guardare al passato con nostalgia e rassegnazione, ma adottare un atteggiamento positivo verso il momento storico concreto: dovrebbe essere all’altezza dei nuovi avvenimenti, che segnano le sue gioie e le sue preoccupazioni e tutto il suo stile di vita. “In tutta la storia del mondo c’è un’unica ora importante ed è quella presente – dice Bonhoeffer -. Chi fugge dal presente, fugge dall’ora di Dio”[6].

Oggidì una persona percepisce i diversi avvenimenti del mondo in modo diverso dalle generazioni precedenti e reagisce anche affettivamente in altro modo. Per questa ragione, è tanto importante saper ascoltare[7]. Un buon teologo legge sia la Scrittura che il giornale, qualche rivista o internet; dimostra vicinanza e simpatia verso il nostro mondo[8]. E sa che proprio nelle menti e nei cuori degli uomini e delle donne che gli stanno attorno può trovare Dio in un modo molto più vivo che nelle teorie e nelle riflessioni.

I cambiamenti di mentalità invitano a esporre le proprie credenze in un modo diverso da quello precedente[9]. A tal riguardo, uno scrittore commenta: “Non sono disposto a modificare le mie idee (di fondo) per quanto i tempi cambino molto. Però sono disposto a porre tutte le formulazioni esterne al livello dei miei tempi, per un semplice amore alle mie idee e ai miei fratelli, perché se parlo con un linguaggio morto o con una messa a fuoco superata, seppellirò le mie idee senza riuscire a comunicare con nessuno”[10].



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II. La personalità di chi parla

Per parlare di Dio, non basta tener conto dell’ambiente in cui stiamo; ancora più decisiva è la personalità di chi parla: infatti, quando parliamo, non solo comunichiamo qualcosa, ma prima di tutto esprimiamo noi stessi. Il linguaggio è uno “specchio del nostro spirito”[11].

Esiste anche un linguaggio non verbale, che sostituisce o accompagna le nostre parole. È il clima che creiamo attorno a noi, di solito attraverso cose molto piccole, come, per esempio, un sorriso cordiale o uno sguardo di stima. Quando in un corpo umano mancano gli oligo-elementi, anche se sono minimi, uno può ammalarsi gravemente e morire. In modo analogo possiamo parlare degli “oligo-elementi” in un determinato ambiente: sono quei dettagli, difficilmente dimostrabili e ancor meno esigibili, che fanno sì che l’altro si senta a suo agio, si sappia amato e apprezzato.

1. Essere e sembrare. Ci conviene prendere sul serio alcune moderne teorie della comunicazione (che, in verità, esprimono verità lapalissiane). Queste teorie ci ricordano che una persona trasmette di più per quel che essa è, che non per quello che dice. Alcuni affermano addirittura che l’80 o 90% della nostra comunicazione avviene in forma non verbale.

Inoltre, trasmettiamo in modo cosciente soltanto una piccola parte dell’informazione e tutto il resto in modo inconscio: attraverso lo sguardo e l’espressione del viso, attraverso le mani e i gesti, la voce e tutto il linguaggio del corpo. Il corpo fa conoscere il nostro mondo interiore, “traduce” le emozioni e le aspirazioni, la gioia e la delusione, la generosità e l’angoscia, l’odio e la disperazione, l’amore, la supplica, la rassegnazione e la vittoria; e difficilmente inganna; Sant’Agostino parla di un “linguaggio per così dire naturale, comune a tutti i popoli”[12].

Gli altri percepiscono il messaggio nello stesso modo, soltanto in parte in modo cosciente, e si accorgono di molte cose inconsciamente. Mi è rimasto impresso un episodio, grazie al quale ho potuto comprovare questa verità in modo molto chiaro. Quando lavoravo in una istituzione per persone malate e sole, un giorno un dirigente entrò nella camera di un malato e gli parlava molto amabilmente, facendogli ogni tipo di moine. Ma quando egli uscì dalla camera, il malato mi confessò che sentiva per quel dirigente una grande antipatia. Io stessa mi ero resa conto che quel visitatore, in realtà, non stimava affatto quel malato. Voleva dissimularlo, ma inconsciamente lo faceva capire. E, come era da temersi, il malato lo aveva percepito perfettamente.

