E io ti ho sollevata figlia per vederlo megilo, io che non parto e sto a guardarti finche' rimango sveglio R.Vecchioni - Stranamore Appartengono alla letteratura tutti i libri che si possono leggere due volte. Nicolás Gómez Dávila Anche un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al giorno N.N. Ho una collezione di conchiglie immensa. La tengo sparsa per le spiagge di tutto il mondo. Steven Wright Mettere in ordine la casa mentre i tuoi figli sono ancora piccoli è come spalare il viale prima che smetta di nevicare. Phyllis Diller Le mie opinioni possono essere cambiate, ma non il fatto che ho ragione Ashleigh Brillant Non voglio raggiungere l'immortalità con il mio lavoro. Voglio arrivarci non morendo Woody Allen Non temere che la fine del mondo arrivi oggi. In Australia è già domani Charles Schultz Prima vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i socialdemocratici io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa. Martin Niemöller I vescovi cubani a Roma, striscione in piazza San Pietro: Dio c'e' guevara Fiorello Baldini - Viva Radio 2 Senti che fuori piove, senti che bel rumore V. Rossi - Sally La Terra possiede risorse sufficienti per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidita’ di alcuni. Ghandi Sei cattivo? Mangia le cipolle Gioia "Come... Come ho fatto ad arrivare qui?" "Ci vorrebbe un altro terrestre per spiegarlo. I terrestri sono bravissimi a spiegare le cose, a dire perchè questo fatto è strutturato in questo modo, o come si possono provocare o evitare altri eventi. Io sono un talfamadoriano, e vedo tutto il tempo come lei potrebbe vedere un tratto delle Montagne Rocciose. Tutto il tempo è tutto il tempo. Non cambia. Non si presta ad avvenimenti o spiegazioni. E' e basta. Lo prenda momento per momento, e vedrà che siamo tutti, come ho detto prima, insetti nell'ambra." "Lei mi ha l'aria di non credere nel libero arbitrio" disse Billy Pilgrim Kurt Vonnegut - Mattatoio N. 5 Gli aerei americani, pieni di fori e di feriti e di cadaveri decollavano all'indietro da un campo di aviazione in Inghilterra. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero, sempre volando all'indietro, e succhiarono proiettili e schegge da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con alcuni bombardieri americani distrutti, che erano a terra e poi decollarono all'indietro, per unirsi alla formazione. Lo stormo, volando all'indietro, sorvolò una città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono i portelli del vano bombe, esercitarono un miracoloso magnetismo che ridusse gli incendi e li raccolse in recipienti cilindrici d'acciaio, e sollevarono questi recipienti fino a farli sparire nel ventre degli aerei. I contenitori furono sistemati ordinatamente su alcune rastrelliere. Anche i tedeschi, là sotto, avevano degli strumenti portentosi, costituiti da lunghi tubi d'acciaio. Li usavano per succhiare altri frammenti dagli aviatori e dagli aerei. Ma c'erano ancora degli americani feriti, e qualche bombardiere era gravemente danneggiato. Sopra la Francia, però, i caccia tedeschi tornarono ad alzarsi e rimisero tutto a nuovo. Quando i bombardieri tornarono alla base, i cilindri d'acciaio furono tolti dalle rastrelliere e rimandati negli Stati Uniti, dove c'erano degli stabilimenti impegnati giorno e notte a smantellarli, a separarne il pericoloso contenuto e a riportarlo allo stato di minerale. Cosa commovente, erano soprattutto donne a fare questo lavoro. I minerali venivano poi spediti a specialisti in zone remote. Là dovevano rimetterli nel terreno e nasconderli per bene in modo che non potessero mai più fare male a nessuno. Kurt Vonnegut - Mattatoio N. 5 La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci I. Asimov - Salvor Hardin, Foundation Col. Kurtz: Lei e’ un assassino? Cap. Willard: Sono un soldato. Col. Kurtz: Ne’ l' uno ne’ l' altro. Lei e’ un garzone di bottega che e’ stato mandato dal droghiere a incassare i debiti sospesi Apocalypse Now Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi diro’ che, nel vostro senso io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. don Milani La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza G. Orwell - 1984 Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore Tiziano Terzani La religione non e' verita', la verita' e' religione Ghandi Avete notato che tutti coloro che sono a favore del controllo delle nascite sono gia' nati? Benny Hill E risuona il mio barbarico yawp sui tetti del mondo W. Wytman - Leaves of grass C'è chi sale e c'è chi scende e c'è chi, come me, sta sdraiato in mezzo a una strada N.N Sono rimasto con un pugno di mosche morte in mano Steve I believe in God And I believe that God Believes in Claude Hair - Manchester England England Come ti senti ragazzo? Cattivo e figlio di puttana signore! Apocalypse now Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all'infamia, uomo fino alla dannazione e all'abisso. Per salvarci, avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei destini che tramano la perplessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda J.L. Borges - Finzioni: Tre versioni di Giuda Poi riflettei che ogni cosa, a ogniuno, accade precisamente, precisamente ora. secoli e secoli, e solo nel presente accadono i fatti; innumerevoli uomini nell'aria, sulla terra e sul mare, etutto ciò che arealmete accade, accade a me J.L. Borges - Finzioni: Il giardino dei sentieri che si biforcano Richy: Ho preso 8 nel compito di francese, per questo ho studiato tutta notte Potsy: Io invece sono andato male, ma ho dormito benissimo Happy days Egoista, certo, perchè no, perchè non dovrei esserlo, quando c'ho il mal di stomaco con chi potrei condividerlo? V. Rossi - Cosa succede in città Gli uomini di Bologna sono i più gentili, mordaci e dabbene di tutta Italia, per cui anche avendoli amici, e amici di tutita prova, bisogna permetter loro di dir male e di prendersi beffe di voi, almeno un paio di volte al mese. Senza questo sfogo creperebbero; voi ne perdereste degli amici servizievoli e devoti, ed il mondo degli spiritni allegri e frizzanti. Quanto alle donne sono le più liete e disimpacciate che si possono desiderare.... I. Nievo - Le memorie di un ottuagenario Umano è quello che fannno gli uomini Soprannaturale è quello che fanno i santi No Umano è quello che fai tu Soprannaturale è quello che dovresti fare tu Kyra Bene, voi lo spate quanto me, le ragazze non sono realmente morali. Sa il cielo che noi abbiamo abbastanza nella testa per riuscire ad essere a un tempo queste due difficili cose: pratiche e romantiche. Sono assolutamente certa che non è mai vissuta una sola ragazza in possesso di una vera coscienza. I ragazzi hanno una morale, le ragazze hanno canoni standard. Questa è pressapoco l'unica grande e profonda differenza che esiste fra ragazzi e ragazze. Forse ecco perchè tutte le grandi religioni le hanno inventate i ragazzi, mentre le ragazze, a quanto pare, non sono destinate a inventare altro di più bello delle lettere d'amore e delle liste della spesa! D.Grubb - Le voci di Glory La donna non è una fortezza da espugnare, ma un giardino in cui passeggiare Kyra Ciò che apparente non ha senso è un po' difficile da spiegare, ma forse solo perchè ha ragioni più profonde di ciò che apparentemente il senso ce l'ha M.di Franco - 54 giorni sulla cima del monte bianco Il prossimo sono quelle persone che Dio ha mandato sulla terra per ricordarci che siamo soli Frate indovino Sono cose che si possono perdonare ma non dimenticare Kyra Lontano è ciò che lo è e profondo il profondo chi lo può toccare? Ecclesiaste 7-24 NULLI SE DICIT MULIER MEA NUBERE MALLE QUAM MIHI NON SE JUPITER IPSE PETAT DICIT: SED MULIER CUPIDO QUOD DICIT AMANTI IN VENTO ET RAPIDA SCRIBERE OPORTET AQUA La mia donna dice che preferisce concedere il suo amore a me che a chiunque altro, anche se la richiedesse lo stesso Giove. Dice: ma ciò che una donna dice all'amante impazzito di amore è meglio scriverlo nel vento e nell'acqua che scorre Catullo - Poema 70 Dopo un viaggio lungo e duro sono come una corda sfibrata e logora. Mi siedo e mi intreccio con nuovi fili... restando immobile sogno e ricordo i consigli di mio padre e le parole dei canti e le grida di tutti gli uccelli. Non parlo perchè ogni parola è una fibra che si strappa. Nessuno mi può toccare perchè ogni contatto porta via un pezzo di me. Anche tu devi imparare a fare altrettanto. Impara a stare in silenzio. Tracciati attorno un cerchio e non permettere anassuno di entrarvi M. West - Il navigatore Mi dici di avere pochi amici ma buoni. La dichiarazione, sta pur certo, è per la massa e per i bambini. E' una dichiarazione che vale per tutti quelli che non possono imporsi all'ambiente che li circonda. Per te, uomo valoro, apostolo deciso, la consegna è quest'altra: molti amici e cattivi- uanti umoni "cattivi" devono tornare a Cristo per l'amicizia di un apostolo di Dio J.U. Loidi - Il valore divino dell'umano ...ma lei non capì cosa intendevo e io detesto spiegare una metafora. O mi si capisce oppure no. Non sono mica un'esegeta H. Boll - Opinioni di un clown Quello che sta fuori, a questo mondo ciascuno "sta fuori" rispetto agli altri, trova una cosa sempre peggiore o migliore di quello che ci sta dentro, sia la "cosa" felicitrà o infelicità, pena d'amore o "decadenza artistica" H. Boll - Opinioni di un clown il suo sguardo, al risveglio, è come un uccello che muore all'improvviso in pieno volo e precipita, precipita nell'iimensità delle disperazione H. Boll - Il treno era in orario "Senza di me non potresti più vivere?" "Si" risponde lui, e il suo cuore è così pesante che non ce la fa a ridere, e pensa: ora dovrei aggiungere perchè ti amo, il che sarebbe vero e non vero. Se lo dicessi dovrei baciarla, e sarebbe una menzogna, tutto sarebbe una menzogna, eppure potrei dire in piena coscienza: Ti amo, ma dovrei poi dare una lunga, lunga spiegazione, una spiegazione che non conosco ancora io stesso. Ecco ancora i suoi occhi, molto dolci e amorevoli e felici, il contrario degli occhi che ho tanto desiderato... che tanto desidero... e ancora una volta egli dice, guardando in fondo a quegli occhi: "Senza di te non potrei più vivere" e adesso sorride... H. Boll - Il treno era in orario Io le cose, forse, le vedo troppo oggettivamente in astratto e troppo soggettivamente in concreto Kyra Si può realizzare qualcosa di veramente serio con uomini che hanno paura dell'acqua fredda in una mattina d'inverno? J.U. Loidi - Il valore divino dell'umano ...ma non si è soli quando un altro ti ha lasciato, si è soli se qualcuno non è mai venuto R. Vecchioni - Ultimo spettacolo Je ne cherche pas. Je trouve N.N. VOCATUS ATQUE NON VOCATUS, DEUS ADERIT Chiamato o no (il) dio sarà presente M.West - Un mondo di vetro Je crie l'amour sur le mur N.N. Io vorrei rivederti per fare l'amore, non sognarti quando il sogno comincia a finire R.Vecchioni - Vorrei Ma anche nel peccato, l'atto dell'amore, compiuto con amore, si adombra della divinità M.West - L'avvocato del diavolo (Noi) trascendiamo dai limiti umani per svaporare nella sfera dell'infinito e dell'indefinito ORA CI CHIAMIAMO SPAZIO la luce della rivelazione dell'Uno ci ha resi non più uomini della terra, ma componenti peculiari dell'incommensurabile infinità dello spazio Kyra