Questo vuol dire che non è sufficiente sorridere e avere un’apparenza gradevole; se vogliamo toccare il cuore degli altri, dobbiamo prima cambiare il nostro cuore. L’insegnamento più importante può essere impartito dalla semplice presenza di una persona matura che ama. Nella Cina e nell’India di un tempo, l’uomo più apprezzato era quello che possedeva eccellenti qualità spirituali. Non solo trasmetteva conoscenze, ma profonde disposizioni umane. Quelli che entravano in contatto con lui, desideravano cambiare e crescere, e non avevano più paura di non essere all’altezza.

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Proprio oggi è molto importante persuadersi che la fede è molto umana e molto umanizzante; la fede crea un clima nel quale tutti si sentono a loro agio, amabilmente sollecitati a dare il meglio di sé. Questa verità appare evidente nella vita di molti grandi personaggi, dall’apostolo San Giovanni fino a Madre Teresa di Calcutta e a san Josemaría Escrivá.

2. Identità cristiana e autenticità. – Per parlare di Dio con efficacia occorre una chiara identità cristiana. Probabilmente il nostro linguaggio sembra, a volte, molto incolore perché non siamo ancora sufficientemente convinti della bellezza della fede e del grande tesoro che abbiamo, e ci lasciamo facilmente schiacciare dalle situazioni.

Però la luce viene prima delle tenebre e il nostro Dio è l’eternamente Nuovo. Non è la “vetustà” del cristianesimo originario ciò che pesa sugli uomini, ma il cosiddetto cristianesimo borghese. “Però questo cristianesimo borghese non è il cristianesimo – avverte Daniélou -. È soltanto l’incarnazione del cristianesimo nella civiltà borghese”[13]. Questo fatto ci permette di conservare una buona fetta di ottimismo e di speranza al momento di parlare di Dio.

Un cristiano non è tenuto a essere perfetto, ma certamente a essere autentico. Gli altri notano se una persona è convinta del contenuto del suo discorso, oppure no. Una stessa frase – per esempio, “Dio è Amore” – può apparire banale o, invece, straordinaria a seconda del modo in cui è pronunciata. “Questo modo dipende dalla profondità del livello dell’essere di un uomo, da cui proviene, senza che la volontà possa far nulla. E, per una meravigliosa intesa, raggiunge il medesimo livello in chi l’ascolta”[14]. Se uno parla dopo la gioia di aver trovato Dio nell’intimità del suo cuore, può darsi che commuova gli altri con la forza della sua parola. Non occorre che sia un brillante oratore. Parla semplicemente con l’autorità di chi vive – o cerca di vivere – quello che dice; comunica qualcosa dal centro stesso della sua esistenza, senza frasi fatte e senza ricette noiose.

Una persona assimila, come per osmosi, disposizioni e comportamenti da coloro che le stanno intorno. Così ogni attività cristiana può invitare ad aprirsi a Dio, sia che abbia un rapporto esplicito con la fede oppure no. Ma può anche scandalizzare gli altri, a tal punto che le parole perdono valore. Edith Stein racconta di aver perduto la fede ebraica quando, da bambina, si rese conto che, nelle cerimonie di Pasqua, i suoi fratelli più grandi si limitavano a “fare teatro” e non credevano a quello che dicevano.

3. Serenità. Un cristiano, in prima istanza, non è una persona “pia”, ma è soprattutto una persona felice, perché ha trovato il significato della propria esistenza. Proprio per questo è capace di trasmettere agli altri l’amore per la vita, che è altrettanto contagioso quanto l’angoscia.