mercoledì 27 agosto 2008

Accoglienza, sicurezza e legalità per tutti

Per la serie 'preti sovversivi' riporto la lettera di 11 preti sulla sicurezza e la legalità.
Condivido in pieno tutto quello che dicono


Accoglienza, sicurezza e legalità per tutti:

no alle discriminazioni e al razzismo

Come gruppo di preti abbiamo sentito l’esigenza di incontrarci e di esprimerci reciprocamente ragionevoli speranze insieme a motivi di preoccupazione e disagio. Vogliamo condividere in modo pubblico i pensieri, le considerazioni e le scelte che sono state per noi sostegno nel continuare, anzi intensificare l’impegno per la giustizia, la pace e l’accoglienza.


1. Siamo fortemente preoccupati di quanto sta avvenendo nel nostro Paese, tanto più nel contesto di un dibattito sulla sicurezza caratterizzato da toni e contenuti che ricordano periodi cupi della storia d’Italia e d’Europa: la decisione di prendere le impronte digitali ai bambini Rom ha suscitato giusta indignazione e ha rivelato - se ancora ce ne fosse stato bisogno - la vera faccia di una politica asservita soltanto agli interessi dei ricchi e dei potenti. La complessità del momento storico; gli accelerati e profondi cambiamenti nella nostra società e sul Pianeta; la diffusa incertezza che riguarda il lavoro e la vita quotidiana di tanti cittadini, la rapidità e l’ampiezza del fenomeno migratorio, gli atti di criminalità e violenza possono indurre comprensibili paure cui è necessario far fronte con pacatezza, con analisi e riflessioni, con provvedimenti adeguati.

L’analisi amplificata e strumentale di alcuni singoli episodi non ha consentito di esaminare in modo accurato il migliorato quadro generale dell’ordine pubblico nel nostro Paese; complice una strategia mediatica disattenta alle esigenze dei più poveri è stato generato un clima di paura che tende ad investire tutti i settori della vita pubblica e privata; immediata la tentazione di offrire risposte fondate sulla garanzia delle armi e dell’esercito, sulla penalizzazione pregiudiziale di alcune categorie di persone e sulla crescita del controllo con la conseguente limitazione del diritto alla riservatezza della sfera personale.

In questo modo le cause della paura possono essere facilmente attribuite sempre e solo agli “altri”, con continue pericolose generalizzazioni: si alimenta un giudizio negativo nei confronti di tutti gli immigrati irregolari e un’ombra su tutti gli stranieri, si avvallano pregiudizi inaccettabili verso tutti i nomadi e così via. Se si riesce a far credere che l’insicurezza sia provocata sempre e solo da chi viene da altrove, la sicurezza non può che derivare dall’allontanamento; e così la presenza senza permesso sul nostro territorio diventa un reato; invece di arrivare alla loro chiusura e alla realizzazione di strutture diverse, i CPT diventano sempre più simili alle carceri, con detenzioni fino a 18 mesi... E così vengono completamente dimenticati le cause della presenza di migliaia di persone e i viaggi disperati la cui frequente trasformazione in tragedia nel mare o nei cassoni dei camion non fa quasi più notizia sui nostri giornali.


Certo che ci sono delle questioni aperte, ma non possiamo accettare che il dibattito sulla sicurezza possa riguardare soltanto "noi", nelle nostre città: è una condizione che riguarda il diritto di tutte le persone, per il solo fatto che vivono sulla faccia del Pianeta. Del male e del bene possiamo essere tutti protagonisti e responsabili: la sicurezza interessa i cittadini italiani quanto le donne straniere "badanti" nelle case; gli immigrati tutti, qualsiasi sia la loro condizione; i nomadi cittadini italiani e no, i loro bambini/e in particolare; tutti gli operai italiani o stranieri, assunti regolarmente o in nero, coloro che sono in carcere, italiani e stranieri; le donne prostitute; la sicurezza riguarda le donne che in percentuale drammatica subiscono violenza fra le pareti domestiche; gli adolescenti, i giovani, gli adulti coinvolti nella dipendenza dell’alcol e delle droghe; tutte le persone che soffrono solitudine e angoscia fino al suicidio.


L’insicurezza è strutturale, riguarda i milioni di persone impoverite e affamate, oppresse e sfruttate, vittime della guerra e di violenze tremende, condizioni di cui in un modo o nell’altro siamo complici; mentre pretendiamo sicurezza per noi contribuiamo all’insicurezza di gran parte dell’umanità. Riteniamo importante e doveroso affrontare i problemi e nello stesso tempo indicare le esperienze positive in atto, del tutto e volutamente taciute in questi mesi. Ci sembra inaccettabile anche il linguaggio della comunicazione: sembra di vivere in territori e città assediate, infestate dai nemici, di "essere in una guerra" che giustifica la valorizzazione del ruolo dell’esercito.
È demagogico dichiarare pubblicamente che tutte le persone clandestine devono essere allontanate e poi impantanarsi in precisazioni e distinguo relativamente alle "badanti", indispensabili alle nostre famiglie salvo poi ribadire l’allontanamento di tutti; e dimenticare sempre le migliaia di lavoratori nelle campagne e nell’edilizia regolari per il mercato del lavoro, irregolari per la legge. La questione dell’immigrazione segna e segnerà a lungo le nostre società e la convivenza pacifica fra persone diverse per cultura e fede religiosa, dipenderà dalle nostre scelte di oggi. Una doverosa e seria cooperazione internazionale; lo svincolarsi dalle complicità internazionali nell’impoverimento, nell’ oppressione, nella violazione dei diritti umani, nelle violenze e nelle guerre devono essere impegni prioritari della politica. E uniti a questi un’assunzione di responsabilità più seria e adeguata nella politica e nella legislazione sui flussi migratori per non favorire, come la legge attuale, la clandestinità; per non considerare gli immigrati una forza lavoro necessaria e poi una presenza indesiderata.


La demagogia e i massimalismi rispondono agli istinti e alle emozioni e non affrontano in modo veritiero e umano i problemi. Le impronte digitali ai bambini rom vengono giustificate con l’intenzione di salvaguardarli: in realtà attuano una discriminazione razzista dal momento che migliaia di bambini e adolescenti del nostro paese dovrebbero essere salvaguardati, specie quelli che vivono in condizioni di degrado e in zone controllate dalla criminalità.


2. Ci riferiamo con convinzione, umiltà a una ricerca che sempre continua al Vangelo di Gesù di Nazaret; con la Chiesa, comunità di fede, ci sentiamo chiamati ad annunciare con coraggio e a testimoniare con coerenza il Vangelo nella storia. Come ribadito dal Concilio Vaticano II, il piano della fede e quello della politica devono essere considerati distinti ma non separati. Per questo non possiamo accettare che certi provvedimenti legislativi, come ad esempio "il pacchetto sicurezza", siano varati evocando l’identità e le radici cristiane in modo ideologico, capzioso ed evidentemente strumentale. Ci chiediamo anche se i 14 milioni di euro stanziati con questa finalità nella Regione Friuli Venezia Giulia - a fronte di un netto e facilmente documentabile calo dei crimini - non avrebbero potuto essere utilizzati per migliorare quella qualità delle infrastrutture e dei servizi che potrebbe garantire una vera prevenzione, concreto antidoto alla possibilità di delinquere.


Il Vangelo di Gesù ci insegna in modo incessante, incalzante e chiaro a praticare la giustizia, l’accoglienza, la pace, l’attenzione ad ogni persona, la condivisione della condizione di chi fa più fatica, di chi è più fragile, debole, in necessità... Questo è il messaggio cui attingere orientamento, luce e coraggio per le scelte politiche più rispondenti ai criteri di dignità e uguaglianza di tutte le persone, come del resto ci richiama anche la nostra esemplare e minacciata Costituzione repubblicana. Non riusciamo a comprendere le parole di compiacimento dei responsabili della Conferenza Episcopale Italiana sul nuovo clima politico esistente nel nostro Paese, peraltro ben presto smentite dall’evolversi della situazione parlamentare: secondo noi non c’è un vero confronto, anzi il dibattito in corso è inquietante per i suoi tratti disumani nei confronti dei diversi, degli stranieri e dei nomadi e per la sistematica identificazione tra i problemi e le persone, tra la soluzione delle questioni ed il rifiuto, la ghettizzazione o l’espulsione.