Di solito non si tratta di una felicità rumorosa, ma di una tranquilla serenità, frutto di saper assimilare il dolore e i cosiddetti “colpi del destino”. È necessario convincere gli altri, senza nascondere le proprie difficoltà, che nessuna esperienza della vita capita invano; possiamo sempre imparare e maturare, anche quando deviamo dal cammino, quando ci perdiamo nel deserto o quando ci sorprende una tempesta. Gertrud von Le Fort afferma che non solo il giorno pieno di sole, ma anche la notte oscura ha i suoi miracoli. “Certi fiori fioriscono solo nel deserto, le stelle sono visibili soltanto in luoghi solitari. Alcune esperienze dell’amore di Dio si vivono solo quando ci troviamo nel più completo abbandono, quasi ai margini della disperazione”[15].

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Come può comprendere e consolare chi non è stato mai avvilito dalla tristezza? Vi sono persone che, dopo aver sofferto molto, sono diventate comprensive, cordiali, accoglienti e sensibili di fronte al dolore altrui. In una parola, hanno imparato ad amare.

4. Amore e fiducia. L’amore stimola quel che di meglio c’è in un uomo. In un clima di accettazione e di affetto, i grandi ideali si risvegliano. Per un bambino, per esempio, è più importante crescere in un ambiente di autentico amore, senza riferimenti espliciti alla religione, che in un clima di “pietà” soltanto formale, senza affetto. Se manca l’amore, manca la condizione basilare per un sano sviluppo. Non è possibile modellare il ferro freddo; ma quando viene riscaldato è possibile dargli forma con delicatezza.

Attraverso i genitori, i figli dovrebbero scoprire l’amore di Dio[16]. Occorre il “linguaggio delle opere”, è necessario vivere il proprio messaggio. Decisive non sono le lezioni di catechismo, che verranno più tardi; prima, molto prima, conviene preparare la terra in modo che sia in grado di accogliere il seme.

Nei suoi primi anni di vita ogni bambino fa una scoperta fondamentale, che sarà di vitale importanza per il suo carattere: “sono importante, mi capiscono e mi vogliono bene”; oppure “mi trovo sempre in mezzo, disturbo”. Ognuno deve fare, in qualche modo, l’esperienza d’amore che ci trasmette Isaia: “Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo... Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani”[17].

Se manca questa esperienza, può succedere che una persona sia incapace di stabilire delle relazioni durevoli o di lavorare seriamente. E soprattutto sarà difficile per essa credere veramente nell’amore di Dio: credere che Dio sia un Padre che comprende e perdona, giustamente esigente per il bene del figlio[18]. “La storia del declino di ogni uomo e di ogni donna ci dice che un bambino meraviglioso, di grandi pregi, singolarissimo e con molte qualità, ha perduto il senso del proprio valore”[19]. A questo difficilmente si potrà rimediare più tardi dando lezioni sull’amore di Dio. Una persona ha detto con ragione: “Quello che fai fa tanto rumore che non sento quello che dici”.

Molte persone non hanno potuto affinare la “fiducia originaria”. E siccome non la conoscono, si muovono in un ambiente di “angoscia originaria”. Non vogliono saper nulla di Dio; arrivano a sentire paura e persino terrore per il cristianesimo. Infatti, per loro, Dio non è altro che un Giudice severo, che castiga e condanna, anche arbitrariamente. Non hanno scoperto che Dio è Amore, un Amore che si dona e che più di noi stessi è interessato alla nostra felicità.

Ecco perché è tanto importante credere nelle capacità degli altri e farglielo capire. Certe volte è impressionante vedere fino a che punto una persona si può trasformare se le si dà fiducia; come cambia, se la si tratta in base all’idea perfezionata che si ha di essa. Molti uomini e donne sanno incoraggiare gli altri a essere migliori grazie a un’ammirazione discreta e silenziosa. Comunicano la certezza che c’è molto di buono e di bello in loro, e, con pazienza e costanza, li incoraggiano e li aiutano a crescere.

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Quando uno si accorge di essere amato, acquista una gioiosa fiducia nell’altro: comincia ad aprire la propria intimità. La trasmissione della fede comincia a tutti i livelli con un linguaggio non verbale. È il linguaggio dell’affetto, della comprensione e dell’autentica amicizia.



III. Parlare di Fede

Quando conosco bene l’altro, conosco anche le sue esperienze, le sue ferite e le sue gioie. Se c’è reciprocità nella conoscenza, l’altro sa ciò che io ho vissuto, ciò che mi fa soffrire e ciò che mi riempie di speranza. L’amicizia non è mai una via unilaterale. In un clima di reciproca conoscenza è più facile parlare di tutto, anche della fede.

1. Una ricerca comune. Vi sono persone che hanno una forte identità cristiana e, malgrado ciò, non riescono a convincere nessuno. Quando qualcuno si mostra troppo sicuro, in un primo tempo, oggi non lo si accetta. Si rifiutano i “grandi racconti” e anche i “portatori della somma verità”, perché siamo più convinti che mai che nessuno può sapere tutto. Si parla di una pastorale “dal basso”, non “dall’alto”, non dalla cattedra, che vuole istruire i “poveri ignoranti”. Questo modo di agire non è più efficace, e forse non lo è mai stato.

Mi viene in mente quello che si raccontava di Giovanni Paolo II. L’episodio è avvenuto durante il Concilio Vaticano II. In una delle sessioni plenarie del Concilio, l’allora giovane vescovo Wojtyla domandò la parola e, inaspettatamente, fece un’acuta critica al progetto di uno dei documenti più importanti che era stato proposto. Fece capire che il progetto serviva soltanto a essere gettato nel cestino. Le ragioni erano le seguenti: “Nel testo presentato la Chiesa insegna al mondo. Si colloca, per così dire, al di sopra del mondo, convinta di possedere la verità, ed esige che il mondo le obbedisca”. Ma questo atteggiamento può essere l’espressione di una somma arroganza. “La Chiesa non deve istruire il mondo da una posizione di autorità, ma deve cercare la verità e le soluzioni autentiche dei problemi difficili della vita umana insieme al mondo”[20]. Il modo di esporre la fede non deve diventare mai un ostacolo per gli altri.

2. Imparare da tutti – Quello che oggi attrae di più non è la sicurezza, ma la sincerità: conviene raccontare agli altri le ragioni che mi convincono a credere, parlare anche dei dubbi e delle perplessità[21]. In definitiva, si tratta di mettersi accanto all’altro e di cercare la verità insieme a lui. Certamente, io posso dare molto, se ho fede; ma anche gli altri possono insegnarmi molto.

San Tommaso afferma che qualunque persona, per quanto erronee siano le sue convinzioni, partecipa in qualche modo della verità: il buono può esistere senza mescolarsi con il male; però non esiste il male che non sia mescolato al buono[22]. Pertanto, non solo dobbiamo trasmettere la verità che – con la grazia divina – abbiamo raggiunto, ma siamo chiamati anche ad approfondirla continuamente e a cercarla là dove è possibile trovarla, cioè, dappertutto. Arricchisce molto, per esempio, conversare con gli ebrei e i musulmani; ci si aprono sempre nuovi orizzonti. E la verità, chiunque la dica, può procedere soltanto da Dio[23].

Siccome noi cristiani non abbiamo piena coscienza di tutte le ricchezze della nostra fede, possiamo (e dobbiamo) fare passi avanti con l’aiuto degli altri. La verità non si possiede mai interamente. In ultima istanza, non è qualcosa, ma qualcuno: è Cristo. Non è una dottrina che possediamo, ma una Persona dalla quale ci lasciamo possedere. È un processo senza fine, una “conquista” progressiva.