Ci sono sembrate incoraggianti le parole piene di delicata attenzione e di condivisione dell’Arcivescovo di Milano monsignor Dionigi Tettamanzi anche a proposito della presenza dell’esercito nelle città e anche le dichiarazioni della Fondazione Migrantes e di Famiglia Cristiana. Mai come adesso è importante evidenziare la necessità di segni in grado di concretizzare la fede e gli ideali: nel momento in cui la Chiesa contesta giustamente il reato di clandestinità dovrebbe contemporaneamente ampliare di molto la disponibilità all’accoglienza nelle tante strutture di sua proprietà; esse potrebbero essere gestite in collaborazione fra volontariato e istituzioni pubbliche, diventando così un’alternativa concreta e sostenibile alla detenzione nei CPT. È preoccupante che questo clima diffuso trovi consenso in tante persone, anche in chi si dichiara cristiano e frequenta la chiesa.


3. Quella della pace è la questione decisiva e dirimente tutte le altre; la si può perseguire soltanto attraverso un’educazione permanente alla pratica della non violenza attiva, al rifiuto di costruire, utilizzare e commerciare armi. Vogliamo ribadire la necessità di una progressiva riconversione ad uso civile dei siti militari - in modo particolare la base Usaf di Aviano - e di quel ripudio della guerra dichiarato nell’articolo 11 della Costituzione: essa produce morti, feriti, distruzioni, devastazioni dell’ambiente vitale; peggiora tutto e nulla risolve. Riconosciamo un segno di ragionevole speranza nella sentenza del Tar che blocca i lavori della base usar di Vicenza, rilevando da una parte l’inconsistenza di una decisione presentata a suo tempo come indiscutibile, dall’altra la gravità dell’impatto ambientai e e l’importanza fondamentale di compiere scelte tenendo conto della manifesta volontà dei cittadini.


Queste nostre considerazioni nascono da una quotidiana condivisione con persone che vivono momenti di amicizia, fatica, accompagnamento e arricchimento umano nella reciprocità: sono giovani, donne e uomini che vivono il cammino di liberazione dalla dipendenza; detenuti nelle carceri; sofferenti nel corpo e nella psiche; sono stranieri, tanti dei quali impegnati con dedizione, generosità, disponibilità operosa; sono persone che vogliono servire seriamente il bene comune nelle istituzioni e nella politica.


Sono considerazioni elaborate nelle nostre comunità locali in relazione con le comunità del Pianeta, nutrite ed interpellate dalla Parola, dall’Eucarestia e dalle provocazioni della storia che chiamano a esserci, a condividere e a prendere posizione.


don Pierluigi Di Piazza (Zugliano)
don Federico Schiavon (Udine)
don Franco Saccavini (Udine)
don Giacomo Tolot (Pordenone)
don Piergiorgio Rigolo (Pordenone)
Andrea Bellavite (Gorizia)
Don Alberto De Nadai (Gorizia)
don Luigi Fontanot (Fiumicello)
don MarIo Vatta (Trieste)
don Albino Bizzotto (Padova)
padre Alessandro Paradisi, monaco benedettino.

martedì 19 agosto 2008

Blood for oil

C'è un problema energetico: l'Europa dipende troppo dalla Russia, si decide allora di fare un oleodotto che attraversa la la Georgia e salta la Russia. Europa ed America sono d'accordo, contraria ovviamente la Russia. Fin qui tutto normale, ci si aspettano pressioni politiche, scontri economici e commerciali, boicottaggi, dazi ecc. Invece no, si mettono in campo problemi politici, umanitari, di autodeterminazione fra i popolo e si fa la guerra. Nella zona c'è l'Ossezia divisa in nord, in Russia, e sud in Georgia. La Russia appoggia l'indipendentismo degli ossezi e la Georgia (forse sperando anche in un aiuto dell'America) attacca l'Ossezia, la Russia contrattacca e occupa la Georgia fino alla capitale. Solo nei primi bombardamenti 2000 morti, centinaia di migliaia di sfollati, città completamente distrutte.
Quello che mi fa orrore è che nel 2008 ancora risolviamo i problemi con la guerra, e pare una cosa normale. Certo c'è indignazione per l'attacco russo, ma perchè siamo filo Georgia, anche l'analisi che faccio sopra deriva dal TG1 che per una volta ci racconta la guerra prima dello sport (ma avete mai visto immagini o commenti sul Darfur?). Pare normale difendere la propria indipendenza energetica con le e bombe, fare morti, feriti, sfollati... Non voglio essere utopista, il male esiste, dalla lite di condominio alle guerre internazionali, c'è l'egoismo, l'interesse personale che muovono molte delle nostre scelte, ma non lo si può accettare o considerare normale. Bisogna opporsi al male. Non si può più dire "da lì deve passare un oleodotto...", oppure "c'è il coltan è chiaro che fanno la guerra". Non si può accettare l'orrore. I governi mondiali non fingono nemmeno più, in Iraq hanno cercato delle scusa improbabili e poi hanno attaccato lo stesso, anche quando si erano dimostrate infondate. Come uomo e come cristiano mi oppongo a tutto questo e continuerò a gridare la mia indignazione

Geni del marketing

Questa e' la confezione del cacao solidal coop
Image Hosted by ImageShack.usE questa quella del NesquikImage Hosted by ImageShack.us


Che grandi!!! Boicotta la Nestlè

lunedì 11 agosto 2008

Preti 'sovversivi'

Continuando con i preti 'sovversivi' copio dal blog di don Vitaliano

E' interessante nell'articolo il cambio di prospettiva rispetto a quanto di solito si fa: Chierici infatti sostiene che la Chiesa dice cose giuste, ma poi la gente non le applica (anche per la lontananza della gerarchia dal popolo). Continuo a sentire forte questo distacco della chiesa gerarchica, e trovo altri credenti che sentono lo stesso probelma, doremmo cercare parole piu' incisive ed esempi piu' concreti, allora forse riusciremo a far suonare forte il messaggio evangelico

...dopo Sydney

L’impressione è che la gerarchia di Roma continui a sfogliare buoni propositi senza viverli assieme al popolo dei credenti i quali si arrendono a modesti tornaconti

Storie di fede e di tornaconti

di maurizio chierici

L’invito di Benedetto XVI ai ragazzi raccolti nel mee­ting australiano, conferma la dottrina morale della Chiesa: no alle guerre, al razzismo, ali’ emarginazione. Impegna ogni cattolico a combattere la pover­tà e a disertare l’iperconsumismo, pericolo mortale che allar­ga la diffidenza tra le classi fortu­nate e la folla dalle tasche vuo­te. Diventa radice di un disordi­ne etico che soffia nel disordine sociale. Impossibile non essere d’accordo. Ogni fedele lo è.

Ec­co lo sconcerto dell’inchiesta che fa sapere come in Italia la maggioranza dei cattolici obbe­dienti al magistero della Chiesa abbiano votato per i teologi del­le impronte digitali, o per divor­ziati che confessano al telefono trasgressioni goderecce, o per si­gnori che per pudore nascondo­no la tessera della loggia segreta P2 ma non la ricchezza che gli intrighi di banche e finanza hanno accumulato attorno ad un potere dai misteri impenetra­bili. Potere ormai assoluto, come tutti san­no. Nessuno lo può giudicare, nem­meno tu: vecchia canzone trasfor­mata nella legge che ammanetta la giustizia. Storie quotidiane della no­stra democrazia privatizzata. Solo una curiosità: tornando in Ita­lia da Sidney con l’entusiasmo che la fraternità accende, cosa avranno rac­comandato i ragazzi ai genitori che hanno scelto la destra xenofoba per blindare conti, giornali e televisioni con leggi modellate sul tornaconto di una sola persona? Non proprio so­la: la proteggono cortigiani insediati come guardaspalle in Parlamento. E i genitori il cui voto non tiene conto delle indicazioni del Papa, con quali parole possono avere risposto? E sacerdoti e vescovi e principi della Chiesa con quale passione operano nella società disuguale per favorire la messa un pratica delle raccomanda­zioni di Ratzinger?

L’impressione è che la gerarchia di Roma continui a sfogliare buoni pro­positi senza viverli assieme al popo­lo dei credenti i quali si arrendono a modesti tornaconti. Se votano così vuoi dire che Sua Santità va bene quando benedice i pellegrini dalla fi­nestra di piazza San Pietro, per il re­sto meglio lasciar perdere, esistono profeti più piacevoli. Impressione italiana che riflette il dramma dei fe­deli dell’America Latina, continente dove si raccoglie la maggioranza dei cattolici del mondo. Si è aperta una crisi della quale si par­la poco anche se avvilisce il primato di Roma. Il Brasile perde un milione di cattolici l’anno: si rivolgono alle sette del nuovo protestantesimo. E chi mantiene l’obbedienza si trova a disagio per la lontananza di Roma dai problemi quotidiani dopo le om­bre calate con educata perseveranza sulla teologia della liberazione: mes­si tra parentesi i preti che condivide­vano le pene dei meno felici cercan­do assieme una dignità sociale accet­tabile.