3. Prendere sul serio le necessità e i desideri dell’uomo. Possiamo domandarci: perché questa o quella ideologia attrae tanta gente? Di solito mostrano i desideri e le necessità più profonde dei nostri contemporanei e tutto sommato anche nostre. La teoria della reincarnazione, per esempio, manifesta la speranza in un’altra vita; la meditazione trascendentale insegna come uno si può appartare dai rumori esterni e da quelli interiori; i gruppi skinhead o teste rapate, come i punk degli anni ’80 (e ’90), i gotici dei ’90 (e del 2000) e i rapati di oggi offrono una solidarietà – un senso di appartenenza – che molti giovani non trovano nelle loro famiglie.

Eppure la fede offre risposte molto più profonde e stimolanti. Ci dice che tutti gli uomini – e in particolare i cristiani – sono fratelli, chiamati a percorrere insieme le strade della vita. Mai ci troveremo soli. Quando parliamo con Dio nell’orazione – che possiamo fare in qualunque momento della giornata -, non ci allontaniamo dagli altri, ma ci uniamo a chi ci vuole più bene in questo mondo e a tutti noi ha preparato una vita eterna di felicità.

Se riusciamo a esporre il mistero divino in chiave d’amore, sarà più facile risvegliare gli interessi dell’uomo moderno. Vi sono tentativi considerevoli in tal senso[24]. Il Dio dei cristiani è il Dio dell’Amore, perché non solo è Uno, ma nello stesso tempo è Trino. Siccome amare consiste nel relazionarsi con un tu – nel dare e ricevere -, un Dio “solo” (un’unica persona) non potrebbe essere Amore. Chi altro potrebbe amare, da tutta l’eternità? Un Dio solitario, che conosce e ama solo se stesso, può essere considerato, in fondo, un essere molto inquietante.

Il Dio trino è, davvero, il Dio dell’Amore. Nel suo intimo scopriamo una vita di donazione e di dedizione reciproca. Il Padre dà tutto il suo amore al Figlio; è stato chiamato il “Grande Amante”. Il Figlio riceve questo amore e lo restituisce al Padre; è colui che non dice mai “no” all’Amore. Lo Spirito è l’Amore stesso fra i due; è il “con-diletto”, secondo Ugo di San Vittore: dimostra che si tratta di un amore aperto, dove c’è posto per l’altro, dove c’è posto anche per tutti noi[25].

“Essere al mondo vuol dire: essere amato da Dio”, afferma Gabriel Marcel. Dunque, un credente può sentirsi protetto e sicuro. Può comprovare che i suoi desideri più profondi sono soddisfatti.

4. Andare all’essenziale. Quando parliamo della fede è importante andare all’essenziale: il grande amore di Dio verso di noi, la vita appassionante di Cristo, l’azione misteriosa dello Spirito nella nostra mente e nel nostro cuore... Dobbiamo rifuggire da ciò che fanno quelli che vogliono togliere forza al cristianesimo: riducono la fede alla morale e la morale al sesto comandamento. In ogni caso, conviene far capire molto chiaramente che la Chiesa dice un all’amore; e che, per salvaguardare l’amore, dice un no alle deformazioni della sessualità.

Benedetto XVI ha scelto questo stesso modo di agire. Dopo l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Valencia, ha concesso un’intervista alla Radio Vaticana, nella quale, fra l’altro, gli hanno chiesto: “Santo Padre, a Valencia Lei non ha parlato né dell’aborto, né dell’eutanasia, né del matrimonio gay. È stata una sua precisa intenzione?”. Il Papa ha risposto: «Naturalmente sì. Se uno ha così poco tempo non può subito cominciare con il dire “No”. Bisogna sapere prima che cosa veramente vogliamo dire, non vi pare? E il cristianesimo [...] non è un cumulo di proibizioni, ma una opzione positiva. Ed è molto importante che lo torni a capire, poiché questa consapevolezza oggi è quasi completamente scomparsa. Si è sentito dire tanto su ciò che non è permesso, che ora bisogna dire: Ma noi abbiamo un’idea positiva da proporre [...]. Anzitutto, dunque, è importante mettere in rilievo ciò che vogliamo»[26].

5. Un linguaggio chiaro e semplice. Quando ero una studentessa a Colonia, una volta dovetti preparare un lavoro lungo e difficile per un seminario dell’Università. Prima di consegnarlo al professore, l’ho fatto vedere a un collega più grande, che lo lesse con interesse e poi mi diede un consiglio amichevole che non ho mai dimenticato: “Sta bene – mi disse -. Ma se vuoi avere un bel voto, devi dire le stesse cose in un modo molto più complicato”.

Siamo fatti così. Certe volte confondiamo complicato con intelligente, e dimentichiamo che Dio – la somma Verità – è, nello stesso tempo, la somma semplicità. Il linguaggio della fede parla con semplicità delle realtà ineffabili. “Preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole con il dono delle lingue”, avverte San Paolo[27].

Si possono usare immagini per avvicinare il mistero trinitario al nostro spirito (nella semplicità delle immagini troviamo più verità che nei grandi concetti). Una delle più comuni è quella del sole, la sua luce e il suo calore; o anche la sorgente, il fiume e il mare, un paragone molto apprezzato dai Padri greci[28] (dato che i Padri della Chiesa si esprimono spesso per immagini, la loro teologia è sempre moderna). Si possono cercare anche aneddoti, citazioni della letteratura o scene di film. Ai tempi del Vaticano II, gli esperti furono invitati a esprimersi con un linguaggio comprensibile: “Si abbandoni ogni linguaggio esangue e arido, la dissezione carica di affermazioni concettualiste, per adottare un linguaggio più vivo e concreto, simile a quello della Bibbia e degli antichi Padri. Si abbandoni il sovraccarico di discussioni secondarie e di ‘questioni’ di semplice curiosità... Rivolgere a una persona un discorso astruso, difficilmente comprensibile... ha in sé qualcosa di oltraggiante e irrispettoso, sia per la verità che per la persona che ha il diritto di capire”[29].

Chi non capisce ciò che l’altra persona sta dicendo, non può esprimere i propri dubbi, non può fare ricerche liberamente per conto proprio. Dipende dall’altro, e da lui può essere manipolato facilmente.

6. Un linguaggio esistenziale. Nello stesso modo, l’altro ha il diritto di conoscere tutta la verità. Se reprimiamo una parte della fede, creiamo confusione e non diamo all’altro un vero aiuto. Daniélou lo dice chiaramente: “La condizione fondamentale di un dialogo sincero con un non cristiano è dirgli: ho l’obbligo di dirti che un giorno tu incontrerai la Trinità”[30].

Occorre spiegare agli altri la propria fede quanto più chiaramente e integralmente sia possibile[31]. Con questo, d’altra parte, pratichiamo la sincerità in qualunque relazione umana: vogliamo far conoscere la nostra identità, vale a dire, nel nostro caso, l’identità cristiana. L’altro vuol sapere chi sono io. Se non parliamo, con diligenza, di tutti gli aspetti della fede, gli altri non potranno accettarci come siamo realmente, e la nostra relazione diventerà sempre più superficiale, più deludente, finché, prima o poi, s’interromperà.

Però non vogliamo soltanto far conoscere il nostro progetto di vita, ma desideriamo incoraggiare gli altri a lasciarsi affascinare e conquistare dalla figura luminosa di Cristo.

A questo punto si manifesta il carattere esistenziale e dinamico del linguaggio sulla fede, che invita gli altri a entrare, un po’ alla volta, nella vita cristiana, che è dialogo e intimità, corrispondenza all’amore e, allo stesso tempo, una grande avventura: «l’avventura della fede».

Nota finale. Credere in Dio significa camminare con Cristo, pur in mezzo a tutte le lotte che sosteniamo, verso la casa del Padre[32]. Ecco perché a poco servono gli sforzi, e ancor meno i sermoni. Il nostro linguaggio è molto limitato. La fede è un dono di Dio, e lo è anche il suo perfezionamento. Possiamo invitare gli altri a chiederla, insieme a noi, umilmente dall’alto. La meta del nostro parlare di Dio consiste nell’indurre tutti a parlare con Dio. Anche Nietzsche, che ha combattuto il cristianesimo per lunghi decenni, alla fine della vita ha composto un poema impressionante “Al Dio sconosciuto”, che si può considerare una vera preghiera:

Torna indietro

con tutte le tue torture!