Vent’anni dopo l’oscuramento cosa è rimasto? «Dio e i poveri», risponde Pedro Casaldaliga, vescovo emerito di una sterminata diocesi brasiliana. L’ultima protesta sta provocando la scissione che minaccia le gerarchie romane del Venezuela. Per il mo­mento limitata, ma l’allarme dei ve­scovi locali ne fa capire l’agitazione. Nello stato petrolifero di Zulia un an­no fa è stata annunciata la nascita di una Chiesa Cattolica Riformata. La settimana scorsa, a Caracas, Leonar­do Martin Saavedra, primate della Chiesa Anglicana in America Latina, ha consacrato i primi tre vescovi in apparenza cattolico-protestanti, e monsignor Ubaldo Santana, presi­dente della conferenza episcopale lancia l’allarme: attenti a non lasciarvi ingannare da preti senza vere ge­rarchie, sciolti da ogni castità e schie­rati col presidente Chavez. Ne ven­gono considerati «angeli politici». Non è proprio così. I preti della Chie­sa riformata vivono nei barrios (favelas) e zone disagiate. Assieme a sacer­doti e missionarie cattoliche appog­giano l’impegno del governo a com­battere la miseria.

La ribellione a Roma è forse il riflesso della ribellione alla sbiadita Chiesa locale, conservatrice e pragmatica nella difesa dei privilegi di una bor­ghesia che non ha problemi di so­pravvivenza. Ma se l’America è lonta­na e l’inquietudine moltiplica le set­te, altre inquietudini attraversano le nostre abitudini.

Di ieri il botta e ri­sposta tra «Noi siamo Chiesa» e il portavoce della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi. Assieme a 58 associazioni cattoliche americane ed europee.Vittorio Bellavite di «Non siamo Chiesa» italiana, prega il Papa ad av­viare un processo di riforma restando fedele agli aspetti positivi della dottrina cattolica sulla sessualità e abrogando la proibizione alla con­traccezione. Le posizioni di Roma avrebbero esposto milioni di perso­ne al rischio della vita nell’Africa di­vorata dall’Aids. Padre Lombardi si li­mita a dire: chi firma l’appello è no­to per le posizioni contrastanti al ma­gistero della Chiesa. Forse non al ma­gistero, ma alla lontananza da situa­zioni drammatiche condivise da una certa parte di sacerdoti brasilia­ni i quali distribuiscono ai fedeli che tirano la vita nei gironi della miseria, le solite cose: profilattici, eccetera «per evitare lo sterminio africano». Non è la disperazione italiana; è una disperazione diversa, ma non tanto. Lo testimonia proprio «We are Church», Noi siamo Chiesa, movimento nato attorno all’appello firmato in Svizzera e Germania da 2 milioni e 300 mila fedeli. Ad inquietare i catto­lici non banali non è solo una mora­le che riguarda sesso, controllo nasci­te, staminali, aborto ed eutanasia, ma la società che sta rialzando quei muri caduti vent’anni fa e si sperava per sempre. Cercano risposte negli incontri che si moltiplicano nelle va­canze: Cittadella di Assisi; interventi al convegno tra agosto e settembre della Rosa Bianca, cattolici cresciuti sulle testimonianze di Dossetti, Turoldo, Camillo Dal Raz, Scoppola, Ardigò, Prodi, Veltroni, Rosy Bindi. Tanti così.

Attenzione, questa Rosa Bianca non è il fiore rubato da Pezzotta e dal se­natore Baccini: volevano trasforma­re in ventaglio elettorale il martirio di quattro ragazzi e il loro professore, decapitati nella Germania di Hitler. Stava per diventare l’icona del movi­mento politico del Baccini che ha fa­vorito l’elezione di Alemanno postfascista a sindaco di Roma. Per fortuna un tribunale lo ha impedito.

Forse per approfondire la spiritualità dei cattolici berlusconiani, Macondo, as­sociazione di impegno religioso diffusa nel Veneto e guidata da padre Giuseppe Stoppiglia a Pieve del Grap­pa, cuore del nord est leghista; Ma­condo, organizza fine agosto ad Asiago un raduno che ha per titolo: «Amore politico». Incontri col filoso­fo Robero Mancini ed Alessandra Comaso, magistrato di Trapani, impe­gnata nell’educazione alla legalità. L’introduzione di Stoppiglia fa capi­re quale sarà il filo conduttore: «Par­liamo di politica anche per reagire al clima di sgomento e di rassegnazio­ne: subire l’esito e il significato degli avvenimenti è segno di subalternità e di indifferenza verso xenofobia e razzismo che fanno leva sulla paura. Il governo dei ricchi voluto dai pove­ri è democrazia ma non è giustizia. Se la Chiesa tace o acconsente, diso­rienta. Il ricco che esibisce il potere della ricchezza e l’ammiratore del ric­co sono tipi umani regrediti nell’evo­luzione, Il ricco ha necessità di eserci­tare il potere sugli altri, ma il ricco ha sempre paura: per difendere il pote­re sì costruisce leggi favorevoli. Quando il ricco diventa modello so­ciale, il problema non è tanto politi­co, ma antropologico. Privilegia i la­ti deteriori della natura; governa con blandizie e sviluppa aspetti non es­senziali alla convivenza umana. Pri­ma o poi questo tipo di violenza svuota le energie della gente dirot­tandole su obiettivi minuscoli: l’inte­resse privato e il possesso materiale primeggiano sugli ideali. La nostra società - scuola e cultura, religione e Chiesa, politica e informazione, vita quotidiana e famiglie - non ha sapu­to produrre frutti migliori per evitare che la maggioranza fosse attratta da un certo esemplare umano. Bisogna allontanare i ricchi epuloni che banchettano sulle anime dei poveri. Pro­vocazione troppo forte? Provocare è l’esigenza della verità. Solo se abbia­mo l’occhio lungo e libero da osse­qui storici programmati, possiamo accorgerci del messaggio di Cristo, quello della “folla dei servi inutili”. Dobbiamo ripensare e discutere as­sieme per sconfiggere la rassegnazio­ne». Radicale ma chiaro. Nelle stesse ore arriva l’annuncio che la Conferenza dei vescovi italia­ni progetta parrocchie disegnate da grandi architetti. Altari preziosi, che allegria; anche se non sono proprio i mattoni dei quali i cattolici a disagio sentono il bisogno. Desiderano che la Chiesa riprenda posto fra i proble­mi della gente, non importa dove e non importa in quale cornice.

mchierici2@libero.it (I’Unità 28.07.08)

venerdì 1 agosto 2008

LA RIVOLUZIONE

Copio dal sito di don Franco Barbero

Commento alla lettura biblica - domenica 3 agosto 2008

Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: "Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perchè vada nei villaggi a comprarsi da mangiare". Ma Gesù rispose: "Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare". Gli risposero: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci!". Ed egli disse: "Portatemeli qua". E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini (Matteo, 14, 13-21).


Nessuno si spaventi: rivoluzione mi pare davvero la parola più appropriata per cercare di interpretare questa pagina del Vangelo. Può essere successo che anche per noi, avendola letta, sentita e ascoltata mille volte, essa sia diventata quasi insignificante, irrilevante.

Spesso la predicazione cristiana riesce a rendere incolori le pagine più pittoresche e a rendere insapori anche i "piatti biblici" più appetitosi. Sappiamo bene che il vangelo non ha qui lo scopo di farci la cronaca esatta di quel pomeriggio in cui Gesù incontrò questa folla.

La struttura del messaggio sovversivo di queste righe ha un punto di partenza: Gesù "ebbe compassione". Nel linguaggio biblico significa che Gesù si coinvolse visceralmente, non si mise semplicemente a deplorare i responsabili della fame del popolo, ad analizzare il fenomeno, a invitare alla pazienza. No, Gesù si sentì partecipe della loro condizione.

Ecco la prima "struttura profonda" della rivoluzione di cui oggi come ieri abbiamo bisogno. Bandire da noi l'indifferenza a livello personale e comunitario.

Questa è la testimonianza bruciante dei profeti e di Gesù di Nazareth che noi cristiani non abbiamo ancora metabolizzato. Ogni giorno c'è la "passione" dei più deboli, l'emarginazione degli stranieri, la violenza contro le donne e gli omosessuali, la persecuzione dei rom ... e le nostre chiese "discorrono", promulgano documenti ...

Non siamo "comunità di compassione". Mettiamoci pure tutti davanti a questa constatazione, non per colpevolizzarci, ma per convertirci ai piccoli, possibili passi di condivisione.

Il regno di Dio accade quando io mi apro concretamente a questo "noi". Qui sta oggi la prima rivoluzione ...

Dove trovare il pane?

Il pane e il companatico ci sono: eccome. Ce n'è in abbondanza Tant'è che quando ognuno ha tirato fuori le scorte che teneva solo per sè o ha fatto fiorire nel suo cuore la decisione di condividere, se ne sono avanzate dodici ceste, dice il vangelo nel suo linguaggio simbolico.

Il vero problema non è ciò che manca: è ciò che non si divide. La scomoda verità che il vangelo rivela è che i doni di Dio, i frutti della terra, i beni per la vita delle creature, ci sono e sono abbondanti. Solo lo sciupio, l'incuria, l'accumulo e l'avidità rendono impossibile la gioia del regno di Dio su questa terra: "Tutti mangiarono e furono sazi e si portarono via, dei pezzi avanzati, dodici ceste piene".

La proposta di Gesù non ha perso per nulla la sua attualità e, si noti, la sua efficacia.

Guardiamo le nostre città. Si popolano di case lussuose e spesso vuote, mentre cresce il numero di chi è senza casa o vive in catapecchie fatiscenti.

Il silenzio della nostra chiesa (che festeggia il papa in vacanza a Bressanone con enormi spese per garantirgli serenità) è un messaggio chiaro: non ha il coraggio di vivere questa proposta e di presentare questa "provocazione".

Non è tollerabile una chiesa in cui si distribuiscono milioni di ostie, di particole, ma dove non si condivide radicalmente la storia dei crocifissi, degli ultimi. La messa diventa così un teatrino spiritualistico senza rimando alla vita concreta.