Tutte le lacrime mie corrono a te,

e l’ultima fiamma del mio cuore

s’accende per te.

Oh torna indietro,

mio Dio sconosciuto!

Dolore mio! Felicità mia ultima![33].



Jutta Burggraf, docente della Facoltà di Teologia dell’Università di Navarra




[1] F. Nietzsche, La gaia scienza, n. 255.

[2] Cfr. le statistiche pubblicate da J. Flynn. Analfabetismo religioso, in “Zenit” (Agenzia Internazionale di Informazione, Roma), 3-V-2007.

[3] Cfr. M. Guerra, Historia de las religiones, Pamplona 1980, vol. 3.

[4] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et Spes (GS), n. 4.

[5] Cfr. R. Guardini, Lettere dal lago di Como, Morcelliana, Brescia 1993.

[6] D. Bonhoeffer, Predigetn, Auslegungen, Meditationen I, 1984, pp. 196-202.

[7] Cfr. Y. Congar, Situación y tareas de la teología de hoy, Salamanca 1970: “Se la Chiesa vuole avvicinarsi ai veri problemi del mondo attuale, deve aprire un nuovo capitolo di epistemologia teologico-pastorale. Invece di partire solamente dal dato della rivelazione e della tradizione, come in genere ha fatto la teologia classica, dovrà partire da fatti e problemi provenienti dal mondo e dalla storia. E questo è molto meno comodo; però non possiamo continuare a ripetere cose antiche, partendo da idee e problemi del XIII o XIV secolo. Dobbiamo partire dalle idee e dai problemi di oggi, come da un dato nuovo, che è sicuramente necessario chiarire mediante il dato evangelico di sempre, ma senza poter utilizzare le elaborazioni acquisite nella tranquillità di una tradizione certa”, pp. 89 e ss.

[8] Il Concilio cambia la modalità abituale della riflessione teologica e comincia a contemplare il mondo di oggi, con i suoi squilibri, timori e speranze; si apre ai segni dei tempi. “Il popolo di Dio, mosso dalla fede, per cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore, che riempie l’universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio”. GS, 11 e 44; cfr. 4-10. Cfr. Giovanni XXIII, bolla Humanae salutis (25-XII-1961), con la quale il Papa convocava il Concilio Vaticano II. Idem, Enciclica Pacem in terris (11-IV-1963), 39.

[9] Cfr. Concilio Vaticano II, Decreto Unitatis redintegratio, 6.

[10] J.L. Martín Descalzo, Razones para la alegría, 8ª ed., Madrid 1988, p. 42.

[11] Cfr. E. Schockenhoff, Zur Lüge verdammt, Freiburg 2000, p. 73.

[12] Sant’Agostino, Confessioni 1, 8. Nello stesso tempo, l’espressione dei sentimenti è modulata dalla cultura. Comprendere il valore espressivo di un gesto, di uno sguardo o di un sorriso indica che si è dentro una determinata cultura.

[13] J. Daniélou, El misterio de la historia. Un ensayo teológico, San Sebastián 1963, pp 39 ss.

[14] S. Weil, Gravity and Grace, New York 1952, p. 117.

[15] Gertrud von Le Fort, Unser Weg durch die Nacht, en Die Krone der Frau, Zürich 1950, pp. 90 e ss.

[16] Cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Familiaris consortio, 14 e 36.

[17] Is 43, 1-4; 49, 15-16.

[18] Su questa linea si spiega, in parte, il fenomeno della teologia femminista radicale. Perché tante persone non vogliono più parlare di “Dio Padre”? Non sono poche quelle alle quali viene impossibile rivolgersi a Dio come “Padre”, perché hanno avuto esperienze sgradevoli con i propri padri.