"Alzati gli occhi al cielo"

Voglio partire dalla mia vita quotidiana, dall'esigenza della mia conversione. Dove troverò la forza perchè il mio pane, il mio tempo, ciò che ho e ciò che posso si dividano? Lo imparo ancora da Gesù.

Per lui, come era nella fede del suo popolo, alzare gli occhi al cielo significava riconoscere i doni che Dio ci fa e ritrovare il loro significato, la loro destinazione comunitaria. Nello stesso tempo, alzare gli occhi al cielo significava anche attingere da Dio la forza per condividere, per spezzare la catena dell'egoismo.

Aiutami, o Dio

Sento dentro di me, come fuoco dentro le mie arterie, la lotta tra l'egoismo e la condivisione.
Ho bisogno, o Dio, del Tuo aiuto ogni giorno perchè ogni giorno bisogna scegliere la strada da percorrere e quella da evitare.

giovedì 31 luglio 2008

SVP (Stato Vegetativo Persistente)

Eluana Englaro: argomento difficile che sarebbe bene approfondire e meditare a lungo prima di esprimere posizioni dure ed inconciliabili. Penso pero', nel caso specifico, che siamo molto vicini all'accanimento terapeutico. Dopo 16 anni di stato vegetativo le speranze di risveglio sono nulle, l'alimentazine forzata, se puo' essere utile nei primi tempi o per una persona cosciente, dopo tanto tempo diviene un metodo artificiale per mantenere in uno stato vegetativo un essere umano. Difficile trovare un confine preciso fra la cura e l'accanimeto, fra la liberta' di scelta e l'inviolabilita' della vita. Per malattie terminali e' consentito (anche dalla chiesa) dare farmaci che alleviano il dolore anche in dosi che accelerano la morte, e' lecito sospendere le cure quando non portano benefici, in questo caso la nutrizione artificiale e' da considerarsi cura?

Allego questo interessante articolo che spiega molto bene la situazione di Eluana Englaro e lo stato vegetativo persistente

Lo stato vegetativo persistente:
un appello alla nostra responsabilità

di Carlo Alberto Defanti*

Nel bell'articolo che appare su questo numero della Rivista, Peter Singer riprende in esame il tema della morte cerebrale, che già in più occasioni1 ha trattato, sostenendo una posizione controcorrente rispetto a quella che predomina nel mondo medico (e bioetico). Egli argomenta magistralmente contro la teoria della morte cerebrale "totale" e al tempo stesso critica in modo efficace, anche se a parer mio non convincente, la teoria alternativa della "morte corticale", che chi scrive ha difeso già nel 1993, nel secondo numero di Bioetica2 e più recentemente in un libro.3
Sul piano pratico la conclusione che Singer trae dalla sua analisi è che non è opportuno ridefinire la morte e cambiare il concetto tradizionale.
Non per questo bisogna rinunciare ai grandi vantaggi che la pratica del trapianto d'organo ha arrecato e tuttora arreca ai malati. Bisogna invece rinunciare alla cosiddetta "dead donor rule" che consente il prelievo di organi solo dopo l’avvenuto accertamento di morte (fatta salva la possibilità di donazione volontaria fra viventi, in condizioni previste dalla legge) e al tempo stesso di rinunciare all'antica dottrina della "sacralità della vita". Vi sono cioè situazioni cliniche terminali in cui, pur essendo l'individuo ancora in vita, è consentito abbreviare il processo del morire se vi è per questo una buona ragione; una di queste buone ragioni è certamente il prelievo d'organo (prescindo qui dall'ulteriore questione circa il consenso espresso o non dal malato in vita).

In questo scritto non intendo replicare a Singer difendendo dalle sue critiche la teoria della morte corticale, che continuo a considerare la più adeguata all'attuale sviluppo delle conoscenze medico-scientifiche, anche se essa non è per ora introducibile nella pratica, data la difficoltà attuale di formulare (se non in tempi assai lunghi) la diagnosi di stato vegetativo permanente, cioè la diagnosi della situazione clinica alla quale il concetto di morte corticale si attaglia. Mi soffermo invece sulla sfida che i casi di stato vegetativo permanente, una volta solidamente accertati, pongono alla nostra responsabilità e lo faccio a partire da un caso concreto che seguo da quattro anni e che ha dato origine al caso giudiziario di cui si dà ampia menzione in questo numero.

Il caso E.E.

E.E., di sesso femminile, all’età di 20 anni fu vittima di un incidente stradale che comportò un gravissimo trauma cranio-cerebrale. Fu condotta presso un ospedale ove si rilevò radiologicamente una frattura del cranio e una frattura della colonna cervicale. Mediante la TAC vennero evidenziate raccolte di sangue in uno degli emisferi cerebrali e immagini di sofferenza nella regione talamica di ambo i lati. Clinicamente la paziente era in stato di coma con assenza quasi completa di riflessi, ma in grado di respirare spontaneamente, anche se non in modo sufficiente. I quattro arti erano paralizzati. La paziente venne sottoposta a intubazione tracheale e a ventilazione meccanica. Nei giorni successivi la situazione si aggravò ulteriormente in quanto il rigonfiamento degli emisferi cerebrali determinava la compressione del tronco encefalico e, come spesso accade in questi casi, la comparsa di un'emorragia nella parte più alta dello stesso (il mesencefalo). Superata questa fase, la paziente riprese gradualmente la capacità di respirare spontaneamente e, circa un mese dopo il trauma, cominciò a riaprire gli occhi, senza però mai riprendere contatto con l'ambiente e senza presentare alcun movimento spontaneo degli arti. Si configurò così il quadro clinico drammatico di uno stato vegetativo persistente che purtroppo si è mantenuto del tutto inalterato da allora.

Al momento della mia prima osservazione, sei anni dopo il fatto, appariva in buone condizioni generali. Manteneva gli occhi aperti durante buona parte della giornata, i globi oculari erano deviati ("deviazione sghemba") e la pupilla dell'occhio destro non reagiva alla luce. Le labbra, la mandibola e la lingua erano animate da una sorta di tremore ritmico. Gli arti erano immobili e spastici, con atteggiamento in equinismo di entrambi i piedi. Respirava spontaneamente, senza ausili meccanici. La nutrizione avveniva mediante un sondino naso-gastrico. Malgrado un'osservazione prolungata e stimolazioni di vario tipo, non si è mai riusciti a entrare in contatto con lei.
Durante la giornata e soprattutto durante la notte si osservavano momenti di sonno. Fra le indagini condotte durante la degenza, l'elettroencefalogramma prolungato per 20 ore confermava l'esistenza di un ritmo sonno-veglia.
L'attività elettrica registrata alla superficie del cranio (e proveniente dalla corteccia cerebrale) si dimostrava poco organizzata e non reagente ai diversi stimoli. La risonanza magnetica dell'encefalo dimostrava una diffusa alterazione della sostanza bianca dei due emisferi e un danno marcato del tronco cerebrale, ove si osservavano gli esiti dell'emorragia nel mesencefalo di cui ho parlato in precedenza. Lo studio dei potenziali evocati dimostrava un'assenza di risposta della corteccia cerebrale agli stimoli uditivi, un'assenza di risposta agli stimoli elettrici applicati sulle caviglie e una debole risposta corticale alla stimolazione elettrica del polso destro.

La diagnosi da me formulata era di stato vegetativo e la mia prognosi era negativa quanto al ricupero della coscienza; parlavo perciò, usando il termine proposto dalla "MultiSociety Task Force on Persistent Vegetative State", di stato vegetativo permanente (o, in altre parole, di stato vegetativo irreversibile). Purtroppo la previsione, del resto fin troppo facile, si è avverata ed E.E. si trova tuttora (nel febbraio 2000) nella stessa condizione clinica.

Che cos'è lo stato vegetativo persistente (SVP)

E' bene introdurre a questo punto una definizione di questo stato, tratta dal rapporto della Task Force4 testé citata. Si definisce stato vegetativo un quadro clinico caratterizzato da:

1. nessun indizio di consapevolezza di sé e dell'ambiente e di capacità di interagire con gli altri;
2. nessuna risposta comportamentale riproducibile, finalistica o volontaria a stimoli visivi, uditivi, tattili o dolorifici;
3. nessun indizio di comprensione del linguaggio altrui;
4. presenza di un ciclo intermittente di sonno-veglia;
5. conservazione sufficiente delle funzioni dell’ipotalamo e del tronco encefalico tale da permettere la sopravvivenza con semplici cure mediche e assistenza infermieristica;
6. incontinenza urinaria e fecale;
7. conservazione almeno parziale dei riflessi cranici.

Lo stato vegetativo può rappresentare una fase transitoria che a volte è seguita dalla ripresa della coscienza, ma talora esso si protrae. Si parla di stato vegetativo persistente quando esso dura oltre un mese. Lo stato vegetativo persistente differisce dallo stato di coma, con il quale viene spesso confuso dal pubblico, in quanto il malato è in grado di aprire gli occhi e conserva un'alternanza di sonno e veglia.
Quali lesioni cerebrali possono provocare lo stato vegetativo? Le lesioni possono variare da un caso all'altro, ma ciò che accomuna tutti questi malati è il fatto che essi conservano, in varia misura, le funzioni del tronco encefalico (responsabile sia delle funzioni vitali, come il respiro e la regolazione del circolo, sia dell'alternarsi di veglia e di sonno), mentre sono abolite le funzioni delle corteccia cerebrale (sia in seguito alla sua distruzione, sia a causa dell'isolamento delle vie nervose che la connettono ai centri sottostanti) e quindi è abolita la coscienza. L'individuo ha perso la vita cognitiva e mantiene quella vegetativa.

La diagnosi di stato vegetativo è relativamente semplice nelle mani di un neurologo esperto, ma richiede, a differenza di altre diagnosi, un'osservazione clinica attenta e prolungata per cogliere eventuali segni di contatto del paziente con il mondo esterno, segni che possono sfuggire a un'osservazione superficiale. La vera difficoltà che lo stato vegetativo solleva non è però la diagnosi, bensì la prognosi, vale a dire la previsione sulla sua reversibilità o meno. Dopo molte discussioni, la Task Force citata ha raggiunto un accordo su alcuni punti. Uno di essi è che prima di dichiarare permanente, cioè irreversibile, lo stato vegetativo di origine traumatica di un soggetto adulto (il caso di E.E.) è necessario attendere almeno 12 mesi. Trascorso tale lasso di tempo, la probabilità di una ripresa di funzioni superiori è insignificante.

Ancora sul caso

Il caso di E.E. corrisponde perfettamente ai criteri diagnostici su riferiti. Qual è il meccanismo attraverso cui il trauma l'ha condotta allo stato attuale? Con ogni verosimiglianza il trauma ha provocato, oltre all'emorragia nell'emisfero sinistro, che di per sé non giustificherebbe questo stato clinico, soprattutto un danno diffuso delle fibre nervose della sostanza bianca degli emisferi (si usa generalmente a questo proposito il termine inglese di diffuse axonal injury). Si può presumere che siano stati interrotti, per lo meno in gran parte, i collegamenti (sia in entrata che in uscita) fra la corteccia cerebrale e i centri nervosi sottostanti. E' come se la corteccia cerebrale, nella quale vengono elaborati i processi cognitivi, fosse isolata rispetto al mondo esterno, nel senso che non è in grado né di ricevere stimoli esterni né di comandare i muscoli del corpo. Il tronco cerebrale invece, pur essendo stato danneggiato dal trauma, non lo è stato completamente, come dimostra da un lato la ripresa della respirazione spontanea (il centro del respiro è situato nelle parti più basse del tronco, il bulbo e il ponte), dall'altro la ripresa di un’alternanza sonno-veglia, essa pure regolata dal tronco.

Alla luce di quanto ho detto, la diagnosi e la prognosi di E.E. sono oggi assolutamente certe: si tratta di uno stato vegetativo permanente, senza possibilità di ricupero delle funzioni cognitive. Al tempo stesso però la prognosi quoad vitam è favorevole: tale stato è stabile e, a meno di complicanze intercorrenti, il giovane e sano fisico di E.E. – se accudito con cura, come sta avvenendo – può sopravvivere per decenni.

Il problema morale e giuridico

Ma di che sopravvivenza si tratta? In base alle nostre conoscenze, E.E. non è consapevole di vivere, non ha sensazioni di alcun tipo, ciò che sopravvive è unicamente il suo corpo, le cui funzioni viscerali si svolgono normalmente.
Il tubo digerente assimila il cibo che però deve venire introdotto nello stomaco attraverso un sondino flessibile inserito nel naso; le feci debbono essere estratte mediante periodici clisteri; il rene elimina le scorie producendo l'urina che fuoriesce continuamente dalla vescica attraverso un catetere; la respirazione e la circolazione proseguono invece regolarmente e senza ausili esterni. Il suo aspetto è quello di una giovane donna ben nutrita e accudita i cui arti giacciono rigidi e immobili; solo il viso presenta alcuni movimenti automatici e riflessi, ma nessuna espressione umanamente significativa. In nessun modo si riesce a entrare in contatto con lei.

Malgrado tutto ciò che sappiamo ci autorizzi a dire che E.E. non soffre direttamente per il suo stato, è certo che la sua condizione rientra fra quelle che oggi il senso comune ritiene "prive di dignità": di lei rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, con un sondino inserito nel naso e un catetere nella vescica, totalmente dipendente dalle cure che gli vengono fornite dal personale di assistenza. La sua condizione è penosa per coloro che la assistono e che hanno ormai perduto da tempo la speranza di un risveglio e ancor più per i suoi genitori, che hanno perso una figlia ma non possono elaborarne compiutamente il lutto.

La più autorevole società scientifica neurologica americana, l’American Academy of Neurology, ha affrontato già nel 1995 il grave problema etico del da farsi in queste situazioni e ha sostenuto la moralità e la legittimità della sospensione della nutrizione e dell’idratazione artificiale – considerate come vere e proprie misure terapeutiche e non semplici misure di assistenza – qualora il paziente, prima di cadere in questo stato, abbia espresso un'opzione favorevole a questa sospensione.
E' tuttavia ovvio che nella maggior parte dei casi il soggetto non aveva manifestato in passato alcuna opzione di questo tipo, un fatto che vale tanto più in un paese come il nostro, in cui non vi è per ora nessun riconoscimento giuridico delle "direttive anticipate".
Nell’ultimo decennio si è accumulata inoltre una cospicua giurisprudenza, soprattutto americana ma anche europea (si veda per esempio il caso Bland6 in Gran Bretagna), favorevole alla sospensione delle misure di sostegno vitale anche nei casi in cui manchino direttive anticipate e in cui detta sospensione sia richiesta dai legali rappresentanti dell’individuo.

Sulla base di questi pronunciamenti il padre di E.E., suo rappresentante legale, ha chiesto ai medici curanti la sospensione della nutrizione e dell’idratazione, ottenendone un rifiuto. A seguito di ciò si è appellato alla magistratura: il tribunale di prima istanza (la pretura della città di Lecco) ha respinto il ricorso, assimilando questa sospensione a un atto di eutanasia e richiamandosi al diritto inviolabile alla vita e alla sua indisponibilità anche da parte del suo titolare.
In seconda istanza il padre si è rivolto alla Corte di appello di Milano, che, dopo aver analizzato abbastanza ampiamente il caso, ha raggiunto anch’essa una decisione negativa sul ricorso. Come riporta la motivazione della sentenza (pubblicata nel fascicolo) la Corte reputa che il dibattito svoltosi in ambito internazionale sul punto cruciale della questione, se cioè la nutrizione e l’idratazione artificiale siano mezzi di terapia – che come tali possono essere sospesi quando la situazione clinica è tale che il loro impiego non dà più alcun beneficio al malato – o siano invece ordinarie misure di assistenza che debbono essere comunque mantenute, quale che sia la condizione dell’individuo, non è giunto per ora a nessuna conclusione condivisa e, quindi, che si deve attendere un più ampio consenso.

Una delle posizioni espresse nel dibattito su cui la Corte di appello si sofferma in modo particolare è il documento elaborato nel 1992 dal Gruppo di Studio "Bioetica e Neurologia",7 del quale chi scrive era allora coordinatore. In quel documento, in effetti, veniva criticato il punto di vista dell’American Academy of Neurology secondo il quale la nutrizione e l’idratazione artificiali possono essere considerate terapie mediche al pari, per esempio, della somministrazione di antibiotici e delle trasfusioni.
Tale equiparazione, a giudizio del Gruppo di studio, è problematica per due ragioni: da un lato a giudizio di molti studiosi la nutrizione e l’idratazione sono sempre doverose in quanto, mentre le terapie mirano a curare i processi morbosi, la nutrizione e l’idratazione sono semplicemente finalizzate a mantenere in vita l’organismo; dall’altro merita di essere sottolineato che, sia pure raramente, nei soggetti in stato vegetativo il riflesso della deglutizione può essere conservato, ciò che rende possibile – anche se laboriosa – la nutrizione per via naturale (cioè imboccando pazientemente l’individuo).

Ora, se due soggetti in stato vegetativo permanente differiscono solo per la conservazione del riflesso di deglutizione, in uno dei due a parità di tutte le altre condizioni, non sembra giustificabile l’adozione di comportamenti diversi nei loro riguardi: non sembra cioè che il semplice mantenimento di un riflesso della vita vegetativa costituisca una differenza morale rilevante. Lo stesso Gruppo di Studio, dopo aver esposto questi argomenti, sosteneva a maggioranza che in realtà ciò che giustifica la sospensione della nutrizione e l’idratazione in questi casi non è il fatto che si tratta di terapie piuttosto che di mezzi ordinari di assistenza, bensì la considerazione che, dal punto di vista morale, gli individui in stato vegetativo permanente si possono considerare morti. Ha sostenuto cioè la concezione della morte corticale, quella concezione che, come ho detto più sopra, Singer critica nel suo articolo.
Anche Singer tuttavia, come ho detto, afferma la legittimità morale di sospendere le misure di sostegno vitale in questi individui. In altre parole, il disaccordo teorico non si traduce in un disaccordo sulle decisioni da assumere nei loro riguardi. Sia che essi siano da considerare deceduti, sia che debbano essere visti come esseri viventi permanentemente privi di attività cognitiva, Singer e il Gruppo di studio italiano concordano nel ritenere moralmente lecita la sospensione dei mezzi di sostegno vitale.

Una discussione interessante sulla questione se la nutrizione e l’idratazione siano da considerare "terapie mediche" o "cure ordinarie" si è svolta di recente sulla rivista Ethics & Medics, cioè sulla rivista della Conferenza episcopale dei vescovi cattolici americani.8 Da un lato il domenicano K. O’Rourke si è espresso a favore della sospensione della nutrizione e dell’idratazione artificiale, dall’altro le sue tesi sono state vivacemente criticate dal bioeticista W.E. May e dall'editor della rivista, E. Diamond. L'argomento principale di O’Rourke si basa sulla classica distinzione teologica fra "mezzi ordinari" (sempre doverosi) e "straordinari" (non obbligatori) avanzata della scuola di Salamanca.
Tale distinzione, così come il teologo la interpreta, afferma che sono "straordinari" (e dunque non obbligatori) i mezzi che impongono carichi gravosi al malato stesso o agli altri e risultano inefficaci rispetto al raggiungimento del suo scopo di vita (scopo che, nella sua prospettiva, è essenzialmente di ordine spirituale, cioè la conoscenza e l’amore di Dio). La nutrizione e l’idratazione artificiale certamente ottengono lo scopo di prolungare la vita del malato, ma non quello di aiutarlo a perseguire il suo scopo fondamentale di vita in quanto il soggetto in stato vegetativo è privo di capacità cognitive e affettive e pertanto incapace di vita spirituale.
Al contrario May sostiene che la nutrizione e l’idratazione artificiale sono mezzi ordinari (e dunque moralmente doverosi) in quanto non sono di aggravio al paziente stesso (proprio in quanto privo di consapevolezza). Circa la loro inefficacia rispetto al raggiungimento del fine spirituale della vita, essa non è – a suo parere – rilevante ai fini della distinzione.