[19] Cfr. J. Bradshaw, Das Kind in uns, München 1992, p. 66.

[20] M. Malinski, A. Buyak, Juan Pablo II: historia de un hombre, Barcellona 1982, p. 106. In certe situazioni, tuttavia, la Chiesa deve insegnare con autorità, ma senza “autoritarismo”, vale a dire, con autorità e umiltà.

[21] Si parla anche di una “teologia narrativa” che tenta di scoprire l’azione dello Spirito nel mondo attraverso gli avvenimenti e i fatti concreti. Alcuni autori raccontano la propria vita (cfr. J. Sudbrack, Gottes Geist ist konkret. Spiritualitat im christlichen Kontext, Würzburg 1999, pp. 3-31), altri prendono esempi dalla letteratura o dalla storia per illustrare come Dio opera in tutti gli avvenimenti (cfr. V. Codina, Creo en el Espíritu Santo. Pneumatología narrativa, cit., pp. 11-27 e pp. 179-185). La pneumatologia narrativa alcune volte diventa agiografia. Il fatto che alcuni grandi santi si convertirono grazie alla lettura della vita di altri santi è significativo. Per esempio, Edith Stein scoprì la fede leggendo la “autobiografia” di Teresa di Gesù. Hans Urs von Balthasar e René Laurentin hanno cominciato, fra l’altro, a fare teologia a partire dai santi che hanno un messaggio molto concreto per i loro contemporanei e per le generazioni successive (Cfr. H.U. von Balthasar, Thérese de Lisieux. Geschichte einer Sendung, Koln 1950. R. Laurentin, Vie de Bernadette, Paris 1978. Idem, Vie de Catherine Labouré, Paris 1980).

[22] “Bonum potest inveniri sine malo; sed malum non potest inveniri sine bono”, San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae I-II, q. 109, a. 1, ad 1.

[23] “Omne verum, a quocumque dicatur, a Spiritu Sancto est”, idem, De veritate, q. 1, a. 8.

[24] Cfr. Benedetto XVI, Enciclica Deus Caritas est (25-XII-2005).

[25] Cfr. Sant’Agostino, “Ecco qui che sono tre: l’Amante, l’Amato e l’Amore”, De Trinitate, VIII 10, 14: PL 42, 960.

[26] Cfr. Benedetto XVI, Intervista concessa alla Radio Vaticana e a quattro catene televisive tedesche in occasione di un suo imminente viaggio in Germania, Castelgandolfo 5-VIII-2006.

[27] 1 Cor 14, 19.

[28] Si tratta evidentemente di immagini molto imperfette, che richiedono sempre altre spiegazioni.

[29] G. Philips, Deux tendances dans la théologie contemporaine, in Nouv. Rev. Théol (1963/3), p. 236.

[30] J. Daniélou, Mitos Paganos, misterio cristiano, Andorra 1967, p. 123.

[31] Arriverà il momento in cui sarà possibile introdurre – con grande attenzione – alcuni termini “tecnici” – come persona, relazione o natura -, che sono stati utilizzati al momento di formulare i grandi dogmi. La teologia – come qualunque scienza – ha una terminologia molto precisa dalla quale non possiamo prescindere. Molte parole delle formule dogmatiche provengono dall’ambito filosofico; dopo una lunga storia di dispute tra fede e filosofia, finirono per diventare espressione specifica di ciò che la fede può dire di se stessa. Pertanto, queste parole non sono soltanto linguaggio del platonismo, dell’aristotelismo o di ogni altra filosofia, ma appartengono al linguaggio specifico della fede. Certamente, la rivelazione supera tutte le culture; ma nel trasmettere la Buona Novella di Cristo, si trasmette anche una certa cultura.

[32] Cfr. Fil 3, 20.

[33] Cfr. F. Nietzsche, in F. Würzbach (ed.), Das Vermiichtnis Friedrich Nietzsches, Salzburg-Leipzig 1940.