Il nodo fondamentale del disaccordo tra O’Rourke e May sta nella convinzione del primo che la vita fisica umana non è un bene intrinseco, bensì soltanto un bene estrinseco, cioè un bene strumentale al raggiungimento di scopi superiori (spirituali), mentre il secondo pensa al contrario che la vita fisica sia un bene intrinseco della persona e che anche un individuo in stato vegetativo, ancorché privo di vita cognitiva, conserva il suo carattere e la sua dignità di persona.
L'editor della rivista, Diamond, concorda con la posizione di May e inoltre avanza pesanti dubbi sulla certezza della diagnosi di stato vegetativo permanente. Egli cita casi anche recenti di individui che avrebbero ripreso coscienza dopo tempi molto più lunghi di quelli indicati dalla MultiSociety Task Force. In base a questo argomento (l’argomento dell’incertezza o delle eccezioni) un’influente scuola di pensiero cattolica afferma che bisogna sempre seguire l’azione più sicura (tutior) e pertanto proseguire in ogni caso il sostegno alla vita fisica del malato.
Occorre osservare a questo proposito che l’argomento tuzioristico, se applicato coerentemente, renderebbe quasi impossibile assumere decisioni in medicina. Non esistono in medicina verità assolute e ogni evidenza ha solo carattere probabilistico.
La probabilità che un individuo diagnosticato in stato vegetativo permanente secondo le indicazioni della Task Force si risvegli, anche se non facilmente calcolabile, è comunque estremamente piccola. In altre parole, il grado di certezza è almeno pari a quello di molte altre situazioni in cui assumiamo decisioni senza esitare. Non parliamo poi di un caso come quello di E.E., che giace nel suo letto da otto anni e su cui nessuno può avanzare dubbi ragionevoli circa un "miracoloso" risveglio.

Nella motivazione della sentenza della Corte di appello di Milano le principali posizioni espresse nell’arena internazionale sono prese brevemente in esame, purtroppo non sempre in modo chiaro e talvolta con notevoli confusioni concettuali. Tale sentenza, comunque, rappresenta una risposta assai più alta rispetto a quella del tribunale di prima istanza e – tra l’altro – avalla completamente la tesi del ricorrente secondo cui il legale rappresentante di un malato incapace ha il potere di assumere decisioni in sua vece. Questa posizione rappresenta – credo – uno dei primi passi nella direzione di una nuova giurisprudenza in questo campo: non v’è dubbio infatti che il meccanismo giuridico dell’interdizione e della nomina del tutore sono stati pensati e fin qui utilizzati soprattutto per risolvere problemi di natura patrimoniale, mentre ora vengono estesi anche a quello concernente la vita biologica.

Purtroppo, a differenza di quanto è avvenuto in altri paesi, in Italia un dibattito su questa tematica tarda ad avviarsi, anche perché a essa viene collegato, a dir vero impropriamente, il tema dell’eutanasia, che tende a essere vissuta ancora come un tabù. La pubblicazione della sentenza e dei suoi allegati su questo numero della Rivista è finalizzata proprio all’apertura di una larga discussione pubblica.
Non si tratta di una mera discussione teorica. Il caso E.E. è ben reale, così come la sofferenza della sua famiglia, e sollecitano tutti ad assumerci le nostre responsabilità. Lasceremo la giovane E.E. ancora per anni "intrappolata" – anche se inconsapevole – nelle maglie del nostro sistema sanitario o saremo capaci di aiutarla a trovare una morte dignitosa?

mercoledì 9 luglio 2008

No CAV day

Ancora una volta Jacopo Fo interviene su un tema molto discusso e lo analizza in modo diverso e interessante. Per quanto mi riguarda ritengo le parole della Guzzanti non adatte politicamente alla situazione, in uno spettacolo, forse, potevano far ridere, ma quando si manifesta su alcuni temi precisi è inutile, anzi dannoso fare certe affermazioni. Comunque Papa Benedetto XVI all'inferno circondato da frocioni attivissimi è un'immagine bellissima!!!

Buoni Pompini a tutti.

A proposito del valore umanitario della fellazio, delle sue implicazioni culturali e religiose e del persistente disprezzo verso le donne capaci di donare piacere e delle intercettazione delle conversazioni tra Berlusconi e Confalonieri.

Se avessimo modo di ascoltare le registrazioni dei dialoghi tra Silvio Berlusconi e i suoi ministri e Confalonieri Fedele, potremmo discutere quel che ha detto. Ma Silvio ha deciso che preferisce rinunciare a far sentire queste intercettazioni telefoniche. Quindi possiamo discutere solo di quel che si dice che ci sia in queste intercettazioni. E per inciso vorrei notare che Silvio sta facendo una grossa cazzata perché non pubblicando i testi veri sta dando la stura a una valanga di calunnie e bassezze. E il fatto che preferisca queste illazioni volgari alla verità fa sospettare agli sprovveduti italiani che veramente nelle registrazioni ci siano frasi allucinanti e irripetibili.
Ora quindi, a prescindere dalla verità, che lascia il tempo che trova ormai, vorrei commentare un passo delle intercettazioni fantasma, che viene ammanito su 2000 blog faziosi.
Si tratta di un passo che ha comunque un enorme valore psicanalitico per capire, se non la mentalità di Silvio almeno quella degli italiani che si sono inventate queste parole, cioè si tratta comunque di un indicatore psicologico estremamente interessante.
Secondo i pettegolezzi Silvio, parlando con Confalonieri avrebbe stilato la classifica delle ministre e sottosegretarie più brave a fare i pompini, e siccome risultava che la meno dotata esteticamente fosse la più abile, il Presidente del Consiglio, Cavaliere, Unto dal Signore, conclude ridacchiando: lei è la più brava, più sono cattoliche più sono troie!
Insomma si insinua che Silvio sia un vero Principe.
E qui, ci troviamo di fronte a un caposaldo della cultura italica che unisce buona parte di destra e sinistra.
L’idea cioè che quelle più brave a fare le cose orali siano le donne moralmente bacate. Prostitute maiale.
Vorrei osservare che siamo di fronte a persone che non hanno capito un belino del mondo.
Non hanno capito che il rapporto orale è qualche cosa di sacro, un modo di esprimere tenerezza, accoglienza, propensione a accudire…
Il rapporto orale è una delle più grandi invenzioni dell’umanità, siamo gli unici animali (insieme ai bonobo, deliziosi scinpanzé) a praticarlo fino all’orgasmo. Negli animali infatti l’eccitazione sessuale spinge automaticamente alla penetrazione. Lo scopo dell’istinto è la procreazione. Noi abbiamo fatto del succhiare il pene e la passera un’arte nobile, una chiave per penetrare in un profondo livello emotivo, una via per l’ascesi mistica.
Sì! Mistica. Non sto esagerando. Nell’età dell’oro dell’umanità, ai tempi del Matriarcato, prima dell’invenzione della guerra (tra il 12 mila e il 3500 avanti Cristo) il pompino era un atto sacro. Vi si dedicavano le sacerdotesse per iniziare alla contemplazione dell’Universo i giovani. Se qualcuno ha qualche dubbio si vada a rivedere le pitture egizie che rappresentano Iside intenta a resuscitare Osiride tramite una fellazio. Non so se ci capiamo: la dea fa pompini da far resuscitare i morti!

Il disprezzo per le donne che sanno amare e dare piacere è un caposaldo della cultura fallocrate, patriarcale e violenta.
Il maschio nega il piacere come categoria fondante, esalta il dolore, il sacrificio e l’obbedienza. Ma la donna che succhia il membro virile lo fa impazzire perché è l’immagine stessa del piacere e della ribellione alle convenzioni.
Quindi deve trasformarla in qualche cosa di schifoso. Qualche cosa da deridere e umiliare per esorcizzarne l’emozione insostenibile.
L’insostenibile leggerezza dell’essere.
Ne è prova il fatto che il pompino è al centro dell’immaginario della pornografia borghese ma in 95 casi su 100 l’attore, dopo aver fatto con la femmina tutto il possibile e a volte anche l’impossibile, se lo fa succhiare ma poi si allontana da lei e raggiunge l’eiaculazione masturbandosi da solo e quindi schizza il proprio seme sul viso della sua amante. E salta agli occhi il desiderio di umiliare la donna con questo INSOZZAMENTO.
Si vuole negare il piacere (che gusto c’è a farsi una sega davanti a una donna? Non sarebbe meglio che fosse lei a farti godere?), la complicità, l’emozione. Far fronte alla vertigine dei sentimenti che una donna che ti fa certe cose scatena, negando la magnificenza dell’atto sessuale, sminuendolo cancellando il valore sacro della donna: è solo una troia.
E rispetto a questo discorso presidentesco devo dire che la sinistra è andata moralmente sotto con il rimbalzare della frase: “Pensate se Clinton avesse fatto ministro la Lewinsky.”
Secondo questi sinceri democratici altre dovrebbero essere le credenziali di un ministro. E questa è ignoranza della storia italiana e cecità assoluta e fallocrate!
Per quali meriti da sempre vengono nominati i ministri del governo?
Uno era amico dei mafiosi, l’altro un inquisito, sospetto corrotto, c’è quello che ha l’unico merito di aver difeso sempre e comunque gli interessi del Presidente e quell’altro che è stato bravo a sfottere i giudici che lo indagavano usando cavilli vergognosi. Io direi che almeno quelle brave a dar piacere con la bocca sono capaci di fare qualche cosa di bello e di utile. Per eseguire un bocchino di qualità servono passione, sentimenti, sensibilità, capacità di ascolto, empatia. Tutte doti essenziali per un ministro. Credo che se fosse resa obbligatoria una prova pratica si sesso orale per diventare ministro ne trarremo certamente grande vantaggio. E sono convinto che le ministre per meriti labiali sapranno dimostrare di essere ministri migliori della media.
Come spesso accade chi agisce per motivi abietti si trova a fare il bene involontariamente.
E vorrei aggiungere che queste telefonate di Berlusconi hanno avuto anche un altro effetto positivo. Hanno creato un certo friccicore sessuale che sta percorrendo la penisola come una ola. Al di là delle supposte valutazioni abiette sul rapporto tra blowjob e troiaggine il fatto in sé, arrivare ai vertici dello Stato per meriti labiali, ha ottenuto l’indubbio risultato di nobilitare l’arte del succhiare, leccare, suggere. Secondo un sondaggio pubblicato oggi sui giornali negli ultimi 6 giorni i rapporti sessuali hanno beneficiato di un’impennata numerica con un incremento del 17% delle penetrazioni e del 25% delle fellation. Stazionari gli atti manuali. In crescita del 30% le esperienze solitarie.
E si sa che quando si fa più sesso poi viene voglia di migliorare il mondo, fare arte, dormire, ridere e incontrare nuovi amici.
E anche la salute ne risente positivamente. Un bacio di 5 minuti aumenta del 15% le capacità belliche del sistema immunitario. Se il bacio è intimo e dura 10 minuti si arriva a un incremento dell’efficienza del 38%.
Secondo alcuni economisti lo Stato italiano, grazie alle supposte intecettazioni hard, hot e shock, risparmierà 450 milioni di euro di spese mediche. Altrettanto dovrebbero risparmiare aziende e famiglie.
Non prendere medicine, fai sesso.

martedì 8 luglio 2008

Confutatis

Una delle più belle scene del cinema

mercoledì 2 luglio 2008

Sonni felici


Oggi ho trovato, tramite aNobii, questo sito Sonni felici, parla del bamino e di come gestire i problemi del sonno, oltre che di allattamento e altre tematiche genitoriali.
Mi trovo completamente d'accordo con tutto quello che ho letto, sopratutto nelle critiche al mitico libretto "Fate la nanna". L'approccio impositivo che parte dall'idea che il bimbo e' li' per fregarti e tu devi sopravvivere prorpio non mi convince.

Molto bello questo passo nella sezione "Perche' non credo ad Estivil":
Vi prego di considerare queste frasi, tratte da “Fate la nanna”, in cui è evidente quale agghiacciante, distorto concetto di infanzia abbia e quale sollecitudine nutra il dr. Estivill per il bambino:
“Il piccolo approfitterà di qualsiasi situazione ‘diversa’ per sabotare con astuzia il programma di rieducazione”
“Qui mamma e papà dovranno dimostrare la loro vera forza. Non dovranno pensare a Paolino che, in segno di supplica, alza i braccini con un viso triste o che, se più grande, urla tutta la sua disperazione [..] Piangerà, urlerà, singhiozzerà fino a strangolarsi, vomiterà, si agiterà in preda a convulsioni, dirà “sete”, “fame”, “bua” “ti prego”, “non ti voglio più” e quant’altro pur di riuscire a piegarvi. Ma voi fate finta di nulla”
“L’unica variabile [tra un neonato di sei mesi ed un bambino di cinque anni N.d.R.] consiste nella potenza delle armi che il primo sarà in grado di impiegare”
Ma cos’è questo, un rapporto d’amore tra genitore e figlio o una guerra senza esclusione di colpi? Io penso che un buon pediatra rabbrividirebbe di fronte ad uscite simili. Un neuropsichiatra infantile poi chiamerebbe il Telefono Azzurro. Io come madre mi limito a buttare nel cestino dei rifiuti il famigerato libercolo, con un ultimo pietoso pensiero a quella che deve essere stata l’infanzia dell’uomo capace di concepirlo.

Ho meso il link nella sezione Sociale

martedì 24 giugno 2008

Il Tar blocca l'ampliamento del Dal Molin


Buone notizie!!!!!!

«Accolto in pieno» il ricorso presentato dall'associazione

VICENZAL'ampliamento della base Usa di Vicenza non ci sarà. Lo annuncia il Codacons, secondo il quale il Tar del Veneto avrebbe «accolto in pieno» il ricorso presentato dall'associazione. Il deposito della sentenza, attesa in un primo tempo per giovedì, è avvenuto venerdì. «Siamo in attesa di leggere le motivazioni della decisione - spiega il presidente, Carlo Rienzi - ma ci sembra una sentenza di grande sensibilità giuridica e civile che dà ragione a tutta quella parte di popolazione che lamentava si volesse modificare l'habitat e l'ambiente della città di Vicenza senza nessuna partecipazione dei cittadini».

LE MOTIVAZIONIDEL TARNessuna traccia documentale di supporto «è stata riscontrata» sull'atto di consenso «presentato dal Governo Italiano a quello degli Stati Uniti d'America, espresso verbalmente nelle forme e nelle sedi istituzionali». È quanto rileva il Tar nelle considerazioni che accompagnano la sentenza che riguarda l'ampliamento della base Usa di Vicenza. «Tale atto di consenso, che pertanto risulta espresso soltanto oralmente - sottolineano i giudici - appare estraneo ad ogni regola inerente all'attività amministrativa e assolutamente extra ordinem».
BANDO OPEREIl Tar del Veneto rileva che nel procedimento per l'ampliamento della base Usa di Vicenza sussistono anche «altri profili di illegittimità, alla luce della normativa nazionale ed europea». Si fa presente, tra l'altro, che l'autorizzazione è stata rilasciata «non solo per quanto riguarda l'insediamento delle nuove strutture della base militare, ma anche per la realizzazione delle relative opere, senza procedere alla verifica ex ante, del rispetto delle condizioni esplicitamente apposte». I rilievi dei giudici si appuntano, tra l'altro, sul bando di gara già effettuato per la realizzazione delle opere, rispetto al quale non sarebbero state contemplate «le normative europee e italiane in materia di procedure ad evidenza pubblica per l'assegnazione di commesse pubbliche».
IMPATTO AMBIENTALEI giudici del Tar esprimono poi «gravi dubbi» anche sulla Vinca (Valutazione di incidenza ambientale) rilasciata dalla Regione Veneto. Nella propria istanza, l'associazione dei consumatori sottolineava che la Vinca, pur intitolata «Progetto ovest», sembra riferirsi al vecchio progetto e non tenere in alcun conto il progetto alternativo che prevedeva l'accesso alla base da nord. I giudici sottolineano l'impatto «del consistente insediamento (e della connessa antropizzazione) sulla situazione ambientale, del traffico, dell'incremento dell'inquinamento e in ordine al rischio di danneggiamento e alterazione delle falde acquifere».
REFERENDUM A OTTOBREI cittadini di Vicenza esprimeranno in un referendum ad ottobre il loro parere sull'allargamento della base Usa di Vicenza. Lo annuncia il sindaco Achille Variati, dopo la sentenza del Tar del Veneto che accoglie la richiesta di sospensiva del piano di raddoppio avanzata dal Codacons. «La giunta - spiega - proporrà la consultazione popolare nella seduta del consiglio comunale programmata per il 26 giugno». Per Variati, la sentenza «è una vittoria delle ragioni del territorio: avevamo sempre denunciato - spiega - la mancanza di informazioni, di discussione e di legittimazione della procedura avviata». Il sindaco ricorda inoltre che erano stati denunciati «i problemi ambientali e d'impatto sul territorio urbano che comportava il progetto».
I COMITATILa sentenza dimostra, secondo il movimento No Dal Molin, «quanto fondate sono le tesi dei cittadini che da due anni si oppongono alla realizzazione dei progetti statunitensi. Noi manteniamo gli appuntamenti che già avevamo fissato- spiegano i No Dal Molin- la giornata di banchetti del 21 giugno, la presenza in P.za dei Signori il 26 giugno (in contemporanea al dibattito del Consiglio comunale sul tema) e la mobilitazione del 30 giugno».
DAVIDE FERMA GOLIA«Davide ferma Golia»: Michele Boato, presidente dell'Ecoistituto del Veneto ed esponente storico dei Verdi veneti, commenta così la sentenza del Tar che sospende l'ampliamento della base Usa di Vicenza. «Sembra incredibile, ma è successo - sottolinea Michele Boato - ora è urgente - conclude Boato - che la città di Vicenza, che ha appena eletto un sindaco nettamente contrario alla nuova base, tenga il referendum comunale e annulli il via libera ai lavori che aveva dato, inopinatamente, il precedente sindaco e il suo consiglio comunale».
CODACONSPer il presidente del Codacons Carlo Rienzi, la sentenza del Tar che riguarda l'ampliamento della base Usa di Vicenza «è di importanza estrema e rappresenta una vittoria di tutti i cittadini». «I giudici, infatti, non solo hanno riconosciuto le tesi sostenute dalla nostra associazione - osserva Rienzi - ma hanno ribadito con fermezza l'importanza dell'opinione dei cittadini in merito a questioni che riguardano direttamente il territorio e l'urbanistica»